D’Alberto, what else?

D’Alberto, what else?

di Christian Francia  –

È la settimana più importante per il prossimo quinquennio, a Teramo, e com’è ovvio se ne sentono e se ne vedono di ogni.

Domenica prossima 47.000 teramani saranno chiamati ad eleggere il nuovo sindaco di Teramo: di questi ben 16.000 non sono andati a votare al primo turno del 10 giugno scorso, per cui è opportuno invitarli ad esprimersi il 24 giugno, quantomeno per non doversi lamentare nei successivi 5 anni di una amministrazione che nemmeno hanno contribuito a far vincere.

Le forze in campo sono schierate e si contrastano con argomentazioni comunicativamente esemplificate.

1) I sostenitori del centrodestra mostrano una vignetta nella quale D’Alberto viene accostato al disonorevole governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso, il quale fra pochi mesi sarà solo il senatore di Pescara e non avrà collegamento alcuno con Teramo (per fortuna, visto il numero degli stupri della legge che ha consumato in questi pessimi 5 anni di gestione della Regione).

L’accostamento sarebbe dovuto al fatto che D’Alfonso è un parlamentare del PD, partito che appoggia D’Alberto alle elezioni comunali di Teramo.

A tale riguardo occorre sottolineare che il Partito Democratico ha raccolto solo il 40% dei voti della coalizione di D’Alberto ed eleggerà solo il 40% dei consiglieri comunali (cioè 8 sui 20 consiglieri totali della maggioranza, qualora D’Alberto diventasse sindaco).

Di converso le tre liste civiche di cui D’Alberto è espressione hanno raccolto il 60% dei voti di coalizione ed esprimeranno 12 consiglieri su 20 totali, ragion per cui è improprio parlare di una ipotetica centralità del PD nella maggioranza che si costituirebbe all’indomani della vittoria di Gianguido.

2) I sostenitori di D’Alberto (che non è in alcun modo il candidato del centrosinistra come giornalisticamente si tende a semplificare, ma è una espressione di civismo autentico appoggiata anche da un partito) mostrano un manifesto dove vengono evidenziati i vecchi assessori e consiglieri della ex maggioranza Brucchi, i quali giocoforza saranno di nuovo assessori e consiglieri qualora Giandonato Morra vincesse il ballottaggio di domenica prossima.

E non parliamo di ipotesi, bensì del fatto che Paolo Gatti ha già dichiarato quali saranno i consiglieri che entreranno in consiglio in sostituzione di coloro che – divenendo assessori – dovranno dimettersi dalla carica di consigliere per obbligo di legge.

Non solo. Essendo costoro i più votati nella coalizione che sostiene Morra, sarebbe impossibile estrometterli dalla gestione diretta del Comune, per cui è importante che i teramani sappiano che la nuova Giunta Morra sarà pressoché identica all’ultima Giunta Brucchi.

La scelta che saranno chiamati a fare i teramani è dunque la seguente: nel caso siate contenti di come è stata amministrata la città negli ultimi dieci anni dovete votare Morra che rappresenta la continuità con il centrodestra uscente, il quale riproporrà una Giunta identica e anche gran parte del precedente Consiglio comunale.

Nel caso invece siate fortemente critici con le precedenti gestioni e riteniate che Teramo sia ridotta malissimo per colpa di coloro che l’hanno amministrata fino ad oggi, allora dovete votare per D’Alberto, il quale non ha mai amministrato e presenterà una Giunta totalmente inedita al pari della stragrande maggioranza dei consiglieri comunali.

La scelta è tutta qui. E anche a coloro che lamentano l’ingombrante presenza del PD ricordo che lo scrivente non ne è né amico né simpatizzante, bensì un fierissimo avversario, ma non posso non ricordare che è il centrodestra ad aver sfasciato questa città ed è per mandare a casa gli amministratori uscenti che abbiamo formato la coalizione di D’Alberto, della quale il PD fa parte in quanto è stato fra i banchi dell’opposizione negli ultimi 14 anni di governo cittadino.

