Giovanni Cavallari: il candidato sindaco di Teramo sponsorizzato da Paolo Tancredi e Tommaso Ginoble

Giovanni Cavallari: il candidato sindaco di Teramo sponsorizzato da Paolo Tancredi e Tommaso Ginoble

di Christian Francia  –

Mi dispiace che Giovanni Cavallari abbia subito una mutazione genetica. Mi dispiace perché è un amico del quale ho condiviso le battaglie politiche fino al 2013, quando decise per motivi mai chiariti (né pubblicamente, né tantomeno privatamente) di ritirarsi dalla vita politica.

Giovanni ha combattuto fino al 2013 il sistema di potere teramano, un sistema tenuto in piedi da due gambe: Paolo Tancredi e Paolo Gatti. Oggi, ma solo oggi, tutti concordano nel definire fallimentare quel sistema clientelare.

Per quattro lunghissimi anni e mezzo Cavallari ha serbato un rigoroso silenzio nella vita pubblica cittadina, un silenzio che era il contrario dell’impegno politico, ma che è stato confacente ad un uomo che aveva deciso di appendere le scarpe al chiodo.

Alle elezioni del 2014 Cavallari era assente:

– era assente mentre l’associazione “Teramo 3.0” combatteva con il fucile in mano contro i padroni della città;

– era assente mentre un caparbio Berardo Rabbuffo combatteva con il fucile in mano contro i padroni della città;

– era assente mentre un generoso Valdo Di Bonaventura combatteva con il fucile in mano contro i padroni della città;

– era assente mentre un ostinato Vincenzo Cipolletti combatteva con il fucile in mano contro i padroni della città.

Dal 2014 al dicembre 2017 la guerra politica comunale è stata feroce e non ha conosciuto tregua, con una barricata a dividere i Gatti e i Tancredi (che difendevano il fortino delle loro clientele) dal resto della città che lottava per la liberazione dalla cattività familistica e amorale.

Se il sindaco gatto-tancrediano è caduto dopo tre anni e mezzo di consiliatura non è stato per un miracolo venuto dall’alto, bensì per il lavoro indefesso di un’opposizione durissima e senza sconti che la consigliera comunale di “Teramo 3.0” Maria Cristina Marroni ha condotto giorno per giorno al fianco di uomini chiamati ad esempio Gianguido D’Alberto e Fabio Berardini (con pochissimi altri).

Cavallari restava un amico che aveva abbandonato il terreno di scontro per vivere serenamente la sua vita privata.

Due mesi fa apprendevamo a mezzo stampa che Cavallari volesse imbracciare di nuovo il fucile e tornare sul campo di battaglia. La notizia ci ha reso felici per lo spessore umano del soggetto e per la sua esperienza, ma sono rimasto personalmente contraddetto dal fatto che – dopo quattro anni e mezzo di panchina – Giovanni pretendesse di rientrare in campo con la maglia da titolare senza mai essersi allenato per tutto questo tempo.

Ci ho parlato, ho cercato di convincerlo, ma purtroppo non ho avuto alcuna soddisfazione perché l’ambizione del personaggio era riemersa in maniera virulenta e perniciosa: “Cavallari über alles”, Cavallari al di sopra di tutto.

Pur contraddetto da una simile boria, che non gli conoscevo, ho cercato razionalmente di comprendere quale fosse il criterio in base al quale si dovesse sposare la sua causa piuttosto che quella di chi aveva portato la carretta dell’opposizione per tutto il tempo nel quale lui era rimasto in disparte.

Ma non ho avuto risposta. Poi pian piano i rumors sussurravano di un appoggio incondizionato di Tommaso Ginoble, pessimo personaggio fortunatamente seppellito dal suo stesso partito, pessimo personaggio che credevo oramai lontanissimo dal modo di pensare di Giovanni. Ma sbagliavo.

Dopo ancora qualcuno ha iniziato a sussurrare che pure Paolo Tancredi appoggiasse la candidatura a sindaco di Giovanni Cavallari e l’ho ritenuta una battuta da osteria, peraltro di pessimo gusto. Questo fino a quando lo stesso Cavallari, sempre a mezzo stampa, non ha dichiarato di desiderare l’appoggio di Tancredi, appoggio che dopo qualche settimana è infatti arrivato per bocca del fido Giorgio D’Ignazio, portavoce ufficiale del tancredismo.

A quel punto tutto è stato chiaro: Cavallari ha subito una mutazione genetica ed è entrato a piedi pari nel sistema di potere che lui stesso aveva combattuto strenuamente fino al 2013.

