Ortona porta d’Oriente

Ortona porta d’Oriente

di Sergio Scacchia  –

“Ho cercato di rendere con un rispetto quasi filiale

il vibrare della vita nel grande mondo delle acque

e nei cuori di quegli uomini semplici

che da secoli ne attraversano le solitudini”.

(Joseph Conrad nelle sue memorie)

È una tappa obbligata per i turisti di giorno e le coppiette di sera, lo splendido castello aragonese ad Ortona a Mare alla fine della passeggiata, sul promontorio “La Pizzuta”. Da qui nei giorni limpidi si scorgono le Tremiti.

L’antico manufatto è ancora una possente costruzione fortificata a forma di quadrilatero, è parte mirabile delle mura fatte costruire dal capitano di ventura, Giacomo Caldora, che nel XV secolo si impossessò della città, potenziando la linea difensiva.

Affacciandosi dall’incredibile balcone sul mare si nota anche la nuova pista ciclo pedonale, pezzo importante della passeggiata sul percorso un tempo ferroviario che caratterizzerà, si spera presto, il nuovo parco della Costa dei Trabocchi.

Ortona è bellissima, arroccata su di un colle che si protende verso il mare. Una cittadina cantata dal grande D’Annunzio, ricca di storia, arte, cultura e tradizioni. Capire l’Abruzzo e la sua anima impone una sosta in questa bella cittadina che ha con le sue onde un legame atavico.

Moglie e marito giapponesi mi chiedono, con i loro soliti inchini maldestri, la cortesia di scattare una foto ricordo. Dietro le loro sagome innamorate, il castello con la sua mole imponente dall’obiettivo della macchina fotografica, sembra raccontare chissà quali leggende o intrighi orditi nei secoli. Una specie di maniero incantato kafkiano. Tutto bellissimo. È lo stupor mundi!

Quando arrivo qua, penso sempre a una cara e bellissima amica, Sabrina, che ha lasciato a causa dell’amore il sole dell’Adriatico, per tuffarsi nelle nebbie vivide del nord. Pensate che forza abbia il cuore che fa mille altre cose oltre che pompare vita dentro di noi.

Ho deciso per una breve sosta in piazza. Osservo la targa dedicata al poeta musicista Francesco Paolo Tosti. Questa è una figura che ha contribuito a rendere celebre nel mondo la cittadina ortonese. Era membro del famoso Cenacolo michettiano, insieme al Vate D’Annunzio, a Francesco Paolo Michetti, Basilio Cascella e altri.

Ma c’è anche la Storia, quella con la S grande della seconda guerra mondiale, quando la città divenne, suo malgrado, una piccola Stalingrado d’Abruzzo. Un museo interessantissimo racconta la vicenda bellica passata alla storia come “La Battaglia di Ortona”, un lungo e aspro combattimento con scontri tra le case, bombardamenti pesantissimi che rasero quasi al suolo il centro. Il museo è da non perdere, ha le testimonianze di momenti che hanno davvero segnato la vita di tutti.

Gruppi di ragazzi seduti al bar commentano le gambe lunghe e muscolose di una turista e i fianchi larghi e morbidi dell’amica. Un’arzilla signora serve caffè e saggezza con il suo modo di saper fare.

Ortona è il gomito affacciato nell’Adriatico, su cui il sole sorge, guardando al di là le terre di frontiera dell’ex Jugoslavia, Medio Oriente e Turchia, a condividere lo stesso condominio mediterraneo.

E la naturale ritrosia ortonese spesso fa i conti con la multiculturalità radicata già nelle sue origini. Gente ospitale quella di queste parti. Accadde che anni fa approdò anche qui un barcone della speranza pieno di poveri extracomunitari bagnati e sudici. Agli stupefatti abitanti sembrò di volare indietro di secoli, quando esuli orientali approdarono, nel IV secolo, su questi lidi dove forte era la cristianizzazione.

Qui era giunto il diacono Stefano, protomartire, anni dopo giustiziato con lapidazione per aver amato troppo il suo Maestro Gesù. Ricordo le battute finali dell’episodio negli Atti degli Apostoli, capitolo sette: “All’udire queste cose fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui, ma Stefano pieno di Spirito Santo fissava gli occhi al cielo e vide la gloria di Dio…”.

Memori di ciò anche questa volta gli ortonesi hanno accolto i poveracci usciti dalle acque, integrandoli nel tessuto sociale e accogliendoli non con elemosine, ma con proposte di lavoro e alloggi dignitosi.

Nel corso dei secoli gli stranieri sono passati di qua, attratti da una terra che nel tempo mostra il suo volto accogliente fatto di poche parole e di operosità condivisa, in una città dove i problemi di inserimento per lo straniero sono quasi azzerati.

Il porto dovrebbe essere uno tra i più importanti del Mediterraneo per la sua posizione baricentrica. Eppure, dicono alcuni impiegati degli uffici commerciali, è ancora una grande risorsa ma per problemi storici e politici non ha trovato la sua dimensione internazionale.

