Massimo Bordin, l’ultimo sacerdote della carta stampata, la voce roca di Radio Radicale

Massimo Bordin, l’ultimo sacerdote della carta stampata, la voce roca di Radio Radicale

di Christian Francia

Nella mia vita ho avuto un’unica religione, totalizzante, esaltante, voluttuosa, grassa, epicurea, dionisiaca: quella di Marco Pannella.

Tanti sono stati i preti di questa religione e infinite sono state le omelie che ho ascoltato con il trasporto di un comunicando.

Ma uno solo è stato il sacerdote per eccellenza, la vestale più raffinata, il porporato più intelligente: Massimo Bordin.

Il fatto che ieri sia morto chiude letteralmente un’epoca, quell’epoca nella quale l’odore della carta dei quotidiani e il rito mattutino dello sfogliarli erano più inebrianti di qualunque altra libidine.

Fin da giovane liceale, per me, una soltanto è stata “la” rassegna stampa: quella di Bordin su Radio Radicale, cioè “Stampa e Regime”. Una rassegna lenta, calma, profonda, paziente, acuta, che accarezzava i problemi e poi li vivisezionava sventrandoli e sbudellandoli con la perizia di un macellaio della politica che provi un gusto sadico nello sporcarsi le mani con le questioni collettive, con i moti della società.

La capacità di analisi di Bordin era abissale, nutrita e sostenuta da una memoria elefantiaca capace di ricordare dettagli, particolari, aneddoti, nomi, collegamenti.

Il suo filo narrativo non si è mai spezzato per oltre 40 anni, indagando la politica interna, spiegandoci quella internazionale, indugiando nel labirinto della Giustizia e non lesinando la polemica alta, motivata, sanguigna.

La sua messa domenicale officiata da apostolo, assieme a Marco Pannella, è quel genere di ricordo che sublima nella nostalgia per un tempo che non tornerà più perché i protagonisti sono tutti sotto terra e i loro successori annoiano come un brodino insapore.

Massimo era l’informazione, ma era al contempo un maestro buono che faceva formazione, educando l’opinione pubblica, spiegando come si leggono gli articoli e che cosa c’è scritto fra le righe.

Il suo sguardo alla Paolo Conte e la sua voce roca, incupita dal fumo, rendevano tenebrosa e inconfondibile l’ironia raffinata e il sarcasmo fiammeggiante sulla brace delle notizie quotidiane.

Bordin è stato uno degli ultimi appassionati di un’epoca nella quale la passione, qualunque essa sia, non brucia più, soffocata com’è da narcisismi, vaniloqui, ignoranza sempre più orgogliosa di sé.

Massimo si è emancipato con perizia e costanza quotidiana per molti decenni, e facendolo emancipava noi tutti, aiutandoci a liberarci dalla schiavitù dell’incomprensione e dell’inconsapevolezza, dalla soggezione della non conoscenza e dall’inferiorità dell’incompetenza, dell’incultura, della disinformazione.

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