54 giorni alle elezioni politiche: In Abruzzo sarà boom del centrodestra (fino a 13 seggi) e una Caporetto per il centrosinistra (3 seggi)

54 giorni alle elezioni politiche: In Abruzzo sarà boom del centrodestra (fino a 13 seggi) e una Caporetto per il centrosinistra (3 seggi)

di Christian Francia  –

Signori si vota. In questo 2018 non esiste un partito in tutta l’Italia che sia messo bene, che abbia le idee chiare su cosa fare del Paese, che abbia credibilità interna ed internazionale, che abbia una classe dirigente degna di questo nome. Nessuno. Nemmeno il Movimento 5 Stelle.

Proviamo ad immaginare cosa avverrà nella valle di lacrime chiamata Teramo.

L’Abruzzo esprime in totale 21 parlamentari dei quali, nella Legislatura appena conclusa (2013-2018), 9 erano appartenenti al centrosinistra, 7 appartenenti al centrodestra e 5 appartenenti al M5S.

Quello che si profila fra 54 giorni (il 4 marzo) è un ribaltamento integrale delle forze in campo, con il centrodestra che arriverà ad arraffare fino a 13 seggi, lasciandone 5 al M5S e soltanto miseri 3 seggi al Partito Democratico.

1) LEGGE ELETTORALE

Intanto spieghiamo un minimo la nuova legge elettorale denominata “Rosatellum”. Due terzi dei parlamentari verranno eletti con metodo proporzionale (nei collegi plurinominali) e un terzo con metodo maggioritario (nei collegi uninominali), ma sarà possibile votare solo mettendo un’unica croce sulla scheda elettorale.

Quanto alla Camera dei deputati, l’Abruzzo ha 5 collegi uninominali (Teramo, Pescara, Chieti, L’Aquila e Lanciano) e ogni coalizione proporrà un solo nominativo per ciascun collegio (la coalizione che riceverà un voto in più delle altre eleggerà automaticamente il deputato, in base al cosiddetto metodo maggioritario).

Sempre alla Camera dovranno essere assegnati 9 seggi proporzionali in tutto l’Abruzzo, 4 dei quali saranno eletti nel collegio plurinominale (cioè proporzionale) formato dalle province di Teramo e L’Aquila, mentre gli altri 5 seggi verranno distribuiti all’interno del collegio plurinominale formato da Pescara, Chieti e Lanciano.

Circa il Senato, l’Abruzzo ha 2 collegi uninominali (il primo è Teramo-L’Aquila, il secondo è Pescara-Chieti-Lanciano) e ogni coalizione proporrà un solo nominativo per ciascun collegio (la coalizione che riceverà un voto in più delle altre eleggerà automaticamente il senatore, in base al cosiddetto metodo maggioritario).

Sempre al Senato dovranno essere assegnati 5 seggi proporzionali in tutto l’Abruzzo che forma un unico collegio plurinominale coincidente con l’intero territorio regionale.

Adesso proviamo ad azzardare gli esiti elettorali.

2) PROPORZIONALE

Stando agli ultimi sondaggi, la coalizione di centrodestra (formata da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia ed Energie per l’Italia, fatte salve ulteriori integrazioni) dovrebbe eleggere 2 senatori fra i 5 posti disponibili al proporzionale e dovrebbe eleggere 4 deputati fra i 9 posti disponibili al proporzionale (2 dei quali a Teramo-L’Aquila e gli altri 2 a Pescara-Chieti-Lanciano). Per un totale di 6 parlamentari eletti con il metodo proporzionale, cioè in base alla percentuale complessiva dei voti presi dalla coalizione.

Sempre stando agli ultimi sondaggi, il Movimento 5 Stelle (che come è noto non si apparenta con nessun altro partito) dovrebbe eleggere 2 senatori fra i 5 posti disponibili al proporzionale e 3 deputati fra i 9 posti disponibili al proporzionale (1 dei quali a Teramo-L’Aquila e gli altri 2 a Pescara-Chieti-Lanciano). Per un totale di 5 parlamentari eletti con il metodo proporzionale.

