Ballottaggio: Morra è la continuità di un ciclo di 14 anni che è al tramonto e ha dato pessima prova di sé. D’Alberto è la rivoluzione, un’occasione unica da non sprecare affinché Teramo non sprofondi altri 5 anni assieme al crepuscolo del Gattismo

Ballottaggio: Morra è la continuità di un ciclo di 14 anni che è al tramonto e ha dato pessima prova di sé. D’Alberto è la rivoluzione, un’occasione unica da non sprecare affinché Teramo non sprofondi altri 5 anni assieme al crepuscolo del Gattismo

di Christian Francia  –

Sono molto deluso da Giandonato Morra.

Sono deluso perché – da candidato del centrodestra che ha “sgovernato” Teramo negli ultimi 14 anni – ha detto di presentarsi come colui che avrebbe rappresentato il “rinnovamento competente” (definizione dettata da Paolo Gatti, la quale fa il paio con lo slogan gattiano della campagna elettorale del 2014: “la manutenzione etica”).

Sappiamo bene come è andata a finire quella presunta “manutenzione etica”: con una devastazione etica e materiale che ha raggiunto l’epilogo nel dicembre 2017 con la caduta del sindaco gattizzato Maurizio Brucchi.

Oggi il presunto “rinnovamento competente” dovrebbe essere interpretato dal direttore d’orchestra Giandonato Morra, ma quale rinnovamento possa esserci in un’orchestra identica che ripresenta i medesimi musicisti è davvero impossibile da capire.

L’idiozia politica del centrodestra si manifesta nel volersi ripresentare come alternativa a se stessa pur restando uguale nelle persone, con una giunta decaduta a dicembre scorso per sfinimento e per unanime bocciatura, la quale giunta rinasce con le stesse facce di tolla e soprattutto con lo stesso padrone che impone le medesime logiche clientelari e spartitorie che hanno fatto implodere la precedente amministrazione, riducendo Teramo ad un bidone della spazzatura.

Paolo Gatti percepisce stipendi pubblici dal vecchio millennio, ma non esiste un solo teramano che sappia dire cosa abbiano fatto di buono per la cittadinanza Gatti e i suoi gattini di vicolo miracoli.

Quello che abbiamo capito è che il meccanismo oliato della raccolta del consenso, mutuato dal suo stesso padre ex sindaco di Teramo, consente a Paolo Gatti di prendere i voti dei cittadini per poter occupare poltrone e per poter gestire il potere, ma tali poltrone e tale potere non si traducono mai in risultati concreti per la collettività amministrata.

Del resto, ogni elezione è soprattutto un referendum a favore o contro la maggioranza uscente e questo centrodestra non è riuscito ad enumerare un solo dato positivo, una sola opera realizzata, una sola scuola sicura e antisismica, un solo impianto sportivo rimesso in sesto, una sola strada correttamente manutenuta, una sola infrastruttura ammodernata, un solo edificio pubblico ristrutturato, un solo debito risanato, un solo problema risolto. Niente di niente.

Dinanzi ad una simile tragedia politico-amministrativa (certificata dal Commissario che ha gestito il Comune negli ultimi sei mesi, il quale ha esternato tutto il disappunto nei confronti dell’insipienza dei precedenti amministratori comunali), Morra appare come una foglia di fico che tenta di coprire le nudità più imbarazzanti.

Ma più ancora che per tutto questo, Giandonato mi ha deluso per una ragione precisa che ritengo di gravità assoluta. Cioè di non avere smentito.

Mi spiego: dal 10 giugno abbiamo divulgato con ogni mezzo la perfetta corrispondenza fra la fallimentare giunta Brucchi e quella che sarà la giunta di Morra: lo stesso Fracassa, la stessa Marchese, lo stesso Canzio, lo stesso Cozzi, la stessa Provvisiero e via discorrendo.

