La Finestra del Poeta: VINCENZO CARDARELLI

La Finestra del Poeta: VINCENZO CARDARELLI

“Tra tanto d’affare che c’illude

creare un brivido è nulla”

di Massimo Ridolfi

IL RACCONTO

Vincenzo Cardarelli (al secolo Nazareno Caldarelli) nasce a Corneto, l’attuale Tarquinia in provincia di Viterbo, il 1° maggio del 1887. Antonio Romagnoli, suo padre, di origini marchigiane, gestisce il punto di ristoro della stazione ferroviaria di Corneto. Vincenzo è il frutto di un rapporto non coniugale e nascosto con Giovanna Caldarelli, una umile contadinella dell’alto Lazio che vive di quello che la terra le dà rivendendone i frutti sulla pubblica via.

Giovanna Caldarelli abbandona il figlio Vincenzo che è ancora piccolo, ma, in verità, è costretta a tale gesto dalla sempre più difficile relazione con Antonio Romagnoli, che si unirà con un’altra donna e che, di fatto, programma e provoca il suo allontanamento e la sua alienazione parentale: “Dicono che una notte,/col cuore fasciato/di crudeltà e d’ira fredda,/un uomo che fece guasto/senza pietà nei suoi affetti più sacri,/disperse una famiglia appena in fiore.”

Il piccolo Vincenzo alla luce del mondo trova a fargli compagnia la solitudine, che forgia il carattere scontroso del futuro letterato, incline a tormenti depressivi.

Cardarelli vive una infanzia e una adolescenza difficilissime, privato della madre e di qualsivoglia amore materno e paterno. Verrà allevato in maniera discontinua da una improvvisata comunità composta da vari parenti e amici del padre, come se un figlio fosse un animale da cortile che vaga da un uscio all’altro. Inoltre, il piccolo Vincenzo soffre anche di una menomazione al braccio sinistro – che pende inerte dalla spalla e che tiene sempre protetto, nascondendolo agli sguardi della gente – dovuta alla poliomielite che lo ha colpito alla nascita. Questo rende ulteriormente difficoltoso il suo inserimento nella società: a Corneto, crudelmente, lo chiamano “Er bronchetto der bisteccaro”, come a dire il bastardino dell’oste, stigmatizzando insieme la sua menomazione fisica e la sua origine illegittima.

Difatti Antonio Romagnoli non lo riconoscerà mai come figlio legittimo – per questo il piccolo Vincenzo porta all’anagrafe il cognome della madre – anche se, una volta diventato più grande, lo costringerà a lavorare nel suo bar-ristorante allontanandolo dagli studi.

Nel 1905 muore Antonio Romagnoli e il giovane Vincenzo rimane solo al mondo, definitivamente, non conoscendo neanche la sorte della madre.

Nel 1907, all’età di 19 anni, Vincenzo scappa da Corneto – di cui conserverà sempre un sentimento di odio misto a amore – e si rifugia a Roma. Giunto nella Capitale, per sopravvivere, si adatta a fare i più svariati mestieri: “Sono venuto a Roma a diciannove anni, con sette lire in tasca”, ricorderà nelle sue future prose autobiografiche, tese come poesie. Vincenzo si ambienterà e imparerà a vivere nell’Urbe che, più tardi, descriverà a suo modo nella prosa “Lo spleen di Roma”: “Accanto alle sue basiliche che risplendono nell’immaginazione delle genti straniere, brucano le capre del pastore nomade, e il più sconsolato suburbio del mondo sciorina le sue miserie saviamente trascurate.”

Il futuro poeta compie, quindi, studi irregolari e si forma da solo da feroce autodidatta, soprattutto quando arriva nella Capitale dove può usufruire delle biblioteche pubbliche: di questa sua “autonoma formazione” sarà sempre molto orgoglioso; tra i suoi Maestri Ideali ci sono sicuramente Blaise Pascal (1623 – 1662), Giacomo Leopardi (1798 – 1837) – cui lo accomuna anche una salute assai cagionevole –, Charles Baudelaire (1821 – 1867), Friedrich Nietzsche (1844 – 1900).

Se si considera che Cardarelli ha conseguito a stento la licenza di quinta elementare, la sua preparazione acquisita in solitaria è prodigiosa e indice di una intelligenza fuori dal comune, e ciò traspare chiaramente dai contenuti, dalla qualità e dalla limpidezza delle sue prose.

Dopo varie vicissitudini, Vincenzo Cardarelli ottiene un piccolo incarico presso il quotidiano “Avanti!” come correttore di bozze.

Nel 1909 il prestigioso quotidiano del Partito Socialista Italiano, che alla sua fondazione (1896) ha avuto tra i primi sottoscrittori il grande filosofo abruzzese Benedetto Croce (1866 – 1952), offre al ventiduenne di Corneto di entrare a far parte dei suoi redattori lanciandolo nella carriera giornalistica, che inizierà firmandosi con strani pseudonimi come Calandrino, Simonetto, Caliban e altri, fino a cominciare a sottoscriversi come Vincenzo Cardarelli, rinunciando all’ultimo legato parentale, fantasticando così di suoi più nobili natali.

In questo suo personale rinascimento, Cardarelli conosce Sibilla Aleramo (1876 – 1960), 10 anni più grande di lui, con la quale inizia una tormentata relazione amorosa che si interrompe nel 1912 dopo due anni di convivenza. Questo “fallimentare” innamoramento porterà il poeta a coltivare una esistenza nocivamente solitaria, che gli impedirà di aprirsi ad altri rapporti sentimentali o anche solo di vera amicizia. Della relazione tra Vincenzo Cardarelli e Sibilla Aleramo resta una vasta documentazione epistolare, raccolta e pubblicata in volume, da dove si evince che la loro unione, almeno per iscritto, è proseguita oltre la separazione.

La Aleramo quattro anni più tardi, precisamente il 3 agosto del 1916, inizierà la breve intensa tormentata cruda violenta relazione con Dino Campana (1885 – 1932), 9 anni più giovane di lei.

Quindi, Cardarelli, successivamente alla convivenza con la Aleramo, non si unirà sentimentalmente con nessuna altra donna, non si sposerà e non avrà figli, iniziando a manifestare pure chiari segni di misoginia, che esprimerà compiutamente nel saggio “Donna”: “La sua natura, i suoi gusti, le sue simpatie che si possono incontrare e perdere per un nulla, le sue impuntature puerili, i radicati pregiudizi, le irreparabili inclinazioni, la tengono in uno stato quasi d’ inferma che ha il dovere di riguardarsi; le impediscono l’uso dell’ intelletto che è, se si vuole, un esercizio da persone molto agili e sane. […] Con lei non ci si può intendere che per vie di fatto.”

