La rivincita di San Berardo

La rivincita di San Berardo

di Ernesto Albanello

Non accade frequentemente che San Berardo, la cui ricorrenza avviene il 19 dicembre, faccia ingresso nella città di cui è Patrono, senza il suo successore.
Infatti, chi è chiamato a subentrare a Mons. Michele Seccia, non occuperà la sedia episcopale aprutina prima del prossimo 20 gennaio.
Inoltre non potrà neppure incontrare la massima autorità cittadina in quanto nell’anno domini 2017 il sindaco manca per i noti motivi ed in sua sostituzione, per il disbrigo degli adempimenti ordinari, figura un commissario.
Allora immaginiamocelo questo san Berardo che si aggira per la città senza qualcuno che si faccia avanti e forse, in cuor suo, questa eccezionalità potrebbe non dispiacergli tanto.
San Berardo potrebbe imbattersi in un teramano qualunque e sfogarsi, confidandogli che ogni volta che c’era il giorno a lui dedicato non poteva minimamente accertarsi di come stava combinata la sua città su cui avrebbe indagato direttamente, senza intermediari, per capire, per filo e per segno, come se la cavavano i suoi beneamati aprutini.
Lui, che era unanimemente lodato per soccorrere coloro che versavano in povertà e si ergeva ad arbitro affinché le fazioni della città sempre in guerra fra loro la smettessero una buona volta di darsele di “santa” ragione, a un certo punto tirò un sospiro di sollievo (indovinate un po’?) il 19 dicembre 2017 perché almeno per un giorno affrontava lui, senza intralci, ogni questione.
San Berardo, ci credereste?, oggi sta proprio girando tra piazze e ruette, sistemando molte cose eternamente lasciate in sospeso, come quando si imbatte in un mercato coperto che langue e, come solo i santi sanno fare, trasformarlo in un luogo in cui ritrovano la loro dignità di vendere e di commerciare i contadini provenienti dalle frazioni e contrade prossime a Teramo, pure loro beneamati aprutini.
Poi, sempre guardingo e timoroso che da un momento all’altro qualche autorità di soppiatto possa “piazzarsi” tra lui ed i suoi concittadini, si precipita a Porta Romana, riapre la Chiesa di San Domenico e come per incanto un nuovo convento torna a sbocciare con tanti monaci che riprendono ad animare tutta la zona, facendo ridente tanto Via dei Mazzaclocchi quanto Salita Izzone.
Senza indugio va a Via Nicola Palma e persuade all’improvviso i teramani della zona di rimettersi a trafficare tra le scalette e la calata per Vezzola: questi, come suggestionati, riprendono a dare vita allo “svarietto” pentendosi l’anima loro di averlo così colpevolmente trascurato e abbandonato.
Non contento San Berardo fa una incursione a Piazza Garibaldi e, a furia di salti energici con tutto il suo peso, fa tornare piatta quella “frittata obliqua” che sta al centro e riposiziona una fontana che dia ristoro a frescura ai tanti abitanti di quei luoghi.
Poi scende lungo Corso San Giorgio e con colpi di una sua speciale bacchetta magica riapre tanti negozi, ma li rende affascinanti come quando questi commerci sapevano di ospitalità e di sorrisi.
Si ferma a parlare con un negoziante e lo informa che il Centro Commerciale perderà appeal tra breve, intanto perché “sta fuori le mura” ed è zona dove non si assaggiano le Virtù, e poi perché lì manca “l’addore de Terme nostre”.
In ultimo si ferma presso un campanile “mezzo imbracato” e gli restituisce la dignità di un tempo, con la speranza che il suo successore, prossimo ad arrivare, si accorga di simili trasformazioni e sappia innamorarsi della città di Berardo.
Di soprassalto mi sveglio e capisco che tutto questo fervore di San Berardo mi ha fatto visita in sogno… ma se poi fosse vero? Chissà quando ancora dovremo aspettare per farlo agire senza sindaci e vescovi che stanno lì ad informarlo di cose che lui conosce benissimo?

Il Dottor Ernesto Albanello – psicologo

2 Responses to "La rivincita di San Berardo"

  1. Amen   21 dicembre 2017 at 7:24

    Bell’articolo… Non ho visto la processione, e se non c’era il Sindaco bardato da “facente funzione” trovo che sia unn bel passo avanti, in una cerimonia religiosa.
    Il resto, tutto tristemente vero, tranne i sorrisi dei nostri vecchi commercianti, che non sono mai stati campioni di accoglienza e diplomazia… Per capire il concetto, occorreva risalire l’italia almeno fino in Emilia-Romagna…

  2. Ernesto Albanello   26 dicembre 2017 at 12:37

    Ringrazio Amen per avermi risposto e per aver sottolineato che se nel commercio si fosse nel tempo sviluppato di più uno spirito autenticamente accogliente, il centro di Teramo non avrebbe avuto nulla da invidiare a salotti cittadini più blasonati e rinomati. Un mio amico mi riferiva che in un bar erano sufficienti tre volte che un cliente lo frequentasse, perché il gestore già gli si rivolgesse chiedendogli: “vuole il solito?” Ecco, basta questo perché un avventore non si senta un estraneo ma percepisca quel certo stato d’animo che fa stare a suo agio una persona che varca quella soglia e che poi si senta invogliato a proseguire! Cari commercianti, vogliamo fare un corso di buone maniere? Fatemelo sapere, grazie!

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.