Università di Teramo: quegli strani appetiti sui fondi del Masterplan

Università di Teramo: quegli strani appetiti sui fondi del Masterplan

di Christian Francia  –

Si mormora, si dice, si ventila che sarebbero in corso strane manovre all’Università di Teramo.

Come è noto fra pochi mesi si svolgeranno le elezioni per il nuovo Rettore e pare che l’auspicata candidatura unica nel nome della continuità con il Rettore uscente non si sia realizzata, cosicché saranno due i contendenti a fronteggiarsi per la guida del futuro dell’Ateneo.

Si mormora, si dice, si ventila che un noto Rettore abbia preteso non già l’appoggio per il suo delfino da parte di singoli professori, bensì pretenda un appoggio istituzionale da Facoltà intere, pretesa quanto mai scorretta oltre che sgrammaticata.

Si mormora, si dice, si ventila che si affretti la predisposizione di un piano blindatissimo qualora le cose non dovessero mettersi per il verso giusto, piano blindatissimo che comporterebbe un ruolo di primo piano per la Fondazione dell’Università, laddove si mormora che siano già stati assunti fedelissimi del governatore D’Alfonso (ci piacerebbe che qualcuno smentisse tali voci).

Si mormora, si dice, si ventila che il Rettore uscente stia per farsi assegnare un ruolo operativo all’interno della Fondazione dell’Università per poter gestire in prima persona tutte le procedure, le progettazioni e gli appalti ai quali l’Ateneo si prepara grazie ai finanziamenti stanziati nel Masterplan Regionale, il più importante dei quali è certamente il finanziamento multimilionario per il restauro del Manicomio di Teramo che darà un volto nuovo sia all’Università che alla città intera.

C’è da augurarsi che tali voci siano infondate, anche perché non c’è bisogno di un giurista per comprendere come simili manovre siano elusive della normativa in vigore e sarebbero volte a blindare la gestione delle progettualità in corso in una sede distinta e separata da quella naturale, la quale è appunto il Rettorato.

In ogni caso, il fatto sicuro è che vi siano appetiti inconfessabili e manovre poco commendevoli dettate dalla paura fottuta della perdita del potere, un potere che rischia di passare di mano ad una gestione in discontinuità con quella attuale, cancellando disegni, prospettive e promesse che si sono incrostati all’interno degli uffici universitari.

Del resto, è cosa nota che Luciano D’Alfonso abbia già annuciato urbi et orbi l’intenzione di restare al comando della Giunta regionale fino all’ultimissimo giorno possibile, anche in palese violazione delle norme imposte dal vigente ordinamento, e questo è facile immaginare che sia un intendimento finalizzato a sistemare tutte le nomine possibili, a dare tutti gli incarichi possibili ai fedelissimi, a blindare tutte le procedure nel senso desiderato dal Presidente regionale uscente.

Sarebbe auspicabile che qualcuno indagasse su deliberazioni e provvedimenti in corso di approvazione, onde evitare storture e brutture che potrebbero recare nocumento al prestigio dell’Ateneo.

E sarebbe parimenti auspicabile che i vertici dell’Università si affrettino a chiarire che non è in atto – né è al vaglio – alcuna ipotesi di svuotamento di poteri a danno dell’Università stessa e a favore della Fondazione dell’Università, la quale riveste un ruolo ben diverso da quello di braccio operativo dell’Ateneo nella gestione di fondi, progettazioni e appalti.

One Response to "Università di Teramo: quegli strani appetiti sui fondi del Masterplan"

  1. Anonimo   15 marzo 2018 at 9:40

    A questo punto devono essere i candidati Rettori a chiedere di verificare che una simile zezza operazione si possa realizzare.
    Mi chiedo ma il personale che lavora in Ateneo cosa fa? Inoltre mi chiedo ma qualcuno ha guardato l’andamento del numero degli iscritti durante il sestennio di D’Amico. I dati sono pubblici basta andare a vedere sul sito del MIUR. Un vero disastro. Inoltre mi chiedo ma qualcuno i bilanci della Fondazione Unite se li è andati a vedere. La fondazione per mascherare il proprio fine istituzionale ha assunto personale per togliere il lavoro che già svolgeva il personale dell’Ateneo e per questo l’ispettorato del lavoro ha erogato una cospicua sanzione alla governance della Fondazione.
    Candidati Rettori prendete in mano la situazione altrimenti siete parte della zezzità descritta nell’articolo.

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