Elezioni regionali in Abruzzo: si vota fra giugno e dicembre 2018

Elezioni regionali in Abruzzo: si vota fra giugno e dicembre 2018

di Christian Francia  –

Acclarato che il governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso si candiderà alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo nel collegio blindato del proporzionale al Senato in qualità di capolista del PD, occorre chiarire cosa accadrà in Regione e quando si voterà per il nuovo Consiglio Regionale.

PRIMO SCENARIO: VOTO A GIUGNO 2018

L’ipotesi più semplice è quella delle dimissioni di D’Alfonso dalla carica di governatore il giorno seguente alla sua elezione a senatore, in ossequio alla norma sull’incompatibilità fra la carica di parlamentare e quella di consigliere regionale (ricordo che il Presidente della Regione è contemporaneamente consigliere regionale).

In tal caso la decadenza dalla carica di Presidente della Regione comporta innanzitutto lo scioglimento del Consiglio regionale, il quale arriverebbe alla sua scadenza naturale nella primavera del 2019 (dato che la legislatura regionale dura per legge 5 anni, come sancito dall’art. 3 comma 1 della Legge n. 108/1968).

Per tale evenienza l’art. 6 della L.R. n. 9/2013 (Legge elettorale regionale) prevede al comma 2 che “nel caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale le elezioni si svolgono entro tre mesi dallo scioglimento stesso”.

Ciò significa che se D’Alfonso si dimettesse subito dopo la sua proclamazione a senatore, cioè una settimana dopo il voto, ipotizziamo il 12 marzo 2018, le elezioni regionali si terrebbero entro il termine di domenica 10 giugno 2018, cioè in concomitanza con le elezioni amministrative dei Comuni alle quali verrebbero certamente accorpate (per risparmiare sui gravosi costi pubblici della macchina elettorale).

Ma purtroppo Luciano non è un signore e facilmente non si dimetterà subito per almeno due ragioni: in primo luogo per percepire il doppio stipendio da parlamentare e da governatore per il maggior tempo possibile; in secondo luogo per poter effettuare nomine di direttori, dirigenti, consulenti, attribuire incarichi, elargire denari pubblici, sistemare poltrone e gestire il potere regionale per il maggior tempo possibile.

Curioso segnalare che numerosi governatori in carica e al primo mandato, come quello della Lombardia Maroni e quello del Friuli Serracchiani, abbiano già deciso di fuggire dai loro maiuscoli incarichi per accomodarsi su una modesta poltroncina da parlamentare semplice.

Un motivo plausibile per questa fuga dalle Regioni è che lo stipendio da governatore e quello da parlamentare è pressoché identico, ma il ruolo da governatore è gravosissimo mentre quello da parlamentare è leggerissimo, al limite della nullafacenza (con la quale troppo spesso si confonde).

Altro motivo plausibile è lo scudo dell’immunità parlamentare che torna utilissimo – per evitare l’arresto – a personaggi del calibro di D’Alfonso, arcinoto alle cronache giudiziarie, pluringadato, plurinquisito e pluriprescritto per reati di corruzione e di finanziamento illecito.

Ultimo motivo plausibile è la consapevolezza di accingersi a perdere le successive elezioni regionali, come sta matematicamente per avvenire proprio in Abruzzo dove l’attuale legislatura si è rivelata una clamorosa delusione per l’incapacità del Partito Democratico di modernizzare e migliorare la regione.

SECONDO SCENARIO: VOTO A DICEMBRE 2018

Il secondo scenario è più complesso e articolato, nonché il più verosimile conoscendo D’Alfonso.

Allungando al massimo le tempistiche si tornerebbe al voto regionale dopo 9 mesi dalle politiche del 4 marzo, cioè agli inizi di dicembre 2018.

Innanzitutto l’art. 1 comma 1 del Regolamento del Senato, ramo del Parlamento cui è destinato D’Alfonso, prescrive che “I senatori acquistano le prerogative della carica (…) dal momento della proclamazione”.

La proclamazione degli eletti in entrambi i rami del Parlamento avviene di norma entro una settimana dalla data delle elezioni, cioè all’incirca il 12 marzo 2018.

A questo punto sarà proprio la Costituzione della Repubblica a sancire l’incompatibilità per D’Alfonso all’art. 122 comma 2: Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”.

Quindi dal 12 marzo D’Alfonso con ogni probabilità diverrà incompatibile nel doppio ruolo.