Ma sulla rottura del rapporto con Sibilla Aleramo ha avuto un peso anche la febbrile attività giornalistica del poeta, che riesce in quegli anni a scrivere la media di due articoli al giorno per il quotidiano “Avanti!”, che gli causerà pure un esaurimento nervoso rendendogli necessario un ricovero ospedaliero per cure mediche: “Ero tipo da scrivere due articoli in un giorno, sei colonne di cronaca su due avvenimenti diversi, in uno stesso numero” ci dice nella prosa “Primi passi” in “Il sole a picco” 1929.

Allora, una volta ristabilitosi, Cardarelli decide di lasciare la pura attività pubblicistica, che però è anche l’unica a garantirgli un seppur minimo reddito, e di dedicarsi solo a collaborazioni più “distese” e di carattere prettamente letterario con le molteplici riviste di settore presenti in quel periodo storico in Italia

Nel 1914 Cardarelli vince una borsa di studio per recarsi in Germania ad approfondire le sue ricerche letterarie in ambito accademico, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale gli impedisce di raggiungere l’Impero Germanico bloccandolo a Lugano per l’intera estate. Nei mesi di giugno e luglio, che lo costringono nella città svizzera, lavora alla ideazione del suo primo libro vero (“Prologhi” 1916).

Tornato in Italia al termine dell’estate, prende a collaborare con diverse riviste culturali che, in qualche modo, durante il periodo bellico continuano le loro pubblicazioni, tra le quali il settimanale fiorentino “La Voce” di Giuseppe Prezzolini (1882 – 1982) e del poeta Giovanni Papini (1881 – 1956), che godono della consulenza di Benedetto Croce e dell’eclettico Ardengo Soffici (1879 – 1964) – storica la sua scazzottata con Umberto Boccioni (1882- 1916) avvenuta nel 1911 al caffè le “Giubbe Rosse” di Firenze, che lo aggredisce perché ha osato sulle pagine de “La Voce” criticare l’arte futurista –. Quindi, nel 1915 Cardarelli frequenta l’ambiente vociano (così viene chiamato il circolo culturale animatosi attorno al settimanale di Firenze) dove ha modo di stringere amicizia con Giovanni Papini, Ardengo Soffici (è proprio lui che, superficialmente, smarrisce il manoscritto di Dino Campana “Il più lungo giorno”, scritto su della misera carta da minestra e tenuto insieme in qualche modo, che non è altro che la prima e unica stesura dei “Canti Orfici”) e Giuseppe De Robertis (1888 – 1963), futuro e autorevole critico letterario.

In questo periodo, però, un grave episodio di ordine pubblico macchia la sua permanenza a Firenze: Cardarelli viene arrestato per oltraggio al pudore perché sorpreso da una guardia in atteggiamenti sconvenienti verso una malcapitata ragazza all’interno di un cinema. Il poeta passa diciassette giorni rinchiuso nel carcere delle Murate di Firenze. Dopo la scarcerazione, i rapporti con l’ambiente vociano si guastano e la rivista ritira molti dei suoi testi in procinto di essere pubblicati.

Al termine della Prima Guerra Mondiale, che lo ha visto inabile all’arruolamento per via della malformazione al braccio sinistro e costretto ad una dolorosissima povertà vagabondando tra Toscana, Veneto e Lombardia, Vincenzo Cardarelli torna a Roma portando con sé una visione critica dell’uomo nordico che, agli occhi suoi di mediterraneo, appare in questi termini: “Lo sforzo ch’essi compiono giornalmente per vivere, o, in altri termini, per non morire, è molto triste nella sua enormità. […] Questi uomini moderni s’incanagliscono, assai più che nel lavoro orgiastico che essi conducono, nella boria con la quale, alla fine della loro giornata, suppongono di avere concluso qualcosa.” riporterà in seguito nella prosa “Saluto al nord, confortabile paese”. Una ulteriore prova questa di come il poeta, quando è tale, è sempre ospite del suo tempo, dove la storia lo colloca e la letteratura, il testo, lo rinnova imperituro.

Nel 1918 inizia la sua collaborazione con il quotidiano “Il Tempo” ed è qui che Giovanni Papini lo introduce all’editore Attilio Vallecchi (1880 – 1946) per proporgli la pubblicazione della collezione di scritti “Viaggi nel tempo”, che raccoglie poesie e preziosissime prose tra narrazione e saggistica; i primi autori che andranno, insieme a Cardarelli, ad impreziosire il catalogo dell’editore fiorentino sono lo sfortunato Dino Campana, Aldo Palazzeschi (1885 – 1974), Curzio Malaparte (1898 – 1957): questa occasione risana in qualche modo i suoi rapporti con i “fiorentini”.

Nel 1919 lascia “Il Tempo” e fonda una propria rivista culturale, il trimestrale “La Ronda”, dove la presenza di Cardarelli convince a collaborare al periodico, tra gli altri, anche Carlo Carrà (1881 – 1966) – che nel 1915 ha abbandonato i temi del futurismo (c’era anche lui nella storica rissa al caffè le “Giubbe Rosse” di Firenze), causa anche la traumatica esperienza sul fronte della Prima Guerra Mondiale, passando alla Metafisica insieme a Giorgio De Chirico (1888 – 1978) e Filippo De Pisis (1896 – 1956), con i quali ne definisce i principi teorici – e Alberto Savinio (1891 – 1952): nasce così il famoso e “temuto” gruppo rondesco che promuove un imprescindibile ritorno al classicismo. Del comitato di fondazione della rivista fanno parte anche Emilio Cecchi (1884 – 1966) e Riccardo Bacchelli (1891 – 1985).

Nel 1920 arriva per i tipi di Vallecchi l’attesa pubblicazione di “Viaggi nel tempo” dove, già dalle prime pagine, Cardarelli ancora ci ammonisce dicendo: “L’uomo nato sul mare non può dire di avere una patria. Arrivati al mare le favelle si confondono, i sangui fraternizzano dai litorali più lontani.” ricordandoci che il popolo italiano appartiene alle “razze marinare”.

Nel 1921 il poeta inizia a comporre le sue prime favole a sfondo religioso: “Favole della Genesi” 1921 e “Favole e memorie” 1925.

