Masochismo a 5 Stelle

Masochismo a 5 Stelle

di Christian Francia  –

Alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo voterò Movimento 5 Stelle. Lo farò per disperazione perché davvero non saprei chi meno peggio votare.

Mi sfugge tutto delle dinamiche grilline, ma non mi sfugge un dilettantismo che denuncia la fase infantile di un partito che necessita di una completa rivoluzione interna per divenire davvero credibile e aspirare concretamente a governare l’Italia.

Mi sono convinto da tempo che il centrodestra sbancherà nelle urne sia per il suicidio sistematico attuato dal principale partito di governo, cioè il PD, e sia per la mancanza di autorevolezza e credibilità del M5S.

Intanto il Movimento 5 Stelle è un partito proprietario (al pari di Forza Italia) che non appartiene al popolo degli iscritti e dei simpatizzanti, bensì a Beppe Grillo e a pochissimi parenti e soci.

In secondo luogo al suo interno non esistono decisioni davvero democratiche: non lo sono gli organi associativi, non lo sono gli statuti, i codici etici e i regolamenti, non lo sono nemmeno le votazioni interne che appaiono democratiche, ma sono carenti di tutte quelle garanzie che dimostrino scientificamente l’esercizio della volontà degli iscritti. Tutto è oscuro e pilotato dai vertici.

In terzo luogo il partito ha sbagliato le scelte strategiche negli ultimi 5 anni, prima delle quali quella di non strutturarsi sul territorio nominando responsabili regionali e provinciali che avrebbero potuto filtrare, mediare, esercitare con giudizio l’arte della coltivazione della classe dirigente.

Questo errore costa moltissimo oggi, visto che l’assenza del partito sul territorio ha permesso a tutti – cani e porci – di aspirare ad una candidatura ad un seggio da parlamentare, come se si trattasse della lotteria di capodanno. Un grave vulnus alla credibilità del Movimento.

In quarto luogo è stata un’ingenuità clamorosa assegnare la candidatura a presidente del Consiglio ad un personaggio come Luigi Di Maio, il quale fu miracolato nel 2013 quando giunse in parlamento senza sapere nemmeno lui perché, poi si è ritrovato vice presidente della Camera sempre senza sapere il perché, e oggi si trova proiettato verso il premierato senza uno straccio di curriculum e di esperienza (vero che numerosi ministri della Repubblica sono anch’essi parecchio carenti sotto l’aspetto curriculare, dalla Fedeli alla Madia, dalla Lorenzin a Poletti, ma il livello scarso degli avversari non autorizza a cedere all’incompetenza).

E a proposito di competenza, la regola del tetto massimo dei due mandati è un’altra delle cretinate che stanno già costando tanto al M5S, costretto a rinunciare a tutte le competenze faticosamente acquisite dai suoi esponenti all’interno delle assisi civiche, regionali e parlamentari (cito soltanto i sindaci di Parma e di Pomezia, due fuoriclasse già rottamati nel momento in cui potrebbero esprimere il massimo delle loro capacità).

Non è un caso che la società civile, specie quella di maggiore qualità intellettuale e professionale, non si sia avvicinata nemmeno quando è stata cercata e invitata, come ad esempio nella Capitale.

Non è un caso nemmeno che il reclutamento di candidati di grande visibilità per le prossime elezioni del 4 marzo sia stato ad oggi fallimentare, con due soli nomi noti ed entrambi giornalisti, Gianluigi Paragone ed Emilio Carelli, a dimostrazione che l’attrattività a 5 stelle è ancora tutta da costruire.

Se poi ci si sofferma sulle cosiddette “Parlamentarie”, cioè le votazioni on-line per la scelta dei candidati alle elezioni politiche, si avverte subito la mancanza di trasparenza nelle procedure e nei dati.

Trovo molto grave quanto affermato da Giorgio Fioravanti, portavoce di un meet-up di Beppe Grillo a L’Aquila, il quale è stato escluso dalla candidatura per motivi ignoti e ha dichiarato: “Non farò ricorso, è come lottare contro i mulini a vento, gli addetti ai lavori sanno cosa voglio dire! Questo è il Movimento ragazzi, se stai sulle palle a qualche portavoce, RAUS!”.

Comprensibile la delusione, ma è incomprensibile che le procedure siano oscure e blindate, così come è incomprensibile l’assenza di coordinatori del partito sul territorio che possano rintuzzare eventuali castronerie denunciate dai vari simpatizzanti e antipatizzanti. I danni causati al partito dalla valanga umana di haters, sia quelli che possano aver ragione e sia quelli che certamente hanno torto, sono ad oggi incalcolabili.

A tutto ciò si aggiunga che gli autocandidati alla Camera sono 39 in tutto fra Teramo e L’Aquila, a fronte dei 162 autocandidati al Senato per l’intero Abruzzo.

Dato che la regola interna prevedeva che le persone fino ai 40 anni potessero candidarsi solo alla Camera e al contrario le persone dai 40 anni in su potessero candidarsi solo al Senato, si evince che solo il 33% circa degli aspiranti parlamentari è sotto ai 40 anni, cioè appartenente a quella fascia di giovani presso i quali il Movimento 5 Stelle spopola.

Ciò significa che i grillini non sono riusciti a motivare i giovani, la maggior parte dei quali il 4 marzo non andrà a votare nonostante rappresentino il naturale bacino di voti a 5 stelle.

Bisogna altresì segnalare che dei 5 parlamentari grillini abruzzesi uscenti solo l’aquilana Enza Blundo ha deciso di non ricandidarsi, mentre al contrario gli altri 4 si ricandidano tutti: Gianluca Castaldi, Andrea Colletti, Daniele Del Grosso e Gianluca Vacca.

