Al Comune di Teramo c’è bisogno di un Disability Manager

Al Comune di Teramo c’è bisogno di un Disability Manager

di Italo Di Giovine

Fin da piccolo ho dovuto combattere contro una terribile malattia che all’età di 21 anni mi avrebbe portato ad avere come migliore amico il “buio”. È proprio da quegli anni di travaglio che è nata la “mission” e la “forza” di tutta la mia vita: essere portavoce dei bisogni dei più deboli.

Grazie a tale forza ho avuto l’onore di essere per più di un ventennio il Presidente Provinciale dell’Unione Italiana Ciechi, facendo dure e furenti battaglie sia con la politica di destra che di sinistra, quando essa non teneva conto dei bisogni dei disabili per abbattere tutte le barriere che impedivano il pieno sviluppo emotivo, sociale e lavorativo. I successi sono stati tanti, ma rimane ancora tanto da fare per la piena integrazione che meritiamo.

Da sempre la politica ci ha usato come bagaglio di voti ascoltando la nostra voce solo nel periodo delle campagne elettorali, ma lasciando poi quelle poche promesse sulla carta. In virtù di questa disillusione sono sceso in campo in questa tornata elettorale, perché dopo l’esperienza amministrativa all’U.I.C.I. sento il bisogno di rappresentarvi in un Consiglio comunale che per troppi anni non ha mai tenuto conto delle nostre difficoltà.

Sono convinto che in questa delicata fase storica del nostro Comune si debbano programmare gli interventi futuri integrandoli con una “nuova” visione, attraverso l’istituzione di una figura innovativa che è quella del Disability Manager.

Sarà uno strumento snello e operativo, che prevede la nascita di una “Consulta Comunale delle Disabilità” per dare ascolto a tutte le voci, realizzando un database che servirà per una corretta ricognizione sia degli utenti potenziali che delle risorse disponibili, rompendo quegli schemi decennali che vedono sempre gli stessi soggetti operare nel sociale attraverso le stesse “vecchie” modalità.

Propongo l’istituzione di un unico “Budget del sociale” dove le varie figure istituzionali (Asl, Regione, Comune) e le famiglie creino un “legame di welfare”.

Sono fermamente convinto che è impossibile dissociare le politiche di promozione del welfare da quelle di carattere urbanistico, per rendere la fruizione della città anche alla nostra portata, e questo può essere realizzato con una corretta politica di gestione del nostro ente, con l’abbattimento di tutte le barriere architettoniche dai suoi uffici e dalle sue strade.

Sono animato dalla consapevolezza che Teramo debba esaltare la sua natura turistica con le eccellenze enogastronomiche, attraverso anche il turismo “sociale” che si realizza in valide azioni di supporto (sia di cure che di carico assistenziale) a noi ed alle nostre famiglie.

Le polemiche dei giorni scorsi relative alla strumentalizzazione dei disabili sono il segno del degrado dei politicanti locali, i quali sovente lucrano sulle difficoltà di tantissime famiglie a meri scopi elettorali. Troppi fra coloro che oggi si ergono a paladini dei diritti delle fasce più deboli della popolazione sono gli stessi che propongono all’elettorato la medesima compagine politica che in questi anni si è resa responsabile di tagli ai servizi e della mancata eliminazione delle barriere architettoniche.

Le ultime amministrazioni comunali hanno mostrato totale indifferenza verso il tema della disabilità, ma ciò nonostante sono state fatte troppe promesse (ad esempio all’associazione Carrozzine Determinate) che non sono state onorate.

Nel 2015 il consiglio comunale approvò anche una delibera, in occasione della Giornata Internazionale della Disabilità, in cui si impegnava a mettere in atto tutta una serie di interventi che sono rimasti lettera morta. All’epoca fu anche costituita una commissione permanente che doveva vigilare sull’attuazione della delibera, commissione che si è riunita solo una volta senza alcun risultato.

Sulle politiche sociali si è misurato il fallimento del Modello Teramo, specie nel contrasto con la normativa che prevede la redazione del piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (il cosiddetto PEBA).

E anche il recente taglio all’assistenza adottato dal Commissario Prefettizio è legato all’assenza di risorse dovuta ad una spesa corrente ormai arrivata al limite. Per questo il nuovo sindaco e l’intera nuova Amministrazione comunale dovranno necessariamente intervenire sulle spese, così da trovare le risorse da destinare prioritariamente al sociale.

La Lista Civica “Teramo 3.0” e il sottoscritto che ne rappresenta il referente in materia di disabilità, promuoverà l’attivazione di un processo partecipativo per la predisposizione del PEBA, la redazione di una mappatura delle barriere architettoniche presenti su territorio e negli edifici comunali, l’utilizzo del bilancio comunale e di almeno il 10% degli oneri di urbanizzazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche secondo le priorità definite dal Piano Triennale delle Opere Pubbliche.

