Tre partiti e una gamba

Tre partiti e una gamba

di Christian Francia

La quarta gamba è quella che hanno i quadrupedi, ma è anche quella che ha il centrodestra italiano il quale – essendo stato asino nei lunghi anni di governo del Paese – sentiva il bisogno di rendersi quadrupede per assumere anche formalmente (oltre che sostanzialmente) le sembianze asinine.

In particolare, con la perifrasi “quarta gamba” ci si riferisce al partito-accozzaglia messo insieme a poche settimane dal voto per cercare di raccogliere tutti i rimasugli dei consensi che non avrebbero potuto intercettare i tre partiti principali della coalizione destroide (cioè Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia).

In pratica una lista spazzatura che ha messo insieme tutti i fuoriusciti di Forza Italia e i capibastone senza tetto politico sparsi per lo stivale. Una operazione meramente elettoralistica che politicamente suscita sdegno e raccapriccio, ma che è ancor più indigeribile man mano che ne vengono declinate generalità e intenzioni.

QUAGLIARIELLO (VOLATILE DELLA QUARTA GAMBA INCLINE AL SALTO DELLA QUAGLIA: NOMEN OMEN)

Dalle nostre parti uno dei capibastone della quarta gamba, tale Gaetano Quagliariello, nato a Napoli, cresciuto a Bari e residente a Roma, è già riuscito a prendere per il culo gli abruzzesi facendosi eleggere proprio in Abruzzo nel 2013, ma dimenticandosi fino al 2018 dove si trovava la sua Regione di elezione.

Sulla pagina di wikipedia dedicata proprio a Quagliariello (https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Quagliariello) si scopre che prima dell’Abruzzo il genio si era fatto eleggere per ben due volte persino in Toscana, altra regione con la quale non c’azzecca niente.

Ma per comprendere appieno il personaggio e le sue frequentazioni, basti ricordare che nel 2013 viene nominato ministro del governo Letta (guidato dal PD), ragion per cui abbandona Forza Italia che lo aveva fatto eleggere e passa con il partito di Angelino Alfano, cioè il Nuovo Centro Destra (NCD) che è nato per fungere da stampella dei governi di centrosinistra.

Quando comprende che il futuro del centrosinistra non è per nulla roseo, Quagliariello si ricolloca di nuovo, fino a quando, come certifica wikipedia, “In vista delle imminenti elezioni politiche, il 5 gennaio 2018 aderisce a “Noi con l’Italia”, la cosiddetta “quarta gamba” della coalizione di centro-destra che mette insieme l’UDC di Lorenzo Cesa, Direzione Italia di Raffaele Fitto, Scelta Civica di Enrico Zanetti, Enrico Costa e Maurizio Lupi (ex Alternativa Popolare), Cantiere Popolare di Francesco Saverio Romano, Fare! di Flavio Tosi e UDEUR di Clemente Mastella. Alle elezioni politiche del 2018 è ricandidato al Senato della Repubblica, nel collegio uninominale L’Aquila-Teramo sostenuto dalla coalizione di centro-destra”.

Avete capito bene, appena un mese fa Quagliariello sale sul carro della quarta gamba e ottiene dal centrodestra il miracolo di potersi candidare nel collegio maggioritario blindatissimo di L’Aquila-Teramo che lo eleggerà matematicamente per la quarta volta consecutiva in Parlamento.

Ovviamente, non appena rieletto, ridimenticherà l’Abruzzo e tornerà a divertirsi a Roma, alla faccia dei sottosviluppati teramani e aquilani che lo avranno votato.

GIANNI CHIODI (LA FERRAMENTA DELLA QUARTA GAMBA)

L’ex teramano Chiodi, e dico ex perché mi risulta che da tre anni viva a Pescara con la nuova compagna (dopo aver dichiarato nel 2014 al Corriere della Sera di aver commesso adulterio), è un altro genio senza paragoni.

Chiodi, nel presentarsi agli elettori in conferenza stampa, l’altro giorno ha dichiarato che “D’Alfonso e i suoi stanno mettendo in atto una grande fuga”, con evidente riferimento al fatto che il governatore in carica e i suoi assessori e consiglieri regionali si stanno candidando per un seggio al Parlamento, fuggendo in tal modo dall’Abruzzo e abbandonandolo ad un anno e mezzo dal termine della legislatura regionale.

La polemica è corretta, perché è moralmente disdicevole prendere i voti per amministrare la Regione e poi fuggire ad un anno e mezzo dal termine del mandato. Ma purtroppo per Chiodi è sbagliato il pulpito.

Infatti proprio Gianni scappò dalla carica di sindaco di Teramo nel 2008, all’indomani dell’arresto dell’allora governatore Del Turco, proprio per potersi candidare alla Regione per ambizione personale, dimettendosi un anno prima del termine del suo mandato e lasciando la città in mano al Commissario prefettizio.

Quindi se esiste una persona al mondo che non può criticare D’Alfonso che fugge dall’Abruzzo per accasarsi al Senato, questa è proprio Gianni Chiodi.

Ma non basta. Bisogna altresì sottolineare che Chiodi era sicurissimo di dover essere candidato al parlamento nella lista di Forza Italia, il partito che lo ha fatto eleggere dapprima sindaco di Teramo (2004-2008), poi Presidente dell’Abruzzo (2008-2014), infine consigliere regionale (2014-2018).