E fra i banchi dell’opposizione sedevano sia la consigliera uscente di Teramo 3.0, Maria Cristina Marroni, sia l’attuale deputato del Movimento 5 Stelle Fabio Berardini.

Giusto per chiarire che è l’opposizione al centrodestra cittadino che ha coagulato le forze che si propongono in alternanza e in discontinuità rispetto ai sostenitori del precedente sindaco Brucchi.

Del resto, a tutto voler concedere a coloro che non fanno distinzioni qualitative fra PD e Forza Italia, fra Sandro Mariani e Paolo Gatti (peraltro figli della medesima pianta democristiana), non può sfuggire che almeno quantitativamente la distinzione è consistente.

Il PD rappresenta come detto il 40% della coalizione che sostiene Gianguido, mentre Forza Italia 1 e Forza Italia 2 (cioè Futuro In) rappresentano la stragrande maggioranza della coalizione che sostiene Morra. Il che significa che Paolo Gatti è l’azionista di maggioranza di Morra mentre il PD sarà solo l’azionista di minoranza di Gianguido.

Senza contare che la Lista della Lega non è certo formata da leghisti, bensì dai seguaci dell’ex sindaco Brucchi che si sono spostati da Forza Italia per allontanarsi da Paolo Gatti: mi riferisco a Sbraccia, a Canzio, a Narcisi, a Ferrante, cioè a dire i più votati di una lista che è Lega di nome ma è Forza Italia di fatto.

Peraltro, dettaglio non irrilevante, ricordo che Morra è il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, un partito più a destra della Lega di Salvini, gente che in questi giorni invoca il censimento dei Rom in Italia che non solo è illegittimo e anticostituzionale, ma è soprattutto schifoso perché è un censimento fondato su base etnica.

Sentir dire dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini parole ancor più indegne di quelle a cui ci ha abituato, tipo che i napoletani puzzano e che il Centro e il Sud dell’Italia non fanno parte dell’Italia, costringe a chiederne le immediate dimissioni per violazione del giuramento che ha fatto nel momento in cui ha accettato la nomina ministeriale.

Ogni Ministro della Repubblica, infatti, giura di essere fedele alla Costituzione e alle Leggi, e come è noto l’articolo 3 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…”.

Soprassiedo da ogni altra considerazione politica che mi spingerebbe ancora più distante dalle posizioni di Morra e ancora più vicino a quelle di D’Alberto, ma quel che conta è il nocciolo della questione: l’elezione del sindaco significa niente di più e niente di meno che l’elezione dell’amministratore del condominio chiamato “Teramo”.

Morra si propone come il successore di Brucchi tanto nella continuità degli assessori quanto nella continuità dei consiglieri comunali, così come continuerà ad essere al laccio del capobastone Paolo Gatti, uno che si è fatto talmente tanta terra bruciata attorno da aver definitivamente allontanato sia Mauro Di Dalmazio e i suoi (ai quali va ascritto il merito di essersi affrancati definitivamente da una parentela politica così imbarazzante), sia Alberto Covelli e i suoi (ai quali va ascritto il medesimo merito).

D’Alberto si propone come l’opposto:

– come il sindaco che cambierà metodi e contenuti;

– come colui che farà il sindaco a tempo pieno invece che a part time (Brucchi non si è mai messo in aspettativa dal suo mestiere di medico ospedaliero);

– come colui che mette al centro la propria competenza tecnica invece che l’ignoranza amministrativa;

– come colui che non è al laccio di nessun padrino (né partito) perché sostenuto soprattutto da tre liste civiche che rappresentano la maggioranza della sua coalizione, tre liste civiche che non hanno messo alcuna ipoteca o condizione ad un sindaco che avrà le mani totalmente libere per operare in favore della cittadinanza.

D’Alberto, what else?

One Response to "D’Alberto, what else?"

  1. Anonimo   19 giugno 2018 at 17:33

    Speriamo bene…

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