Quanto alla coalizione di centrosinistra (formata dal Partito Democratico, dal partitino superstite degli ex Alfanoidi e forse dalla Lista europeista di Emma Bonino, fatte salve ulteriori integrazioni) dovrebbe eleggere 1 senatore fra i 5 posti disponibili al proporzionale e 2 deputati fra i 9 posti disponibili al proporzionale (1 dei quali a Teramo-L’Aquila e l’altro a Pescara-Chieti-Lanciano). Per un totale di 3 parlamentari eletti con il metodo proporzionale, cioè in base alla percentuale complessiva dei voti presi dalla coalizione.

3) MAGGIORITARIO

Residuano i 7 seggi da assegnare con metodo maggioritario, dei quali 5 alla Camera e 2 al Senato.

In tali collegi denominati uninominali (perché le coalizioni proporranno una sola candidatura per singolo collegio) la vittoria e il seggio andranno, come già detto, alla coalizione che riporterà il maggior numero di voti rispetto alle altre.

Questi 7 seggi rischiano di finire tutti in mano al centrodestra. Infatti, da un lato è pur vero che Forza Italia non ha lo smalto e i voti di un tempo, così come è vero che la Lega di Salvini ha pochissimi voti in Abruzzo, ma è altrettanto vero che dentro al simbolo della cosiddetta quarta gamba del centrodestra (Noi con l’Italia) ci sono moltissime anime ex democristiane, ex democratiche, finto-civiche che racimolano da noi molti più consensi rispetto alle altre regioni.

Aggiungiamo che il M5S in Abruzzo avrebbe un’autostrada spianata dalle conclamate incapacità di governo del centrodestra e del centrosinistra alternatisi in modo fallimentare al potere, ma non è riuscito a radicarsi nel territorio come avrebbe dovuto, approfittando della favorevole congiuntura.

Sottolineiamo che in Abruzzo la popolazione anziana la fa da padrona e che il 70% dei giovani (fra i quali il consenso per il M5S dilaga) non andranno per niente a votare, penalizzando proprio i grillini.

Del resto, i giovani sono sfiduciati e si disinteressano alla politica sia perché non esistono proposte politiche dedicate specificamente a loro, sia perché i partiti godono ad indebitare i giovani (con il debito pubblico che ricadrà sulle loro spalle) per favorire misure di vantaggio per gli anziani (che invece vanno a votare in massa).

Non è un caso che dal 2007 la disoccupazione giovanile italiana sia cresciuta dal 15% al 28%; non è un caso che i sussidi ai disoccupati oltre i 50 anni siano il triplo di quelli destinati ai minori di 30 anni; non è un caso se negli ultimi dieci anni gli anziani in povertà assoluta siano diminuiti, mentre i giovani poveri sono triplicati.

Diamo per assodato che il Partito Democratico finirà terzo in tutti i collegi maggioritari, non riuscendo ad ottenere nemmeno un seggio per l’uninominale.

La battaglia sarà all’arma bianca fra il centrodestra e il M5S, con un significativo vantaggio di partenza in favore del centrodestra e la possibilità che candidature divisive di area berlusconiana favoriscano i grillini.

Faccio l’esempio di Paolo Gatti, consigliere regionale di Forza Italia odiatissimo fra i sodali di schieramento (per esempio i Fratelli d’Italia), la cui ipotetica candidatura finirebbe per far cadere parte dell’elettorato naturale del centrodestra fra le braccia del M5S.

Lo stesso dicasi per Antonio Razzi, candidatura che nuocerebbe alle sorti del centrodestra per evidenti motivi.

Del resto, compreso che la battaglia dei collegi maggioritari si giochi unicamente fra destra e grillini, la logica del cosiddetto “voto utile” finirà col determinare la cannibalizzazione dei voti del PD, molti dei quali si dirotteranno naturalmente verso chi potrebbe farcela a vincere, cioè i due poli avversari ai democratici.

E se il centrodestra spera concretamente di fare l’en plein con 6 seggi al proporzionale e fino a 7 nel maggioritario (quasi raddoppiando le 7 poltrone totali che aveva nel parlamento appena sciolto), il PD è sicuro di ridurre di due terzi i suoi seggi (dai 9 che aveva fino a ieri, ai 3 che eleggerà fra 54 giorni).

