Crisi istituzionale italiana: Sergio Mattarella ha ecceduto nell’esercizio dei suoi poteri costituzionali

Crisi istituzionale italiana: Sergio Mattarella ha ecceduto nell’esercizio dei suoi poteri costituzionali

di Christian Francia  –

Come mio solito, voglio essere molto franco con i lettori del Fatto Teramano: Sergio Mattarella l’ha fatta fuori dal vaso bocciando il governo M5S-Lega a causa della contrarietà alla nomina di Paolo Savona quale Ministro dell’Economia.

Al netto del fatto che Savona rappresenti un vertice assoluto in materia di competenze economiche (e che ha già svolto egregiamente l’incarico di Ministro nel governo Ciampi), il problema centrale consiste nel conoscere se il Presidente della Repubblica abbia o meno il potere discrezionale di porre un veto nei confronti di qualche ministro che a lui non vada a genio.

Ma la Costituzione italiana non dà questo potere a Mattarella.

1) L’articolo 92 della carta Costituzionale, al comma secondo recita: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Quindi Mattarella ha il potere di nominare i Ministri, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri.

L’ambito di discrezionalità che la Costituzione garantisce al Presidente della Repubblica è limitato al solo articolo 54, il quale al comma secondo sancisce che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Se ne deduce che la possibilità di rigettare la nomina di un Ministro proposto direttamente dal Presidente del Consiglio incaricato è limitata ai casi di comportamenti passati del candidato che confliggano con l’onorabilità.

Purtroppo è escluso che obiezioni del genere siano state avanzate dal Presidente della Repubblica nei confronti del professor Savona. Per cui c’è un pericoloso deficit di motivazioni a sorreggere il rifiuto di nominare Savona come Ministro dell’Economia.

2) Altra questione – ancor più priva di valide giustificazioni – è quella dell’ostilità di Savona nei confronti dell’euro, la nostra moneta comune.

A prescindere dal fatto che nessuno in Italia ha l’autorità e le capacità tecniche per insegnare alcunché a Paolo Savona in materia monetaria, bisogna precisare l’alveo delle competenze concernenti l’argomento.

A tale riguardo l’articolo 95 della Costituzione prevede che “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri. I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri”.

Di chi sarebbe, in ipotesi, la competenza sull’eventuale scelta dell’uscita dell’Italia dall’euro? Non certo del Quirinale, bensì solo ed esclusivamente del Governo e del Parlamento.

Il titolare dell’unità dell’indirizzo politico del Governo è solo il Presidente del Consiglio, per cui esula totalmente dai poteri del Presidente della Repubblica il sindacato sulle opinioni politiche dei candidati ai singoli ministeri.

Al contrario, il presidente Mattarella ha fatto esplicito riferimento alle opinioni di Savona riguardanti la possibilità di fuoriuscita dall’euro. Poteva esprimere critiche Mattarella? Certo che poteva. Ma non poteva rifiutare la nomina di Savona perché le legittime critiche alle opinioni politico-economiche del professore non avrebbero potuto in alcun modo impedire la nomina medesima.

Come si è detto unanimemente, l’ipotizzata fuoriuscita dall’euro era stata ventilata dal professor Savona soltanto quale “Piano B” nel caso dovessero fallire le trattative da svolgere con le istituzioni europee, trattative il cui obiettivo non avrebbe potuto essere altro se non quello di modificare (restando nell’euro) le regole valide per tutti i Paesi membri.

Per cui anche l’eventuale ultima ratio di uscire dall’euro atterrebbe comunque alle scelte politiche di Governo e in ogni caso non sarebbe in conflitto con la Costituzione.

Grave e pericoloso impedire la nascita di un Governo che aveva il sostegno della maggioranza del Parlamento Italiano.

Pericoloso e irresponsabile forzare i limiti e i poteri assegnati dalla Costituzione al Presidente della Repubblica, specie per motivazioni inconsistenti e mai sufficientemente argomentate.

Da oggi si è aperto un vulnus nella democrazia italiana che avrà ripercussioni impossibili da prefigurare nell’immediato, ma certamente pesanti e costose.

Il minimo che possa dire chiunque mastichi la materia giuridica è che il gesto del Quirinale sia da stigmatizzare in maniera perentoria perché non si può umiliare immotivatamente (o comunque per futili motivi) la volontà dei partiti che rappresentano il popolo sovrano.

Ogni diversa giustificazione è priva di qualsivoglia pregio giuridico.

Del resto è stato lo stesso Savona, con mirabile lucidità, a commentare la propria bocciatura con chiare e condivisibili motivazioni che riportiamo integralmente:

Ho subito un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio Comunicato, criticato dalla maggior parte dei media senza neanche illustrarne i contenuti. Insieme alla solidarietà espressa da chi mi conosce e non distorce il mio pensiero, una particolare consolazione mi è venuta da Jean Paul Fitoussi sul Mattino di Napoli e da Wolfgang Münchau sul Financial Times.

