Mauro Di Dalmazio si fa l’imenoplastica per l’ennesima riverginazione politica

Mauro Di Dalmazio si fa l’imenoplastica per l’ennesima riverginazione politica

di Christian Francia  –

Mi sono gustato dall’inizio alla fine il comizio tenuto da Mauro Di Dalmazio il 2 giugno a Piazza Sant’Anna, perché ero curioso di sapere cosa avrebbe potuto inventarsi per chiedere ancora il voto ai teramani, questa volta nelle vesti di candidato sindaco.

L’invettiva contro Paolo Gatti e il sistema di potere clientelare messo in piedi dal centrodestra teramano negli ultimi anni è stata molto efficace (nonché condivisibilissima), peccato solo che a recitarla fosse l’inventore stesso del famigerato “Modello Teramo”.

Non ho sentito nemmeno una parola di autocritica da parte di Di Dalmazio relativamente al fallimento della sua coalizione, se non l’implicita ammissione che la sua lista finto-civica ha fatto parte di un becero centrodestra incapace di qualsiasi innovazione, di qualsiasi slancio, di qualsiasi miglioramento della vita dei teramani negli ultimi dieci anni.

Mauro ricorda sempre, quale suo eccezionale risultato politico, la notte bianca del 2006, ma dimentica di dire che ai tempi c’erano tanti soldi in cassa e che quella notte costò qualcosa come 280.000 euro, cioè una cifra con la quale oggi si potrebbe organizzare il Festival di Cannes.

Mauro ha ricordato pure, credendo di farsi un complimento, che è stato il centrodestra a realizzare la Sala Ipogea di Piazza Garibaldi, riconoscendo però che il finanziamento fu intercettato dal vecchio sindaco Sperandio.

Al netto dell’obbrobrio estetico realizzato, però, Di Dalmazio non ha spiegato come mai il centrodestra non sia riuscito in nessun modo a dare una destinazione a quella sala sotterranea, nella quale si sono buttati parecchi milioni di euro pubblici senza che ad oggi si sappia a cosa debba servire.

Prendo però atto che Mauro (meglio tardi che mai) si sia redento e abbia compreso che Paolo Gatti e Paolo Tancredi fossero drammaticamente incapaci di realizzare qualcosa di valido per Teramo. Ma questa tardiva consapevolezza non cancella i lunghi anni di convivenza e di condivisione totale fra tutti loro.

Anche e soprattutto perché non sfugge a nessuno che la carriera politica di Di Dalmazio ebbe inizio nel vecchio millennio fra le schiere del centrosinistra, come classico figlio di papà dal quale ricevette il testimone di una lunga permanenza sulle poltrone del potere locale.

Mauro si rese conto della fine della spinta propulsiva del centrosinistra locale e cambiò rapidamente pelle intuendo l’inizio della lunga stagione del centrodestra. Prese il treno costruito da Antonio Tancredi, il quale mise in pista Gianni Chiodi, e divenne assessore comunale alla cultura dal 2004 al 2008.

Quando Chiodi divenne Presidente della Regione Abruzzo alla fine del 2008, Mauro fu miracolato e venne nominato (senza essersi nemmeno candidato) assessore regionale esterno per 5 lunghissimi anni e mezzo nei quali non ha realizzato nemmeno un campetto di calcetto di periferia.

A quei tempi la giunta regionale pensava a godersi la vita e infatti Di Dalmazio è stato coinvolto pesantemente nel famigerato processo “Rimborsopoli” che gli è costata una richiesta di rinvio a giudizio per truffa e peculato, laddove la truffa si riferisce ai viaggi istituzionali svolti da Mauro a Cernobbio, a Milano, a Roma e a Bilbao in Spagna, oltre a 38 missioni a Roma (a proposito delle quali Di Dalmazio avrebbe “deliberatamente omesso di fornire dati utili a poter meglio individuare la natura e la legittimità della missione”).

Il peculato invece riguarderebbe l’utilizzo improprio della carta di credito regionale personale in una missione ad Amsterdam e in due trasferte a Roma. Gli è stato contestato l’indebito rimborso delle missioni istituzionali in Italia e all’estero.

Comprendo che oggi sia prioritario apparire ripuliti agli occhi dei teramani, ma non si può obliterare il proprio passato che è lungo e sporco.

In tal senso non si può nemmeno dimenticare che negli ultimi quattro anni Di Dalmazio è stato – ed è ancora – un consigliere regionale che percepisce 11.500 euro netti al mese di stipendio, ma non risultano segni della sua attività di opposizione: non si ricordano comunicati, interrogazioni, proposte di legge, mozioni e tutte quelle attività che i suoi colleghi di centrodestra Febbo e Sospiri svolgono quotidianamente dimostrando quantomeno un grande impegno.

Mauro ha attraversato da protagonista gli ultimi dieci anni della politica abruzzese senza che una sola traccia del suo passaggio sia rimasta, ragion per cui è costretto – al pari dei vecchi che continuano a vantarsi delle fidanzate avute 50 anni prima – ad autoincensarsi citando il successo della solita notte bianca realizzata 12 anni fa con enorme sperpero di denaro pubblico.

