La posizione di “TERAMO 3.0” nel quadro elettorale teramano

La posizione di “TERAMO 3.0” nel quadro elettorale teramano

(Pubblichiamo l’intervista al Presidente dell’Associazione “Teramo 3.0”,

Christian Francia, apparsa domenica 6 maggio 2018 sul quotidiano La Città)

di Marianna De Troia

Il giudizio su Christian Francia, promotore della lista Teramo 3.0 non è certo unanime, o lo si ama o lo si odia. È il primo sostenitore della candidatura a sindaco di Gianguido D’Alberto, è un grande appassionato di politica oltre che marito dell’ex consigliere comunale d’opposizione Maria Cristina Marroni. È anche un profondo conoscitore dei meccanismi amministrativi, ma gli interventi a sua firma sul Fatto Teramano, irriverenti, dissacranti e il più delle volte ai limiti della querela per il frequente ricorso al dileggio personale di questo o quel personaggio politico e non, lo hanno reso inviso a molti degli attuali interlocutori impegnati a sfidarsi nelle prossime elezioni amministrative. Insomma per molti è considerato il neo politico di Gianguido D’Alberto, per altri il vero regista della sua operazione elettorale. È chiaro dunque che capire oggi sfumature e ambizioni del suo progetto, appare indispensabile anche per saper leggere la proposta di Gianguido D’Alberto:

Francia il suo appoggio a Gianguido D’Alberto appare una sorta di spauracchio agli occhi degli altri alleati e dei suoi estimatori. Le sue prese di posizione e le invettive lanciate dal suo blog con toni, spesso offensivi, verso i principali esponenti della scena politica teramana la rendono impopolare e scomodo. Lei si sente un boccone amaro?

La verità è spesso scomoda e io, dopo migliaia di articoli pubblicati, non ho mai ricevuto una sola sconfessione di quanto abbia scritto. Per mia regola morale non prendo mai posizione senza aver studiato a fondo la materia trattata, né mi spingo in invettive senza aver accertato, al di là di ogni ragionevole dubbio, la veridicità delle notizie che pubblico. Del resto, essendo un avvocato specializzato in diritto amministrativo, nonché funzionario pubblico che ha fatto esperienza ad ogni livello di amministrazione, dal Comune alla Provincia, dalla Regione al Parlamento, credo di poter vantare una conoscenza capillare della macchina amministrativa. La competenza e la professionalità sono gli unici lasciapassare per essere credibili presso l’opinione pubblica. Non credo di essere un boccone amaro, il boccone amaro lo ingoiano i nemici dell’interesse pubblico che non manco di fustigare.

Come può presentarsi in coalizione con il PD dopo aver definito molti dei suoi esponenti stupratori della legalità? Lo stesso D’Alfonso, verso cui lei non è mai stato tenero, così come Manola Di Pasquale, appoggiano il suo candidato sindaco. Pensa di dover essere più in imbarazzo lei o il PD?

Quando qualcuno bussa alla tua porta puoi aprire oppure no, ma l’Alleanza Civica e la candidatura a sindaco di Gianguido D’Alberto sono state definite già nel novembre scorso, mentre il PD ha deciso soltanto il 28 aprile di appoggiare il nostro candidato che, è appena il caso di ribadirlo, è integralmente civico. Quindi per me nessun imbarazzo, piuttosto credo siano imbarazzati gli stupratori della legalità i quali, nel caso appoggiassero il nostro progetto, dovrebbero nello stesso momento abbandonare ogni protervia istituzionale ed avviarsi chiaramente sulla strada inderogabile della legalità. Quanto a D’Alfonso e a Manola, io non giudico le persone, bensì le loro azioni, e le definisco per quello che sono, senza infingimenti. Se qualcuno ritiene che sbagli giudizio sono sempre pronto ad accogliere critiche ed insegnamenti da chiunque, ma non mi è mai capitato che chicchessia confutasse nel merito i miei giudizi, i quali non sono personali, bensì squisitamente professionali. Chiunque appoggi la candidatura di Gianguido è il benvenuto se lo fa in maniera disinteressata e al solo fine del perseguimento del bene collettivo: ogni secondo fine verrebbe immediatamente bandito. Il mio ruolo non è quello di essere tenero oppure duro, bensì quello di rappresentare una garanzia di serietà, di onestà e di competenza, tre pilastri che miglioreranno immediatamente i servizi comunali e faranno abbassare del 30% le tasse comunali.

Relativamente a questa fase elettorale pensa di essere più utile lei al PD o il PD a lei?

Spero che entrambi potremo essere utili a Teramo, sempre che il PD cambi totalmente il suo modo di agire nelle istituzioni, dove non ha certo brillato per competenza, per la qualità delle nomine, per l’azione legislativa, per visione strategica.

