La via stretta della governabilità per il Comune di Teramo (problemi di coscienza e di coerenza)

La via stretta della governabilità per il Comune di Teramo (problemi di coscienza e di coerenza)

di Christian Francia  –

Mi interrogo spesso, nelle ultime settimane, sul “se” e sul “come” sia possibile salvare la città che amiamo e dove viviamo.

Sono stato accusato sovente di essere un fomentatore d’odio, di essere una macchina del fango, di sputtanare a 360 gradi politici e malfattori.

Tutte cose che rivendico appellandomi al principio di verità: in venti anni di militanza civica, di articoli, di denunce, di scandali, di insabbiamenti continui da parte di un sistema di potere sordo e cieco, mai nessuno è riuscito a dimostrare che io abbia detto una sola parola non veritiera, oppure che abbia scritto una sola riga smentita dai fatti.

I toni alti dei miei interventi, conditi da uno spregiudicato turpiloquio, sono stati lo strumento per alzare il livello dell’attenzione pubblica nei confronti di una politica che non interessa più a nessuno, che repelle, che suscita sdegno.

So bene che il sentire comune impiega anni per stratificarsi, ma sono lieto che i primi risultati inizino a vedersi: il fatto che una testata giornalistica locale qualche giorno fa abbia osservato come il rettore dell’Università di Teramo abbia sdoganato il termine “capobastone” – riferito ai capetti della politica teramana – è una medaglia da appuntare al petto di questo blog.

Il fatto che oggi si parli correntemente di “capibastone” nei documenti ufficiali del Consiglio comunale e nei quotidiani cartacei teramani è un passo importante sulla strada della consapevolezza che i cittadini stanno maturando circa le dinamiche di potere che soffocano il nostro territorio.

Ricordo che capobastone indica, nella definizione dei dizionari, “il capo di un’area territoriale all’interno di un’organizzazione mafiosa”.

E se è vero che a Teramo la mafia in senso tecnico non esista, è altrettanto vero che mutuando i metodi di derivazione mafiosa la politichetta locale ha occupato le istituzioni, ha stuprato le leggi, ha gestito gli appalti a proprio piacimento (assegnandoli ai propri amici piuttosto che a coloro che avrebbero meritato di ottenerli), ha esercitato pressioni indebite, ha minacciato ritorsioni professionali, ha ostracizzato coloro che si sono opposti al clientelismo e alla corruzione, ha truccato concorsi e ha fatto diventare dirigenti soggetti ignari dell’esistenza del congiuntivo, ha piegato resistenze, ha fatto assumere illecitamente tramite raccomandazioni.

Tutte cose che ciascuno ha provato sulla propria pelle, oppure ha sentito raccontare dai propri amici e conoscenti.

La situazione generale è desolante, ma la circostanza che ritengo più infame è quella di coloro che hanno cercato e ottenuto consensi drogati da parte di gente disperata, politicanti di infimo grado che hanno sfruttato e sfruttano la povertà delle persone, la crisi economica, lo scivolamento in basso delle condizioni sociali per lucrare voti e restare seduti sulle redditizie poltrone delle assemblee rappresentative.

Nello specifico, mi riferisco in particolare ad un pezzo di merda teramano che si vanta di svolgere “attività ambulatoriale”, cioè di ricevere gente disperata che cerca un lavoro per se o per i propri figli, prendendola per il culo, dicendole di ripassare le prossime volte, illudendola che qualche cosa prima o dopo si cercherà di fare, ma nel mentre imponendo di votare per la propria cosca al dichiarato fine di gestire un potere clientelare orgogliosamente illecito.

Niente di nuovo, si dirà, tutte cose che a Teramo conosciamo bene. Vero. Ma non sappiamo ancora come uscire da questa morsa asfissiante che ci ruba il futuro e ci condanna al declino. Non sappiamo a chi rivolgerci, come organizzarci, con chi fare squadra nel tentativo di invertire la rotta, di estirpare il cancro e di garantire una governabilità decente a questa città.

Ho detto e ho scritto che la strada è stretta e di difficilissima percorribilità, ma resto convinto che tutti coloro che si ritirano dalla lotta – perché giustamente schifati dal decadimento delle istituzioni e dal livello della politica – fanno il gioco dei lestofanti.

Non andare a votare, oppure non impegnarsi in politica, non significa salvaguardare il proprio nome e la propria rispettabilità, perché quando la reputazione di una comunità, di un territorio e di una regione vanno a puttane sono tutti gli abitanti a perderci.

Astenersi alle elezioni equivale ad aver votato per coloro che vincono, allo stesso modo nel quale astenersi ad un’assemblea di condominio equivale ad appoggiare quelle minoranze che decidono per tutti grazie all’accondiscendenza delle maggioranze silenziose.