Alla fine del 1922 Cardarelli decide di terminare la pubblicazione de “La Ronda” e passa al quotidiano fascista “Il Tevere” – testata giornalista voluta da Benito Mussolini (1883 – 1945)  in persona che desidera un giornale di estrema destra – in qualità di critico letterario. Il quotidiano vanterà le più importanti firme del panorama culturale italiano, tra le quali, quelle di Luigi Pirandello (1867 – 1936), Giuseppe Ungaretti (1888 – 1970), e i giovanissimi Vitaliano Brancati e Elio Vittorini (1908 – 1966). Sul quotidiano fascista il poeta pubblicherà diverse prose, che poi confluiranno nel volume “Il sole a picco”; contemporaneamente scrive anche per altre testate.

Durante il ventennio, tra gli anni ’20 e ’30, Cardarelli passa lunghi periodi di soggiorno nella città di Venezia, dove è tentato dal mondo del cinema causa la nascita in quel torno di tempo della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica, cui, però, non seguirà mai un vero innamoramento e che lo coinvolgerà in una sola occasione, un decennio più tardi, quando collabora alla stesura della sceneggiatura del film “La Primadonna” del noto regista Ivo Perilli (1902 – 1994), profondo stimatore di Cardarelli, che ha invitato personalmente il poeta a prendervi parte.

Vincenzo Cardarelli è anche un assiduo frequentatore della costa ligure e, in particolare, della città di San Remo: il poeta ama il paesaggio marino, luogo fortemente evocativo e da sempre legato alla poesia di ogni tempo a partire dall’Odissea di Omero (VIII° secolo a.C.), solo per citarne l’esempio più alto, e che ispirerà anche diversi testi cardarelliani come la poesia “Gabbiani”. Cardarelli è anche un buon viaggiatore ed è sublime nelle sue concise descrizioni dei luoghi visitati, delle grandi città italiane come dei piccoli borghi, come pure delle città straniere dove la vita lo ha portato a stare.

Ma il suo viaggio più importante è sicuramente quello compiuto in Russia nel 1928 come inviato de “Il Tevere” con il compito di descrivere i mutamenti visibili nella società russa dopo la Rivoluzione di Ottobre. Le sue corrispondenze dalla Russia verranno pubblicate sul quotidiano fascista dal novembre 1928 all’aprile del 1929.

Sempre nel 1928 in Francia, nel mese di febbraio, viene pubblicato dall’editore Plon di Parigi “Voyages dans le temps” che raccoglie l’edizione in lingua francese di “Prologhi”, “Viaggi nel tempo” e “Favole e memorie”.

Nel 1929 Cardarelli si aggiudica il “Premio Bagutta” con il volume “Il sole a picco”, che è arricchito dalle illustrazioni di Giorgio Morandi (1890 – 1964). Il volume è ancora una collezione di importanti prose autobiografiche memoriali e di viaggio. La prosa, in questo periodo della vita artistica del poeta, avrà ancora più spazio nella sua produzione e darà alle stampe diversi volumi a riguardo nel giro di pochi anni, tra i quali “La fortuna di Leopardi”, al quale, per sorte, si sente sempre più vicino e di cui conosce a fondo l’inestimabile opera.

Ancora nel 1929, in agosto, ritrova inaspettatamente la madre, che ormai credeva morta: ne scrive per la prima volta in una lettera indirizzata al giovane editore bolognese Leo Longanesi (1905 – 1957), ma a questo incontro non seguirà un recupero del rapporto genitoriale; “Io devo al grembo che m’ha partorito/il temerario amore della vita/che m’ha tanto tradito.” ci dice ancora oggi nei primi versi della lirica “Genitori”.

Nel 1930 il poeta rientra a Roma. Nello stesso anno il quadro “Gli Amici al Caffè” di Amerigo Bartoli (1890 – 1971), che raffigura Cardarelli insieme agli altri illustri frequentatori del “Caffè Aragno” di Roma, vince la XVII Biennale di Venezia: nel dipinto il poeta è ritratto nel suo tipico gesto ammonitorio – il braccio destro alzato con l’indice puntato verso l’alto – con cui accompagna le sue dure, secche, sentenziose opinioni.

E qui si deve chiarire che, per avere una giusta prospettiva del poeta e dell’uomo, non bisogna immaginare Vincenzo Cardarelli, causa le sue sofferenze e la cagionevole salute nonché le croniche difficoltà economiche che lo assillano, come una persona mite, taciturna, indifesa; al contrario, Cardarelli è un uomo di forte carattere e granitiche opinioni personali, che lo trovano sempre pronto alla polemica e alla critica, anche feroce, prepotente, che non manca mai l’occasione di dire la sua su tutto e tutti: Vincenzo Cardarelli è perfettamente consapevole della sua grandezza di intellettuale e, soprattutto, di poeta.

Ma questa sua indole indefessa e vibrante di rivalsa, si era già ampiamente rappresentata nei primi anni venti sulle pagine de “La Ronda” dove, ad esempio, si schiera apertamente contro il Movimento Futurista, avverso a Filippo Tommaso Marinetti (1876 – 1944) su tutti, riproponendo la classicità di Alessandro Manzoni (1785 – 1873) – che riscopre in particolare nella grandezza dei suoi “I Promessi Sposi” durante la carcerazione alle Murate di Firenze – e, soprattutto, dell’amato Giacomo Leopardi. Oppure quando, sempre sulle pagine de “La Ronda”, monta un assurdo “processo culturale” contro Giovanni Pascoli (1855 – 1912), ergendosi a Pubblico Ministero e Giudice di un magistero tutto intellettuale, sentenziando, senza possibilità di appello, che il “malcapitato” scrittore romagnolo non è un poeta, ritenendolo troppo “artificiale”; affermando ancora, però a ragione, ma come assunto di carattere generale, che i grandi poeti sono quelli che sanno che “gli argomenti poetici, i più profondi, quelli dei quali non si può fare a meno, si trovano già scritti nella natura, e non appartengono in fondo a nessuno.” Una affermazione questa rivoluzionaria, che nessun letterato prima di Cardarelli ha avuto mai il coraggio di ammettere, tutti sigillati nei loro sarcofagi di avorio, così ripieni delle proprie “fatiche”.

Ma tornando alla produzione puramente artistica del poeta, Vincenzo Cardarelli nel 1931 pubblica ben tre volumi di suoi scritti. La nuova edizione dei “Prologhi” – straordinario e seminale esordio del 1916, che ha iniziato a germinare nell’animo del poeta nella neutrale indifferenza dell’estate di Lugano del 1914, mentre il mondo gli esplodeva intorno –, “Parole all’orecchio” e “Parliamo dell’Italia”.