Un noto intellettuale teramano, che gode della mia stima, in una riunione politica di qualche giorno fa ha definito Cavallari un “àscaro”, nome dato in tono spregiativo a quei politici “privi di un preciso programma o indirizzo politico”.

Prendo a prestito la definizione che faccio mia: Cavallari oggi si è ufficialmente candidato a sindaco di Teramo dichiarando alle telecamere di voler risollevare le sorti di una città da lungo tempo sofferente.

Ma nessuno gli ha ancora domandato come pensi di poter risollevare le sorti di Teramo se accetta l’abbraccio soffocante di gente come Tommaso Ginoble e il bacio della morte di gente come Paolo Tancredi.

Non è solo questione di coerenza con il proprio passato, è questione di pratica elementare: se ti appoggiano coloro che hanno già sfasciato Teramo senza portare un beneficio che sia uno, senza trovare un finanziamento che sia uno, senza risolvere un problema che sia uno, come pensi di riuscire nell’impresa?

Possibile che Giovanni sia così illuso da pensare di non essere una pedina usata dai capibastone per ripulirsi la faccia?

Possibile che Giovanni sia così illuso da pensare di poter realizzare una rivoluzione amministrativa a dispetto del suo pantheon politico di riferimento?

Evidentemente questi anni trascorsi in disparte devono averlo annoiato a tal punto da fargli perdere il lume del senno, tanto che oggi appare davvero convinto di ciò che pronuncia.

E sono davvero dispiaciuto che una persona rispettabile abbia subito un’ipertrofia dell’ego talmente incontrollabile da pretendere che tutti debbano allinearsi sul suo nome a prescindere, come se il tempo non fosse passato, come se ci trovassimo ancora al dicembre 2013, come se nel frattempo il campo di battaglia politica teramana non avesse contato morti e feriti, come se non ci fossero eroi e decorati che godono della stima collettiva proprio perché hanno già contribuito a liberare Teramo da un centrodestra inqualificabile.

Né Cavallari può contare sul mero dato numerico: perché se avesse almeno fatto leva su un esercito più numeroso rispetto alla candidatura di Gianguido D’Alberto, in tal caso la legge del più forte avrebbe – in ipotesi – potuto fare premio sulla qualità, sulla competenza, sulla coerenza (tre pilastri che ergono D’Alberto a candidato ideale della discontinuità amministrativa rispetto al centrodestra uscente). Nemmeno questo.

Cavallari ha schierato una lista civica della quale nemmeno si conoscono i nomi e si è presentato in un bar cittadino solo oggi 21 aprile, mentre al contrario D’Alberto si è presentato parecchio tempo fa con un comitato di appoggio di ben 70 membri (i cui nomi e cognomi sono stati diffusi sulla stampa) e con un’Alleanza Civica che conta diverse Liste Civiche e che ha riempito la Sala Polifunzionale della Provincia già un mese or sono.

Senza contare la generosa disponibilità di Gianguido D’Alberto a svolgere le primarie proprio contro Cavallari, all’unico fine di operare una sintesi nel campo di coloro che hanno combattuto il gatto-tancredismo.

Nemmeno dopo questa disponibilità, fin troppo generosa nei confronti di un ex politico che rientrava comodamente in partita dopo che altri si erano consumati le ginocchia dentro le trincee, Cavallari è stato ricondotto a più miti consigli ed ha avuto anzi l’improntitudine di chiedere nuovamente a D’Alberto di fare un passo indietro per appoggiare lui.

E nuovamente la bislacca richiesta è stata articolata in assenza di un criterio che sorreggesse l’ipotesi.

Perché se ci si richiama al criterio dell’anagrafe D’Alberto ha 11 anni in meno rispetto a Cavallari.

Se invece ci si richiama al criterio della competenza la partita non si può nemmeno disputare in termini di lauree, master, dottorati ed esperienza da funzionario pubblico che D’Alberto può vantare.

Se poi ci si richiama al criterio dell’esperienza politica, anche in questo caso D’Alberto primeggia e soprattutto non ha mai smesso di tirare la carretta dell’opposizione da nove anni a questa parte.

Se infine ci si volesse richiamare al criterio della novità è evidente che Cavallari avrebbe comunque meno smalto e più ruggine rispetto a D’Alberto.

Per cui niente da fare: Cavallari è preda di una smisurata ambizione personale di cui non lo ritenevo capace, ma che evidentemente i suoi compagni di viaggio Ginoble e Tancredi hanno saputo vellicare al punto da essere riusciti a modificare geneticamente una persona rispettabile.