A tale riguardo interviene la Legge n. 165/2004, la quale all’art. 3 comma 1 lettera g) prescrive che: “Le regioni disciplinano con legge i casi di incompatibilità (…) nei limiti dei seguenti principi fondamentali: fissazione di un termine dall’accertamento della causa di incompatibilità, non superiore a trenta giorni, entro il quale, a pena di decadenza dalla carica, deve essere esercitata l’opzione o deve cessare la causa che determina l’incompatibilità”.

Le incompatibilità dei consiglieri regionali abruzzesi sono sancite nella Legge Regionale n. 51/2004, la quale all’art. 3 comma 3 lettera a) ribadisce quanto già prescritto dall’art. 122 della Costituzione, e cioè che “La carica di Presidente e di componente della Giunta regionale, nonché la carica di consigliere regionale sono incompatibili con quella di membro di una delle Camere”.

Il successivo art. 4, rubricato “Cause di decadenza”, al comma 3 prevede che Le cause di incompatibilità previste dall’art. 3, sia che esistano al momento della elezione sia che sopravvengano ad essa, comportano decadenza dalle cariche di Presidente e di componente della Giunta, nonché di Consigliere regionale, se l’interessato non esercita l’opzione prevista dal comma 4”.

A tale riguardo il comma 4 elenca le tappe del procedimento di decadenza: “Quando per un Consigliere regionale sussista o si verifichi qualcuna delle incompatibilità stabilite dalla presente legge, il Consiglio, nei modi previsti dal regolamento interno, provvede alla contestazione; il Consigliere ha dieci giorni di tempo per rispondere; nei dieci giorni successivi il Consiglio regionale delibera definitivamente e, ove ritenga sussistente la causa di incompatibilità, chiede al Consigliere di optare entro cinque giorni tra il mandato consiliare e la carica ricoperta. Qualora il Consigliere non vi provveda, il Consiglio lo dichiara decaduto con deliberazione notificata all’interessato entro cinque giorni”.

Tali tempistiche sono attuative a livello regionale del termine complessivo di trenta giorni previsto dalla legge nazionale per esercitare l’opzione fra le due cariche incompatibili (L. n. 165/2004 citata).

Inoltre, l’art. 4 comma 5 della Legge Regionale n. 51/2004 aggiunge anche che Le deliberazioni di cui al presente articolo sono adottate d’ufficio o su istanza di qualsiasi cittadino elettore della Regione”, con ciò fornendo un’arma ai cittadini abruzzesi che volessero accelerare lo scollamento delle chiappe di D’Alfonso dalla poltrona di governatore.

Più nel dettaglio, il Regolamento interno del consiglio regionale dell’Abruzzo, all’art. 20 – concernente le incompatibilità – dettaglia ulteriormente tempistiche e modalità della procedura:

“I consiglieri che nel corso del mandato vengono a trovarsi in una delle cause di incompatibilità previste dalla legge devono comunicare l’esistenza delle stesse alla Giunta per le elezioni entro trenta giorni dal verificarsi della causa” (comma 2).

“Se la Giunta per le elezioni viene a conoscenza della sussistenza di condizioni di incompatibilità per un consigliere, ne delibera la contestazione all’interessato” (comma 3).

“La deliberazione di contestazione è notificata al consigliere entro cinque giorni a cura della Segreteria della Presidenza” (comma 5).

“Nel termine di dieci giorni dal ricevimento della contestazione, il consigliere interessato può presentare per iscritto alla Giunta per le elezioni le sue controdeduzioni” (comma 6).

“Entro i dieci giorni successivi, il Consiglio delibera su relazione della Giunta per le elezioni” (comma 7).

“Se il Consiglio ritiene che sussista la causa di incompatibilità, il Presidente del Consiglio invita immediatamente il consigliere ad optare, nel termine massimo di cinque giorni dalla comunicazione del Presidente, tra il mandato consiliare e l‘incarico che ricopre” (comma 8).

“Se il consigliere non provvede ad optare nel termine di cui al comma 8, il Consiglio regionale lo dichiara decaduto nella prima seduta successiva alla scadenza del suddetto termine” (comma 10).