Ogni anno si parla della prossima nascita di grandi cantieri navali per yacht di lusso e di un allargamento della zona commerciale, ma poi non accade nulla di tutto ciò. Pensare che da qui si potrebbe far rotta per tutte le tappe d’Oriente.

Al contrario di Ancona, qui è mancato un imperatore come Traiano a dare impulso allo scalo così com’è accaduto per la città dorica delle Marche, famosa proprio per lo stile dei suoi capitelli.

In realtà la storia di Ortona è fatta di semplicità, pesca a mare e agricoltura in collina, lontana da grandi fermenti commerciali, lasciati quelli alla vicina Pescara. Ortona è città un po’anarcoide che ama il suo entroterra in cui persistono la cultura contadina e la religiosità tradizionale.

Da oltre sette secoli è gelosa custode dei resti terreni dell’apostolo Tommaso, simbolo dello scetticismo verso il Signore, ma anche d’impeti generosi e senso di sacrificio a Dio. C’è un Cammino dedicato al santo che, in sette giorni di trekking, porta nel cuore della Majella attraverso Lanciano, Guardiagrele e Sulmona.

Ortona è anche una città felice nella posizione, per niente lontana dai pellegrinaggi al Miracolo Eucaristico di Lanciano e alla Madonna dei Miracoli di Casalbordino dove la Vergine si degnò di apparire a un fedele, tal Alessandro Muzio, nel 1576 nel vicino borgo di Pollutri, nonché al Volto Santo di Manoppello, con un lembo di un’inedita Sindone abruzzese!

È inquietante in particolare questo velo custodito nel santuario dell’Ordine dei Cappuccini sul tabernacolo dell’altare maggiore. Dicono sia l’autentico panno col quale la Veronica coprì il volto di Gesù tumefatto e sanguinante. È un esempio sbalorditivo di “acheropita”, oggetto non realizzato da mani umane. Il viso di Gesù è a occhi e bocca aperti, contrariamente alla più famosa reliquia di Torino, dove il Cristo ha gli occhi chiusi.

Non è lontano neanche l’umile paese di Bucchianico, all’ombra dell’eterna montagna madre, la patria della vicenda umana di Camillo de Lellis, abruzzese rozzo e litigioso dell’inizio ottocento che dopo una sofferta conversione, pervase della sua umanità e dell’amore per il prossimo tutte le terre d’Abruzzo e gli ospedali della penisola, diventando maestro di carità fraterna.

Terra santa questa parte di regione! La tradizione e la presenza dei Benedettini hanno fatto fiorire ovunque luoghi dello spirito!

A proposito di chiese, è bella anche la medievale Santa Maria di Costantinopoli che conserva tele venete del Cinquecento, un bel portale duecentesco e un interno sorprendentemente barocco.

In tempi in cui intere città sono spazzate via per far posto ad anonimi insediamenti moderni e culture popolari millenarie sono messe da parte da modelli di esistenza che regalano una spaventosa ondata di materialismo, Ortona rimane fedele alle sue origini.

A tavola è gioia! In questo locale in cui mi hanno mandato, nel cuore dei Trabocchi, si cucina a vista davanti ai clienti. Niente di più bello. Con due padelle fra le mani lo chef fa “ballare” gli spaghetti al sugo dei frutti di mare. Ha promesso che mi farà assaggiare la sua specialità, la papalina di pescetti con bietole e borragine. Credo abbia in mente che io sia un emissario del Gambero Rosso venuto per valutare la cucina e proporla nella famosa Bibbia del gusto. Sarà una delusione quando glielo dirò a fine pasto.

Dicono sia difficile scrutare il firmamento in una notte blu. Colpa dell’inquinamento che impedisce ad esempio di vedere il volume inconfondibile della Via Lattea. Eppure io sto guardando transumare i punti gialli. Mi sto godendo da pazzi lo spettacolo del cielo gremito di stelle che sembrano dipinte, tanto sono grandi e vivide.

La volta celeste pare un velluto nero e gli astri hanno luminosità diverse, proprio come l’anima di ognuno di noi. Le strisce di luce lunare raggiungono tutto. Una prateria delle meraviglie immersa nella sua immensità!

Bussola di viaggio

Arrivare a Ortona:

Da Nord e da Sud – Dall’autostrada Adriatica A14 Bologna – Bari (da nord: in direzione di Ancona; da sud: in direzione Pescara), uscire a Ortona, proseguire in direzione Ortona svoltando sulla SP44 e poi sulla SS538 Marruccina.

Da Chieti – Prendere l’autostrada A14 in direzione Bari, uscire a Ortona

Da Pescara – Percorrere la SS16 in direzione di Chieti, continuare sull’Autostrada A14 in direzione Bari, uscire a Ortona.

Per mangiare ho preferito fare qualche chilometro, entrare nel cuore del Parco dei Trabocchi per mangiare dentro uno di questi gioielli marinari. Ce ne sono diversi, tutti molto buoni e con pesce freschissimo appena pescato. Mangiare in un trabocco non ha prezzo!

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