Cultura e Istruzione: l’Italia è ultima in Europa

Cultura e Istruzione: l’Italia è ultima in Europa

di Paolo Ercolani  –

Ultimi. Per spesa destinata alla cultura l’Italia è ultima in Europa, mentre penultima è la Grecia.

Gli stessi dati ci dicono che invece, per le risorse destinate specificamente all’istruzione, siamo penultimi. Ultima la Grecia e terzultima la Germania.

Dati del 2011. Sostanzialmente confermati da quelli che li hanno preceduti così come da quelli che sono venuti dopo.

Da qui proviene il declino.

Grecia, Italia e Germania. I tre paesi che in diverse epoche della lunga vicenda umana hanno dominato il mondo proprio grazie alla loro produzione culturale.

Le nazioni che hanno dato i natali a Socrate, Platone e Aristotele, Kant, Goethe e Einstein, Dante, Galilei e Leopardi, non investono più in cultura e istruzione delle nuove generazioni.

Non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non fosse che questi dati gridano vendetta. Vendetta verso classi politiche stolte, criminali e miopi.

Dicono più essi, per esempio su come non si è costruita l’Europa, ma anche su come si è ridotta l’Italia e quanto infimo sia il discorso pubblico e il livello delle classi dirigenti e delle popolazioni, di lunghi e ponderosi volumi sociologici.

Ci sono molti modi di tradire le proprie radici: per la vecchia Europa, ma ancora di più per la gloriosa e sciagurata Italia (depositaria di cultura architettonica, storica e museale come nessun altro Paese al mondo), il modo più pertinente e insieme vergognoso è stato ed è quello di rinnegare cultura, istruzione e formazione delle nuove generazioni.

Questo scempio, che ormai avviene da decenni, spiega non solo e non tanto l’infimo livello delle nostre classi dirigenti, non solo e non tanto il fiume in piena di ignoranza, volgarità e stoltezza che trasudano dalla Rete e dai social network, ma soprattutto spiegano un Paese, l’Italia, in cui troppo spesso i posti più delicati (dirigenti, professori universitari, amministratori pubblici, giornalisti, ma anche medici, avvocati, ingegneri etc.) sono ricoperti da persone incompetenti e piazzate lì attraverso logiche di raccomandazione e nepotismo che nulla hanno a che fare col merito.

I nostri nonni, usciti dalla guerra poveri e ignoranti, conoscevano benissimo il valore della cultura e dell’istruzione, e spesso facevano sacrifici enormi per riuscire a far studiare figli e nipoti.

Quegli stessi figli e nipoti che, divenuti politici e classe dirigente, ci hanno abbrutito con il mantra che “con la cultura non si mangia”.

Così si distrugge una nazione.

In questo modo si sono poste le basi per il declino che è sotto gli occhi di tutti.

Imponendo il paradigma unico del “capitale umano” (su quello che Amartya Sen e Martha Nussbaum chiamavano il paradigma dello sviluppo umano), si è pensato che gli unici cittadini che potevano servire fossero quelli in grado di contribuire alla produzione e al mercato.

Dimenticando che una popolazione mediamente istruita e fornita di pensiero autonomo e critico è l’unico modo per avere buoni cittadini: capaci di coltivare la virtù del dialogo, consapevoli di cosa è il bene pubblico e perché va tutelato, in grado di controllare il potere, votare con coscienza e contezza, e nel caso impegnarsi in prima persona nella cura della “res publica” con sufficiente competenza.

Distruggendo il settore fondamentale della cultura e dell’istruzione, invece, si è dato vita al mondo del pensiero unico e della mancanza di alternative.

Generando in questo modo la peggiore e più riuscita delle dittature invisibili, che come sosteneva il filosofo Allan Bloom “non è quella che usa la forza per assicurarsi l’uniformità, ma quella che elimina la coscienza di altre possibilità”.

Non solo non è vero che con la cultura non si mangia.

Piuttosto è vero che senza cultura non ci si rende neppure conto che ci stanno riducendo alla fame.

One Response to "Cultura e Istruzione: l’Italia è ultima in Europa"

  1. Amen   5 aprile 2018 at 8:47

    Condivido pienamente. Questo clima di lassismo e di disinteresse per cultura e istruzione influenza i nostri ragazzi. Sono pochissimi, infatti, quelli che si applicano con convinzione e sacrificio allo studio.

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