Riassumendo, se D’Alfonso facesse il furbo e non si dimettesse di sua spontanea volontà all’indomani della sua proclamazione alla carica di senatore, i tempi tecnici massimi affinché venga dichiarata la sua decadenza da consigliere regionale sarebbero di 80 giorni a partire dal 4 marzo prossimo:

– 8 giorni dalla data delle elezioni politiche fino alla proclamazione;

– 30 giorni per comunicare la propria incompatibilità da parte del neosenatore divenuto incompatibile (ipotizzando che la Giunta per le elezioni non si accorga da sola dell’incompatibilità);

– 5 giorni per la notificazione della contestazione all’interessato;

– 10 giorni per presentare eventuali controdeduzioni;

– 10 giorni per la deliberazione del Consiglio su relazione della Giunta per le elezioni;

– 5 giorni per esercitare l’opzione fra le due cariche incompatibili;

– 7 giorni per svolgere una seduta straordinaria del Consiglio ove dichiarare la decadenza del consigliere incompatibile che non abbia esercitato l’opzione nel termine prescritto (art. 35 commi 3 e 4 del Regolamento interno del Consiglio regionale dell’Abruzzo: “Il Consiglio è convocato in seduta straordinaria (…) su richiesta di almeno un quinto dei consiglieri (…) il Consiglio si riunisce nel termine massimo di una settimana”).

A tali 75 giorni vanno aggiunti circa 5 giorni per disguidi, domeniche, notificazioni ritardate, ecc.

Ovviamente, a questi massimo 80 giorni occorrenti per la decadenza andranno poi aggiunti pochi giorni per lo scioglimento del Consiglio (atto obbligatorio conseguente alla decadenza del Presidente della regione) e poi ancora andranno aggiunti i tre mesi massimi di latenza occorrenti per lo svolgimento delle elezioni regionali (come previsto dall’art. 6 della L.R. n. 9/2013 citata).

In totale sarebbero all’incirca sei mesi a partire dal 4 marzo 2018, cioè si arriverebbe più o meno ai primi di settembre.

Ovviamente, nel caso D’Alfonso non si dimettesse e venisse quindi dichiarato decaduto, sarà cura del Vicepresidente della Giunta regionale Giovanni Lolli indire le elezioni regionali con proprio decreto, come precisato dall’art. 6 comma 3 della L.R. n. 9/2013.

Va da sé che l’inizio di settembre è una data incompatibile con lo svolgimento di una campagna elettorale agostana, per cui occorrerebbe un decreto governativo apposito per ritardare le elezioni regionali ad ottobre.

Ma c’è un ultimo ipotizzabile allungamento della data.

Si tratta di quello contenuto nell’art. 86 dello Statuto della Regione Abruzzo, il quale al comma 4 sancisce che Nei casi di cui al comma 3”, cioè a dire nei casi di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, “le nuove elezioni sono indette entro tre mesi.

Si noti che lo Statuto regionale parla di “indizione” entro tre mesi e non già di “svolgimento” entro tre mesi come invece prevede il citato art. 6 comma 2 della L.R. n. 9/2013 (legge elettorale regionale).

Essendo discrepanti le due previsioni legislative, ed essendo di pari livello le due fonti legislative nella gerarchia delle fonti del diritto, dato che lo statuto regionale è fonte primaria al pari della legge regionale, se ne evince che la previsione statutaria debba essere prevalente in quanto lo Statuto è più recente essendo entrato in vigore nel 2015, mentre la legge elettorale regionale è entrata in vigore nel 2013.

Interpretando in tal senso le norme, l’ipotizzato termine di sei mesi a far data dal 4 marzo sarebbe vincolante solo per l’indizione delle elezioni e non già per il loro svolgimento, con un ragionevole tempo di latenza fra l’indizione e lo svolgimento approssimabile ad altri due o massimo tre mesi.

Ragion per cui il totale diverrebbe di 9 mesi, di cui poco meno di tre mesi fra il 4 marzo e la decadenza di D’Alfonso; altri tre mesi fra la decadenza, il successivo immediato scioglimento anticipato del Consiglio regionale e l’indizione delle elezioni; e infine ulteriori due o tre mesi fra l’indizione e lo svolgimento delle nuove elezioni regionali.

Si arriverebbe al massimo ai primi di dicembre 2018, data ultima consentita dalle leggi e dai regolamenti per eleggere i nuovi organi della Regione.

Né sarebbe ipotizzabile una richiesta di decreto governativo di spostamento in avanti delle elezioni regionali fino alla primavera del 2019, cosa ad esempio capitata la scorsa legislatura solo perché il termine naturale era dicembre 2013 in quanto l’arresto del precedente governatore Del Turco nel luglio 2008 impose le votazioni nel dicembre 2008, per cui il governo nazionale decise un riallineamento a primavera del voto regionale spostandolo di sei mesi nella primavera 2014.

