La Finestra del Poeta: LEONARDO SINISGALLI, alla scoperta di un genio

La Finestra del Poeta: LEONARDO SINISGALLI, alla scoperta di un genio

di Massimo Ridolfi – 

“Le sere d’aprile sono fredde e tristi 
quaggiù nei cameroni di casa mia”.

IL RACCONTO

Leonardo Sinisgalli nasce a Montemurro il 9 marzo 1908 da una umile famiglia del Mezzogiorno stretta in due piccole stanze di una casa affacciata sul fosso di Libritti, un altro luogo che evoca il duro entroterra lucano, come la Rabatana nella Tursi di Albino Pierro (1916 – 1995). Montemurro è un piccolo paese montano in provincia di Potenza che guarda dall’alto la valle dell’Agri, stretto tra i monti della Serra e il lago Pertusillo.

Vito Sinisgalli, il padre, apprezzato sarto, nel 1911 emigra verso le Americhe come molti in quegli anni in cerca di futuro e di fortuna. Si stabilisce prima nello Stato di New York e poi in Colombia, dove apre con successo un laboratorio di sartoria. Rientrerà a Montemurro nel 1921.

Carmela Lacorazza, la madre, si dedica anima e corpo a portare avanti la famiglia. Leonardo Sinisgalli è il terzo di ben sette figli (Caterina, Anna, Leonardo appunto, Angela, che prenderà i voti assumendo il nome di Suor Crocifissa, Enza, Sara, che morirà di meningite a 13 anni cui il futuro poeta dedicherà “Epigrafe” – una poesia misteriosa come il principio di ogni vita, finale come la morte e iniziale come ciascuna resurrezione – e Vincenzo). Leonardo vive una infanzia povera ma felice nel borgo montano che inciderà profondamente sulla sua formazione, tanto da arrivare a pensare di non voler mai abbandonare il suo paese natale, soprattutto dopo la dolorosa e sempre forzata emigrazione che ha inghiottito pure la figura di suo padre: l’emigrazione è un evento luttuoso senza funerali che si consuma tra vivi. Questo periodo della sua vita farà da sfondo a tutta la sua opera, come il duro amore e il tenero odio che, come un inesausto elastico, ogni estate lo riporterà a Montemurro, dove nella grande casa compone molti dei suoi scritti.

Dopo le scuole elementari, Leonardo pensa di avviarsi al mestiere di fabbro ferraio, che ha già iniziato a praticare dopo la scuola nella bottega di un artigiano del paese, mastro Tittillo. Questa decisione è dettata, probabilmente, anche dal fatto di essere il primo figlio maschio e dalla necessità e responsabilità di aiutare l’amata madre alleggerendola un po’ della fatica, soprattutto ora che il padre Vito non c’è e mancherà ancora per molto. Ma il maestro di scuola, Don Vito Santoro, convince la madre Concetta a far proseguire gli studi al figlio perché vede Leonardo come allievo particolarmente dotato e pensa che non vada assolutamente allontanato dallo studio. Con immenso sacrificio di Carmela, che si deve privare dopo il marito anche del figlio grande, e dello stesso Leonardo, che si ritroverà pure lui come il padre inghiottito da una inevitabile emigrazione seppur interna, si decide di seguire le indicazioni del maestro elementare.

Nel 1918 Leonardo Sinisgalli, all’età di nove anni, lascia l’amata Montemurro alla volta del Collegio Salesiano di Caserta, una delle mete obbligate in quegli anni per i giovani lucani che avessero la volontà e la possibilità di continuare gli studi. L’allontanamento da casa è dolorosissimo, traumatico, anche perché a quei tempi le distanze che separano i paesi della montagna lucana dalla costa campana sono di difficile percorrenza e richiedono lunghe ore di viaggio; significative le sue parole quando, ormai adulto, ci riferisce: “Io dico qualche volta per celia che sono morto a nove anni, dico a voi amici che il ponte sull’Agri crollò un’ora dopo il nostro transito; mi convinco sempre più che tutto quanto mi è accaduto dopo di allora non mi appartiene, io sento di non aderire che con indifferenza al mio destino, alla spinta del vento, al verde, al rosso.” Ma i trasferimenti del giovane Leonardo sono appena agli inizi. Per le sue attitudini è indirizzato, poco dopo il suo arrivo a Caserta, al Regio Istituto Tecnico di Benevento, sempre tenuto da religiosi, dove incontra il primo amore, la matematica, e consegue brillantemente la maturità scientifica. Negli anni del collegio continuano però gli innamoramenti di Leonardo, che si invaghisce perdutamente delle lettere provandosi nei suoi primi tentativi di “poetica matematica”, tentando così un matrimonio, tutto intellettuale, senza precedenti e ben al riparo da possibili “tradimenti” che segnerà la strada del futuro scrittore.

Vito Sinisgalli, rientrato a Montemurro nel 1921 dopo dieci anni passati nelle Americhe da emigrante, nel 1922 con i soldi faticosamente guadagnati compra una casa più grande e dignitosa per la sua famiglia sempre in Corso Giuseppe Garibaldi (oggi Corso Leonardo Sinisgalli) e proprio di fronte alla vecchia casa che affaccia sul fosso di Libritti, che è di appena due stanze e che è stata sempre troppo piccola per la sua numerosa famiglia.

Il 25 ottobre 1925, quando la famiglia Sinisgalli dispone di maggiori mezzi economici, Leonardo si iscrive al corso di Matematica e Fisica della Regia Università di Roma. Leonardo, dalla solitaria esistenza collegiale, passa alla solitudine delle camere in affitto presso diverse case romane. Ma questo isolamento, insieme al rigore del suo impegno, favorisce il buon esito dei suoi studi: nonostante la notoria severità dei suoi docenti, supera gli esami puntualmente e, spesso, brillantemente. Nel 1927 prosegue gli studi accademici nella facoltà di ingegneria, che porterà fino in fondo. Sinisgalli non risponderà nemmeno all’appello dell’istituzione universitaria che vorrebbe che alcuni studenti di ingegneria passassero al neonato corso di Fisica Teorica tenuto dal giovane Professore, appena venticinquenne, Enrico Fermi (1901 – 1954): all’appello risponderà, ad esempio, Ettore Majorana (1906 – 1938). In quel momento il pensiero di Leonardo Sinisgalli già veleggia tra arte e matematica avviando confronti e conoscenze con altri poeti e artisti. La sua attività letteraria pubblica inizia nel 1926 collaborando con la rivista “Il Roma della Domenica”, dove vedrà pubblicate le sue prime poesie, e “L’Interplanetario”. Approfondisce contemporaneamente la sua ricerca poetica avvicinandosi alla poesia francese, che lo affascina profondamente: tiene sempre vicino come livre de chevet i testi di Arthur Rimbaud (1854 – 1891), Jules Laforgue (1860 – 1887), Paul Valéry (1871 – 1945) e, sopra a tutti, l’amatissimo Lautréamont (1846 – 1870) e i suoi “I canti di Maldoror”, che porterà sempre con sé consumandone le pagine.

