Luciano D’Amico? La foglia di fico del PD è marcescente

Luciano D’Amico? La foglia di fico del PD è marcescente

di Christian Francia  –

Ogni giorno leggo con stupore e raccapriccio la beatificazione politica del Rettore uscente dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico.

Tutti i media lo indicano come un salvatore capace di risollevare le sorti di un centrosinistra teramano giunto ai titoli di coda nonostante sia stato all’opposizione del centrodestra (a guida Brucchi-Gatti-Tancredi) che ha distrutto Teramo negli ultimi anni.

Mi meraviglio che nessun osservatore, ammesso che ce ne siano, nessun cronista, nessun cittadino abbia obiettato alcunché sulla figura del “Magnifico”.

1) Trasecolo del fatto che si possa unanimemente ritenere degno di fare il primo cittadino un soggetto che è imputato con l’accusa di avere sottratto denari pubblici, e per l’esattezza è imputato del reato di peculato nonché per l’indebita percezione di 57.000 euro a seguito dell’illegittimo doppio incarico quale presidente della società regionale di trasporti TUA S.p.A. e di professore ordinario dell’Università di Teramo.

Il Pubblico Ministero teramano Davide Rosati ha infatti contestato a D’Amico (peraltro a seguito di denuncia a mia firma pubblicata proprio dal Fatto Teramano, si veda da ultimo l’articolo http://www.ilfattoteramano.com/2017/11/28/peinculato-luciano-damico-fra-indebite-percezioni-indebite-elargizioni-soldi-nostri/) sia il reato di “peculato” e sia il reato di “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”, quest’ultimo reato in ragione del fatto che il rettore ha indebitamente incassato 57.000 euro tra l’agosto 2014 e il febbraio 2017 per aver assunto l’incarico di presidente del CdA dell’ARPA SpA prima e della TUA SpA poi, interrompendo di fatto lo svolgimento dell’attività di docente a tempo pieno, requisito che la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di rettore.

Quanto invece al peculato, tale reato viene contestato a D’Amico per la consegna, nell’ambito della cerimonia “Welcome Matricole” del novembre 2013, di 10 tablet di proprietà dell’Università, a titolo di riconoscimento, al personale tecnico di supporto all’intervento degli artisti Ficarra e Picone. Regalo elargito sulla base di un atto firmato dallo stesso Rettore. Episodio rispetto al quale la Procura contesta a D’Amico un danno patrimoniale per l’Università di 2.671 euro.

E mi taccio sugli altri rinvii a giudizio effettuati nell’ambito della stessa inchiesta, cioè quelli per il professor Mauro Mattioli – accusato di peculato per aver percepito un’indennità che non gli sarebbe spettata – e per il preside di Scienze della Comunicazione, Stefano Traini, accusato di abuso d’ufficio in relazione al nulla osta rilasciato per consentire l’illegittimo doppio incarico a Luciano D’Amico.

Chiarisco subito che – anche se si dovesse giungere ad una assoluzione del rettore – rimarrebbero fermi sia le illegittimità amministrative commesse e sia i soldi pubblici sottratti illegittimamente, soldi che dovrebbero in ogni caso essere restituiti (anche all’esito di apposito procedimento per danno erariale a cura della Corte dei Conti dell’Abruzzo).

2) Precisato questo, sotto altro profilo squisitamente politico desta meraviglia che si ritenga normale lo svolgimento di un doppio incarico così oneroso come quello svolto da D’Amico, il quale riteneva evidentemente così poco pesante il ruolo da rettore da potersi dedicare anima e cuore ad una società regionale talmente grande da avere inglobato tutte e tre le già grandi società di trasporti abruzzesi (le ex ARPA, GTM e Sangritana).

Chiunque conosca cosa significa gestire mostri organizzativi così complessi, si rende conto che è fisicamente impossibile sdoppiarsi per svolgere degnamente entrambi gli incarichi.

La circostanza evidenzia solo l’arrivismo del soggetto, le sue brame politiche e il suo disinteresse concreto per lo sviluppo degli enti amministrati.

Non è un caso che l’Università di Teramo, durante la guida di D’Amico dal 2013 ad oggi, abbia costantemente perso iscritti in un tracollo generale che non accenna ad arrestarsi (dai 6858 iscritti del 2013 ai 6091 iscritti del 2017, secondo i dati ufficiali dell’Anagrafe degli studenti del Ministero dell’Università).