I “Prologhi”, il suo primo libro vero, è, probabilmente, il testo più importante e anche quello più studiato dell’opera cardarelliana, che arriva da un giovane sentiero battuto e antico come il dolore quando solca i lineamenti del volto di chi ha “cominciato a vivere troppo presto”, scrive in una lettera del febbraio del 1913 indirizzata a Sibilla Aleramo. Però la nuova edizione dei “Prologhi” non è autonoma ma inserita in un volume che raccoglie anche una versione ridotta dei “Viaggi nel tempo” e una scelta delle sue favole “religiose”. Il libro così composto è pubblicato con il titolo riassuntivo di “Prologhi Viaggi Favole” ed è portato alle stampe dall’editore Giuseppe Carabba di Lanciano, dirigente della omonima e prestigiosa casa editrice abruzzese che vanta di essere stata la prima a pubblicare gli scritti del giovanissimo, appena diciassettenne, Gabriele D’Annunzio (1863 – 1938), “Primo vere” 1880 (considerata la minore età del futuro Vate, il contratto con l’editore lancianese fu stipulato dal padre Francesco Paolo D’Annunzio).

Come detto, gli altri due volumi pubblicati da Cardarelli nel 1931 sono le raccolte di saggi “Parole all’orecchio” e “Parliamo dell’Italia”, e in quest’ultimo troviamo dei testi di adesione al fascismo: “L’ignoranza appare grandissima negli oppositori” afferma, dove invece il poeta troverebbe un ritorno al classico, alla misura, a un ordine estetico e morale: “Ora sei la gloriosa,/decente veste dell’Italia nuova” ci dice nella poesia “Camicia nera” del 1933; tutto questo mentre l’Italia vive il periodo più NERO della sua storia, quando si prende la tessera di adesione al partito fascista come la comunione in chiesa, atteggiamento quello di Cardarelli comune quasi nella totalità dell’intellighènzia italica, che ha sicuramente impoverito la cultura italiana del primo novecento cui è mancata una poesia veramente resistenziale, un caso unico in Europa e nel mondo in condizioni dittatoriali. Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975) stesso racconta, sbagliando e grandemente, che in quegli anni si era tutti fascisti perché non si sapeva ci fosse altro: chi sapeva altro veniva ucciso sotto gli occhi mutamente complici di quell’Italia.

Professa apertamente anche di appartenere a un duro cattolicesimo romano “più antico, robusto […] né europeo, né spagnuolo”, cui dà una interpretazione austera, conservatrice: “Peccato è amare la carne indistintamente. Iddio, anche per questo, s’è preso il disturbo di domandarci che cosa ci piace. Ed è una domanda piena di tremenda precauzione. Egli ha messo quaggiù dei caratteri e delle figure precise.” scrive nella prosa “Errori di Don Giovanni”; ma, in realtà, sono proprio questi paradigmi che più si divertirà a trasgredire in letteratura, insaporendo i testi più significativi della sua opera: le regole in arte servono ad una vitale e utile contraddizione.

Nel volume pubblicato da Carabba si riconferma da parte del poeta la volontà di non separare il testo lirico dalla prosa, particolarità della costruzione dei suoi libri che lo contraddistingue dagli esordi, intendendo le sue prose come continuum del suo pensiero creativo che, però, cambia il suo aspetto formale, come un marino moto ondoso, come i diversi volumi delle maree: un processo letterario questo che trova la sua scuola più nota nella poesia francese dell’ottocento. Ed è così almeno fino al 1934 quando Vincenzo Cardarelli trova forza e motivo di separazione tra prosa e poesia nella silloge “Giorni in piena”. Di conseguenza pubblica nel 1939 per i tipi di Bompiani la raccolta di sole prose “Il cielo sulle città”. Negli anni successivi il poeta si dedicherà quasi esclusivamente a questo compito di selezione e divisione dei suoi testi già pubblicati.

Nel 1942 esce una autoantologia delle sue poesie che inaugura la prestigiosissima collana mondadoriana “I poeti dello Specchio”, cui Cardarelli ha dedicato gli ultimi tre anni del suo lavoro. Il 21 aprile riceve il “XX° Premio di Poesia dell’Accademia d’Italia”, ottenendo così la definitiva consacrazione di letterato e Maestro.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la già precaria salute del poeta peggiora ulteriormente. E, nonostante le già numerose pubblicazioni e i continui riconoscimenti, non migliorano neanche le sue condizioni economiche. Vincenzo Cardarelli fatica ad andare avanti e a mettere insieme il pranzo con la cena, ed è costretto spesso a chiedere aiuto a chi sente più vicino domandando piccole somme in prestito, denari che non gli vengono mai negati anche se non sarà mai in grado di restituirli. I più sollecitati dalle sue continue richieste di aiuto sono Emilio Cecchi e, ironia della sorte, Riccardo Bacchelli, per il quale nel 1985 il Parlamento Italiano varerà l’omonima legge (L. 440/1985) con lo scopo di sostenere con un sussidio di stato quei cittadini che hanno dato lustro alla nazione e che versino in condizioni di indigenza, ma che non sarà comunque utile al povero scrittore bolognese perché morirà prima che la norma divenga attuativa. Ma fortunatamente per Cardarelli, nonostante il suo difficilissimo carattere, molti gli sono vicini e si offrono di aiutarlo, come Carlo Carrà, Giorgio Morandi e lo sfortunato Filippo De Pisis, che vendono all’asta alcune loro opere per sostenerlo economicamente.

Nel 1948 Cardarelli si aggiudica il “Premio Strega” per il volume “Villa Tarantola” che raccoglie otto prose biografiche.

Nel 1949 viene chiamato alla direzione della rivista settimanale “La Fiera Letteraria”, una carica che è più onoraria che fattuale e che manterrà fino alla fine dei suoi giorni.

Il 30 dicembre del 1952 gli è conferita l’onorificenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Il 25 settembre del 1954 muore a soli 47 anni Vitaliano Brancati causa un incauto intervento chirurgico a torace aperto. Lo scrittore siciliano, forse, è l’unico vero amico riconosciuto dal poeta, che il giorno del suo funerale, stretto nel suo cappotto, che non toglie mai, che indossa inverno e estate come un sipario a coprire il suo corpo offeso – Cardarelli è affetto anche dalla malattia di Pott, la stessa infezione di cui avrebbe sofferto Giacomo Leopardi, che gli deforma la spina dorsale causandogli una progressiva e quasi totale paralisi –, pare si azzardi a dire, a difesa del ricordo dell’amico prematuramente scomparso, “Ma non poteva morire Moravia.” che è coetaneo di Brancati (Alberto Moravia, 1907 – 1990).

