Dhanyabad

Dhanyabad

di Antonio Gambacorta – 

Dhanyabad vuol dire grazie. “Grazie” etimologicamente si riferisce alle tre Dee della Grazia. Dee legate al culto della Natura e della gioia di vivere, che esse infondono nei cuori dei mortali ed addirittura degli altri Dei.

Grazie, lo dico a Manuel Norcini, Sara Pavone ed alla ONG LivingNEPAL, consapevole che il culto della natura e la gioia di vivere serpeggiano già nei loro grandi cuori.

Di Manuel ho scritto abbondantemente su questo Blog: http://www.ilfattoteramano.com/2017/06/23/manuel-norcini-lemozione-dellignoto/.

Film Maker, Fotografo, Regista ed Attore se necessario! Lui è mio amico e nonostante la differenza di età che intercorre tra noi, penso di aver imparato e di imparare sempre molto da lui, anche se il “vecchio” sono io… I suoi viaggi, i suoi pensieri, il suo modo di rapportarsi al mondo ed alla società con occhi gentili, la fiducia innata nel prossimo e nella sua buona fede, spiazzano.

Chi si dovesse soffermare esclusivamente all’apparenza potrebbe pensare ad un ingenuo, un idealista, un figlio dei fiori fuori tempo massimo. In realtà non è così. La realtà è che Manuel Norcini non giudica, non affibbia etichette, non ha retropensieri e crede fermamente che la vita, un breve viaggio al cospetto di Madre Natura, vada vissuta in armonia con essa, spesa e non sprecata. Ecco quindi che l’astio lascia il posto alla compassione, il fastidio cede il passo alla lungimiranza e l’odio non esiste, perchè è sciocco o semplicemente inutile.

Nella mia vita ho sempre creduto che tendere la mano, aiutare chi ne ha bisogno senza preconcetti sia l’unica strada per sentirsi davvero parte di qualcosa. Sono sempre stato convinto che una sola persona, con le sue azioni, potesse creare una sorta di reazione a catena e cambiare il mondo. Io sono un idealista, consapevole. Manuel mi dimostra ogni giorno che passa che un atteggiamento differente è possibile, che l’armonia e la giustizia prevaricheranno sempre alla fine, sul caos e la vendetta.

Circa tre anni fa conobbi Sara Pavone. Manuel mi aveva parlato abbondantemente di lei e di tutte le persone, coinvolte a vario titolo, nelle iniziative della ONG LivingNEPAL, nata a Barcellona nel 2015 e fondata dalla stessa Sara Pavone, Pol Ferrùs e Mar Estartùs. Un’associazione senza scopo di lucro, nata a seguito del terremoto che ha distrutto il Nepal proprio nel 2015. Sara e Pol erano lì, nella Valle del Langtang, al momento del sisma. Una magnitudo pari a 7.8 non lascia scampo, ovunque tu sia è distruzione, smarrimento e solitudine. Eppure loro due, dispersi a diversi km di distanza tra loro, soli non lo erano.

Il popolo nepalese di quella valle, povero, provato e privo di mezzi di sostentamento essenziali, ha tuttavia diviso con i due ragazzi quel poco che aveva, dividendo persino un giaciglio al sicuro tra monti e foreste, per sopravvivere. Un’esperienza così ti permea l’anima per sempre. Fondare un’Associazione benefica e lavorare attivamente in paesi sperduti sull’Himalaya è già di per sè una cosa grande, immensa; donare se stessi agli altri, agli ultimi, è nobile.

Eppure per capire davvero cosa significa tutto ciò, devi guardare negli occhi chi fa tutto questo, per sentirti misero ed insignificante, ma anche per perderti in quello che hanno visto, leggerlo nei loro volti e nei loro sorrisi, lasciandoti conquistare dalla convinzione che sì, un mondo diverso è possibile.

Questo è ciò che ho provato conoscendo Sara Pavone. Una ragazza forte, tenace e ricca di un’energia stupenda. Abbiamo parlato poco a dire la verità, ma ci siamo capiti ed intesi all’istante. Deve aver percepito il mio profondo rispetto per lei e per ciò che rappresenta, ovvero la libertà. Ma non quella che si legge nei romanzi o che si guarda nei film, la sua è la libertà dai preconcetti, dalle parole prive di significato, dalle cose, persino dalle necessità. Aveva ragione Bob Marley quando diceva: “Some people feel the rain. Others just get wet”.

Quando Manuel nel 2016 mi parlò del Documentario “Dhanyabad” che stava preparando dopo il suo secondo semestre di lavoro in Nepal con l’Associazione, fui subito entusiasta. Non vedevo l’ora di scoprire come sarebbe stato il Documentario del mio amico, in quanto conosco i suoi lavori, sempre carichi di emotività e dolcezza. Immaginarlo all’opera su una tematica tanto semplice quanto profonda era entusiasmante.

Semplice, perchè la forza di LivingNEPAL è di essere una piccola organizzazione indipendente, molto più agile nella sua azione rispetto alle grandi cooperazioni internazionali. Il modello di aiuto alla popolazione nepalese è diretto, senza intermediari. I fondatori ed i volontari si confrontano con la popolazione di paesi e realtà incastonate nell’Himalaya più remoto, lavorando fianco a fianco con loro.

Da questo scambio culturale e “ricostruttivo”, nasce solidarietà e responsabilizzazione, fino alla creazione di un vero e proprio modello di autosufficienza. Grande è anche il lavoro con i bambini, nelle scuole e nelle comunità rurali, attraverso la ricostruzione di parchi giochi, aree attrezzate e scuole intere, oppure con attività sociali e socio educative.

Profondo, perchè oltre ad aiutare il popolo nepalese, LivingNEPAL crea anche una nuova forma di turista, più consapevole, rispettoso delle diversità e perchè no, attivo nel condividere conoscenze ed esperienze durante il suo soggiorno. In Nepal si arriva da turisti “Bidesi”, ma si va via come fratelli “Bhai”.

LivingNEPAL è questo e molto altro, vi invito a visitare il sito: http://livingnepal.org/it/ così da avere info più dettagliate.

Il Documentario Dhanyabad”, è pronto e vi annuncio le prime due location che ospiteranno la sua proiezione:

Domenica 11 Novembre presso la Sala Polifunzionale del Comune di Pineto

Venerdì 23 Novembre presso il Teatro Comunale di Teramo

Un grazie anticipato a tutti coloro che parteciperanno alle proiezioni, un grazie a Manuel, Sara ed a LivingNEPAL.

“Dimenticate ciò che è successo ieri e domani, e oggi.

Stasera creeremo un mondo completamente nuovo

Jimi Hendrix

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