Qui inizia anche la sua profonda amicizia con il pittore Mario Mafai (1902 – 1965), fondatore della cosiddetta “Scuola Romana”, che alimenterà la sua passione per l’arte figurativa e, soprattutto, per il disegno, che porterà avanti per tutta la vita insieme al suo impegno letterario, anche in qualità di attento critico scrivendo recensioni per diverse testate. Mafai lo introduce anche alla vita degli artisti romani facendolo uscire dall’isolamento delle sue camere in affitto, combattendo il suo carattere schivo e scontroso forgiato nella solitudine, nella lontananza.

Comincia così a frequentare il “Caffè Aragno”, dove conosce Giuseppe Ungaretti (1888 – 1970), sicuramente l’incontro più importante della sua vita di letterato e che lo legherà per sempre e fedelmente al grande poeta. Quella con Ungaretti sarà una amicizia vera e propria che durerà anche dopo la morte del Suo Maestro. Basti ricordare il suo pubblico sdegno quando nel 1975 il Nobel è assegnato a Eugenio Montale (1896 – 1981), ricordando la profonda delusione del poeta di Alessandria d’Egitto quando nel 1954 sfiorò l’ambito riconoscimento, assegnato quell’anno a Ernest Hemingway (1899 – 1961). Atteggiamento schernitore non inusuale tra i “muscolari” letterati del tempo. Lo stesso Ungaretti tra  i suoi sodali identificava Montale come il gran sonnambulo. E come non ricordare il grande critico Emilio Cecchi (1884 – 1966), anche lui assiduo frequentatore del “Caffè Aragno”, che nel 1959 commenta il Nobel a Salvatore Quasimodo (1901 – 1968) dicendo: “A caval donato non si guarda in bocca.” Sempre nelle sale da tè del “Caffè Aragno”, Sinisgalli fa la conoscenza anche di Bruno Barilli (1880 – 1952) e dell’amatissimo, indimenticato e sfortunato artista Scipione (1904 – 1933), che usa spesso il locale come secondo studio: il poeta dedicherà all’amico una fortunata raccolta di racconti memoriali tra il saggio e la narrazione, “Un disegno di Scipione e altri racconti” 1975. In Italia già agli inizi del novecento si stringe una inedita e spontanea alleanza tra artisti e poeti che caratterizzerà l’intero secolo, cosa che già accadeva naturalmente nella Francia dell’ottocento; poeti che spesso e meglio della critica militante sanno riconoscere l’avvento delle avanguardie artistiche.

Nel 1930 Sinisgalli ritarda la laurea in ingegneria, che poi conseguirà nel 1931 con una tesi su “Progetto di motore per aeroplano leggero”, causa l’obbligo all’arruolamento alla Scuola Allievi Ufficiali. Dopo il servizio di leva e il conseguimento della laurea ingegneristica, Sinisgalli si trasferisce da Roma a Milano per cercare di affermarsi professionalmente. Ma anche qui cura contemporaneamente i suoi interessi artistico-letterari intessendo importantissimi rapporti nel mondo della cultura milanese e incontra e frequenta artisti e letterati del calibro di Lucio Fontana (1899 – 1968), Salvatore Quasimodo, Cesare Zavattini (1902 – 1989), Domenico Cantatore (1906 – 1998), Alfonso Gatto (1909 – 1976), Vittorio Sereni (1913 – 1983).

Nel 1934, sotto l’ala forte di Ungaretti e su suggerimento di Zavattini, Leonardo Sinisgalli partecipa a Firenze ai “Littoriani per la gioventù”, importante manifestazione culturale dell’epoca fascista, dove si aggiudica il primo premio per la poesia con il testo “Interno Orfico”, consegnatogli direttamente dalle mani di Aldo Palazzeschi (1885 – 1974), componente della giuria insieme a Ungaretti e Riccardo Bacchelli (1891 – 1985); secondo si classifica Attilio Bertolucci (1911 – 2000). Ma il consenso non è unanime perché feroci arrivano le critiche da parte de “Il Tevere”, storico quotidiano di regime, che non gradisce il testo sinisgalliano ritenuto poco “impegnato” secondo i canoni fascisti, a differenza di quello del quinto classificato, ben più meritevole, composto da un giovanissimo Pietro Ingrao (1915 – 2015).

Sempre nel 1934 visita in compagnia del famoso architetto svizzero Le Corbusier (1887 – 1965) l’Esposizione dell’Aeronautica di Milano.

Ma per Sinisgalli il primo periodo milanese deve interrompersi per motivi economici causa il fatto che non riesce a trovare un impiego che gli garantisca un reddito fisso almeno sufficiente a mantenersi nella città meneghina. Quindi nel 1935 torna a Montemurro dove nella grande casa scrive il suo primo testo compiuto, “Quaderno di geometria”, saggio omaggio alla sua formazione scientifica e filosofica: a partire da questo libro arte e scienza viaggeranno sempre  di pari passo nella poetica sinisgalliana. Nello stesso tempo compone anche molte delle “18 poesie” che formeranno la sua prima silloge. Ma le insistenze degli amici milanesi, su tutti Zavattini e Cantatore, che lo invitano a rientrare nella capitale lombarda arrivano fino a Montemurro. Gli amici lo incoraggiano e convincono a tornare sui suoi passi avviandosi, inconsapevolmente, verso un periodo che lo porterà ad incontrare le prime importanti affermazioni, anche professionali.

Rientrato a Milano, Leonardo Sinisgalli si butta anima e corpo nel lavoro pubblicistico collaborando con numerose riviste, dove approfondisce l’arte grafica, una disciplina che lo conquista totalmente. Questo secondo periodo milanese gli consente di fare altri importanti incontri, come quello con l’architetto Giò Ponti (1891 – 1979), con cui nascerà una profonda amicizia e comunione intellettuale che li vedrà anche coautori di ben due volumi, “Ritratti di macchine” 1935 e “Italiani” 1937.

Nel 1936, grazie all’amico Giovanni Scheiwiller (1889 – 1965) – siamo agli albori della editoria italiana, grande e piccola, che poi avrà una significativa crescita nel dopoguerra –, porta alla stampe le “18 poesie”. La raccolta raccoglie molti consensi e un importante saggio dell’illustre critico Giuseppe De Robertis (1888 – 1963).