Ma questa volta la data di dicembre non è naturale, bensì eventualmente il frutto di un allungamento esasperato ottenibile stirando le norme al massimo. E questo perché se D’Alfonso si dimettesse correttamente il giorno della sua eventuale proclamazione a senatore della Repubblica il 12 marzo 2018, ci sarebbero tranquillamente i tre mesi ordinari di latenza per svolgere regolarmente le elezioni regionali nella medesima data di giugno 2018 nella quale si svolgeranno comunque le elezioni amministrative per migliaia di Comuni di tutta Italia.

Pretendere di “prolungare irragionevolmente una situazione patologica” quale è quella della incompatibilità del governatore che si verificherà presumibilmente a marzo 2018, tenendo in vita una legislatura regionale per oltre un anno fino alla naturale scadenza della primavera 2019, significherebbe contraddire le indicazioni contenute nella sentenza n. 196/2003 della Corte Costituzionale, laddove si scandisce chiaramente come sia “necessario ripristinare al più presto la legittima rappresentatività degli organi regionali”.

CONCLUSIONI

In conclusione la fuga programmata di Luciano D’Alfonso che ha fatto il gradasso fino ad oggi annunciando la sua ricandidatura alla presidenza regionale, ma che al contrario mentiva sapendo di mentire, è l’ennesimo schiaffo alla coerenza tipico dei piddini.

Infatti, è doveroso sottolineare la pantomima stucchevole messa in piedi da D’Alfonso con le solite forbite dichiarazioni circa le garanzie che avrebbe chiesto al PD nazionale in ordine ad una presunta convenienza degli abruzzesi nello spedirlo in Parlamento contro la sua volontà.

Comprendo che la bugia sia consustanziale agli appartenenti al Partito Democratico, ma è un’offesa all’intelligenza degli elettori sostenere che Matteo Renzi obblighi D’Alfonso ad andare a Roma interrompendo la legislatura regionale ad oltre un anno dalla sua naturale scadenza.

Così come è un’offesa agli elettori sostenere, come fa D’Alfonso, che il suo sacrificio sia subordinato alla garanzia di un posto nel futuro governo nazionale che inciderebbe non poco sui finanziamenti governativi per l’Abruzzo, e ciò per la semplice ragione che il PD non parteciperà ad alcun governo in quanto arriverà matematicamente terzo alle elezioni politiche, di gran lunga dietro alla corazzata del centrodestra e dietro pure al Movimento 5 Stelle.

Sarebbe più onesto che D’Alfonso dicesse la verità: cioè che deve difendersi con l’immunità parlamentare da probabili richieste di arresto che plausibilmente potrebbero investire la sua persona; che predilige riposarsi nella dolce vita romana piuttosto che sputare il sangue su e giù per l’Abruzzo; che è consapevole di dover subire una batosta ad opera del centrodestra qualora decidesse di ricandidarsi al ruolo di governatore.

Un ruolo svolto come peggio non avrebbe potuto, con al fianco una squadra di governo di infima qualità politica e amministrativa, con una macchina burocratica regionale farraginosissima e inefficientissima, al contrario di quanto annunciato con i roboanti slogan elettorali sulla Regione facile e veloce.

Facile e veloce è stata solo la decisione di fuggire a Roma. Agli abruzzesi resteranno le difficoltà e la lentezza della burocrazia, nessuna infrastruttura nuova, sprechi infiniti di fondi europei, appalti annunciati e mai svolti, e tante troppe parole al vento…

4 Responses to "Elezioni regionali in Abruzzo: si vota fra giugno e dicembre 2018"

  1. Allodola   16 gennaio 2018 at 11:13

    Un disastro chiamato D’Alfonso

  2. Anonimo   16 gennaio 2018 at 11:14

    Fuggi coniglio, fuggi……………

  3. Anonimo   16 gennaio 2018 at 17:28

    Giornale redatto da tossicodipendenti

  4. Anonimo   17 gennaio 2018 at 18:54

    Complimenti per tutta questa omniscenza e preveggenza ma il “guaio” è che tutte queste “sacrosante” verità scritte quassu le leggeranno in pochissimi… Sono un po come quelle belle canzoni che senti cantare da artisti sconosciuti su you tube.. Alla fine poi comandano le canzoni che passa la radio e la tv ! E quindi i soliti nomi vanno avanti ! Quindi apprezzabile lo sfogo.. ma i fatti li fanno sempre gli stessi ….

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