E non si capisce quale differenza possa esistere con l’analogo caso di Maurizio Brucchi, unico sindaco di capoluogo in Italia ad aver conservato il suo posto a tempo pieno come medico ospedaliero in costanza di mandato da primo cittadino, invece di mettersi in aspettativa come avrebbe richiesto il buon senso, prima ancora che i suoi doveri verso i teramani.

L’appetito insaziabile per incarichi e poltrone, tutti da svolgersi a spizzichi e bocconi nonostante gli impegni smisurati che ciascun incarico richiederebbe, è il segnale di una parentela intellettuale fra Brucchi e D’Amico che dovrebbe far riflettere i cittadini.

3) Eppure si continua a vedere nel rettore una figura accreditata di competenza e capacità, senza però citare quali sarebbero gli effetti positivi di tale competenza e di tale capacità.

Ricordo a me stesso, prima che ai lettori, che l’unico apprezzabile risultato ottenuto dalla gestione D’Amico non è attribuibile a lui, bensì proprio all’associazione Teramo 3.0.

Infatti, fra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 fu l’associazione Teramo 3.0 a proporre al neo rettore D’Amico di puntare sull’ex manicomio come sede universitaria (e cito solo un articolo fra i tanti disponibili su internet: http://www.ilcentro.it/teramo/teramo-3-0-l-ateneo-nell-ex-manicomio-1.1557222?utm_medium=migrazione).

A tal fine raccogliemmo ben 1.500 firme di cittadini teramani che vennero consegnate allo stesso D’Amico, il quale pensò bene di cestinarle come indegne di attenzione.

A distanza di anni siamo lieti che gli eventi ci abbiano dato ragione e che oggi sia in fase di avvio il progetto di restauro dell’ex manicomio di Teramo che come noto diventerà una cittadella della cultura. E fummo sempre noi di Teramo 3.0 a chiedere alla ASL, proprietaria del manicomio, di concedere in comodato gratuito all’Università l’intero immobile per poterlo ristrutturare e rimettere in esercizio, anche nell’ottica di rivitalizzazione del centro cittadino.

Al contrario, le iniziative di marca strettamente rettorale consistono solo nella derisa ipotesi di costruire una funivia fra Colleparco e piazza Garibaldi, ipotesi bocciata sonoramente dal consiglio comunale.

E potrei proseguire dicendo che giace ancora nell’abbandono l’immobile denominato Casa dello Studente, realizzato dalla Regione Abruzzo 30 anni fa e rimasto a marcire fra le erbacce a Coste Sant’Agostino. Il rettore non è riuscito a mettere in campo nemmeno un’ideuzza su cosa fare di un immobile già esistente e pagato profumatamente, ubicato peraltro a poche decine di metri dalla sede universitaria di Colleparco.

4) Se tutto questo non dovesse bastare, giunge ridicola l’iniziativa appena presentata proprio dal rettore, il quale è evidentemente dotato di autoironia, iniziativa denominata “Scuola di Legalità”.

Trattasi di un evento di quattro giorni che prenderà il via proprio oggi presso la Facoltà di Scienze Politiche, per proseguire il 20 aprile nella facoltà di Scienze della Comunicazione, il 4 maggio nella Facoltà di Giurisprudenza ed infine il 23 maggio con il gran finale alla presenza del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini.

Lodevole, per carità, che si focalizzi l’attenzione sulla legalità, bandiera che noi sventoliamo da sempre, ma è abbastanza imbarazzante che a sventolare tale bandiera sia Luciano D’Amico, imputato per indebite percezioni e altri allegri reati di natura pecuniaria a carico delle casse pubbliche.

Di quale legalità vorrebbe parlare D’Amico ai suoi studenti? Di quella della sua amica Manola Di Pasquale, illegittimamente nominata presidente dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo? O di quella del suo amico governatore Luciano D’Alfonso, stupratore seriale della legalità che sforna a giorni alterni nomine illegittime ed è portatore sano di varie prescrizioni penali per corruzione e finanziamento illecito?

Mi rendo conto che l’illegalità diffusa nel Partito Democratico abruzzese e teramano possa trovare nel rettore D’Amico il suo giusto alfiere, ma pensare che una tale idea possa catalizzare attorno a tale figura la maggioranza dei teramani è ingenuo se non tragicamente idiota.

I due autorevoli ex consiglieri comunali del PD, cioè Maurizio Verna e Alberto Melarangelo, dopo aver appreso direttamente dalle labbra del rettore il suo NO secco all’ipotesi di una sua candidatura a sindaco, hanno esternato la loro delusione per bocca di Verna: “Io ed Alberto volevamo candidarci, ma solo se c’era D’Amico… a questo punto non credo che parteciperemo a questa tornata elettorale”.