Nel 1937 viene assunto dal gruppo Pirelli dove continua ad occuparsi di pubblicistica fino alla nomina di direttore artistico per curare l’ideazione e la redazione di una rivista aziendale, “Pirelli, rivista di informazione e di tecnica” appunto. Leonardo Sinisgalli si afferma definitivamente nella professione che lo gratificherà e che raccoglierà nel tempo l’interesse di molte grandi aziende italiane, che si contenderanno l’un l’altra la consulenza dell’ingegnere di Montemurro. Tra queste c’è pure la Olivetti, dove l’illuminato patron Adriano (1901 – 1960) lo chiama per occuparsi del lancio delle sue macchine per scrivere: trascorre nell’azienda di Ivrea due anni straordinari e di grandi successi professionali. L’industriale Milano rende merito e notorietà a un figlio dell’agro lucano: la pubblicistica curata direttamente da Leonardo Sinisgalli per la Olivetti, per grafica e istallazione, sembra anticipare di venti anni le tecniche e i contenuti della pop-art.

Ma l’ingegnere di Montemurro, nonostante la sua irrefrenabile attività lavorativa, non lascia seccare l’inchiostro del suo calamaio e nel 1938 pubblica sempre con Scheiwiller la plaquette “Poesie”, con sei disegni di Domenico Cantatore, iniziando la serie di pubblicazioni d’arte in collaborazione con i suoi amici artisti. Ma sarà la pubblicazione successiva, “Campi Elisi” 1939, che porterà la sua opera poetica alla giusta attenzione e tensione di critica, editoria e lettori. Il consenso è unanime e l’entusiasmo degli “addetti ai lavori” supera di gran lunga il già apprezzato lavoro contenuto nelle “18 poesie”. La poesia di Leonardo Sinisgalli, mutuando le parole del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, tra i massimi lirici contemporanei, trova la luce dell’attesa nella giusta temperatura e si libra così in alto che, dopo De Robertis, arriva il pubblico elogio anche di Emilio Cecchi che sul “Corriere della Sera” paragona i versi contenuti nei “Campi Elisi” per grandezza a quelli dell’amato Maestro Giuseppe Ungaretti e di Eugenio Montale. Il poeta di Montemurro, il poeta ingegnere, sale così a pieno titolo agli onori della grande letteratura italiana.

Con la sciagurata entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista, Leonardo Sinisgalli è richiamato alle armi il 16 giugno 1940 di stanza prima in Sardegna e poi a Roma. Nonostante la guerra, continua la sua attività di scrittore con la pubblicazione in rivista di alcune prose, che poi confluiranno nella raccolta di racconti “Fiori pari, fiori dispari”, nello zibaldone “Horror Vacui” e nella fondamentale collezione saggistica “Furor mathematicus”, un unicum nella bibliografia italiana, volumi dove il poeta ingegnere dà prova anche di notevole prosatore: la prosa di Sinisgalli è unica per originalità e contenuto, che dalla novella di memoria e d’invenzione passa agilmente alla trattazione di temi tecnico-scientifici, elevando tutto alla forma del racconto, una tecnica letteraria mai pienamente valorizzata dalla critica e dall’editoria italiana; e pensare che tale genere letterario trova la sua più nobile origine proprio in Italia con Giovanni Boccaccio (1313 – 1375) e le sue cento novelle del “Decameron” 1350-1353, per non parlare poi dei contemporanei Giovanni Verga (1840 – 1922) e Luigi Pirandello (1867 – 1936). E Sinisgalli inizia in questo periodo anche le sperimentazioni di pittura astratta sulle sue “carte assorbenti”, che macchia, sporca e scrive con inchiostri e colature di colori; carte di vario tipo e di piccole dimensioni che poi riprende osservandone l’evoluzione “entropica” per un nuovo intervento o per lasciarle così come sono divenute; carte che conserva gelosamente in una cartella. Tale lavoro lo impegnerà dal 1942 al 1976 ed è stato miracolosamente ritrovato nel 2003. Anche qui la modernità e l’anticipo del pensiero creativo del poeta lucano è sorprendente: queste sperimentazioni di astrattismo sembrerebbero addirittura anticipare in nuce la tecnica del dripping nell’action painting di Jackson Pollock (1912 – 1956). Questi lavori, precisamente si tratta di 42 “carte assorbenti”, sono oggi oggetto di studio da parte degli esperti e presentati in diverse gallerie sul territorio nazionale.

Ma la poesia, quando ci fosse, rimane sempre la testimonianza più importante dell’opera di un artista, e questo Leonardo Sinisgalli lo sa bene. A tal proposito restano emblematiche le sue parole dette al giovane ricercatore Franco Vitelli, quando si sta occupando di raccogliere in volume gli articoli scritti da Sinisgalli sulle pagine della rivista Pirelli, “Pneumatica” 2003, cui fa “notare che era l’autore di poesie che restano”. Difatti Sinisgalli continua a praticare il verso con la dovuta dedizione portando alle stampe nell’agosto del 1943, esordendo per i tipi di Mondadori, “Vidi le Muse” con la preziosa prefazione di Gianfranco Contini (1912 – 1990): con questa nuova silloge, che raccoglie testi scritti tra il 1931 e il 1942, entra a far parte della prestigiosa collana “I poeti dello Specchio” insieme a Vincenzo Cardarelli (1887 – 1959), Ungaretti, Montale, Quasimodo.

Sempre negli anni della guerra fa l’incontro più importante della sua vita conoscendo l’affascinante Baronessa Giorgia de Cousandier, poeta a sua volta e appassionata cultrice dell’opera del grande poeta romanesco Trilussa (1871 – 1950).

In settembre, nel caos dell’entrata in vigore dell’armistizio firmato a Cassibile dal Governo di Pietro Badoglio (1871 – 1956), che scopre una Italia consegnata ai tedeschi nella polvere e sotto alle macerie delle case sbriciolate dalla guerra, Leonardo Sinisgalli inizia la sua “scandalosa convivenza” con la Baronessa Giorgia de Cousandier, che diventerà la compagna di tutta una vita del poeta ingegnere di Montemurro, accogliendola insieme al figlio più piccolo, Filippo Borra (1940 -2000), ultimo dei tre figli avuti dalla donna da un precedente matrimonio; tra il piccolo Filippo, timido e fragile, e l’irascibile e ombroso poeta, lentamente, aiutati anche dalle lettere e dal disegno, si costruirà un solido rapporto padre-figlio, fino alla legale adozione: Sinisgalli non avrà discendenti naturali.

Il 13 maggio del 1944 Leonardo Sinsgalli viene tratto in arresto dalle SS e condotto in Via Tasso perché il suo nome compare nel taccuino di un amico antifascista. Il pronto intervento di Giorgia de Cousandier presso il Comando delle forze di occupazione tedesche riesce a salvagli la vita e farlo liberare appena il giorno dopo l’arresto, dimostrando di fatto che Leonardo Sinisgalli è del tutto estraneo a moti sovversivi o rivoluzionari e che non ha mai preso parte alla Resistenza, pure dopo l’8 settembre, come invece hanno fatto in molti, anche in modo utilitaristico.