Nel 1954 a Cardarelli è assegnato il “Premio Napoli” per il volume “Viaggio di un poeta in Russia” – dove raccoglie le sue corrispondenze per il quotidiano “Il Tevere” insieme a proprie considerazioni di viaggio – ex aequo con Dino Buzzati (1906 – 1972) per la raccolta di racconti “Il crollo della Baliverna”, entrambi pubblicati per i tipi della Mondadori. Nei testi raccolti, che raccontano il suo viaggio del 1928, traspare da parte di Cardarelli un incipiente antisemitismo che, da lì a poco, avrebbe insanguinato e annerito l’intera Europa: “Ebrei che sfacchinano, pare impossibile, portando grossi rotoli di tela sulle spalle e sempre con quella palandrana lercia e nera, da antichi scaccini del Tempio, già divenuta per me una ossessione. Non soltanto a Varsavia, dove ce n’è trecentomila, ma in tutta la Polonia sembra non ci siano che ebrei.”

Le condizioni di salute del poeta peggiorano ulteriormente fino ad accelerare la sua vecchiaia. È estremamente malinconica ma reale l’immagine di Cardarelli che passa le sue giornate seduto ai tavoli del “Gran Caffè Strega” di Via Veneto, dove è portato praticamente a braccia dai molti che continuano a stagli vicino, letterati o semplici ammiratori, che, a turno, si occupano in qualche modo di lui, anche facendogli semplicemente compagnia ascoltando le sue lamentazioni o i suoi silenzi; come il portiere della pensione in cui ha una camera in affitto – che sta proprio sopra il “Gran Caffè Strega” –, che all’imbrunire si preoccupa di riportarlo nella sua stanza. Cardarelli è leggendario e mitologico in vita; è un vero monumento vivente che molti aspiranti scrittori chiedono di vedere appena arrivati a Roma, così incastonato nella sua povertà dentro l’oro della dolce vita felliniana: il regista romagnolo pensa pure di inquadralo in una scena del suo capolavoro, ma il destino del poeta gli negherà questa opportunità.

Vincenzo Cardarelli, al contrario di quello che si possa immaginare e raccontare nella “vulgata cardarellania”, in realtà non è mai stato abbandonato o trascurato in vita dai circoli letterari italiani, che lo hanno sempre avuto in grande considerazione come Maestro; ed è cullato anche dai giovani ed emergenti scrittori italiani, come Ennio Flaiano (1910 – 1972) ad esempio, forse il più assiduo e vicino al poeta negli ultimi anni della sua vita, quando Cardarelli passa le ore del giorno accanto ai tavoli dei bar di Via Veneto, come se quel lungo marciapiede fosse diventato la sua personale terrazza dal quale affacciarsi a rivedere il mondo, instancabilmente; mentre le sue notti insonni le passa tutte nella stretta confusione della sua camera in affitto, dove “il tanfo era insopportabile”: Flaiano riporterà vari di questi incontri con il poeta nei suoi articoli “romani”, poi riuniti nella raccolta postuma “La solitudine del satiro”. Lo scrittore pescarese nutre un sincero affetto “per quel signore che siede in pieno solleone col cappotto e col cappello”, che “non ha voglia di niente, neanche di morire”;  che il pittore Amerigo Bartoli, salace amico di Cardarelli, che nel 1930 come detto lo ha immortalato nel suo dipinto più noto, canzona scherzosamente coniando il celeberrimo sfottò “il più grande poeta morente”, con cui lo saluta a ogni loro incontro riattizzando il mugugnio del poeta.

Vincenzo Cardarelli è vero invece che con la vecchiaia si autoesclude dalla società o la frequenta con i suoi modi e i suoi tempi, istaurando con l’ambiente che lo circonda un rapporto elastico e utilitaristico. I suoi limiti sono caratteriali e psicologici, destrutturato probabilmente da una dolorosa e perniciosa infanzia e da una strascicata adolescenza, che più avanza l’età e più si fanno evidenti: Cardarelli sviluppa nel tempo una evidente misantropia. Ciò alimenta il mito, ancora resistente, del poeta negletto, decadente, che Cardarelli incorpora e interpreta pienamente: “Gli uomini che tengono un poco alla mia compagnia bisogna che si preparino a lasciarsi annullare.” ci avverte in una sua nota biografica.

Nel 1959 gli viene assegnato il “Premio Etna-Taormina”.

Vincenzo Cardarelli muore, povero e malato, al Policlinico Umberto I° di Roma il 15 giugno del 1959 all’età di 72 anni.

Si è già detto che l’opera e la figura del poeta di Corneto, in vita, hanno avuto una attenzione e rilievo assoluti nel panorama culturale italiano; come pure fino all’ultimo è stato continuativamente invitato a partecipare a premiazioni e manifestazioni culturali, soprattutto nella Capitale, a cui interveniva sempre volentieri, chiedendo anche in prestito degli abiti più consoni all’occasione.

La fama e il ricordo di Vincenzo Cardarelli scemano invece solo dopo la sua morte, come solitamente accade nel mondo rimasto solo dei superstiti che, al massimo, conservano ancora una vaga idea del personaggio più che del poeta.

Le luci sull’opera di Vincenzo Cardarelli, “Er  bronchetto  der  bisteccaro”, quindi si spegneranno immemori solo dopo la sua morte, dimenticato da un paese in pieno boom economico che inizia a credere solo a quello che vede e che riesce a comprare, dimenticando l’anima  tra gli scaffali lucenti di un divorante consumismo che inizia la conquista del territorio italiano proprio nella Roma felliniana, ne “La Dolce Vita” che nasce, spensierata e frivola, intorno ai resti quasi immobili del primo grande poeta del novecento italiano, cui Giuseppe Ungaretti, non a caso, dedica i “Finali di commedia” in “Allegria di naufragi” 1919: Cardarelli, insieme a Giuseppe Ungaretti appunto, è probabilmente il poeta italiano più moderno, più europeo, del primo novecento. La lingua di Vincenzo Cardarelli è fluida, veloce, “comprensibile”; è una corrente che prende dolcemente il suo lettore

Per rinverdire il ricordo del poeta, la città di Tarquinia nel 1963 istituisce il “Premio Traquinia-Cardarelli”, la cui giuria tecnica nella sua prima edizione è stata presieduta da Giuseppe Ungaretti e tra i suoi componenti vedeva anche la presenza di Leonardo Sinisgalli (1908 – 1981).

