Marco Appicciafuoco e gli arazzi dell’antica Pinna

Marco Appicciafuoco e gli arazzi dell’antica Pinna

di Sergio Scacchia

“Non dimentichiamo la piccola magica mano dell’artista, che va più in alto di tutte, che contorna l’invisibile, che plasma, disegna e dipinge l’adorabile, che forma il sogno, che dà voce alle pietre e ai metalli, che dà umanità alle nubi e al vento, che dà carne e ossa alle vibrazioni dell’arcobaleno”
(Fortunato Depero)

Avevo letto non molto tempo fa un libro su Marco Appicciafuoco, “Ridisegnare la materia”, dove l’uomo-artista usciva fuori in una veste comprensibile, nonostante la complessità dei suoi lavori.

Conoscevo bene questo singolare teramano a cui mi sentivo vicino, essendo Madre Natura il fulcro della sua perenne ricerca del bello. Mi avevano attratto non poco quelle sue opere scultoree aperte a sempre nuovi orizzonti dell’animo umano. Mi piacevano moltissimo le sue tematiche di protezione dell’ambiente, in opere sospese tra arte e natura, con l’occhio attento al futuro dell’umanità.

Ero rimasto affascinato da un’opera di grande impatto emotivo che “ridisegnava la materia” della montagna, ispirandosi al cubo di Rubik. Era una scultura denuncia dell’incubo, peraltro ancora attuale, del territorio teramano scaturito dalla dispersione di sostanze nocive nell’ambiente durante le ricerche dei laboratori del Gran Sasso.

E il libro mi aveva aiutato, non poco, grazie alle note intelligenti e mai banali di autori, giornalisti e operatori culturali come il critico d’arte Giorgio D’Orazio e la mecenate Lucrezia De Domizio Durini.

Io sono più che mai convinto che la ricerca e l’incontro con Dio scaturiscano dalla contemplazione della bellezza. La vita ha un senso e questo è la felicità.

La ricerca di senso si configura come ricerca di felicità. Gli artisti sono dispensatori di felicità perché l’arte riesce a distribuire momenti di gioia a chi ne fruisce.

Amici miei, in questo mondo a volte così arido, sono vere le parole che scrive Camus nel suo libro “La peste”: “Ci sono negli uomini più cose da ammirare che non da disprezzare”.

Un artista da ammirare, quindi, è sicuramente il teramano Appicciafuoco che, come è scritto nella prefazione del libro: “giorno dopo giorno ha fatto dell’Arte la sua regale esistenza”.

In una città, Teramo, abituata ad ignorare i suoi figli più creativi, forse il nome di questo artista a qualcuno dice poco. Essenzialmente scultore, Marco ha nel suo Dna una creatività senza fine che ha espresso in un numero impressionante di mostre in giro per il mondo.

La creatività, d’altronde, è in atto ovunque cada il nostro sguardo: nella pianta che cresce, nell’erosione di una montagna, nelle onde del mare, nei minerali che la terra nasconde. Ma, scrive l’autore Joseph Beuys, non esiste altra forza rivoluzionaria che il potere creativo dell’uomo.

Pur essendo scultore, Marco non disdegna incursioni d’arte in discipline limitrofe.

In questi giorni di festa, consiglio una visita alla bella città d’arte di Penne. Una mostra interessante vi aspetta fino al 6 gennaio del 2018 nella chiesa di San Giovanni Evangelista. Occorre affrettarsi per visitare questa biennale d’arte interessantissima. Vi si espongono arazzi, forma di comunicazione per anni dimenticata e oggi tornata attuale.

Il nostro Appicciafuoco, insieme ad altri nomi illustri di artisti presenti, ha cercato di interpretare a modo suo questi arazzi inediti di straordinaria bellezza.

Motivo in più per visitare Penne e godere della vista di opere che sono frutto di un mirabile mix di perfette esecuzioni tessili e idee vitali di artisti.

Dopo la chiusura avvenuta nel 1998 di un pezzo di storia pennese, il negozio di arazzeria che tanto ha contribuito al processo culturale locale, la collaborazione con questi artisti e il loro caratteristico linguaggio visivo rinverdisce ed esalta un’arte tutta da riscoprire.

Penne è il centro più importante di un’area ricca di storia, denominata Vestina, dal nome dell’antico popolo italico le cui avventurose vicende venivano già cantate negli epici poemi della Roma Repubblicana.

L’antica città di “Pinna”, porta d’ingresso di una porzione del Parco Gran Sasso Monti della Laga ritenuta di eccezionale valenza storica e naturalistica, si trovava al crocevia dell’importante arteria che collegava Teate (l’odierna Chieti) a sud e l’Interamnia (Teramo) a nord attraverso la valle del Fino.

Il nome deriva proprio dall’antica “Pinna” latina, parola che significava “acuto, aguzzo”, forse a significare l’ingegno del popolo del periodo preromano, che determinò la grande importanza di questo sito.

Con l’impero romano, Penne fu riconosciuta come Civitas e capitale della Provincia Pennese.