Leonardo Sinisgalli invero non ha mai coltivato interessi di carattere politico durante e dopo il regime fascista, sempre immerso nei suoi studi umanistici e scientifici. Di particolare interesse a tal proposito abbiamo una testimonianza di Maria Padula (1915 – 1987), artista di Montemurro e amica fin dall’infanzia del poeta, che ci dice come “politicamente non è il tipo che si inseriva; anzi, sì, era schivo proprio, completamente rifiutava questa dimensione.” Sinisgalli del resto ha sempre dimostrato una spiccata individualità che mal si concilia con le ideologie dell’epoca, anche se a ogni buona occasione è aperto a nuove conoscenze e partecipazioni, ma sempre di carattere culturale e mai politico, e la sua produzione letteraria, artistica e pubblicistica ne è la prova più inoppugnabile; fermo restando che l’opera d’arte, se è tale, rappresenta immanentemente un atto politico perché l’azione artistica contribuisce immancabilmente al progresso, allo sviluppo e alla crescita culturale e civile di un paese, che, però, non va mai confusa con le bandiere di partito o, peggio ancora, coi proclami di regime. L’artista, il poeta, ha il dovere di curarsi nella società che abita della sua libertà, e di restare il più libero degli uomini liberi.

Dopo la liberazione di Roma da parte delle forze alleate nelle giornate del 4 e 5 giugno 1944, in luglio Leonardo Sinisgalli, insieme a Giorgia de Cousandier e al piccolo Filippo, torna a Montemurro dopo aver appreso della improvvisa scomparsa dell’amata madre Carmela, deceduta il 16 settembre 1943, comunicatagli con una cartolina di venti parole giuntagli con nove mesi di ritardo casus belli – tale drammatico avvenimento viene riportato nei racconti “Viaggio” e “Non è cambiato nulla” presenti nella raccolta “Belliboschi” 1948; ma è nella silloge poetica “I nuovi Campi Elisi” che il lutto trova una sua più sofferta elaborazione. Sinisgalli e la sua nuova famiglia impiegano ben quattro giorni sulle strade rotte dalla guerra per raggiungere il capezzale gelidamente vuoto della madre. Questo è sicuramente il momento più triste della vita del poeta che, già nel dramma della perdita dell’amata madre, si vede pure malaccolto dalla sua famiglia di origine che non approva la sua unione con Giorgia, la forestiera già sposata e con un figlio non di Leonardo. Anche questo suo dato biografico trova spazio in “Belliboschi” nel racconto “Dormire a Potenza”. Giorgia de Cousandier e suo figlio Filippo, dal racconto del poeta, vivono per tutto il tempo della loro permanenza a Montemurro praticamente “segregati” nella stanzetta preparata dentro la grande casa vuota dello zio, ben nascosti agli occhi dei montemurresi. Ne escono solo per consumare i pasti. Sinisgalli e la sua “famiglia romana” trascorrono sei mesi non facili a Montemurro che incrineranno per lungo tempo il rapporto del poeta con la sua terra e con la sua gente: ancora utile ci giunge a tal proposito la testimonianza di Maria Padula, che riporta: “Quand’ero ragazzina lo vedevo silenzioso, cupo proprio. Poi, quando stava a Milano, era invece espansivo, esuberante.”; e continua: “Poi una volta a Roma, io non lo so cosa sia accaduto; e sono accaduti dei fatti per cui Leonardo è cambiato un po’ come carattere, è diventato meno espansivo, più duro come carattere.”  Anche lo stesso Sinisgalli passa gran parte del tempo chiuso nella sua stanza studiando e scrivendo: è nel chiuso della sua camera che compone i dieci dialoghetti de “L’indovino”, un testo che si può considerare drammaturgico.

Nel 1945 rientra a Roma con la sua famiglia e continua a pubblicare con successo i suoi testi dedicandosi anche alla traduzione degli amati autori francesi.

Nel 1947 è tra gli ideatori della prima rubrica culturale della Rai, “Teatro dell’usignolo”, che andrà in onda sull’emittente radiofonica nazionale fino al luglio del 1949 con grande successo: la trasmissione notturna è trasmessa ogni mercoledì  dalle 23:30 alla mezzanotte. Nello stesso anno, ancora per i tipi di Mondadori, arriva la pubblicazione de “I nuovi Campi Elisi” dove i versi del poeta di Montemurro si fanno più asciutti e muscolari per abbracciare forte una Italia addolorata che trova la sua metafora fondamentale nella dolorosa provincia lucana: troviamo nella raccolta, oltre alla già citata magica e trascendentale “Epigrafe”, “Lucania”, duro inno e orgoglio di un intero popolo.

È nel 1948 che Sinisgalli torna a Milano a lavorare per la Pirelli adesso come direttore artistico: le grandi industrie italiane nel dopoguerra iniziano a pubblicare concorrenzialmente curatissime riviste aziendali accaparrandosi le collaborazioni più prestigiose. Questi periodici, che fungono da strumento pubblicistico e pubblicitario, hanno però anche un forte impatto culturale tanto da essere esibite come prezioso vessillo. Nello stesso anno l’instancabile Sinisgalli trova anche il tempo utile a un felicissimo debutto nell’arte cinematografica con il documentario “Lezione di geometria”, che nel 1948 è premiato al IX° Festival Cinematografico di Venezia nella sezione riservata ai cortometraggi: è premiato nella stessa sezione anche nel 1950 con un altro documentario scientifico, “Millesimo di millimetro”.

Leonardo Sinisgalli nel 1952 lascia di nuovo Milano e torna a Roma per passare alle dipendenze di Finmeccanica, la più grande azienda italiana, dove fonderà e dirigerà dal 1953 ai primi mesi del 1958 quella che si può considerare probabilmente la più importante rivista della storia dell’editoria italiana, “Civiltà delle Macchine”. Il poeta lucano sarà responsabile dei primi 32 numeri. La formula sinisgalliana è sempre la stessa, cioè coniugare cultura umanistica e scientifica. La grafica sinisgalliana qui forse raggiunge il suo vertice, a partire dalle straordinarie copertine della rivista che riproducono particolari o ingrandimenti di circuiti elettrici, parti meccaniche, oppure disegni tecnici o elementari, o financo artistici. Quella di “Civiltà della Macchine” è una esperienza culturale senza precedenti e mai più neppure avvicinata, anche nell’attualità delle pubblicazioni scientifiche del nuovo millennio. La pubblicazione di “Civiltà delle Macchine” contribuisce in Italia anche ad allontanare il ricordo e le ferite della guerra e ad avvicinare il progresso scientifico e industriale che accelera la ricostruzione del paese. Gli articoli pubblicati sulle pagine del periodico vantano le più grandi firme del panorama umanistico e scientifico italiano e non solo, come quelle di Lewis Mumford (1895 – 1990), Giulio Carlo Argan (1909 – 1992), Alberto Burri (1915 – 1995), Franco Fortini (1917 – 1994), solo per citarne alcuni.

