TerAmo PerNiente

TerAmo PerNiente

di Christian Francia  –

Che strano Paese il nostro. Un Paese dove Berlusconi, un pregiudicato per maxi frode fiscale da oltre 300 milioni di euro, uomo vicino da almeno trent’anni ad ambienti mafiosi e che ha pagato mensilmente quella mafia che ha ucciso Falcone e Borsellino per intenderci, un simile delinquente è stato accolto dal Capo dello Stato con tutti gli onori che si devono al leader di un partito politico.

Che strano il nostro Paese, così pieno di contraddizioni. E che strano è il popolo di questo Paese. Agli italiani piace vincere facile; piace un sacco rivestire ruoli importanti; la targhetta davanti alla porta vale più di qualsiasi gesto che possa far sì che ti ricordino, un giorno, come una persona perbene.

Il costume italico è incline al desiderio di possedere tutto, di sentirsi il capo a tutti i costi, di avere la targhetta sulla porta più grande di tutti gli altri, ma troppo spesso indulge al malvezzo di fare la tragedia, di piangere e lagnarsi quando non riesci a barcamenarti e a portare a termine ciò per cui ti hanno dato la targhetta da supercapo.

Negli altri Paesi occidentali, se hai un compito di responsabilità e non riesci a portarlo a termine, ti fai da parte in silenzio, discretamente e chiedendo scusa. E magari ti allontani per un paio di settimane per la vergogna (vedi Inghilterra, Germania, Francia, ecc.).

Da noi no. Qualche giorno fa un articolo del quotidiano Il Messaggero, a firma di Maurizio Di Biagio, riportava dichiarazioni dell’Amministratore Delegato della “Teramo Ambiente S.p.A.”, Pietro Pelagatti.

Sappiamo bene che in Italia, e così pure in Abruzzo, e così pure a Teramo, le società partecipate dagli enti pubblici sono state inventate per essere spesso soltanto degli uffici di collocamento abusivi, per politici senza spina dorsale che vivono di clientelismo.

Ciò non toglie che ne esistano comunque di buone, funzionanti ed efficienti. E per renderle tali c’è assoluto bisogno di una governance seria, irreprensibile e professionale. Anche su questo blog spesso si è sparato sulla Te.Am., ma a viso scoperto. Ci siamo sempre presi le responsabilità di ciò che abbiamo affermato e di ciò che abbiamo più volte chiesto.

Negli anni recenti si sono succeduti, sulle poltrone di Presidente ed Amministratore Delegato, sedicenti uomini della provvidenza, che avrebbero dato finalmente una bella inquadrata a tutto, che avrebbero portato la loro esperienza per migliorare le cose.

Ricordo che la Te.Am. è una Società di Servizi che si occupa di Raccolta rifiuti, pulizia strade, Verifica Impianti Termici, Servizi Cimiteriali e Servizi TIA/TARI. Come Amministratore Delegato di un’azienda così è necessario quantomeno un avvocato, o un commercialista, oppure magari un ex Colonnello della Guardia di Finanza, quale è appunto Pelagatti.

È consentito, senza aver previamente sottoscritto le proprie dimissioni, che il capo della Te.Am. qualifichi i suoi dipendenti, senza escluderne nessuno, come figli di una marchetta politica? Cioè a dire che i dipendenti tutti sarebbero stati partoriti da un amplesso a pagamento tra la puttana (il futuro dipendente) ed il cliente (il politico che fa assumere).

Pelagatti spara a zero per farsi bello: “In passato sono state fatte le cosiddette marchette politiche con assunzioni senza concorso che gridano vendetta, forse anche per questo hanno chiamato me”.

Ah sì? E chi ti ha chiamato, di grazia? La Divina Provvidenza? Ti è apparso un Santo in sogno? O è sempre per espressione politica che Pelagatti è al lavoro da più di un anno in Te.Am.? E quei politici che ce lo hanno chiamato sono forse diversi da quelli che facevano le marchette? Non sarà mica che quei politici sono gli stessi che facevano le marchette?

Vorrei sommessamente ricordare, con riferimento alle assunzioni fatte senza concorso, che la Te.Am. è nata nel 1996 e che fino al 2004 era legittimamente consentito effettuare assunzioni senza alcuna selezione pubblica, cioè fino alla legge regionale Costantini-Pagano.

Dal 2008, poi, anche la legge nazionale ha reso obbligatoria l’evidenza pubblica per poter assumere personale all’interno delle società partecipate, pur senza i crismi del concorso pubblico vero e proprio.

Per cui sarebbe doveroso circoscrivere le accuse a fatti e circostanze determinabili nel tempo e nello spazio, senza fare un calderone dove inserire tutto il mondo sporco e cattivo, salvo l’eroe Pelagatti che è onesto e capace ed è stato chiamato dai marchettari per redimerli dai loro peccati.

L’Amministratore denuncia il fatto che gli automezzi della Te.Am. siano vetusti, inficiando il servizio reso alla collettività che non sarebbe all’altezza, peraltro aggiungendo l’impossibilità di fare investimenti a causa dell’assenza del socio privato (che detiene il 49% delle quote societarie).

Sarà appena il caso di sottolineare che la Te.Am. non ha il socio privato da almeno sette anni, cioè da quando l’ex amministratore Gavioli fu arrestato per un inchiesta che si sviluppava in tutta Italia, per cui le quote private sono state poste sotto tutela giudiziale. Quindi, di grazia, chi dovrebbe essere il fantomatico investitore degli ultimi anni?