Gli autocandidati grillini per il collegio proporzionale della Camera (formato dai territori delle province di Teramo e L’Aquila) sono in tutto 39, dei quali 20 aquilani e 19 teramani.

I 19 provenienti dalla provincia di Teramo sono:

Fabio Berardini (Teramo), Alessio Carpegna (Roseto degli Abruzzi), Massimo Cerase (Sant’Egidio alla Vibrata), Fabio Cinì (Nereto), Valentina Corneli (Roseto degli Abruzzi), Giorgio D’Agostino (Castellalto), Giovanni Di Achille (Teramo), Davide Di Battista (Castiglione Messer Raimondo), Mario Di Criscenzo (Giulianova), Alessandro Di Francesco (Teramo), Vito Dolisi (Silvi), Angelo Figliola (Tortoreto), Andrea Finistauri (Alba Adriatica), Virginia Maloni (Sant’Egidio alla Vibrata), Alessandro Natali (Teramo), Fabrizio Olivieri (Tortoreto), Renato Santilli (Tortoreto), Erica Talamonti (Martinsicuro), Antonio Zennaro (Tortoreto).

Gli autocandidati grillini per il collegio proporzionale del Senato (formato dal territorio dell’intero Abruzzo) sono in tutto 162, dei quali 47 chietini, 41 pescaresi, 37 aquilani e 37 teramani.

I 37 provenienti dalla provincia di Teramo sono:

Francescopio Argento (Notaresco), Dante Astolfi (Silvi), Simona Astolfi (Silvi), Michele Barbieri (Silvi), Antimo Battistoni (Giulianova), Barbara Benucci (Sant’Egidio alla Vibrata), Francesco Caccavo (Pineto), Enio Capriotti (Tortoreto), Cesare Carboni (Teramo), Marco Cipolletti (Teramo), Sabatino De Luca (Notaresco), Guido Franco Di Emidio (Sant’Omero), Mauro Di Felice (Crognaleto), Renato Di Francesco (Tortoreto), Elcid Di Giacinto (Roseto degli Abruzzi), Timoteo Di Giacinto (Pineto), Vittorio Di Giacinto (Corropoli), Claudio D’Innocenzo (Tossicia), Luigi Di Lodovico (Teramo), Salvatore Di Salvatore (Tortoreto), Daniele Labrecciosa (Teramo), Maurizio La Mattina (Roseto degli Abruzzi), Salvatore Lombardo (Teramo), Sonia Macrini (Mosciano Sant’Angelo), Antonio Giovanni Maitino (Teramo), Giovanni Mancino (Giulianova), Sandro Marcellini (Civitella del Tronto), Elena Minorello (Alba Adriatica), Marcella Palombaro (Silvi), Natalino Pedelini (Tortoreto), Davide Petrosino (Castellalto), Gabriele Pietrinferni (Martinsicuro), Eugenio Pompei (Roseto degli Abruzzi), Sergio Pompei (Teramo), Marco Reggimenti (Silvi), Donato Simeone (Giulianova), Francesco Ulbar (Teramo).

È sufficiente la lettura dei soli nomi della provincia teramana a far venire il mal di testa, circostanza che evidenzia come l’assenza di un filtro di partito renda euforici tutti gli iscritti e li autorizzi a pensare ad un seggio in Parlamento senza che troppe volte sappiano cosa sia il Parlamento e che cosa vi si svolga dentro.

Se poi si aggiunge che il voto democratico del popolo della rete potrebbe perfino essere irrilevante in quanto lo stesso Beppe Grillo (chiamato ridicolmente “il garante” quando al contrario è il padrone assoluto) si è riservato il diritto di avere l’ultima parola sui candidati, allora si comprende che ci troviamo dinanzi ad una vera e propria farsa indegna ed antidemocratica.

L’unica speranza è che i 5 Stelle imparino dal fardello di errori che hanno commesso fino ad oggi e maturino il più possibile per essere davvero pronti ad aspirare al governo del Paese fra 5 anni.

5 Responses to "Masochismo a 5 Stelle"

  1. Anonimo   18 gennaio 2018 at 15:53

    Ma come fanno ad imparare se nonostante tutto c’è ancora chi vota il menopeggio?

  2. Anonimo   18 gennaio 2018 at 21:37

    ‘mbè definire il meno peggio dopo tutto quello che gli dici e pure votarli mi sembra perlomeno incoerenza Cristian!

  3. Anonimo   18 gennaio 2018 at 22:16

    Ricordo il celebre Indro Montanelli invitava a votare DC turandosi il naso! Vedi certi suggerimenti dove ci hanno portato?

  4. Stefano Flajani   19 gennaio 2018 at 18:23

    Per me, invece, il m5s ha dimostrato ciò che è, abbandonando uscita ue ed euro, si al ius soli, salvo poi tirarsi indietro dopo le lamentele, programmi scritti da persone vicine alle fondazioni di soros, incontri in USA e Roma con banche e finanziarie, eccetera. Perlomeno adesso lo hanno fatto prima delle elezioni. Chi li vota, sa e saprà, che voterà ancora per lo schiavismo e servilismo ue.

  5. Antonio   23 gennaio 2018 at 18:57

    Il movimento ha dimostrato incoerenza sempre: prima no agli inviti in televisione, poi sempre presenti in ogni dove; prima il vaffaday, poi ora no a candidati che hanno usato il turpiloquio; prima no euro, ora europeisti convinti; sullo ius soli non ne parliamo…Ciarlatani!!!

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