Contemporaneamente alla direzione di “Civiltà delle Macchine”, Leonardo Sinisgalli cura anche una nuova collana di documentari, “Scienza e poesia”; e continua anche il suo impegno propriamente cinematografico: nel 1953 esce nelle sale  il film “Il Cappotto” di Alberto Lattuada (1914 – 2005) con protagonista Renato Rascel (1912 – 1991), di cui il poeta ingegnere di Montemurro ha contribuito alla sceneggiatura.

Ma in questo lungo periodo di soddisfazioni professionali, Leonardo Sinisgalli vive un altro grave evento luttuoso: il 4 agosto del 1953 muore Vito Sinisgalli, sfilacciando ulteriormente i suoi già difficili rapporti con il paese natale.

Nel 1956 arriva un’altra importante pubblicazione dell’opera in versi del poeta ingegnere di Montemurro: la Mondadori riprende e ripubblica la raccolta “La vigna vecchia”. Le poesie contenute in questa silloge sono state precedentemente pubblicate con lo stesso titolo in tiratura limitata a Milano sotto la sigla Meridiana nel giugno del 1952. L’edizione de “I poeti dello Specchio” però è arricchita da una piccola antologia scelta dallo stesso Sinisgalli di poesie scritte nei dialetti dell’area lucana. Il volume è ancora un chiaro omaggio alle sue origini e, in particolare, ai suoi genitori perché la vigna vecchia richiamata nel titolo esiste realmente e rappresenta la dote portata da Carmela in sposa a Vito. Il dato biografico anche in questa opera emerge con forza, conquistando però sempre quel “piano a specchio” dove l’esperienza personale diviene universale, come nella struggente poesia “Pasqua 1952”.

Leonardo Sinisgalli continua nello stesso tempo a occuparsi di cinema girando altri due documentari, “Dalla A alla Z” e “La vita silenziosa”, che però non vengono mai distribuiti. Queste produzioni fanno parte di un progetto più ampio al quale partecipano pure Vittorio De Sica (1901 – 1974) e Michelangelo Antonioni (1912 – 2007).

Nel 1958, con la chiusura della sua personale esperienza alla direzione di “Civiltà delle Macchine”, passa al gruppo ENI  chiamato da Enrico Mattei (1906 – 1962).

In questo momento della sua vita artistica il poeta sente più vicina l’arte figurativa, che esprime principalmente nella tecnica del disegno a mano libera con lapis o inchiostro, lavori che nel segno ricordano la semplicità e la grafia della parola scritta: il tratto dei suoi bozzetti è un continuum con la scrittura. Tale necessità espressiva è favorita dalla sua decennale consuetudine coi grandi artisti del suo tempo, avendo già curato anche delle importanti mostre d’arte contemporanea sempre sul tema della commistione tra arte e scienza.

Gli anni sessanta lo vedono impegnatissimo con l’ENI di Enrico Mattei, in rappresentanza della quale gira tutto il mondo, e contemporaneamente si aggiunge una importante collaborazione con l’Alitalia.

Nel 1961 gli viene assegnato il prestigioso premio internazionale di poesia “Etna-Taormina”. Insieme a Sinisgalli è premiato per la poesia straniera il poeta rumeno Tristan Tzara (1896 – 1963).

L’inconsumabile poeta lucano nel 1962 inizia ad esporre i suoi disegni in prestigiosi spazi dedicati alle avanguardie artistiche dell’arte contemporanea, come nella “Galleria Apollinaire” di Milano e nella libreria “Ferro di Cavallo” di Roma, manifestando così il suo estro creativo anche nell’arte figurativa, impegno che proseguirà fino alla fine sei suoi giorni. Proseguono anche le pubblicazioni di libri d’arte arricchendo i suoi testi con proprie opere, oltre a continuare ad inserirne altre di grandi artisti suoi contemporanei come, ad esempio, quelle di Giulio Turcato (1912 – 1995).

Dopo la tragica fine di Enrico Mattei, avvenuta il 27 ottobre 1962, Leonardo Sinisgalli lascia l’ENI.

Sinisgalli continua a lavorare come direttore artistico per altre importanti aziende italiane tra Roma e Milano in un paese in pieno boom economico. Fonda il bimestrale “La botte e il violino” e collabora con importanti testate firmando anche delle ficcanti critiche d’arte, sempre usando la sua originalissima prosa, che sa semplificare e rendere comprensibili concetti altrimenti complessi o inutilmente complicati.

Ma nel 1966 c’è ancora e sempre la poesia. Pubblica per Mondadori una autoantologia dal titolo “Poesie di ieri” cui è assegnato il “Premio Fiuggi”. Quando il poeta deve fare i conti faccia a faccia con i propri versi, è sicuramente il compito più impegnativo di fronte al quale possa trovarsi e di difficilissima soluzione letteraria; processo questo al quale molti si sottraggono ma non il “muscolare” Sinisgalli, primo e implacabile critico di se stesso, che si pone a nervi saldi davanti a venticinque anni di poesia. Difatti il compito si dimostra arduo e doloroso, tanto che il poeta ingegnere di Montemurro, completato il lavoro, dice: “… ho fatto un’operazione decisa, ho tagliato nel vivo, ho smembrato anche alcune sequenze care alla mia memoria”. E, ancora Sinisgalli, severo e stremato, confessa: “Avrei voluto rendere ancora più rapido il corso delle immagini: ma il tempo della poesia dura un soffio!”

Il suo ultimo impegno professionale in campo pubblicistico è l’ideazione e la direzione del periodico “Il quadrifoglio” per l’Alfa Romeo: è sua anche l’idea di completare il nome del marchio automobilistico aggiungendo “Romeo” e quella di chiamare il modello più popolare della casa milanese “Giulietta”. Dirigerà la rivista tutta dedicata agli “alfisti” fino alla pensione, avvenuta nel 1973.

Nel 1967 Leonardo Sinisgalli è vittima di un infarto cardiaco che lo costringe a smettere di fumare, ma lo spavento non lo convince a rallentare i suoi ritmi di lavoro, e neanche frena la sua febbrile creatività.  Difatti torna alla radio curando la rubrica culturale domenicale del terzo canale nazionale, “La Lanterna”.

Nel 1969 sposa Giorgia de Cousandier  dando anche “forma legale” alla loro lunga convivenza.