Il primo, con cui ho da decenni civili discussioni sul tema, afferma correttamente che non avrei mai messo in discussione l’euro, ma avrei chiesto all’Unione europea di dare risposte alle esigenze di cambiamento che provengono dall’interno di tutti i paesi-membri; aggiungo che ciò si sarebbe dovuto svolgere secondo la strategia di negoziazione suggerita dalla teoria dei giochi che raccomanda di non rivelare i limiti dell’azione, perché altrimenti si è già sconfitti, un concetto da me ripetutamente espresso pubblicamente. Nell’epoca dei like o don’t like anche la Presidenza della Repubblica segue questa moda.

Più incisivo e vicino al mio pensiero è il commento di Münchau. Nel suo commento egli analizza come deve essere l’euro per non subire la dominanza mondiale del dollaro e della geopolitica degli Stati Uniti, affermando che la moneta europea è stata mal costruita per colpa della miopia dei tedeschi. La Germania impedisce che l’euro divenga come il dollaro “una parte essenziale della politica estera”.

Purtroppo, egli aggiunge, il dollaro ha perso questa caratteristica, l’euro non è in condizione di rimpiazzarlo o, quanto meno, svolgere un ruolo parallelo, e di conseguenza siamo nel caos delle relazioni economiche internazionali; queste volgono verso il protezionismo nazionalistico, non certo foriero di stabilità politica, sociale ed economica.

È il tema che con Paolo Panerai ho toccato nel pamphlet recentemente pubblicato su Carli e il Trattato di Maastricht, dove emerge la lucida grandezza di Paolo Baffi. L’Italia registra fenomeni di povertà, minore reddito e maggiore disuguaglianze. Il 28 e 29 giugno si terrà un incontro importante tra Capi di Stato a Bruxelles: chi rappresenterà le istanze del popolo italiano? Non potrà andarci Mattarella, né può farlo Cottarelli.

Se non avesse avuto veti inaccettabili, perché infondati, il governo Conte avrebbe potuto contare sul sostegno di Macron, così incanalando le reazioni scomposte che provengono dall’interno di tutti indistintamente i paesi-membri europei verso decisioni che aiutino l’Italia a uscire dalla china verso cui è stata spinta.

Münchau giustamente afferma che “teme non vi sia un sostegno politico nel Nord Europa” e quindi non ci resta che patire gli effetti del protezionismo e dell’instabilità sociale. Si tratta di decidere se gli europeisti sono quelli che stanno creando le condizioni per la fine dell’Ue o chi, come me, ne chiede la riforma per salvare gli obiettivi che si era prefissi.

Non occorre aggiungere altro. L’irresponsabilità ha assunto le sembianze di quella che viene spregiativamente denominata come “la mummia sicula”.

5 Responses to "Crisi istituzionale italiana: Sergio Mattarella ha ecceduto nell’esercizio dei suoi poteri costituzionali"

  1. Massimo Ridolfi   29 maggio 2018 at 4:24

    Caro Christian, sei anche troppo generoso nella tua analisi: il Presidente di quello che ne è rimasto di questa REPUBBLICA DEMOCRATICA PARLAMENTARE, è come un prete che dice la messa; deve rispettare la liturgia e, a un certo punto, raccogliere le offerte, dare la comunione, impartire la pace e, finalmente, andarsene in pace.

  2. Giuseppe Di Egidio   29 maggio 2018 at 16:02

    Questo si chiama parlare chiaro

  3. Giorgetto   29 maggio 2018 at 20:47

    Tutto vero tutto giusto … se non fosse che:
    – è arcinoto che diversi Presidenti della Repubblica, in sede di formazione di nuovi governi, hanno fatto sostituire o spostare ad altri dicasteri ministri ritenuti “Non opportuni”
    – bastava mettere Giorgetti, governare e fare quello che dicevano di voler fare
    – ergo, Savona è stato usato da Salvini per andare a nuove elezioni e incassare … mentre i polli a 5 stelle incasseranno una beata cippa … a cominciare dal mio voto che non vedranno più

  4. santacruz   30 maggio 2018 at 6:20

    e si

  5. Massimo Ridolfi   31 maggio 2018 at 13:00

    Leggo che anche Lorenza Carlassare, costituzionalista, ritiene non cosa buona e giusta l’interferenza di Mattarella sul Governo di ieri. Ma la questione appare così elementare che proprio non bisogna sforzarsi in cavillose esegesi della Carta, ormai a la carte. Il Presidente della Repubblica deve, semplicemente, favorire la formazione di un Governo non ostacolarla, come in fine ha fatto. E basti pensare che costui andrà a sciogliere prima del termine un Parlamento che ha espresso una maggioranza di governo. Se non è un attentato alla Costituzione questo, cosa può esserlo di più?

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