Lei ha nutrito molto apertamente dei dubbi sulla purezza e sulla genuinità del civismo di Giovanni Cavallari perché sostenuto ufficialmente da Giorgio D’Ignazio (e per proprietà transitiva da Paolo Tancredi) e ufficiosamente da Tommaso Ginoble. La stessa accusa non potrebbe essere ribaltabile a lei che ha spinto Gianguido D’Alberto ad accettare le primarie e poi l’alleanza con il PD? Peraltro anche sua moglie ha avuto dei trascorsi politici prima nella segreteria di Rocco Salini e poi di militanza accanto a Berardo Rabbuffo.

Teramo è stata distrutta dal gatto-tancredismo, un sistema di potere clientelare che ha soffocato ogni sviluppo e che si tramanda di padre in figlio, per cui la priorità assoluta è estirpare questo cancro politico e liberare le energie pulite di cui la città trabocca. Su questa base mi ha sorpreso Cavallari, con il quale ho collaborato intensamente durante la penultima consigliatura, perché ha inspiegabilmente cercato di tenere in vita il tancredismo che è già stato superato dalla storia. Ma non dispero che Giovanni possa unirsi al nostro progetto amministrativo, anche perché correre da solo vorrebbe dire soltanto fare testimonianza, mentre Teramo ha bisogno di gente competente che la amministri, come dimostra da cinque mesi il Commissario che ha risolto numerosi problemi incancreniti da anni, a riprova che Paolo Gatti aveva torto quando ripeteva che il commissariamento sarebbe stata una iattura per la città. È avvenuto l’esatto contrario: il commissario – non avendo posizioni politiche da difendere – amministra in maniera imparziale e professionale, garantendo la ripresa del funzionamento della macchina amministrativa, mortificata dagli appetiti di assessori incolti in cerca di stipendi pubblici e di clientele che alimentino i loro bacini elettorali. L’accettazione delle primarie, di natura esclusivamente civica, è stata l’unica maniera concreta per fare sintesi con Cavallari e mi dispiace che questa sintesi ancora non si riesca a raggiungere, ma confido che la si riesca a trovare prestissimo. Quanto a mia moglie, non è mai stata nella segreteria di Rocco Salini, bensì è stata assunta dal Senato della Repubblica come collaboratrice appena dopo essersi laureata in Lettere alla Sapienza di Roma nel 2001, a seguito di una selezione pubblica. Essendo l’unica teramana, si è trovata quasi casualmente a collaborare con Salini durante il suo mandato da senatore, ma dopo di lui ha collaborato con diversi altri senatori, fra i quali Lorenzo Piccioni, Angelo Cicolani e Carmelo Morra. Su Berardo Rabbuffo posso solo dire che è uno dei pochi politici nostrani dotato di coerenza e di autonomia intellettuale, essendosi coraggiosamente distaccato dal marcescente Modello Teramo sin dagli inizi della precedente legislatura regionale, per poi candidarsi coraggiosamente contro il centrodestra alle scorse elezioni comunali del 2014, laddove il suo sacrificio è stato determinante per ottenere il primo ballottaggio della storia cittadina. E non posso sottacere il fatto che Rabbuffo è uno dei pochissimi consiglieri regionali ad aver rinunciato al vitalizio, gesto di rarissima generosità che dubito avrebbero fatto tanti fra coloro che si professano disinteressati agli stipendi connessi alle cariche pubbliche.

All’inizio, quando voi civici vi siete presentati in conferenza stampa prim’ancora di individuare un candidato sindaco, non avete mai nascosto che Cavallari fosse nella rosa dei papabili candidati del vostro raggruppamento. Cosa vi spinge oggi a rinnegare l’apprezzamento che pure avevate nei suoi riguardi?

A febbraio la candidatura di D’Alberto era stata già decisa da mesi, anche perché Cavallari aveva abbandonato la politica attiva dal dicembre 2013. L’apprezzamento nei suoi confronti è di carattere umano, ma lo scopo principale della nostra Alleanza è sconfiggere il gattismo, non certo quello di strizzargli l’occhio, come sembra voler fare Giovanni che ci si fa fotografare assieme.

Se il PD fosse riuscito a esprimere una candidatura autorevole come quella del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino avreste spinto ugualmente Gianguido D’Alberto ad accettare le primarie?

Ovviamente no, il nostro è un progetto civico trasversale che rifugge ontologicamente le etichettature politiche e le appartenenze partitiche, per cui avrei senz’altro escluso primarie di centrosinistra, mentre al contrario vedevo bene le primarie civiche con Cavallari, sempre in un’ottica di sintesi che potesse ridurre le candidature ridondanti che servono solo a disorientare l’elettorato.