4) PARTITO DEMOCRATICO

Chi saranno i 3 fortunati eletti in parlamento nelle file del PD? Fonti romane altolocate riferiscono che in pole position ci sarebbe il governatore in carica Luciano D’Alfonso, il quale come è noto necessiterebbe dello scudo dell’immunità parlamentare per evitare ulteriori arresti, visto il suo inquietante curriculum giudiziario di prescritto per corruzione e finanziamenti illeciti.

A seguire sembrerebbero forti le candidature dell’uscente Stefania Pezzopane (ricordiamo che la legge elettorale prevede che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato e che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei capilista nei listini di un singolo partito) e dell’aspirante candidato Camillo D’Alessandro.

Ma ci sono voci che sussurrano di una candidatura democratica imposta da Roma per l’Abruzzo, quella di Paola De Micheli, il potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che da qualche mese è anche Commissario governativo alla ricostruzione post terremoto del Centro Italia.

E il disonorevole uscente Tommaso Ginoble? Viene dato per spacciato da tutti all’interno del PD. La sua carriera si avvierebbe alla fine con gli inevitabili risvolti sul piano della politica locale teramana.

Torneremo ripetutamente sull’argomento elezioni, ma sin d’ora è certo che a perdere in Abruzzo sarà il Partito Democratico.

Il popolo delle zecche, sempre in cerca del carro del vincitore su cui saltare, è avvertito.

8 Responses to "54 giorni alle elezioni politiche: In Abruzzo sarà boom del centrodestra (fino a 13 seggi) e una Caporetto per il centrosinistra (3 seggi)"

  1. ahahahah   8 gennaio 2018 at 11:06

    e il già sottosegretario Renzo Di Sabatino?

  2. Rocco   8 gennaio 2018 at 13:10

    L’unico nome che può riunire il centrodestra ed arginare i 5stelle è Morra: persona di valori, onesta, seria e preparata.
    Il resto è fuffa.

  3. Renato Ras.   8 gennaio 2018 at 23:47

    Effettivamente l’Avv. Morra è l’unico che riuscirei a votare senza avere quel senso di nausea a cui ci hanno abituato i vari: Gatti, Brucchi, Tancredi, Di Dalmazio e sperando non candidino gente come Sottanelli.
    Ma di una eventuale candidatura di Morra non ne parla nessuno, ne il suo partito ne i giornalisti: staremo a vedere!

  4. Anonimo   9 gennaio 2018 at 15:10

    L’Abruzzo è la regione del rialzo dei pedaggi autostradali senza colpo ferire! E’ la regione degli scuolabus per accompagnare i bambini a scuola che versano in uno stato pietoso! E’ la regione che si presenta all’eventuale ospite e turista con una viabilità non degna di questo nome! E’ la regione che rimane assente di fronte ad uno squilibrio di densità di popolazione residente tra zona costiera ed entroterra collinare e montano.E’ la regione che resta muta di fronte alle imprese artigiane che chiudono a migliaia e che impoveriscono le condizioni di vita di chi, risiedendo, vorrebbe avvalersi di supporti di questo tipo. Si faccia avanti chi ha delle soluzioni semplici e non arzigogolate rispetto ad azioni di contrasto per frenare ciò che ho evidenziato

  5. Teramano   10 gennaio 2018 at 17:09

    se parliamo di onestà e legalità 2 sono i nomi bipartisan che mi vengono in mente: MORRA E PEPE! ( anche relativamente ai 5 stelle non venitemi a parlare di Mercante che la sua sua storia politica la conoscono in tanti e tutto è meno che nuovo) Mercà tu t può ngulà chi nn t cunosce

  6. no   10 gennaio 2018 at 17:25

    ANNA MARCOZZI…………………………………….NO NO NO NO NO NO NO NO NO NO NO NO
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  7. Fact Checking   11 gennaio 2018 at 10:26

    Prima profezia avverata: D’Alfonso capolista al Senato nel proporzionale per il PD. La conferma è stata data direttamente dal partito nazionale. Adesso restano solo due posti per gli aspiranti onorevoli piddini abruzzesi…

  8. urbet   12 gennaio 2018 at 23:38

    Potrebbero esserci anche buoni risultati di CasaPound, Popolo della Famiglia e Forza Nuova/Fiamma Tricolore, visto la massa di riciclati che abbonda nel centrodestra.

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