Ma dato che Forza Italia lo ha ritenuto imbarazzante e lo ha scaricato il 29 gennaio 2018 non candidandolo, per tutta risposta nel volgere di una notte Chiodi ha dato il ben servito al suo partito e si è accasato pure lui fra i profughi della quarta gamba, dimostrando una volta di più quanto possa essere irriconoscente con Forza Italia chi ha ottenuto tutti gli onori proprio per merito di quel partito.

Senza contare che proprio Chiodi, all’indomani della mancata candidatura con Forza Italia, ha avuto il coraggio barbaro di accusare Berlusconi di non aver voluto dare rappresentanza al territorio teramano: una falsità bella e buona che contiene persino due incoerenze.

La falsità è che Forza Italia non rappresenti il territorio, dal momento che candida al collegio maggioritario di Teramo Lucrezia Rasicci di Alba Adriatica che è teramana a tutti gli effetti, a maggior ragione per il fatto che il padre ha lo studio dentistico pure per il Corso di Teramo.

Le due incoerenze sono: la prima che lo stesso Chiodi non rappresenta Teramo in quanto non vi dimora da lungo tempo; la seconda che il centrodestra tutto (proprio in quota “quarta gamba”) ha candidato per il collegio maggioritario al Senato (Teramo-L’Aquila) il nome di Gaetano Quagliariello, uno che con Teramo c’azzecca come un cavolo a merenda.

Per cui le brutte figure per Chiodi si sprecano, così come si spreca il fuoco amico avendo egli accusato indirettamente Quagliariello di essere un paracadutato nel nostro territorio, nonostante Quagliariello sia proprio un capobastone della “quarta gamba” che ha dato asilo all’orfanello Chiodi.

Se a ciò si aggiunge che per i tre anni e mezzo della presente legislatura regionale Gianni Chiodi non ha mai fatto una battaglia pubblica, mai fatto un intervento, mai fatto opposizione assieme ai colleghi di minoranza (come per esempio hanno fatto Febbo e Sospiri), non può che dedursi la pochezza politica e la scarsa furbizia di un personaggio che fortunatamente sta per entrare nel dimenticatoio.

GIULIO SOTTANELLI (LA LINGERIE DELLA QUARTA GAMBA)

Altro soggetto mitologico è Giulio Cesare Sottanelli (e chiedo scusa a Giulio Cesare), deputato uscente di Roseto degli Abruzzi e neocandidato al Senato per la “Quarta gamba”.

Orbene, se le ambizioni personali sono legittime, al netto dello scarso rendimento parlamentare di Sottanelli, meno legittimo è il salto della quaglia (o del quagliariello) con il quale Sottanelli è passato dal centrosinistra (dal quale veniva) per approdare nel centrodestra.

Molti non sanno che Sottanelli ha fatto il vicepresidente della Provincia di Teramo come appartenente al Partito Democratico, salvo poi rendersi conto che l’altro capobastone rosetano, Tommaso Ginoble (anch’egli PD), lo costringeva all’ombra delle poltrone che contano, ragion per cui Giulio ha scelto di uscire dal PD per finire dentro al partito di Mario Monti “Scelta Civica” che lo ha fatto eleggere in parlamento nel 2013.

Sottanelli ha sempre appoggiato tutti i governi di centrosinistra susseguitisi dal 2013 al 2018, cioè quelli di Letta, di Renzi e di Gentiloni, senza contare quelli precedenti fra i quali appunto quello di Monti.

Un’intera carriera politica nel centrosinistra che inspiegabilmente – solo nel 2018 – si trasforma in una candidatura nella quarta gamba del centrodestra.

Come mai? La risposta è una soltanto: tutto si fa per avere il culo al caldo sopra una comoda poltrona, anche fare il voltagabbana, la banderuola, il camaleonte, il transfuga, l’opportunista.

Ma questa volta le possibilità di essere eletto sono molto scarse perché Noi con l’Italia non gode del favore dei sondaggi e rischia di non eleggere nessuno sia alla Camera che al Senato.

Ma tanto per certi politici non c’è nessun onore da difendere, nessun territorio da rappresentare, nessuna qualità da mettere in campo, nessun impegno da profondere. Ci sono solo ambizioni sconfinate e un arrivismo senza coerenza e senza dignità che si traduce nella mancanza di autorevolezza e di credibilità.

5 Responses to "Tre partiti e una gamba"

  1. Anonimo   9 febbraio 2018 at 19:44

    L’esercito dei Carpafava !!!

  2. Emiliano   9 febbraio 2018 at 21:49

    Caro Christian se non avessi dichiarato pubblicamente che voti 5 stelle….ti darei un bacio in bocca per questo articolo!!!
    Purtroppo il ciarpame politico
    Emiliano Bruni (superstite di sinistra)

    p.s. odio i commenti anonimi.

  3. Fdg   10 febbraio 2018 at 14:47

    I politici che hai citato sono stati, sono e saranno solo uomini di merda

  4. Fdg   10 febbraio 2018 at 14:50

    I politici che hai citato sono stati, sono e saranno solo uomini che non hanno senso di esistere politicamente, mezzi omino, uomini di merda.

  5. Ginesio   11 febbraio 2018 at 7:27

    Ma un minimo di serietà è impossibile pretenderla??????

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