Il socio privato non può mettere nemmeno una lira e se la società è ancora in piedi lo si deve forse soltanto a quei dipendenti (marchettari?) che lavorano nonostante ai piani alti si assista da anni a lotte intestine, a dispetti e dispettucci, a licenziamenti e reintegri, a consulenze esterne da parte di fior di avvocati, consulenti e liberi professionisti mai chiarite alla collettività né nel metodo e né nel merito (nonostante le ripetute interrogazioni mai riscontrate).

Eppure chi ha preso decisioni, chi ha firmato, chi ha gestito, chi insomma ha avuto in mano le redini dell’Azienda non sono certo i dipendenti, bensì un Consiglio di Amministrazione, al tempo tre Dirigenti, un Presidente ed un Amministratore Delegato. E se i dipendenti hanno la tosse, presumo che i suddetti comandanti avessero quantomeno delle broncopolmoniti.

I cittadini che pagano le tasse, pagano soltanto gli stipendi ai dipendenti oppure hanno pagato e pagano anche gli stipendi della Governance? E Pelagatti stesso è sicuro che la sua nomina sia legittima? Mi riferisco, per essere precisi, alla vigente normativa sugli incarichi a persone pensionate. Ed è sicuro, ammesso e non concesso che la sua nomina sia legittima, che gli sia consentito di percepire uno stipendio da Amministratore pubblico? Lui che percepisce la grassa pensione da colonnello della Finanza?

L’intervista prosegue in maniera contraddittoria, al limite del comico, il quanto Pelagatti, che apriva le danze dichiarando che la buona notizia di questi tempi fosse l’assenza della politica, subito dopo ha lamentato l’assenza della politica e di “un’amministrazione che dia l’indirizzo politico”. Fai pace con il cervello, amico caro.

L’Amministratore Delegato piange inoltre la carenza di fondi per creare delle isole ecologiche da collocare in centro, per contrastare le microdiscariche create dai commercianti. Fermi tutti! Se ho ben capito i commercianti smaltiscono illegalmente i rifiuti creando delle discariche in centro storico e la Te.Am. non interviene pretendendo le giuste sanzioni da parte delle autorità deputate agli accertamenti?

È facile pulirsi la faccia dichiarando che “possiamo ricominciare, abbiamo grandi potenzialità”, dichiarando che occorrono mezzi ma non ci sono i soldi, dichiarando che “sono state commesse negligenze non indifferenti e nessuno paga per questo”.

Ma un amministratore pubblico (lautamente retribuito) ha il dovere di trovare soluzioni, di sporgere denunce, di efficientare l’azienda, e se non è in grado oppure crede che non ci siano soluzioni ha il dovere di dimettersi.

I mezzi invecchiano in ogni società che possiede un parco veicolare, e per far sì che invecchino bene servono Dirigenti integerrimi e giusti, che diano esempio e siano irreprensibili con chiunque non utilizzi i dispositivi aziendali nei modi consentiti, siano essi tappi per le orecchie o Compattatori da decine di migliaia di euro.

Ha ragione Pelagatti, nessuno paga per questo, tranne i dipendenti, che non possono contare sul silenzio di Istituzioni e classi dirigenti quando si tocca qualcuno di loro, e vengono tirati in ballo come l’unica causa del male che affligge l’azienda di turno.

Però l’Amministratore Delegato, dall’alto della sua esperienza in Guardia di Finanza, dovrebbe dire come mai le numerosissime indagini penali sulle porcherie commesse negli enti pubblici negli ultimi decenni finiscano sempre nelle sabbie dei tribunali e non accertino mai colpe e responsabilità che tutti riconoscono.

Anche perché, se Pelagatti dichiara altresì che sono stati sanati contenziosi aperti con dirigenti e quadri, vorremmo sapere chi ha pagato i lauti compensi di tribunali e avvocati: i cittadini oppure chi ha generato i contenziosi che hanno avuto esito negativo, a certificare l’incompetenza degli amministratori che si sono susseguiti? Ovviamente i cittadini, vittime due volte.

Quanto sono costate e costano alla collettività queste diatribe, queste inefficienze, queste illegalità? Ci saremmo aspettati che all’intervista di Pelagatti facesse seguito la lettera di dimissioni, ma così non è stato, almeno per ora.

La speranza è l’ultima a morire e mi auguro che possa esserci un sussulto di dignità da parte degli stessi cittadini teramani, chiamati ad essere intransigenti ed equilibrati nel giudicare il lavoro altrui, ma anche il proprio comportamento.

Del resto, possiamo permetterci di perdere altro tempo? Che vogliamo fare, aspettare che distruggano completamente la Te.Am.? Questa Azienda ce l’abbiamo ormai da 22 anni e qualunque cosa se ne pensi ha maturato un avviamento importante, è un patrimonio della collettività ed ha un valore di mercato, oltre a fornire quotidianamente un servizio fondamentale per la cittadinanza. È troppo pretendere gente seria e competente che la guidi nella giusta direzione?

La Team è nostra, almeno per il suo 51%, e dovremmo tutelarla tutti. Anche perchè continuare ad indebolirla significa farsi male da soli, impoverirci e danneggiare il Comune di Teramo. Senza contare che qualcosa di peggio potrebbe arrivare a sostituire quel vuoto, qualcosa che potrebbe pure somigliare drammaticamente alle porcherie dell’inchiesta “Bloody Money” di Fanpage.

One Response to "TerAmo PerNiente"

  1. Anonimo   9 aprile 2018 at 17:15

    Ma vai a Pelà i Gatti

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