Fra l’altro qui io, da buon francescano, sono di casa dato che nel 1216 fu edificato il primo convento in Abruzzo, detto di Santa Maria di Colle Romano, dedicato al Poverello di Assisi.

La tradizione vuole che lo stesso Francesco abbia voluto l’edificazione del complesso religioso, durante una sua visita. Questa incursione a Penne in realtà non è riportata in nessuna biografia del santo.

Comunque vero è che il convento, ancor oggi bellissimo, con una biblioteca notevole e manufatti sacri di grande pregio, esiste su uno dei quattro colli da dove si sviluppa l’intero impianto urbano: Colle Romano, Colle Sacro, Colle Castello e Colle Cappuccio, che nello stemma cittadino sono rappresentati come quattro torri a guardia del castello.

Affacciandosi dal belvedere, si ammira uno spettacolo della natura con le cime del Monte Camicia, del Tremoggia e del Bertona, oltre a dolcissime colline lussureggianti, quasi a corona di queste vette.

Sembra che qui l’uomo e la natura abbiano stipulato un patto di non belligeranza, rispettandosi a vicenda.

Forse è per questo che è stato inaugurato proprio a Penne il primo impianto a idrogeno da fonte rinnovabile, con il quale in pratica, grazie a tecnologie innovative, si è in grado di generare energia senza consumo di idrocarburi quali gasolio, carbone o benzina, in modo altamente economico e senza emissione di sostanze inquinanti.

Entrando in città ci si rende subito conto dell’impianto tipico medioevale con la cinta muraria, l’edificazione in altura e le numerose porte d’ingresso, fra le quali quella dedicata a San Nicola, oggi San Francesco del lontano 1780.

Qui una nicchia contiene la statua di San Massimo, protettore della città.

Le vecchie strade, i vicoli, le chiese dell’Annunziata e di San Domenico con i loro interni barocchi, colpiscono per la pulizia e la tenuta. È davvero interessante poter visitare alcuni dei palazzi gentilizi di cui è ricco il centro storico.

A me colpisce una lapide nel palazzotto nobiliare settecentesco della gloriosa famiglia De Caesaris che ricorda l’importanza di Penne per il movimento carbonaro del Risorgimento.

Ma ci sarebbe da scoprire anche l’ottocentesca dimora degli Aliprandi, un’altra gloriosa casata del luogo.

Immancabile, poi, la visita al Duomo di origine paleocristiana dell’anno 1000, con accanto un grande Museo Diocesano.

Dopo un lauto pranzo a base di trippa alla pennese con sventagliata di formaggio grattugiato, troccoli all’arrabbiata, pasta fatta in casa a forma di mezzaluna e un buon bicchiere del vino dei colli pennini, potrete poi passare un po’ del tempo rimasto alla Riserva naturale del Lago di Penne.

Gli ambienti fluviali dell’area protetta sono ricchi di salici, pioppi e roverelle.

Qui, dicono gli esperti del Wwf, sono molti gli uccelli stanziali fra i quali la Nitticora, che nidifica in un ambiente a lei favorevole, tanto da essere il simbolo della Riserva.

Lungo il sentiero natura si trovano capanni per avvistamento uccelli e per vedere la famosa lontra, oltre a numerose panchine e tavoli per le soste delle famiglie.

Fino al 6 gennaio 2018 a Penne la XIX Biennale d’Arte nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, con l’esposizione di arazzi tessuti nel laboratorio della Riserva naturale regionale Lago di Penne dal 2014 ad oggi.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 16,00 alle 19,00.

Info: Comune Piazza Luca da Penne n. 1 – 65017 Penne (PE) – Tel 085.821671 – Fax 085.8279045 – info@comune.penne.pe.it – Info: ufficio Turismo/orario di apertura: dal lunedi al venerdi 9,30/12,30 – pomeriggio: martedì e giovedi 15,00/18,00 – Tel. 085/82167219/20/21 – atranquilli@comune.penne.pe.it

Arrivare: Da Nord

Dall’autostrada Adriatica A14 in direzione di Ancona, uscire a Pescara Nord/Città Sant’Angelo, continuare sulla SS16 in direzione di Montesilvano, proseguire sulla SR151 per Cappelle sul Tavo, Penne.

Da Sud

Dall’autostrada Adriatica A14 in direzione Pescara, seguire la direzione Pescara Ovest/Chieti, A24 per L’Aquila, A25 per Roma, SS81 direzione Penne.

Da Pescara

Prendere la direzione SS16, uscire a Spoltore, proseguire per Cappelle sul Tavo e poi per Penne prendendo la SR151.

2 Responses to "Marco Appicciafuoco e gli arazzi dell’antica Pinna"

  1. Francesca   1 gennaio 2018 at 22:01

    Bell’articolo, grande artista Marco Appicciafuoco

  2. Graziano   2 gennaio 2018 at 9:38

    L’artista Marco Appicciafuoco meriterebbe una mostra personale in un museo della città aprutina

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