A parte il fatto che gli assessori di stretta fede gattiana che hanno ridotto le scuole teramane nello stato penoso in cui si trovano non avrebbero dovuto ripresentarsi agli elettori se avessero avuto una dignità. Ma la dignità politica se uno non ce l’ha non se la può dare, avrebbe detto il Manzoni.

Quel che è tragico è che il manifesto dell’orrore, quello della continuità con il precedente nulla amministrativo, non è mai stato smentito da Morra.

Io, se fossi stato al suo posto, mi sarei affrettato a smentire le supposizioni che venivano dalla fazione avversa, annunciando pubblicamente che nessuno fra gli assessori di Brucchi avrebbe fatto nuovamente parte della giunta Morra.

Sarebbe stato un segnale concreto che avrebbe potuto fare breccia nella mente degli elettori e avrebbe potuto parlare alle loro coscienze.

Di fatto sarebbe stata la presa di distanza dalla precedente maggioranza e la certificazione di un fallimento che Morra avrebbe dovuto disconoscere nel suo percorso da ipotetico sindaco.

E invece no. Giandonato è rimasto silente.

E non si sa se il motivo sia perché apprezza gli ex assessori che si candidano a rientrare in giunta, oppure perché non ha margini di autonomia rispetto agli ordini impartiti da Paolo Gatti.

Ma questo è il dato fattuale.

Per cui se Morra vincesse il ballottaggio la nuova giunta sarà pressoché identica a quella che ha bombardato Teramo. Una iattura così nefasta e così perniciosa che la sola ipotesi mette i brividi e lascia presagire 5 anni di lacrime per i teramani.

Un ciclo di 14 anni di centrodestra si avvia al tramonto e l’unica maniera di mandarlo in archivio è mettere una croce sul nome di Gianguido D’Alberto, persona pulita dentro e fuori, capace e studiosa quant’altre mai, nuova come può esserlo chi non ha mai amministrato, ma esperta come può esserlo chi ha svolto un costante e serio lavoro di opposizione durato nove anni.

D’Alberto a 41 anni sarà il sindaco più giovane della storia di Teramo da quando è stata introdotta l’elezione diretta del primo cittadino.

D’Alberto sarà il primo sindaco di San Nicolò a Tordino.

D’Alberto sarà colui che riaprirà da subito tutte le fontanelle pubbliche ingiustificatamente chiuse.

D’Alberto sarà colui che consentirà ai teramani di poter andare dal Centro storico al Centro commerciale e allo Stadio in bicicletta o a piedi, tramite la realizzazione della strada ciclopedonale che collegherà Teramo a San Nicolò, compenetrando l’anello ciclabile e avvicinando il capoluogo al mare.

D’Alberto saprà riportare gli sfollati nelle loro case.

D’Alberto renderà sicure le nostre scuole e agibili gli edifici pubblici dismessi.

Avremo una giunta nuova nei nomi, nuova nei metodi, competente nei curricula e di provata capacità.

Basta una sola croce per consegnarci al nostro futuro. Ciascuno sa dove metterla. Ma sarà possibile farlo solo il 24 giugno 2018 e solo dalle 07,00 alle 23,00.

Dopo quell’ora le matite smetteranno di scrivere e dovremo aspettare altri 5 lunghissimi anni prima di poterle riutilizzare per decidere chi deve amministrare la città di Teramo.

Non perdiamo questa occasione. La rivoluzione è a un passo.

 

One Response to "Ballottaggio: Morra è la continuità di un ciclo di 14 anni che è al tramonto e ha dato pessima prova di sé. D’Alberto è la rivoluzione, un’occasione unica da non sprecare affinché Teramo non sprofondi altri 5 anni assieme al crepuscolo del Gattismo"

  1. Max   24 giugno 2018 at 5:48

    Vedo che insistete sulla teoria di Morra marionetta di Gatti
    Solo chi non conosce Morra può descriverlo così
    Giandonato nella sua vita politica non ha mai accettato compromessi ne tanto meno si è mai fatto manovrare da suoi “superiori”
    pagando spesso in prima persona le conseguenze della sua coerenza

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