Gli auguro comunque buon viaggio per la sua difficile campagna elettorale, nella quale dovrà convincere i teramani che la continuità con il sistema di potere che li ha affamati fino ad oggi sia la strada migliore per il futuro di Teramo.

9 Responses to "Giovanni Cavallari: il candidato sindaco di Teramo sponsorizzato da Paolo Tancredi e Tommaso Ginoble"

  1. Pino D'Ignazio   21 aprile 2018 at 18:12

    Già molto deludente e se penso di averlo apprezzato molto ed anche difeso in alcune circostanze la delusione è ancora più grande….

  2. Carlo D.T.   21 aprile 2018 at 23:16

    Christian Francia se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. La capacità di raccontare la verità e il coraggio di pubblicarla.
    Gli altri pseudogiornalisti nemmeno hanno le palle per fare semplici domande tipo:
    – Minosse, ma lei non avrebbe dovuto dimettersi dopo che il suo PD a livello provinciale è crollato 5 punti percentuali sotto alla già penosissima media nazionale?
    – Minosse, ma se il PD sostiene a spada tratta le primarie e Cavallari si è cagato sotto e non vuole farle, per quale motivo lei è venuto alla presentazione della candidatura a sindaco di Cavallari? Non lo ritiene offensivo per i suoi iscritti?
    – Cavallari, non la imbarazza l’appoggio di Tancredi? Crede che Tancredi possa offrire un contributo positivo per rilanciare Teramo dopo aver comandato consecutivamente con vari membri della sua famiglia da 13 anni a questa parte?
    – Cavallari, ma se lei si è cagato sotto all’idea di fare le primarie contro Gianguido D’Alberto, a quale titolo pretenderebbe che il PD la appoggiasse?
    – Cavallari, ma la sua candidatura è in continuità con l’amministrazione uscente? E se no, come giustifica l’abbraccio politico con Paolo Tancredi? Cosa è cambiato rispetto a quando lei faceva il capogruppo dell’opposizione in consiglio e osteggiava Tancredi, rispetto ad oggi?

  3. Anonimo   22 aprile 2018 at 1:20

    Sono contraddetto

  4. Simone   22 aprile 2018 at 9:10

    Ma come si fa a votare Giovanni Cavallari che è scomparso da oltre 4 anni dalla politica teramana? Gianguido D’Alberto è stato in prima linea in tutti questi anni a contrastare il centro destra e nessuno dimentica il suo impegno durante la neve e il terremoto del gennaio 2017 mentre gli altri politici di opposizione non hanno alzato nemmeno un dito… Sono vergognosi gli appoggi politici che ha Cavallari, persone che lui fino al 2013 ha combattuto e che ora sono suoi angeli custodi… Vergogna! Non perdiamo quest occasione perché D’Alberto è il meglio che questa città può offrire per integrezza morale e preparazione culturale e politica al di sopra di tutto. Forza Gianguido.

  5. Cittadino delusissimo da Cavallari   22 aprile 2018 at 11:05

    Cavallari è stato messo in gioco per dividere il centrosinistra e far rivincere il modello Teramo. La regia è di Gatti con l’assenso di Mariani. Di nuovo il comune di Teramo è diventato terra di conquista. Si sta ripetendo l’operazione Graziella Cordone delle passate amministrative. Cavallari lo sa benissimo e aspetta l’osso. Anche nei 5 stelle hanno messo degli infiltrati…

  6. Lanfranco Lancione   22 aprile 2018 at 15:03

    Vorrei permettermi di aggiungere una piccola ma non secondaria precisazione sulla definizione di “Ascaro”. Gli Ascari, intesi come corpo combattente, era composto esclusivamente da mercenari………del tipo io do una cosa a te a tu dai una cosa a me …….facciamo a capirci!

  7. Anonimo   22 aprile 2018 at 21:47

    Mi pare davvero inoppugnabile ciò che Francia argomenta in riferimento a Cavallari: tra l’altro detto con estrema discrezione e direi, persino, con molta eleganza: a questo punto mi verrebbe quasi di dire: Cavallari, essendo difficilmente smontabile questo quadro che viene fatto intorno alla sua persona, non è sfiorato dal dubbio che lei sta giocandosi la faccia per una improbabile elezione a sindaco? Per essere ancora più chiaro: i sindaci passano, la propria affidabilità, se viene dimostrato che non è aderente ai principi etici praticati, resta no !?!?

  8. onestà e verità   23 aprile 2018 at 8:55

    E’ vero. Anche nei 5 stelle ci sono infiltrati. E sanno muoversi molto bene.

  9. Marco   23 aprile 2018 at 15:42

    Articolo stupendo.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.