A nome di tutti i teramani, esprimo un sentito cordoglio per tale perdita che appare sin d’ora incolmabile.

Ci mancherete, profeti del progressismo e della legalità, senza di voi Teramo non potrà che continuare a sprofondare.

12 Responses to "Luciano D’Amico? La foglia di fico del PD è marcescente"

  1. Anonimo   6 aprile 2018 at 9:23

    Splendido. Questo è parlare chiaro

  2. Arthur Rimbaud, mercante di armi.   6 aprile 2018 at 16:00

    Caro Francia possibile che non ci arrivi?
    Se prosegui cosi’, ti becchi anche tu quattro lezioncine di giornalismo e comunicazione da tenere in facolta’. Cosi’ ti dai, anche tu, una calmata.
    In cambio potrai sempre riempirti la bocca sostenendo di svolgere attivita’ di docenza presso la Facolta’.
    Al tuo collega blogger, piu’ che Gatto, dopo le lezioncine,prova a toccargli il Rettore delle opportunita’. Un mio conoscente ne sa qualcosa.
    Oppure, prova con la XXL del giornale di mezzo.
    Caro Francia tu con me ti saresti divertito. Peccato per quella stupidaggine.

  3. Bobcat   7 aprile 2018 at 7:35

    Dott. Francia i miei soliti complimenti per l’articolo. È vera la sua affermazione che cronisti del giornalismo teramano disertano dal commentare l’argomento che trattiamo. Una ragione c’è. Alcuni di loro sono ancora studenti di Unite e spesso li si vede a passeggio nei corridoi magnifici. Altri hanno incarichi d’insegnamento così come qualche politico questuante della candidatura. Forse per queste ragioni non commentano. Sulla competenza del Rettore la invito a leggere il programma progetto del candidato Rettore prof. Mangiarmeli il quale con numeri alla mano descrive lo stato Unite e quello che vorrebbe. Da ciò si desume il disastro che D’Amico ha realizzato in questi sei anni in Unite (ahimè forse fino a ottobre farà qualche altro danno così come mi pare di capire abbia fatto anche in TUA visti i licenziamenti che si prospettano: lo si legge dai comunicati filt Cgil).

  4. Anonimo   10 aprile 2018 at 0:07

    Caro Francia
    sapevo che non potevi pubblicare e fai bene.
    Pero’ in cuor tuo concordi con me. Lo so. E’ un palloso tipo i maitre a cagher di provincia stampo Primoli.
    “una ragione c’e”. Grazie al cazzo, dopo che ci siamo esposti io e te. Poi, non e’ vero che alcuni giornalisti sono ancora studenti. Gli studenti del Master non scrivono in nessun giornale. Il punto, l’unico punto machiavellico, e’ quello che abbiamo detto.
    Studiato a tavolino dopo le vicende di Russo. Scambio e misto degli italiani di leopardiana memoria. In due secoli non e’ cambiato nulla.
    tuo A. R.
    nonostante tutto.

  5. Anonimo   10 aprile 2018 at 9:21

    Caro Francia,
    per mancanza di campo non e’ partita la seconda parte.
    invio ora.
    “Forse per questi motivi non commentano”.
    La parola “forse” e’ tipica del codardo.
    In questa frase e’ riassunto il peggio dell’ individuo che si spaccia per intellettuale educato, quello, come diremmo oggi, politicamente corretto. Un soggetto, addirittura, peggiore di quello che vorrebbe criticare. Il suo non e’ un neoscetticismo, ma solo un volgare modo di mostrare una sobrieta’.Questo suo modo di dire ha una voce, paradossalmente, identica a quella del Rettore. Prova a pensare alle sue parole col timbro vocale di D’Amico. Suonano false.
    Criticante e criticato, sono la stessa persona.
    Pasolini lo avrebbe preso a calci in culo.
    Heidegger gli avrebbe scaricato addosso il revolver.
    Artur lo avrebbe lapidato.
    Per questo mi sta sulle palle.

  6. bobcat   10 aprile 2018 at 12:39

    Il problema sta nel fatto che Pasolini, Heidegger ed Arthur, che non scomoderei per rispondere alla verità che fa sempre male quando la si dice, non sono stati letti e quindi i media abboccano alle corbellerie che sono state pubblicate in questi sei anni su UNITE (i numeri lo dimostrano) accontentandosi di lenticchie anche scotte. I giovani Teramani vanno a studiare fuori e fanno bene. La possibilità di leggere Dante Petrarca e Manzoni è maggiore.