Negli anni settanta continuano le sue pubblicazioni e giungono numerosi riconoscimenti, tra i quali  il “Premio Viareggio” per la poesia con la raccolta “Mosche in Bottiglia” 1975, sempre per i tipi di Mondadori. Prosegue anche la sua attività in campo artistico con mostre personali dei suoi lavori. Ma gli anni settanta sono anche segnati dal dolore: il 16 dicembre 1978 Giorgia de Counsandier muore per un male alla gola di cui soffriva dal 1970. Per il poeta e il figlio Filippo è una perdita incolmabile, straziante. Il poeta di Montemurro, il poeta ingegnere, si rifugia sempre più nel disegno, che in gran parte produce d’estate proprio in paese, ambiente con il quale, lentamente, negli ultimi anni è tornato ad integrarsi.

Nel 1980 è tra i fondatori della galleria “Il Millennio” di Roma dove trovano spazio, tra i tanti, opere di Lucio Fontana, Domenico Cantatore e Mario Schifano (1934 – 1998), probabilmente in quel momento storico l’interprete protagonista dell’arte italiana contemporanea nel mondo.

Il 31 gennaio 1981, proprio durante una sua personale alla galleria “Il Millennio” di Roma, Leonardo Sinisgalli è colto da un secondo letale infarto: l’ultima Musa che lo ha sedotto si è portato via il poeta ingegnere di Montemurro, dove riposa come desiderato nella cappella di famiglia, consegnandosi per sempre alla sua terra, lasciandosi cadere nel torrido regno da cui nessuno è mai tornato, promettendoci lui di farlo un giorno tra raffiche di grandine nel mese di giugno.

L’11 dicembre 2008, nell’anno del centenario dalla nascita di Leonardo Sinisgalli, viene alla luce sotto il cielo che da sempre veste la sua terra la Fondazione Leonardo Sinisgalli, grazie all’impegno del Comune di Montemurro, della Provincia di Potenza, della Regione Basilicata e, inizialmente, anche del Banco di Napoli. La Fondazione Leonardo Sinisgalli si propone di non disperdere e, quindi, raccogliere, conservare, difendere e divulgare la monumentale opera del poeta montemurrese, compito non facile considerata anche la complessa questione ereditaria che ancora oggi ostacola la piena disponibilità pubblica del patrimonio culturale lasciato dal poeta lucano e che blocca pure la riedizione dei sui testi; testi praticamente introvabili che ora giacciono, citando il titolo di una sua raccolta di versi del 1978, nel dimenticatoio della grande letteratura italiana, quando andrebbero invece urgentemente e integralmente riproposti nella lirica, nella prosa, nella saggistica: manca alla cultura italiana un protagonista assoluto dell’intero novecento; e manca di Leonardo Sinisgalli l’originalissimo saggista di “Furor Mathematicus”, il particolareggiato prosatore di “Belliboschi”; e manca su tutto il passato e il futuro della sua poesia.

Il Comune di Montemurro, portando a termine un complesso progetto finanziario e di sempre difficili trattative con gli eredi Sinisgalli, grazie all’esemplare, sapiente e lungimirante utilizzo di fondi regionali, riesce ad acquisire la grande casa paterna del poeta per farne un centro culturale a lui dedicato; ed è proprio il palazzotto che Vito Sinisgalli comprò per la sua famiglia una volta tornato da emigrante delle Americhe e dove il poeta ingegnere ha vissuto le sue umili gioie e i suoi profondissimi dolori, dove c’è sempre nelle stanze il ricordo di un lutto recente o il gemito di un vecchio malato.

Il 22 aprile 2013, dopo una lunga opera di restauro, l’amministrazione comunale di Montemurro, un paese montano dell’entroterra lucano oggi di nemmeno 1300 anime, a mani del Sindaco Mario Di Sanzo consegna le chiavi del palazzotto di Corso Leonardo Sinisgalli n° 44 (già Corso Giuseppe Garibaldi) alla Fondazione Leonardo Sinisgalli, dove nella grande casa troverà la sede e curerà l’allestimento e la gestione di un museo dedicato al poeta ingegnere.

Il 20 ottobre 2013 in Corso Leonardo Sinisgalli n° 44 a Montemurro apre i battenti la Casa delle Muse, museo degno delle grandi capitali nord europee e contenitore di gran parte dell’opera sinisgalliana nonché del suo patrimonio culturale. La Fondazione Leonardo Sinisgalli promuove con costanza su tutto il territorio nazionale iniziative culturali su e intorno alla figura del poeta, che ha già nel nome il segno del genio per antonomasia, sbocciato dalla pietra dura e sudata della Lucania. Le iniziative promosse dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli trovano il loro nucleo vitale e il loro vertice nelle giornate del FUROR SINISGALLI, che si svolgono appunto nel Comune di Montemurro, splendente esempio delle idee e delle azioni migliori del Mezzogiorno d’Italia. Neanche il geniale, il leonardesco Sinisgalli avrebbe saputo immaginare recupero e omaggio più grandi da parte della sua gente. La Casa delle Muse è una stella donata alla terra.

Leonardo Sinisgalli nei suoi scritti sostiene che il poeta è innanzitutto uno strumento della natura che possiede l’intelligenza del corpo ed è autore di un unico libro che inizia scrivendo la sua prima poesia e che conclude componendo l’ultimo verso della sua vita. Il poeta ingegnere di Montemurro sostiene ancora che: “La poesia è un PRIMUM, è un corpo semplice e non sopporta la violenza di macchinose manipolazioni.”

Per questo la poesia di Leonardo Sinisgalli si compone di fotografie nitidissime, dove ne puoi sentire gli odori delle immagini così come sono catturate. Le poesie del poeta ingegnere vanno lette come tessere di un unico mosaico, e la loro nitidezza è qualità rarissima nella poesia tutta e, soprattutto, in quella italiana che troppo spesso si avviticchia nella coltivazione di una lirica fine a se stessa, dove le parole muoiono indifese ad appena un metro dalla bocca.

Il ragazzino di Montemurro, che a nove anni sognava di diventare fabbro ferraio, che non era innamorato di carte e di stampe, che era nato senza appetiti, senza fiamme nella testa, che aspirava a rimanere tra le sue dolci mura, che voleva semplicemente perire dentro la sua aria, girerà il mondo segnando sulla carta e sulla stampa la sua febbrile esistenza, facendosi infinito come il poeta.

In una dedica “Agli amici” in apertura alla raccolta “La vigna vecchia”, Leonardo Sinisgalli scrive: “Questi pochi versi vogliono significare che io sono qui ancora tra voi.”

LA POESIA

Pasqua 1952

Le sere d’aprile sono fredde e tristi

quaggiù nei cameroni di casa mia.

Mio padre si muove appena tra il focolare

e la latrina. Lo portiamo a braccia, lo svestiamo,

gli sciogliamo le scarpe per farlo dormire.

Le pendici del Serino sono ancora bianche di neve.