Il personaggio Cardarelli è ricordato, in ultimo, anche se in un breve scritto aneddotico, nel recente libro di Andrea Camilleri, “Esercizi di memoria” 2017, che da giovane studente aveva una camera in affitto sopra quella del poeta, sempre all’interno dello stabile adiacente il “Gran Caffè Strega” dove Cardarelli ha abitato gli ultimi anni della sua vita. Camilleri ricorda il caratteraccio e la scioccante immagine  di Cardarelli completamente intabarrato, cappotto, cappello di feltro, sciarpa e guanti, in pieno solleone.

Vincenzo Cardarelli riposa nei suoi resti terreni nel cimitero di Tarquinia, come desiderava stare, di fronte alla Civiltà degli Etruschi cui sentiva di appartenere.

Cardarelli è tra i poeti più moderni del primo novecento italiano ed europeo perché la sua lirica, sempre precisa e lucida, abbatte l’Io lasciandolo esamine, e non torna indietro a salvarlo.

Vincenzo Cardarelli nel chiuso del suo incurabile esistere solitario – “Fin da ragazzo ho amato le distanze e la solitudine.” ci informa nell’attacco della prosa “Villa Tarantola” – è riuscito lo stesso, dal suo stretto, concentrato osservatorio, a dirci della vita e delle sue cose, nello sgocciolio dell’aque, salvandola dalla corrente inutilità, raccontando e riscattando la spessa e fruttifera solitudine delle vite nate male perché rimaste incastrate negli egoismi degli adulti. Sacrificato. Salvo. Moderno come un classico. Vagabondo in terra. Stanziale in cielo.

 

“Sappiate dunque che io non ho usato la parola impassibilità nel senso di insensibilità o mancanza   

  di partecipazione alle cose del mondo e alle afflizioni umane. Impassibile è il poeta che, còlto

  dall’ispirazione, può volgerla indifferentemente su ogni aspetto come si diffonde la luce.”

 

LA POESIA

“La mia lirica (attenti alle pause e alle distanze) non suppone che sintesi.”

Vincenzo Cardarelli

Tristezza

Tra tanto d’affare che c’illude

creare un brivido è nulla.

Gettare tra opera e opera,

come un largo raggio pulviscolare

tra due montagne lontane,

una pausa di meraviglia;

scoprire nell’inconscio atto

la ferma presenza d’un rito;

e rasentando, mentre tu discorri,

qualche cosa che annulla ogni ragione

obbligarti a sostare –

che senso ha tutto questo?

Il mondo conosce le anime

ai varchi visibili e attivi.

L’avvenire s’apre

a precipizi davanti a noi.

Delle nostre epiche insonnie

il mondo non ne vuol sapere.

Offerto mi sono

in tante invisibili comunioni!

Spezzato mi sono

per tante anime accorte

celatamente

senza sapere il mio dono!

Rendendomi tutto,

in ogni momento,

come a Dio.

Andando senza lanterna,

non visto.

Andando come Colui

che va e viene

per vie introvabili nei nostri cuori.

 

Ma l’uomo che non vide nulla,

non opera non frutto non fatica,

sia pure assurda, compiuta,

aspetta sempre un segno ch’io non fò.

E se viene a parlarmi è come il cieco

che manda la sua faccia

sempre fuori del punto cui vuole,

e un poco anche le sue parole.

 

LA LETTURA:

Titolo: PROLOGHI

Serie: La biblioteca ritrovata

Autore: Vincenzo Cardarelli

Curatore: Clelia Martignoni

Pagine: 120

Editore: San Marco dei Giustiniani, Genova

Edizione: 2004

EAN: 9788874941452

 

L’OPERA

Pubblicazioni in vita:

Poesia:

  1. Giorni in piena, Novissima, Roma, 1934;
  2. Poesie, Roma, Novissima, 1936;
  3. Poesie (con una prefazione di Giansiro Ferrata), ristampa accresciuta, Milano, Mondadori, 1942;
  4. Poesie nuove (con una Lettera di V. Cardarelli e una Nota di G. Marchiori), Venezia, Neri Pozza, 1946;
  5. Poesie, ed. Fiumara, Milano, 1949.

Prosa e poesia:

  1. Prologhi, Studio Editoriale Lombardi, Milano, 1916;
  2. Viaggi nel tempo, Vallecchi, Firenze, 1920;
  3. Prologhi viaggi, favole, Carabba, Lanciano, 1931.

Prosa:

  1. Favole della Genesi, 1921;
  2. Terra genitrice, con un disegno di C. E. Oppo, La Terza Pagina, Roma,1924;
  3. Favole e memorie, Bottega di Poesia, Milano, 1925;
  4. II sole a picco (con ventidue disegni di Giorgio Morandi) Bologna, L’Italiano Editore in Bologna, 1929;
  5. Parliamo dell’Italia, Vallecchi, Firenze, 1931;
  6. Parole all’orecchio, Carabba, Lanciano, 1931;
  7. Il cielo sulle città, Bompiani, Milano, 1939;
  8. Solitario in Arcadia, Mondadori, Milano, 1947;
  9. Astrid, Romae, Roma, 1947;
  10. Villa Tarantola, Meridiana, Milano, 1948.

Epistolario:

  1. Lettere non spedite, Astrolabio, Roma, 1946.

Pubblicazioni postume:

Poesia:

  1. Invettiva e altre poesie disperse (a cura di B. Basi e V. Scheiwiller, con una Notizia di B. Blasi), All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1964;
  2. Poesie (a cura di E. Falqui), Alberto Tallone, Alpignano (Torino), 1971;
  3. Autunno, sei vecchio, rassegnati. Liriche inedite e primi abbozzi (a cura di C. Martignoni), Piero Manni Editore, Lecce, 1988.

Prosa e poesia:

  1. Prologhi, San Marco dei Giustiniani, Milano, 2004;

 Epistolario:

  1. Epistolario, a cura di B. Blasi e con una Introduzione di O. Macrì, ed. Ebe, Roma, 1988, (3 voll.);
  2. L’Epistolario Cardarelli-Bacchelli.  L’archivio  privato  di  una amicizia poetica, a cura di S. Morgani, Morlacchi Editore U. P., Perugia, 2014.

 Collezioni Antologiche:

  1. Opere complete, a cura di G. Raimondi, Mondadori, Milano, 1962;
  2. Opere, a cura di C. Martignoni, Milano, I Meridiani Mondadori, 1981.

LE FONTI:

I Meridiani: Vincenzo Cardarelli – Opere, a cura di Clelia Martignoni. Mondadori, Milano, 1981 .

La Solitudine del Satiro: Ennio Flaiano, Adelphi, Milano, 2004 .

Esercizi di memoria: Andrea Camilleri, Rizzoli, Milano, 2017 .

