Quelle 74.448 ore da primo cittadino

Quelle 74.448 ore da primo cittadino

di Ernesto Albanello  –

Da alcuni giorni sono visibili due mega-manifesti lungo Via De Gasperi e Via Po, strade notoriamente attraversate (praticamente) da tutti i teramani che a bordo di un’auto percorrono la città o per recarsi nei diversi quartieri o per raggiungere le grandi vie di comunicazione.

Un particolare non di poco conto in considerazione che il protagonista di questi due grandi manifesti evidentemente voleva fare di tutto pur di non passare inosservato.

Qual è il senso di questi manifesti? Far sapere i teramani che il primo cittadino deposto per effetto delle famose 18 firme è stato al governo della città per ben 74.448 ore.

Beh, il timore che mi pervade è il seguente: e se adesso questo conteggio ossessivo se lo mettono a fare altri?

Il rischio è che possiamo incorrere in un effetto “a cascata”: che so, potremmo venire subissati da ulteriori annunci.

Immaginiamo che un medico di base, una casalinga, un artigiano, un imprenditore, un commerciante, un agricoltore, tutti là a segnalarci il numero in migliaia di ore che hanno impiegato per esercitare il lavoro che poi per i più svariati motivi, hanno interrotto: non ne usciremmo vivi!

Qualcuno però avrà da obiettare: ma questi signori mica hanno svolto la propria attività pensando alla collettività? Lo hanno fatto per adempiere a funzioni che avevano a che fare con il ruolo rivestito!

Giusto, ma è indiscutibile che, intanto che esercitavano quel lavoro per trarne un ristoro economico per sopravvivere loro e le proprie famiglie, assolvevano pure loro a compiti di utilità sociale.

Poi però le persone potrebbero ulteriormente chiedersi: ma davvero tutte queste ore sono interamente state “spese” per quel lavoro o per quella professione? Perché, ovviamente, a quel monte ore va decurtato il tempo impiegato per la famiglia, quello dedicato a svaghi o a cure mediche, quello destinato a sport o ad hobbies.

Forse (e qui torno al personaggio iniziale!) anche le ore impiegate per questioni strettamente legate a conciliaboli politici riservatissimi, ai quali consessi (o conclavi?) il cittadino elettore è cortesemente, ma energicamente invitato a non ficcare il naso!

Queste precisazioni, che a prima vista potrebbero apparire pedanti ed oziose, in effetti nascondono qualcosa di inquietante: se il primo cittadino, senza sosta, ha dedicato interamente il suo tempo a fare il sindaco, senza mai distrarsi, senza mai prendere una “boccata d’ossigeno”, forse si è talmente “sacrificato” a lavorare per la sua carica, da non discostarsi neppure un momento per osservare, a distanza, il tipo di lavoro che faceva.

Insomma, quasi a volersi interrogare e darsi la risposta opportuna se tutto questo imponente lavoro brillava in saggezza, lungimiranza, strategia, oppure finiva per essere qualcosa che spaziava tra l’ossessività e l’autoreferenzialità.

Ancora una volta mi rivolgo alla persona che ha rivestito quel ruolo di primo cittadino, per invitarlo ad esercitare, in avvenire, le cariche che sicuramente ricoprirà, con sufficiente distacco: tipo l’alpinista che si inerpica su una montagna e mira a raggiungere la vetta.

Lo scalatore di tanto in tanto si ferma, fa un bilancio delle forze impiegate e delle risorse che ancora lo sorreggono, guarda il fondo valle, osserva la cima e si concede un “bivacco” che gli permetta di prendere una boccata di ossigeno, ritemprarsi la mente e poi stabilire se il percorso che resta va affrontato di petto o è meglio aggirare l’altura.

In ultimo lo inviterei a non contare tutte le ore dedicate al suo ruolo ricoperto, perché questo esercizio matematico potrebbe stimolare qualche personaggio “strano” a fare il riconteggio di quelle benedette ore.

All’ideatore del grande manifesto consiglierei, quindi, di adottare altri sistemi per suscitare la riconoscenza per il lavoro svolto: l’unica condizione che gli suggerirei è che i sistemi diversi che escogiterà siano discreti, ricchi di metafore, eleganti.

Il Dottor Ernesto Albanello – psicologo

2 Responses to "Quelle 74.448 ore da primo cittadino"

  1. Mm   27 dicembre 2017 at 19:24

    Hanno sbagliato l’ultima parola..
    Per me non per te!!

  2. Pino   28 dicembre 2017 at 9:53

    La tentazione di scrivere un NO GRAZIE dopo quel “Continuerò a lavorare per te”…. è troppo forte. C’è qualche bravo writers in città?

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