Ci siamo tappati nelle stanze, a stento

ci arrivano dalla piazza i rintocchi dell’orologio.

Il fumo ci arrossa gli occhi,

è umida di bosco la legna mortacina.

Cristo risorgerà dal sepolcro di iris:

i messaggeri ce l’hanno annunziato

bussando alle imposte.

I piccoli pastori ci portano i primi

asparagi dalle spinete, l’ortolana

scalza è entrata con un cesto di fiori di rape.

Aspettavo da trent’anni una Pasqua

tra i fossi, il muschio sopra i sassi,

le viole tra le tegole. Ma i morti

dormono nelle bare di castagno,

sugli archi delle stalle e dei porcili,

sulle crociere delle cantine e dei pollai.

Fanno fatica ad abbandonare per sempre

le nostre sedie, i nostri letti

dove vissero tanti anni di lenta agonia.

Lungo le strade gli stracci

neri delle vesti sono più silenziosi.

Un gruppo di uomini brucia col ferro

il grumo di veleno nella bocca dell’asino.

M’ero messo in viaggio verso una Pasqua

in fiore, incontro al Cristo purpureo

che solleva il coperchio di grano bianco

cresciuto nelle grotte.

Tutto quello che io so non mi giova

a cancellare tutto quello che ho visto.

I fanciulli soffiano sul carbone

perché dal piombo fiorisca

il simulacro della rosa.

Vanno e vengono per casa le visitatrici

a portarci i sarmenti per il fuoco,

le ceste d’uova, le parole di cordoglio.

C’è sempre nelle stanze il ricordo

di un lutto recente o il gemito

di un vecchio malato.

Mio padre ha il sangue greve.

Si duole della sua immobilità.

Lo caricheranno sulle spalle i miei nipoti

e un giorno, un tiepido giorno di là da venire,

lo porteranno alla vigna. Lo porteranno

a mezza costa, sulla sedia

di braccia intrecciate.

Ci è toccata questa valle, questa valle

abbiamo scelta per tornarci a morire.

Dove Gesù risorgerà con molta pena

noi speriamo ardentemente di sopravvivere

nel cuore dei congiunti e dei compagni,

nel ricordo dei vicini di casa e di campo.

Come fischiano le rondini

intorno alla chiesa di San Domenico

semibuia il giovedì delle tenebre!

LA LETTURA:

Titolo: POESIE DI IERI

Serie: Autoantologia

Autore: Leonardo Sinisgalli

Curatore: Leonardo Sinisgalli

Pagine: 206

Editore: Mondadori, Milano

Edizione: 1ª Edizione Marzo 1966

 

L’OPERA

Pubblicazioni in vita:

Poesia:

  1. Cuore – Auto-edizione, Roma 1927;
  2. 18 poesie – Scheiwiller, Milano 1936;
  3. Campi Elisi – Scheiwiller, Milano 1939;
  4. Vidi le muse – Mondadori, Milano 1943;
  5. I nuovi Campi Elisi – Mondadori, Milano 1947;
  6. La vigna vecchia – Mondadori, Milano 1956;
  7. Cineraccio – Neri Pozza, Venezia 1961;
  8. L’età della luna – Mondadori, Milano 1962;
  9. Poesie di ieri – Mondadori, Milano 1966;
  10. Il passero e il lebbroso – Mondadori, Milano 1970;
  11. L’ellisse – (a cura di G; Pontiggia) Mondadori (Oscar), Milano 1974;
  12. Mosche in bottiglia – Mondadori, Milano 1975;
  13. Dimenticatoio – Mondadori, Milano 1978; Edizione del Labirinto, Matera 1978.

Prosa:

  1. Fiori pari, fiori dispari – Mondadori, Milano 1945;
  2. Belliboschi – Mondadori, Milano 1948;
  3. Prose di memoria e d’invenzione – (Fiori Pari, Fiori Dispari e Belliboschi) Leonardo da Vinci, Bari 1964;
  4. Calcoli e fandonie – Mondadori, Milano 1970;
  5. Un disegno di Scipione e altri racconti – Mondadori, Milano 1975.

Teatro:

  1. L’indovino, dieci dialoghetti – Astrolabio, Roma 1946.

Prosa saggistica:

  1. Italiani – Editoriale Domus, Roma 1937;
  2. Furor mathematicus – Urbinati, Roma 1944;
  3. Horror vacui, O;E;T;, Roma, 1945;
  4. Furor mathematicus – Mondadori, Verona 1950 (edizione ampliata contenente anche L’indovino e Horror vacui);
  5. I martedì colorati – Immordino, Genova 1967.

Pubblicazioni postume:

Poesia:

  1. Infinitesimi; Volume di editi e inediti a cura di Giuseppe Tedeschi, presentazione di Giuseppe Pontiggia – Edizioni della cometa, Roma 2001;
  2. La vigna vecchia; antologia a cura di Giuseppe Lupo – San Marco dei Giustiniani, Genova 2005;
  3. Ai calcagni lo sterco l’incenso tra le dita; audiolibro poesie scelte – Fondazione Leonardo Sinisgalli, Momtemurro (Pz) 2014.

Prosa:

  1. Ventiquattro prose d’arte; introduzione di Giuseppe Appella – Edizioni della Cometa, Roma 1983;
  2. L’albero bianco; a cura di Rosetta Maglione e Antonio Vaccaro – Edizioni Osanna, Venosa 1986;
  3. Gallo reale; a cura di Giuseppe Lupo – San Marco dei Giustiniani, Genova 2005.

Teatro:

  1. L’indovino, dieci dialoghetti; a cura di Renato Aymone – Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1994.

Prosa saggistica:

  1. Sinisgalliana – Edizioni della Cometa, Roma 1984;
  2. Promenades architecturales – Lubrina Editore, Bergamo 1987;
  3. L’odor moro; a cura e con un saggio di Renato Aymone – Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1990;
  4. Carte lacere; a cura di Giuseppe Appella, con nove disegni dell’Autore – Edizioni della Cometa, Roma 1991;
  5. Intorno alla figura del poeta; a cura di Renato Aymone – Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1994;
  6. Pneumatica; a cura Franco Vitelli – Edizioni 10/17, Salerno 2003;
  7. Civiltà della cronaca; a cura di Francesco D’Episcopo – Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2005;
  8. Pagine milanesi; a cura di Giuseppe Lupo – Hacca Kindustria, Matelica (Mc) 2010.

LE FONTI:

I nuovi Campi Elisi: Mondadori, Milano 1947 .

Prose di memoria e d’invenzione: (Fiori Pari, Fiori Dispari e Belliboschi) – Leonardo da Vinci, Bari 1964 .

I martedì colorati: – Immordino, Genova 1967 .

Dimenticatoio: Mondadori, Milano 1978; Edizione del Labirinto, Matera 1978 .