Senza contare che nel frattempo la sua lista finto-civica (da sempre stampella del centrodestra) a Teramo governava con il sindaco Maurizio Brucchi sempre a braccetto, addirittura con l’assessore Di Giovangiacomo che copriva un ruolo di primo piano con la delega pesantissima ai Lavori pubblici. Sette degli ultimi nove anni sono passati con i dalmati serenamente al governo della città, e solo negli ultimi due anni si sono affrancati dall’orgia di potere che sbranava Teramo pezzo a pezzo.

Ingeneroso oggi presentarsi come la medicina per i mali della città, quando fino al 2016 si è rappresentato il tumore che consumava Teramo. Occorre un poco di onestà intellettuale.

Ingeneroso oggi presentarsi come civici che rifuggono le alleanze partitiche, quando fino al 4 marzo 2018 (cioè tre mesi fa) si è fatta campagna elettorale per un partito – Noi con l’Italia – che rappresentava la quarta gamba del centrodestra, un partito del quale Di Dalmazio era il candidato ufficiale al seggio di Deputato della Repubblica, candidatura generosamente rifiutata per cederla al sodale Gianni Chiodi, il quale ingenuamente ha pensato che Di Dalmazio gli facesse un regalo, mentre al contrario lo mandava a sbattere contro il muro di una clamorosa trombatura elettorale.

Allo stesso modo, Mauro dovrebbe sciacquarsi la bocca quando parla di nomine e assunzioni ignobili effettuate dal centrodestra cittadino, tanto più perché egli ritiene esplicitamente di voler fare un esercizio di memoria collettiva, memoria che di solito è molto labile.

Dato che anche io esercito la memoria collettiva, vorrei invitare i lettori di questo blog a rileggersi un mio articolo che tanto fece discutere: http://www.ilfattoteramano.com/2014/05/08/ecco-chi-sono-14-assunti-al-comune-di-teramo-storia-di-un-concorso-illegittimo/.

Leggendolo si può ricordare lo scandalo di un concorso illegittimo, laddove si adombra che fra i 14 assunti dal Comune di Teramo ci fosse pure “la moglie dell’avvocato collega di studio dell’assessore regionale Mauro Di Dalmazio”.

Abbia il coraggio Di Dalmazio di negare questa precisa circostanza, ammesso che possa farlo. E i cittadini ricordino con esattezza la storia e le gesta di chi governa da tempo immemore e oggi si presenta come novello risolutore di annosi problemi cittadini che sembrerebbero venuti da Marte, se non fosse che hanno precisi genitori politici.

Per tutti gli elencati motivi c’è da essere lieti che Di Dalmazio si sia affrancato dalla cappa clientelare sotto la quale Giandonato Morra ancora vive e vegeta, ma da qui a pensare che Mauro rappresenti un’alternativa seria e credibile al decrepito centrodestra cittadino ce ne corre tantissimo.

Il suo è semplicemente l’ennesimo cambio di costume attraverso il quale l’intuitivo Di Dalmazio subodora la fine del ciclo del centrodestra cittadino e se ne separa per tempo al fine di poter dare una nuova giovinezza alla sua carriera politica, al pari di quanto fece ai tempi nei quali abbandonò il centrosinistra morente per imbarcarsi nel lunghissimo ciclo del centrodestra.

La storia si ripete, ma occorre non farsi abbindolare dal pifferaio magico.

Del resto, l’ipertrofia dell’ego dalmata è tale da aver totalmente obliterato nel suo comizio i candidati delle due liste di appoggio, ringraziati di sfuggita ma non presentati al pubblico né elencati, quasi come fossero un inutile orpello alla sua candidatura a sindaco e non già l’architrave dei voti che la sua coalizione raccoglierà il 10 giugno prossimo.

Sic transit boria mundi.

4 Responses to "Mauro Di Dalmazio si fa l’imenoplastica per l’ennesima riverginazione politica"

  1. Luigi R.   4 giugno 2018 at 11:40

    La verità vi renderà liberi, disse qualcuno

  2. Pino   4 giugno 2018 at 22:15

    Articolo sublime,…..eccitante!
    Non capisco. Ma chi era in piazza osannando il nulla, sono così stupidi da non ricordare il passato e così incapaci da effettuare un’analisi della realtà non dico approfondita ma almeno che permetta loro di avere dignità e quindi estenderla al loro voto? Cosa mai avranno concesso, negli anni passati, questi politici che di spessore avranno solo il portafogli, per schiavizzare elettoralmente persone che stupide non sono? Misteri Teramani.

  3. osservatore   6 giugno 2018 at 10:36

    Ma lui ci crede quando dice ste cose oppure pensa che il popolo sia composto tutto da persone come quelle di cui lui si circonda?
    Caro Mauro EBBBBASTAAAAAAAAAAA

  4. Marino   8 giugno 2018 at 7:33

    Ma ne vogliamo parlare del fatto che il padre di una candidata della sua lista è un noto trafficante di schede contraffatte per la pay-tv….alla faccia del Codice Etico!!

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