Il barocco della montagna teramana: arte in pericolo

Il barocco della montagna teramana: arte in pericolo

di Sergio Scacchia  –

Spesso i quotidiani d’Abruzzo pubblicano articoli che parlano di opere d’arte spesso trascurate nella nostra martoriata regione. Ricordo, tempo fa, una lettera accorata di un giornalista dell’Italia settentrionale che amava l’Abruzzo e spesso soggiornava nella nostra regione, affascinato dai panorami e dalle bellezze dell’arte sacra.

Il reporter si lamentava che tutte le chiese più belle, con le opere immortali al loro interno, erano chiuse e non era facile procurarsi le chiavi. Tutto vero. Il turismo soprattutto nei borghi di montagna del teramano, è inadeguato alla domanda ricorrente di chi vuol conoscere le nostre bellezze.

E non solo in montagna. Spesso, delle chiese di grande valore artistico, facilmente raggiungibili, sono chiuse anche in periodi di feste, come accade ad esempio a Ronzano con il capolavoro romanico di Santa Maria o a Canzano con San Salvatore.

Anche vero però che imperversano ladri spietati, i quali approfittano delle aperture dei luoghi sacri e della mancanza di adeguati sistemi di allarme per rubare tutto con facilità.

È accaduto diversi mesi fa a Fioli, nel cuore dei Monti della Laga, dove la chiesa di San Martino, santo protettore delle Armi Italiane, è stata depredata, anzi saccheggiata indegnamente. Il piccolo tempio risale alla seconda metà del ’400, restaurato intorno alla fine del ’600. Contiene una pietra antichissima che custodiva gli oli sacri, diverse statue lignee di pregio e una preziosa acquasantiera in legno e pietra.

Esperti studiosi volevano trasportare queste antichità a Roma per restauri ma i pochi abitanti, subodorando inganni, si opposero fortemente. Una statua della Madonna delle Nevi in restauro manca da diversi anni, così dicasi per il piattino con gli occhi di Santa Lucia che, portato a Chieti, sembra che ancora non abbia ritrovato la via di casa.

La chiesa è costruita sopra un antico ossario. Infatti, al centro dell’unica minuscola navata, si vedono ancora buche per sepoltura, forse utilizzate durante la tremenda carestia del 1817. In quegli anni difficili i morti venivano sepolti in chiesa, in una fossa comune, nella quale i corpi venivano calati.

L’anno scorso a subire l’azione dei malviventi, prezzolati da falsi amanti dell’arte, fu la chiesa di Santa Maria a Padula, pochi chilometri oltre.

Peccato perché i borghi delle nostre montagne, per molti mesi l’anno semi abbandonati, nascondono gioielli di architettura sacra al cui interno si trovano quadri, opere in pietra o preziosi altari di legno intagliato.

Questi ultimi sono l’espressione mirabile di un barocco di matrice veneto-friulana, adattato al gusto abruzzese, opere in gran parte realizzate tra il ’600 e il ’700.

Un itinerario ideale parte, ad esempio, dalla chiesa di San Rocco a Montorio al Vomano, con i suoi quattro monumentali altari lignei. Sono il frutto della maestria senza tempo di artigiani intagliatori. Il più bello è sulla parete di fondo, dove si ammira anche una tela dedicata all’Ultima Cena di Gesù.

A Fano Adriano un portale di sobria bellezza introduce nella cinquecentesca chiesa dei S.S. Pietro e Paolo. Oltre agli altari meritano attenzione i preziosi arredi interni tra i quali l’importante organo del ’700 e il bel soffitto a cassettoni dipinto d’azzurro. Poi, uscendo dalla chiesa, si può bere un’acqua diuretica e leggermente acidula che sgorga dall’antica fonte trecentesca della Cannelecchia. Bere ogni giorno per almeno un mese quest’acqua a digiuno, sembra abbia il potere di disintossicare le vie biliari.

San Nicola a Piano Vomano regala altari arricchiti da statue secolari provenienti dall’omonima pieve medievale di Colle del Vento.

La parrocchiale di Tottea ha la suggestiva facciata in arenaria, il tetto a capanna e il sobrio altare dagli artistici ornamenti intagliati. Nell’antico villaggio si trovano un Ecomuseo e un Centro di documentazione del Parco Gran Sasso e Monti della Laga.

Merita una visita anche la piccola chiesa di Santa Maria Apparente di Alvi del 1300, con interessanti affreschi del XVI secolo. Il tempio fu edificato grazie ai frati dell’Ordine di San Bernardino.

Altri luoghi dove scoprire il barocco di montagna sono: Sant’Andrea di Cervaro, con un soffitto ligneo interamente dipinto; San Giovanni Battista nel paese degli scalpellini, Frattoli, con il suo inaspettato portico seicentesco delle “logge” e il non plus ultra dell’arte, a Cesacastina, con la chiesa dei S.S. Pietro e Paolo.

Qui gli occhi gioiranno vedendo l’altare maggiore del ’700, dedicato al Sacro Cuore, sulla cui cima troneggia un Padre Eterno Benedicente. La chiesa seicentesca è a forma di croce con il campanile a vela e a tre campane, chiuso in alto da due eleganti volute del trecento.

Al suo interno si custodiscono un prezioso calice d’argento smaltato e inciso del quattrocento e una croce processionale dello stesso periodo, di bottega aquilana.

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