L’albero bianco: a cura di Rosetta Maglione e Antonio Vaccaro – Edizioni Osanna, Venosa 1986 .

Promenades architecturales: Lubrina Editore, Bergamo 1987 .

L’odor moro: a cura e con un saggio di Renato Aymone – Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1990

L’indovino, dieci dialoghetti: a cura di Renato Aymone – Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1994 .

Infinitesimi: Volume di editi e inediti a cura di Giuseppe Tedeschi, presentazione di Giuseppe Pontiggia – Edizioni della cometa, Roma 2001 .

Quel cafone di Parmenide: di Rocco Brancati – RCE Edizioni, Brienza (Pz) 2002 .

Pneumatica: a cura Franco Vitelli – Edizioni 10/17, Salerno 2003 .

La vigna vecchia: antologia a cura di Giuseppe Lupo – San Marco dei Giustiniani, Genova 2005 .

Civiltà della cronaca: a cura di Francesco D’Episcopo – Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2005 .

Gallo reale: a cura di Giuseppe Lupo – San Marco dei Giustiniani, Genova 2005 .

Pagine milanesi: a cura di Giuseppe Lupo – Hacca Kindustria, Matelica (Mc) 2010.

L’avventura di un moro: a cura di Biagio Russo – Fondazione Leonardo Sinisgalli, Montemurro (Pz) 2014 .

Ai calcagni lo sterco l’incenso tra le dita: audiolibro di poesie scelte – Fondazione Leonardo Sinisgalli, Montemurro (Pz) 2014 .

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WikipediA: Via Tasso; https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_storico_della_Liberazione .

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WikipediA: Vittorio De Sica; https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_De_Sica .

WikipediA: Vittorio Sereni; https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sereni .

WikipediA: IX° Festival Cinematografico di Venezia; https://it.m.wikipedia.org/wiki/9%C2%AA_Mostra_internazionale_d%27arte_cinematografica_di_Venezia_(1948) .

YouTube: Casa delle Muse – Furor Sinisgalli; https://www.youtube.com/watch?v=PccB58MF-M0&feature=youtu.be .

YouTube: Carte Assorbenti 1; https://www.youtube.com/watch?v=gJw5L3JFZkY&feature=youtu.be .

YouTube: Carte Assorbenti 2; https://www.youtube.com/watch?v=ZZxeKA6Cg4s&feature=youtu.be .

YouTube: Carte Assorbenti 3; https://www.youtube.com/watch?v=V9rv5827rUE&feature=youtu.be .

YouTube: Maria Padula; https://www.youtube.com/watch?v=_f8n8sY4LKk&feature=youtu.be .

Il Mattino: Il Mattino del 15 aprile 2017; https://www.ilmattino.it/cultura/mostre/sinisgalli_mercato_usato-2383126.html .

La Gazzetta del Mezzogiorno: La Gazzetta del Mezzogiorno del 17 aprile 2017; http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/potenza/880429/vendo-la-casa-di-sinisgalli-l-ho-strappata-io-al-degrado.html .

Il Mattino: Il Mattino del 24 aprile 2017; https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/sinisgalli_fontana_quadri_autore_mercato_trionfale_roma-2399576.html .

Il Settimanale di Bagheria: Il poeta Leonardo Sinisgalli…un matematico prestato alla poesia; http://www.bagheriainfo.it/sito/2017/12/20/il-poeta-leonardo-sinisgalli-un-matematico-prestato-alla-poesia/ .

flash art: La Galleria Apollinaire; http://www.flashartonline.it/article/la-galleria-apollinaire/ .

Corriere della Sera: Libreria Ferro di Cavallo; http://roma.corriere.it/notizie/cultura_e_spettacoli/17_marzo_06/addio-agnese-de-donato-vita-ad-arte-senza-eta-fa94f3f6-0268-11e7-b9cd-27dc874c2067.shtml?refresh_ce-cp#.

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La rubrica, che prevede una pubblicazione mensile per l’ultimo sabato del mese, apre alla possibilità di indicare opere di autori altri, pure a manoscritti inediti ma sempre in formato cartaceo, segnalati e fatti pervenire a proprie spese alla redazione e che, a insindacabile giudizio del curatore, potrebbero comparire nei prossimi appuntamenti. In caso di testi in lingue diverse dall’italiano, è necessario disporre i componimenti con una traduzione a fronte. Le raccolte inedite devono essere composte almeno di 30 poesie.

Il materiale non sarà restituito.

4 Responses to "La Finestra del Poeta: LEONARDO SINISGALLI, alla scoperta di un genio"

  1. Amen   1 aprile 2018 at 8:24

    Al di là del giudizio che si può esprimere sulla sua poesia, occorre riconoscere l’ eccezionale poliedricità del genio di quest’uomo.

    Quanto alla querelle Montale-Ungaretti sul premio Nobel, direi che non ci fu assegnazione più meritata. Personalmente giudico l’ultimo periodo della poesia montaliana fra le creazioni più belle dell’animo umano. Su Ungaretti, mi trovo d’accordo col critico Galletti (pur senza la sua drastica stroncatura) sul fatto che si tratti di poesia troppo costruita nella sua sillabazione e nelle scelte linguistiche.

  2. Anonimo   3 aprile 2018 at 15:54

    L”ultimo periodo della poesia montaliana, come altra gran parte, e’ merito del furto con scasso ai danni del Grande Poeta Sandro Penna. Dovevano istituire un Nobel al furto d’autore. Montale non avrebbe avuto rivali.
    Come i tre puntini su Pasolini, poteva ficcarseli nel …
    Cosi’ sia…
    p.s. per il saggista. Lo sa che in Abruzzo c’e chi sostiene che l’artigiano Nicola da Guardiagrele avrebbe anticipato il Ghiberti?
    Ognuno ha le sue forme di follia.

  3. Amen   5 aprile 2018 at 8:28

    Furto? E Sandro Penna si sarebbe fatto derubare senza fiatare? E in tanti anni nessuno se ne sarebbe accorto?
    Penna sarà anche un grande poeta, ma Montale è di un altro livello. Del resto non importa: il giudizio sulla poesia, come su qualsiasi forma d’arte, è soggettivo. Ognuno può pensare quello che vuole…

  4. Anonimo   6 aprile 2018 at 16:39

    Non se ne sono accorti i soggetti d’impostazione gasmanniana.
    Non se ne sono accorti in provincia.
    Molti dei maggiori poeti viventi sanno e sono consapevoli, del furto.
    Molti critici letterari , di serie B,tacciono per convenienza. Quelli di serie A lo sanno e lo dicono.
    Penna e’ morto di fame e di stenti, perche’ era un Poeta e non frequentava i salotti di Milano e Roma. Un po’ di febbre.
    Montale sta a Penna come Lacedelli sta a Bonatti.
    Struttura e palle diverse.

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