Strafalcioni comici e banalità: Tutti i peggiori slogan (fin qui) di questa campagna elettorale.

Strafalcioni comici e banalità: Tutti i peggiori slogan (fin qui) di questa campagna elettorale.

di Walter Nanni –

Non preoccupatevi, il peggio deve ancora arrivare. Nel frattempo “consoliamoci” con qualche obbrobrio da campagna elettorale già venuto fuori in questi giorni.

Ridiamoci un po’ su assegnando qualche fantomatico premio, giusto per non morire di comunicazione.

 

  • Premio Autoironia” – And the winner is… Forza Italia e Silvio Berlusconi. La scrittà “Onestà” che campeggia sul manifesto deve aver fatto ridere (e molto) anche il grafico che ha realizzato il lavoro.
  • Premio Padania Libera” – And the winnes is… la lista Potere al Popolo. Il manifesto con D’Alema e la scritta “Azzeralo” ricorda vecchie campagne pubblicitarie della Lega Nord anni ’90: mancava giusto la scritta Gallipoli ladrona… Un manifesto oggettivamente violento, che contraddice i valori stessi professati dai suoi esponenti, figlio di una strategia di marketing vecchia e confusa. Stendiamo, poi, un velo pietoso sull’hashtag #accettolasfida… Accetto la sfida??? Ma cos’è? Un talent show? Un gioco sui social network??? Una puntata di C’è posta per te?Si Maria, il candidato ha accettato ed è qui!”. Chi ha ideato e avallato questa campagna meriterebbe davvero una secchiata d’acqua fredda addosso…
  • Premio Tutti gli animali sono uguali (ma alcuni sono più uguali degli altri)” – Qui tutti d’accordo: il nostro riconoscimento che scomoda perfino George Orwell va assegnato alla lista Liberi e Uguali. Nel manifesto Grasso ha una posa inadatta al suo spessore, a tratti perfino ridicola, che ricorda (vedi le mani) certi book fotografici anni ’90 degli attori. Dopo tutta la vicenda sulle candidature lo slogan “Per molti non per pochi” è un autentico autogol. La battuta più bella è stata scritta su facebook dalla giornalista Roberta Marcantonio.
  • Premio Famiglia (quasi) Cristiana” – And the winner is… la lista Fratelli d’Italia. Il manifesto con Giorgia Meloni e la scritta “Difendi la famiglia tradizionale” ruba letteralmente il mestiere ai comici: proprio lei (e i suoi alleati) che di “tradizionale” non ha neanche i boccoli dei capelli. Il manifesto in questione è stato un po’ ovunque oggetto di qualsiasi presa per i fondelli. Stando comunque ai dati Eures, più che altro dovremmo difendere le persone (soprattutto le donne) “dalla famiglia tradizionale” visto che la maggior parte degli omicidi commessi nel nostro paese si consuma proprio nell’ambito familiare. I nostri complimenti, inoltre, a chi cura la comunicazione della Meloni per l’esempio dato sul tema del risparmio e del riciclo: una foto, la stessa, per due campagne elettorali. Quasi un elogio della povertà…
  • “Premio Rivedi almeno le bozze, cazzo” – Vince a maniche basse la lista PD. Il renziano Matteo Ricci ha pensato bene di usare per la sua campagna elettorale lo slogan “Rimbocchiamoci le mani“. Le mani??? Rimbocchiamoci le mani??? Ma non era rimbocchiamoci le maniche? Della serie: quando nella vita i “che” sono essenziali… A proposito di competenti e competenze: cercate di fare un po’ d’attenzione quando scegliete grafici e collaboratori.
  • Premio Candy Candy” – And the winner is… la lista Casapound che sceglie come slogan una frase di una banalità imbarazzante, scopiazzata, che fareste fatica a trovare anche nei Baci Perugina o in un libro di Paulo Coelho: “Se vuoi, puoi“. Ecco, appunto: puoi usare pure un po’ di fantasia, di creatività. Si saranno ispirati al titolo di qualche libro oppure sarà bastato sentire i discorsi di un personal trainer in palestra? Chiudiamo questa piccola galleria degli orrori della comunicazione segnalandovi un manifesto apparso nei giorni scorsi su diversi profili social di esponenti politici di estrema destra, proprio a ridosso della #GiornatadellaMemoria, la ricorrenza che ricorda tutte le vittime dell’Olocausto. Oltre a negare la Shoah, il manifesto propone un assurdo quanto improbabile calcolo matematico: “6 milioni di ebrei divisi per 2.629.440 minuti“. Risultato? “2281 ebrei al minuto“. Duemiladuecentoottantuno? 2281??? Al limite sarebbe 2, 28… due virgola ventotto! Capisco che uno non voglia studiare la storia, la nostra storia, ma almeno un po’ di matematica no?

Ps: Prima che qualcuno si lamenti (tra gli interessati, ovvio) per quello che ho scritto ricordatevi che per la seconda legge sulla comunicazione vi ho fatto un favore.

 

5 Responses to "Strafalcioni comici e banalità: Tutti i peggiori slogan (fin qui) di questa campagna elettorale."

  1. Luca   30 gennaio 2018 at 23:43

    Bellissimo articolo.. complimenti Walter

  2. Melox   31 gennaio 2018 at 2:20

    Bellissimo articolo…bravo!

  3. Amen   31 gennaio 2018 at 7:31

    Tutto ciò dimostra una ingenuità culturale e un analfabetismo di ritorno preoccupanti. Davvero ci sarebbe da “rimboccarsi le mani(!)” almeno nella scuola, per combattere l’ignoranza senza tanti complimenti e psicologismi…
    Uno strafalcione può sfuggire a chiunque, ma non è ammissibile che gente magari laureata che si mette in politica riempia di vistosi pasticci il proprio manifesto elettorale, di certo studiato a lungo a tavolino…

  4. Giuseppe   31 gennaio 2018 at 17:28

    Non capisco la necessità di irridere la famiglia tradizionale. Personalmente non voto la Meloni ma apprezzo il suo slogan.
    Nel suo titolo parla di strafalcioni comici e di banalità, bene dove sarebbe lo strafalcione in quel caso? E dove la banalità?
    In milioni di famiglie tradizionali italiane, la vita scorre con i soliti alti e bassi, ma serena e si sta bene insieme e, personalmente, è solo in famiglia, pensi, dove mi sento più protetto e dove custodisco gli affetti più veri e profondi.

    Considerazione un po’ retro in un mondo 3 … 4… o anche 5.0?

    Fa nulla, di quel mondo ho sempre sorriso del ” punto zero”, che prepotente risalta e perfettamente lo descrive.
    Zero. Appunto.

  5. il Fatto Teramano   1 febbraio 2018 at 18:04

    Gentile Giuseppe,
    noi non abbiamo nulla contro la famiglia tradizionale, anzi…ma il punto è che, se lo dice la Meloni, la quale non ha affatto una famiglia tradizionale, fa un po’ sorridere…

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