Mai rinunciare a dire la propria, anche se questo si traduce sempre nel votare obtorto collo, nel recarsi alle urne turandosi il naso, nel dover scegliere fra una prostituta della politica e una meretrice delle istituzioni.

A Teramo, per fare una battuta, è “mignotte fonda”, ma non bisogna rassegnarsi al fatto che sia sempre più scuro di mezzanotte.

Il secondo degli errori da non commettere è quello di cercare verginelle all’interno di un bordello. Verginelle non ne esistono più, per cui chiunque aspiri ad una moralità di stampo cristiano deve rassegnarsi a ragionare sulla penosa realtà dei fatti.

Dico questo perché molti credono che si possano costruire alleanze e coalizioni ex novo, immettendo solo forse fresche e rottamando tutti gli attori politici già consumatisi sul palcoscenico della vita pubblica.

Esistono due concrete obiezioni a questo modo di vedere:

– la prima è che a Teramo non esistono forze fresche, se non marginalmente, per cui bisogna ricucinare la minestra con i vecchi ingredienti ammuffiti che conosciamo;

– la seconda è che il nuovismo realizzato dal campione dei politici italiani, cioè Matteo Renzi, ha dimostrato che essere giovani non significa un cazzo se si è privi di preparazione e di spessore umano e culturale, ha dimostrato che Maria Elena Boschi non è differente in niente rispetto a Silvio Berlusconi, ha dimostrato che ministri come Marianna Madia, Luca Lotti, Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin fanno rimpiangere diecimila volte i Cirino Pomicino, i Mastella e i De Mita.

È triste doverlo dire, ma è la pura realtà. E allora?

Allora bisogna acconciarsi alla politica del meno peggio, politica che non piace a nessuno ma che è l’unica praticabile per evitare la certezza del peggio.

Oggi è troppo tardi per recriminare o per stare a discutere su cosa si sarebbe dovuto o potuto fare, perché le elezioni nazionali e comunali sono alle porte e si svolgeranno fra un minimo di 75 giorni e un massimo di 180 giorni. Si può solo preparare una frittata la meno indigesta possibile.

So bene che esprimere questi concetti è controproducente, aumenta l’insofferenza delle persone e le spinge ad astenersi dal voto oppure a buttarsi in un voto di protesta o di pancia. Però dovete ragionare sul fatto che i voti di protesta hanno creato prima le fortune di Forza Italia e della Lega Nord, poi hanno creato le fortune dell’Italia dei Valori, dopo ancora hanno creato le fortune di Matteo Renzi e infine stanno creando le fortune del Movimento 5 Stelle e di Matteo Salvini.

Alzi la mano chi sostiene che gli ultimi 25 anni siano stati migliori per Teramo, per l’Abruzzo e per l’Italia di quando c’era la cosiddetta Prima Repubblica. E alzi la mano chi ritiene che l’astensione e il voto di protesta abbiano spinto la politica a rigenerarsi e a innalzarsi.

Anch’io come voi vivo un cocente senso di frustrazione, una sensazione di impotenza, ma è stupido gettare le carte e rovesciare il tavolo. Anche perché i bari continuano a giocare sulla nostra pelle e a impoverirci.

Votare non è certo una medicina, ma è l’unico mezzo che abbiamo per ottenere il fine del cambiamento dello status quo. Uno status quo sul quale siamo tutti d’accordo che non ci piace.

La rappresentatività è in crisi in tutto l’occidente, nessuno è in grado di incarnare la coscienza pulita, i valori della democrazia e della legalità, per cui non troveremo mai sulla scheda il nome di Gandhi o di Madre Teresa di Calcutta.

Pur tuttavia fra cinque mesi Teramo avrà un nuovo sindaco, che ci piaccia o meno, e quel sindaco avrà nelle sue mani il potere di migliorare l’esistente oppure il potere di continuare a peggiorarlo.

Potete scegliere di astenervi, ma il nuovo sindaco sarà in carne ed ossa e guiderà la nostra città a prescindere dal nostro apprezzamento, esercitando un potere anche sulle vite di coloro che si saranno astenuti.

Potete scegliere un voto di protesta, ma il nuovo sindaco avrà in mano il pallino della proposta e sceglierà ciò che riterrà più opportuno, fregandosene delle proteste velleitarie.

Se invece voterete per il meno peggio avrete almeno evitato la vittoria di coloro che ritenete ancora peggiori.

È vero che l’astensione rappresenta una soluzione lenitiva per la propria coscienza, ma non crediate che la coscienza resti pulita semplicemente non usandola. Alle imminenti elezioni comunali si decidono i prossimi cinque anni della città di Teramo. Si può sbagliare, ma non esistono scorciatoie: chi prenderà un voto in più sarà sindaco (a prescindere da quanti si recheranno a votare). E chiunque evitasse di votare un candidato che vale zero avrà avvantaggiato tutti gli altri candidati che valgono meno di zero.