Prevediamo anche l’istituzione di una Commissione comunale sulla disabilità, la promozione dell’abbattimento delle barriere in tutti gli edifici pubblici e di società pubbliche con particolare primaria attenzione alle scuole teramane di ogni organo e grado, la creazione di un’applicazione informatica per segnalare l’esistenza di barriere architettoniche sul territorio, l’avvio di un confronto con le società di trasporto pubblico per l’adeguamento delle fermate e dei mezzi alle necessità delle persone con disabilità.

Azioni da mettere in campo attraverso la partecipazione ai relativi bandi regionali, nazionali ed europei, essenziali per intercettare i relativi fondi. Quello della disabilità deve essere un tema da mettere in cima all’agenda del nuovo Consiglio comunale perché rappresenta una prioritaria battaglia di civiltà comune a tutti.

I disabili non dimenticano i tristi episodi degli anni passati, quando ad esempio la Giunta regionale di centrodestra azzerò le risorse finanziarie per la copertura della L.R. 44/2005 (tessera libera circolazione per i disabili). Solo grazie alla grande mobilitazione di molte associazioni dei disabili, di cui ero uno dei portavoce, ci fu un passo indietro dell’allora Assessore ai trasporti.

Sotto altro aspetto, l’assistenza scolastica è garantita da un caposaldo del welfare italiano, la legge quadro n. 104/92, essa quindi è un diritto di ogni studente con disabilità su tutto il territorio nazionale e non una benevola concessione del politico locale di turno. È necessario che la politica in campagna elettorale, parlando di certi temi, lo faccia con cognizione di causa, perché i ragazzi a cui questo servizio è dedicato hanno i loro bisogni, vivono le ansie delle proprie famiglie e le istituzioni non fanno abbastanza per favorire il pieno sviluppo e l’integrazione di questi ragazzi.

A tale proposito credo che questo servizio debba essere riorganizzato e potenziato attraverso una continua formazione degli operatori chiamati a svolgerlo, una formazione necessaria per apprendere nuove tecniche sia educative e sia nell’utilizzo di ausilii didattici e informatici volti a facilitare l’apprendimento. E trovo che tale servizio debba essere sganciato da quelle “deplorevoli” manovre di alcuni politici locali che, in accordo con cooperative compiacenti, lo utilizzano come agenzia interinale alimentando il cosiddetto voto di scambio.

Il rinnovamento passa anche attraverso la invocata figura del Disability Manager, tra le cui prerogative ci potrebbe essere la funzione di raccordo tra i vari soggetti interessati al servizio (disabile, famiglia, scuola, Asl, Cooperativa). Questa sinergia potrebbe risolvere il problema delle compresenze, non sempre utili, attraverso la definizione di un monte ore assegnato in funzione dei reali bisogni. Tutto questo gioverebbe alle casse comunali, potendo ad esempio realizzare o adeguare i parchi giochi comunali a misura di bambino disabile.

Durante la mia presidenza all’U.I.C.I. ho sempre finanziato progetti volti alla presenza, durante appositi incontri, di Tiflologi o Istruttori all’orientamento e mobilità per sviluppare percorsi didattici funzionali e personalizzati.

Mi è giunta notizia in questi giorni che in alcuni comizi si promette agli attuali educatori che con la vittoria di certi politicanti il servizio di assistenza scolastica sarebbe stato ripristinato a 21ore. Per favore, togliete le mani dai disabili. Il servizio si deve ripristinare a 21 ore non per garantire i livelli occupazionali delle cooperative “amiche”, ma semplicemente perché è un diritto.

Da ultimo, in quanto non vedente, sottolineo che un assessore del famigerato modello Teramo qualche anno fa ha pensato di risolvere il problema della sosta selvaggia in centro con l’applicazione di centinaia di paletti metallici, rendendo in un colpo solo il centro storico quasi off-limits a disabili in carrozzina, non vedenti, anziani con accompagnatori al fianco e mamme con passeggino.

È sotto gli occhi di tutti il fatto che tale soluzione si sia rivelata scellerata, da un lato non avendo risolto il problema della sosta, dall’altro lato avendo aumentato le barriere architettoniche, mentre diverse norme nazionali obbligano i comuni a rimuoverle.

Occorre al più presto trovare assieme le opportune soluzioni per liberare Teramo dalle barriere. Ma saremo certi che le nostre istanze saranno ascoltate solo se sarà istituito il Disability Manager, perché solo una figura istituzionale potrà portare la voce dei disabili all’interno dei provvedimenti amministrativi del prossimo Consiglio comunale.

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