University of Toronto: Viaggi nel Tempo; https://archive.org/details/viaggineltempo00carduoft .

mcozzapoesie.altervista.org: Il sole a picco; http://mcozzapoesie.altervista.org/joomla/pdf/Cardarelli.pdf .

Università Ca’ Foscari di Venezia: L’io, il tempo, la parola., Tesi di Laurea di Matteo Tabacchi; http://www.academia.edu/27422882/Lio_il_tempo_la_parola._Analisi_tematica_dei_Prologhi_di_Vincenzo_Cardarelli .

WikipediA: Accademia d’Italia; https://it.wikipedia.org/wiki/Accademia_d%27Italia .

WikipediA: Alberto Moravia; https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Moravia .

WikipediA: Alberto Savinio; https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Savinio .

WikipediA: Aldo Palazzeschi; https://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Palazzeschi .

WikipediA: Alessandro Manzoni; https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Manzoni .

WikipediA: Alienazione parentale; https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_da_alienazione_genitoriale .

WikipediA: Amerigo Bartoli; https://it.wikipedia.org/wiki/Amerigo_Bartoli .

WikipediA: Andrea Camilleri; https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Camilleri .

WikipediA: Ardengo Soffici; https://it.wikipedia.org/wiki/Ardengo_Soffici .

WikipediA: Attilio Vallecchi; https://it.wikipedia.org/wiki/Attilio_Vallecchi .

WikipediA: Avanti!; https://it.wikipedia.org/wiki/Avanti! .

WikipediA: Benedetto Croce; https://it.wikipedia.org/wiki/Benedetto_Croce .

WikipediA: Benito Mussolini; https://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini .

WikipediA: Blaise Pascal; https://it.wikipedia.org/wiki/Blaise_Pascal .

WikipediA: Bonpiani; https://it.wikipedia.org/wiki/Bompiani .

WikipediA: Boom Economico; https://it.wikipedia.org/wiki/Miracolo_economico_italiano .

WikipediA: Caffè Aragno; https://it.wikipedia.org/wiki/Caff%C3%A8_Aragno .

WikipediA: Caffè Le Giubbe Rosse; https://it.m.wikipedia.org/wiki/Caff%C3%A8_Le_Giubbe_Rosse .

WikipediA: Canti Orfici; https://it.wikipedia.org/wiki/Canti_Orfici .

WikipediA: Carcere della Murate; https://it.m.wikipedia.org/wiki/Monastero_delle_Murate .

WikipediA: Carlo Carrà; https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Carr%C3%A0 .

WikipediA: Casa Editrice Carabba; https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_editrice_Rocco_Carabba .

WikipediA: Charles Baudelaire; https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Baudelaire .

WikipediA: Civiltà Etrusca; https://it.wikipedia.org/wiki/Etruschi .

WikipediA: Curzio Malaparte; https://it.wikipedia.org/wiki/Curzio_Malaparte .

WikipediA: Dino Buzzati; https://it.wikipedia.org/wiki/Dino_Buzzati .

WikipediA: Dino Campana; https://it.wikipedia.org/wiki/Dino_Campana .

WikipediA: Elio Vittorini; https://it.wikipedia.org/wiki/Elio_Vittorini .

WikipediA: Emilio Cecchi; https://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Cecchi .

WikipediA: Ennio Flaiano; https://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Flaiano .

WikipediA: Fascismo; https://it.wikipedia.org/wiki/Fascismo .

WikipediA: Federico Fellini; https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Fellini .

WikipediA: Filippo De Pisis; https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_de_Pisis .

WikipediA: Filippo Tommaso Marinetti; https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Tommaso_Marinetti

WikipediA: Friedrich Nietzsche; https://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Nietzsche .

WikipediA: Futurismo; https://it.wikipedia.org/wiki/Futurismo .

WikipediA: Gabriele D’Annunzio; https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_D%27Annunzio .

WikipediA: Giacomo Leopardi; https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi .

WikipediA: Giorgio De Chirico; https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giorgio_de_Chirico .

WikipediA: Giorgio Morandi; https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Morandi .

WikipediA: Giovanni Papini; https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Papini .

WikipediA: Giovanni Pascoli; https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pascoli .

WikipediA: Giuseppe Prezzolini; https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Prezzolini .

WikipediA: Giuseppe De Robertis; https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_De_Robertis .

WikipediA: Giuseppe Ungaretti; https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ungaretti .

WikipediA: Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana; https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_al_merito_della_Repubblica_italiana .

WikipediA: Il Tempo I; https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Tempo_(1917) .

WikipediA: Il Tempo II; https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Tempo .

WikipediA: Il Tevere; https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Tevere .

WikipediA: Impero Germanico; https://it.wikipedia.org/wiki/Impero_tedesco .

WikipediA: I Promessi Sposi; https://it.m.wikipedia.org/wiki/I_promessi_sposi .

WikipediA: Ivo Perilli; https://it.wikipedia.org/wiki/Ivo_Perilli .

WikipediA: La Dolce Vita; https://it.wikipedia.org/wiki/La_dolce_vita .

WikipediA: La Fiera Letteraria; https://it.wikipedia.org/wiki/La_Fiera_Letteraria .

WikipediA: La malattia di Pott; https://it.wikipedia.org/wiki/Malattia_di_Pott .

WikipediA: La Ronda; https://it.wikipedia.org/wiki/La_Ronda .

WikipediA: La Voce; https://it.wikipedia.org/wiki/La_Voce_(periodico) .

WikipediA: Legge Bacchelli; https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Bacchelli .

WikipediA: Leonardo Sinisgalli; https://it.m.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Sinisgalli .

WikipediA: Luigi Pirandello; https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello .

WikipediA: Misantropia; https://it.wikipedia.org/wiki/Misantropia .

WikipediA: Misoginia; https://it.wikipedia.org/wiki/Misoginia .

WikipediA: Mondadori; https://it.wikipedia.org/wiki/Arnoldo_Mondadori_Editore .

WikipediA: Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia; https://it.wikipedia.org/wiki/Mostra_internazionale_d%27arte_cinematografica .

WikipediA: Odissea; https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea .

WikipediA: Omero; https://it.wikipedia.org/wiki/Omero .

WikipediA: Palazzo Ca’ Foscari di Venezia; https://it.wikipedia.org/wiki/Ca%27_Foscari_(palazzo) .

WikipediA: Parlamento della Repubblica Italiana; https://it.wikipedia.org/wiki/Parlamento_della_Repubblica_Italiana .

WikipediA: Partito Socialista Italiano; https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Socialista_Italiano .