L’utilizzo della coscienza vale di più della sua presunta pulizia: è questo che mi sento di consigliare a coloro che ancora vogliono bene a Teramo e non vogliono andare via.

Perché non esiste alcuna differenza fra fare del male e consentire che il male sia fatto da altri. Per fare un esempio, è preferibile uccidere una persona piuttosto che consentire che due persone vengano uccise da altri pur avendo in mano gli strumenti per impedire l’assassinio.

Non si salvaguarda la propria coscienza evitando di commettere un omicidio, se al contempo si consente che avvengano omicidi dinanzi ai nostri occhi e con la nostra complicità. Non vale l’infantile giustificazione: “io non c’entro niente” per essere assolti.

Qui e ora occorre sporcarsi le mani, occorre parlare con tutti gli attori in campo, molti dei quali complici dell’assassinio di Teramo.

Non sporcarsi le mani non serve a tenere la coscienza pulita, ma solo a tutelare la coerenza e la dignità personale e politica.

Chi scrive nutre il massimo della considerazione per il valore della coerenza, ma applicarla alla politica teramana comporta due possibili esiti:

– ritirarsi dalla lotta rifugiandosi nell’astensione per mancanza di proposte coerenti;

– partecipare alla lotta solo per fare testimonianza, raccogliendo il proprio sacchetto di voti e utilizzandolo per fare una strenua opposizione a tutti gli altri incoerenti attori in campo.

L’associazione “Teramo 3.0” ha già praticato questa seconda opzione fino ad oggi, mentre la tentazione di scegliere la prima opzione per le imminenti elezioni comunali è forte.

Ho il dubbio però che ritirarsi dalla lotta per non sporcarsi sia più un vezzo narcisistico e una forma elitaria di autocompiacimento: “purtroppo nessuno ci merita e allora resteremo sdegnosamente fuori dalla contesa”.

Coltivo il sospetto di sopravvalutare l’importanza della mia coscienza e di rendere un feticcio la pulizia della mia coscienza rispetto al destino della mia città.

Forse è infantile, presuntuoso e arrogante adottare atteggiamenti manichei in politica, vedere tutto nero o tutto bianco mentre Teramo affonda nel grigio delle incapacità e degli interessi personali.

Sarebbe bello se tanti stimabili concittadini, molti dei quali dotati di capacità straordinarie e di cultura eccelsa, smettessero di conservare la propria immacolata coscienza in naftalina e scendessero nel campo di battaglia, laddove alla coscienza succede di doversi macchiare, alle mani succedere di doversi sporcare, alla coerenza succede di doversi contraddire, ai princìpi succede di lasciarsi confutare.

Perché se i valori in cui si crede non vengono declinati con le azioni restano sterili.

E se non si riescono a produrre benefici concreti per la vita delle persone la politica ha fallito e con essa hanno fallito sia la coerenza, sia la buona e la cattiva coscienza.

3 Responses to "La via stretta della governabilità per il Comune di Teramo (problemi di coscienza e di coerenza)"

  1. Vincenzo   17 dicembre 2017 at 20:31

    L’Italiano medio e ormai cosi’ abituato a trattare per ogni cosa che non sa distinguere i diritti e i doveri dove ogni cosa o non e possibile o bisognerebbe chiedere al cafone di turno.
    Lu Marr Terramano tra gli Italiani e quasi se non, il peggiore, perchè è ciuccio ma fa il saccente , piccolo e invidioso .
    Fare una lista seria in Italia e a Teramo e difficile perchè tutti mirano al proprio orticello e chi sogna davvero non potrebbe mai farne parte, verrebbe messo subito nelle retrovie non è interesante agli appettiti economici .

  2. Amen   18 dicembre 2017 at 7:18

    Ammirevole, come sempre… Ma che per attirare l’attenzione sulla politica locale occorrano”i toni alti e il turpiloquio” (sic) la dice lunga sul grado di maturità sociale del Teramano medio…

  3. Anonimo   19 dicembre 2017 at 11:04

    Una grave diseducazione degli elettori, causati dai partiti divenuti immorali, renderà impossibile l’elezione di amministratori capaci ed onesti.
    Purtroppo la gente trova vantaggi personali appoggiando i più bravi imbroglioni.
    Dobbiamo riscoprire le azioni per risolveri i nostri problemi collettivi e non risovere solo i nostri problemi personali.
    Occorre anche valorizzare i lavori degli onesti imprenditori privati ed abbassare gli stipendi dei numerossimi pubblici dipendenti lavativi.
    Saluti da Goffredo Rotili

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