  7. Pablo Escobar, Poeta e Drammaturgo   11 aprile 2018 at 0:37

    …Carducci, Quasimodo, Ernesto Calindri, Melchiorre Delfico, Macario, Wanda Osiris, Giannina Milli, Raffaella Carra’…

    Il Piave mormorava…

    Mr. Novecento, non hai capito una minghia e da un pezzo ci si e’ accorti che non esiste la “Verita”.

    Mai sentito che alla UniTe hanno scritto sui tre in questione, al massimo, hanno redatto, il bignami su Umberto Eco.
    A proposito, la storia dei presunti allievi di Eco, come millantato alla Uni, e’ come quella della Vera Croce. Se si raccogliessero tutte le presunte reliquie, sparse nel mondo, della ” Vera Croce” ne uscirebbe una foresta.

    I media? Quali media? Io scrivo con la lettera 32 e la P38.

  8. P.P.P.   12 aprile 2018 at 1:09

    Caro Francia ti scrivo in via confidenziale.
    Dimmi che non e’ vero. Non dirmi che credi alla barzelletta teramana di Giannina Milli come poetessa e Delfico come Filosofo? Almeno tu.
    Se cosi’ fosse puoi buttare la tua biblioteca e non rompere piu’ le scatole con la cultura.

    ti faccio delle domande:
    La prima, la piu’ importante, “Come si sale di grado nella massoneria?”.
    E’ la mamma di tutte le domande.
    Chi spinge, da dietro, per gli amici della Delfi. Gli iscritti non ne sanno un cazzo.
    Cosa e chi. pubblica la Delfi?
    Chi propose per primo il rettore?
    Vi sono riviste universitarie gestite da confratelli?
    ” Serpentini e ‘ un visionario?”.
    Ci prende solo in parte, perche sa e non sa. Sa alcuni nomi, ma non conosce tutti i meccanismi nelle sue forme aggiornate.

    Cos’e’ realmente la Magna Carta Abruzzo-Molise? Quali rapporti intrattiene a Pescara?

    Cosa credi? Secondo te scrivo dei nomi a caso per una facile ironia?
    Io non scrivo nulla a caso. In tutto quello che scrivo ci sono ponti . In ogni mio pensiero , anche nella sua cifra duchampiana, sono terribilmente serio.
    Io so.
    Io so ma …

  9. Anonimo   15 aprile 2018 at 21:08

    Caro Francia due chiarimenti:
    Il primoli nel post fa riferimentobal Primoli fotografo divcultura ottocentesca
    Per quanto riguarda gli altri motivi, sara’ oggetto d’argomento in tutte Le Accademie di Belle Arti italiane

  10. Marcel Duchamp   16 aprile 2018 at 6:55

    Caro Francia tutto il detto e’ frutto di pura fantasia e invenzione, per ” mettere i baffi” duchampianamente al Rettore e agli altri convocati, in risposta a quanto contemplato sul sito Unite-dams, dove le Accademie di Belle Arti e di conseguenza gli studenti di accademia e i docenti, sono oltraggiati pesantemente.

  11. Anonimo   18 aprile 2018 at 0:53

    Lettera ad una studentessa.
    Gentilissima studentessa lei e’ come un fiore che si apre alla vita. Come una margherita.
    Il problema non e’ se io sono uno studente o un docente di accademia. Si fuguri cosa conta.
    il problema e’: cos’e per lei la cultura? o cosa le hanno lasciato credere?
    Il problema e’ Suo. Solo suo.
    Lei e’ come un fiore che si apre sotto il sole, per scoprire, successivamente, che quel sole rischia di appassirla.
    Le consiglio di vedersi un film: Dracula di Coppola. Osservi bene il passaggio in cui Dracula chiede a Mina: ” voglio vedere il cinematografo, ultima meraviglia del mondo moderno”. E ascolti, attentamente i successivi dialoghi.Ci rifletta.
    E’ proprio sicura che la cultura, che le hanno propinato, come una cura, sia migliore e superiore, di un talent?

  12. Anonimo   6 agosto 2018 at 18:13

    Sapete che il Rettore D’Amico sarà rimborsato dall’università delle ammende che ha pagato in sede penale? Non ci credete? Guardate il verbale del collegio dei revisori del 25 luglio 2018

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