Qual’è l’anello di congiunzione tra la sua irriverenza e l’atteggiamento compassato e misurato di Gianguido D’Alberto?Le ha supplicato toni più moderati per questa campagna elettorale?

Ciò che ci unisce è la competenza amministrativa: anche Gianguido è un funzionario pubblico stimato e apprezzato da chiunque lo conosca, con un curriculum di altissimo profilo, un’anagrafe invidiabile (ha 12 anni di meno del candidato sindaco del M5S), un’esperienza importante di nove anni sui banchi del consiglio comunale (5 da vice capogruppo e 4 da capogruppo). Per cui la sua è una candidatura ideale per incarnare la buona amministrazione di cui Teramo ha assolutamente bisogno. Quanto alla mia irriverenza, la ritengo essenziale per svolgere al meglio il ruolo di oppositore, ma non è più utile nel momento in cui ci si prefigge di diventare maggioranza di governo. Ed è obiettivo di qualunque opposizione aspirare all’alternanza per offrire una diversa visione rispetto a quella che ha già governato producendo danni incalcolabili.

Il suo pronostico elettorale?

Morra 30%; D’Alberto 25%; Rocchetti 20%; Di Dalmazio 10%; Covelli 7%; Cavallari 7%; Cardelli 1%. Al ballottaggio vincerà la discontinuità perché i teramani non ne possono più delle acclarate incapacità già sperimentate durante la cattività gattiana.

Per lei sarebbe ipotizzabile, a un eventale secondo turno, un accordo con i 5 stelle? Ha provato a ragionarne con il deputato Fabio Berardini?

Abbiamo già tentato un accordo strutturale fra forze civiche e M5S, ma i tempi non erano maturi. Già oggi, però, dopo la lezione del Molise e del Friuli i grillini potrebbero aver maturato una maggiore duttilità che potrebbe produrre risultati importanti sia per le elezioni regionali dell’Abruzzo e sia in ottica ballottaggio al Comune di Teramo. Mai nella storia d’Italia un singolo partito ha governato da solo, per cui le alleanze sono necessarie se si vuole dimostrare in concreto una capacità di cambiare i destini della collettività. Del resto Berardini è stato compagno di banco di mia moglie in consiglio comunale, per cui i rapporti sono ottimi e molti sostenitori di Teramo 3.0 hanno una sensibilità vicina al M5S, anche sulla scorta del pessimo giudizio nei confronti sia del centrodestra che del centrosinistra.

Inutile sottolineare ancora la sua capacità di critica e demolizione. È acclarata. In politica serve anche l’opposto. Sente di poter garantire la capacità di costruire qualcosa insieme a qualcuno come a un certo punto, in caso di vittoria, sarà necessario? Se sì, cosa reputa indispensabile e possibile fare a Teramo?

Io di professione sono un risolutore di problemi amministrativi, per cui è ovvio che auspico fortemente di poter costruire una maggioranza competente ed efficace nella soluzione delle problematiche cittadine.

Indispensabile è il risanamento delle entrate tramite l’istituzione dell’UREC, Ufficio Riscossione Entrate Comunali, e il ripristino del sistema degli appalti (il 77% degli appalti teramani viene affidato in maniera fiduciaria) che è bloccato illegittimamente da dieci anni: solo questo consentirà l’immediato abbassamento del 30% delle tasse comunali a beneficio dei cittadini e delle imprese. Dopodiché siamo molto legati al progetto di rendere l’Ipogeo di Piazza Garibaldi sede dell’Enoteca Regionale, all’idea di dare una specifica vocazione musical-culturale al quartiere di Santa Maria a Bitetto (con il recupero in funzione culturale del Mercato coperto, del Monastero di San Giovanni come sede del Braga e ovviamente del Teatro romano). Ma soprattutto riteniamo urgente e imprescindibile la realizzazione della strada pedo-ciclabile Teramo-San Nicolò che darà alla città una mobilità alternativa, congiungendo il centro cittadino con lo Stadio, il Centro commerciale e le strutture universitarie limitrofe, oltre che con la frazione più popolosa del Comune, San Nicolò, che per la prima volta potrà vantare un sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, il quale riporrà la massima attenzione alla centralità delle frazioni proprio perché ci vive.

2 Responses to "La posizione di “TERAMO 3.0” nel quadro elettorale teramano"

  1. Farfallina   7 maggio 2018 at 10:32

    La Cardelli all’1% mi sembra un po’ troppo!
    Candidata del M5S solo per uscire dall’anonimato.
    Dopo avere ingannati i propri elettori si ripropone con una una nuova veste. Il partito non ha importanza…
    Basta esserci! Chi ha memoria, può esercitarla.

  2. Mamma   7 maggio 2018 at 15:15

    Mi fido di te!!

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