WikipediA: Plon (Editore); https://it.m.wikipedia.org/wiki/Plon_(casa_editrice) .

WikipediA: Policlinico Umberto I; https://it.wikipedia.org/wiki/Policlinico_Umberto_I .

WikipediA: Poliomelite; https://it.wikipedia.org/wiki/Poliomielite .

WikipediA: Premio Bagutta; https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Bagutta .

WikipediA: Premio Napoli; https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Napoli .

WikipediA: Premio Strega; https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Strega .

WikipediA: Prima Guerra Mondiale; https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale .

WikipediA: Riccardo Bacchelli; https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Bacchelli .

WikipediA: Rivoluzione di Ottobre; https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_d%27ottobre .

WikipediA: Roma; https://it.wikipedia.org/wiki/Roma .

WikipediA: Sibilla Aleramo; https://it.wikipedia.org/wiki/Sibilla_Aleramo .

WikipediA: Seconda Guerra Mondiale; https://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale .

WikipediA: Storia del Fascismo; https://it.m.wikipedia.org/wiki/Storia_del_fascismo_italiano .

WikipediA: Tarquinia; https://it.wikipedia.org/wiki/Tarquinia .

WikipediA: Umberto Boccioni; https://it.m.wikipedia.org/wiki/Umberto_Boccioni .

WikipediA: Università Ca’ Foscari di Venezia; https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_Ca%27_Foscari_Venezia .

WikipediA: Vallecchi; https://it.wikipedia.org/wiki/Vallecchi .

WikipediA: Vate; https://it.wikipedia.org/wiki/Poeta_vate .

WikipediA: Venezia; https://it.wikipedia.org/wiki/Venezia .

WikipediA: Vincenzo Cardarelli; https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Cardarelli .

WikipediA: Via Veneto (Roma); https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Vittorio_Veneto .

WikipediA: Vitaliano Brancati; https://it.wikipedia.org/wiki/Vitaliano_Brancati .

WikiquotE: Vincenzo Cardarelli; https://it.m.wikiquote.org/wiki/Vincenzo_Cardarelli .

RaiPlay: Dino Campana; https://www.raiplay.it/video/2017/06/LATTIMO-FUGGENTE-69e8f813-1b63-4461-9422-2a109c4b44c0.html .

RaiPlay: Vincenzo Cardarelli; https://www.raiplay.it/video/2017/05/LATTIMO-FUGGENTE-12acbece-49ae-4fd3-bdd5-ce25520dd7e7.html .

YouTube: Documentario su Vincenzo Cardarelli 1, La Selva delle Lettere, di Pupi e Antonio Avati; https://www.youtube.com/watch?v=342Sexev-zc&feature=youtu.be .

YouTube: Documentario su Vincenzo Cardarelli 2, La Selva delle Lettere, di Pupi e Antonio Avati;

https://www.youtube.com/watch?v=c6nwcxTYfTA&feature=youtu.be .

YouTube: Documentario su Vincenzo Cardarelli 3, La Selva delle Lettere, di Pupi e Antonio Avati;

https://www.youtube.com/watch?v=5Lm2IuJOsOw&feature=youtu.be .

YouTube: Documentario su Vincenzo Cardarelli 4, La Selva delle Lettere, di Pupi e Antonio Avati;

https://www.youtube.com/watch?v=l-3VW3KSbQo&feature=youtu.be .

YouTube: Documentario su Vincenzo Cardarelli 5, La Selva delle Lettere, di Pupi e Antonio Avati;

https://www.youtube.com/watch?v=eTVKNyz6u-E&feature=youtu.be .

YouTube: Documentario su Vincenzo Cardarelli 6, La Selva delle Lettere, di Pupi e Antonio Avati;

https://www.youtube.com/watch?v=gcVOVpHsSI0&feature=youtu.be .

www.archiviodelcinemaitaliano.it: La Primadonna; http://www.archiviodelcinemaitaliano.it/index.php/scheda.html?codice=SV%20496 .

www.comune.tarquinia.vt.it: Corneto Tarquinia; http://www.comune.tarquinia.vt.it/pagina3345_tarquinia-corneto.html .

www.iltempo.it: Flaiano: tutti lo citano pochi lo conoscono;

http://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2011/05/19/news/flaiano-tutti-lo-citano-pochi-lo-conoscono-842473/ .

www.rmfonline.it: Solitudine del poeta, di Maniglio Botti; http://www.rmfonline.it/?p=23512 .

www.scuolaromana.net: “Gli Amici al Caffè” di Amerigo Bartoli; http://www.scuolaromana.net/opere/ope162.htm .

www.utoronto.ca: University of Toronto; https://www.utoronto.ca/ .

asac.labiennale.org: XVII Biennale di Venezia (1930); http://asac.labiennale.org/it/documenti/mediateca/ava-ricerca.php?scheda=45599&nuova=1&Sidsupporto=45599&ret=%2Fit%2Fdocumenti%2Ffototeca%2Fava-ricerca.php%3Fscheda%3D50434%26nuova%3D1%26Sidopus%3D69750%26ret%3D%2Fit%2Fdocumenti%2Fmediateca%2Fava-ricerca.php%253Fscheda%253D45339%2526nuova%253D1%2526Sidsupporto%253D45339%2526ret%253D%25252Fit%25252Fdocumenti%25252Ffototeca%25252Fava-ricerca.php%25253Fscheda%25253D42013%252526p%25253D1 .

biografieonline.it: Vincenzo Cardarelli; http://biografieonline.it/biografia-vincenzo-cardarelli .

libreriamo.it: Dino Campana e Sibilla Aleramo;

http://libreriamo.it/libri/dino-campana-e-sibilla-aleramo-una-storia-damore-furibonda/ .

 

Contatti, notizie e istruzioni:

Il Fatto Teramano

Via della Cittadella 3-5

64100 Teramo

email: ilfattoteramano@gmail.com

Telefono: Christian Francia: +39 3492554719

email curatore: lafinestradelpoeta.curatore@gmail.com

La rubrica, che prevede una pubblicazione mensile per l’ultimo sabato del mese, apre alla possibilità di indicare opere di autori altri, pure a manoscritti inediti ma sempre in formato cartaceo, segnalati e fatti pervenire a proprie spese alla redazione e che, a insindacabile giudizio del curatore, potrebbero comparire nei prossimi appuntamenti. In caso di testi in lingue diverse dall’italiano, è necessario disporre i componimenti con una traduzione a fronte. Le raccolte inedite devono essere composte almeno di 30 poesie.

Il materiale non sarà restituito.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.