L’associazione culturale “Teramo 3.0” compie 5 anni (di impegno e di lotta)

di Christian Francia  –

Sono soddisfazioni. Oggi l’associazione di promozione sociale, culturale e politica “Teramo 3.0” compie cinque anni. Sembra trascorso molto di più da quel primo vagito emesso il 12.12.12, in una data cabalistica.

A molti è sembrata folcloristica e anche un po’ naif la nostra maniera di approcciarci alla vita culturale e politica teramana, ma i riscontri oggettivi ci hanno dato ragione.

Ricordo che nel 2013 nessuno riteneva possibile mettere in crisi il famigerato Modello Teramo che imperava in Regione (dove i nostri infoiati politici nostrani scopavano tutto lo scopabile, ma non amministravano niente). Addirittura i più esperti escludevano categoricamente che si sarebbe potuto costringere il centrodestra al ballottaggio.

Ci provammo lo stesso, da soli, con una lista civica che cercò fino all’ultimo di federare tante anime deluse dalla politica cittadina. Prendemmo la bellezza di 2.580 voti ed eleggemmo due consiglieri comunali.

Costringemmo il centrodestra al primo ballottaggio della storia di Teramo e ne siamo divenuti la spina nel fianco. La crisi politica dell’ormai ex sindaco Brucchi è iniziata il giorno dopo la vittoria del 2014 e si è protratta consecutivamente fino alla caduta del 4 dicembre scorso.

Ma sbaglierebbe chi pensasse che le beghe interne abbiano paralizzato l’azione di governo, perché è vero il contrario: la forza della nostra comunicazione dirompente, senza timori reverenziali, sviluppata attraverso i nostri canali social e attraverso questo blog (che è e resta il più letto dell’intero Abruzzo) ha squarciato il velo di ipocrisia che avvolge tutte le testate giornalistiche, incapaci finanche di denunciare il clamoroso conflitto di interessi di Maurizio Brucchi che fece assumere sua moglie senza alcuna selezione pubblica nella società partecipata dal Comune Te.Am. S.p.A. (del resto, se i giornalisti nostrani continuano ad andare a braccetto con i politicanti invece di svolgere quel ruolo di contropotere che è l’essenza della stampa, tutte le redazioni sono destinate a chiudere nel volgere di pochi anni).

Decine di denunce e di esposti curati da noi con grande accuratezza giuridica hanno palesato alla cittadinanza la porcilaia e il sottobosco di incarichi illegittimi, di inerzie ingiustificabili, di appalti mai svolti, di schifosi affidamenti fiduciari, fornendo un affresco della triste gestione politico-clientelare della Cosa Pubblica.

Abbiamo persino fatto ricorsi al TAR a spese nostre per dimostrare inequivocabilmente che Brucchi è un bugiardo conclamato capace di sparare qualsiasi fandonia nell’acquiescenza più assoluta della classe giornalistica, e cito soltanto la più grossa delle sue bugie, cioè il fatto che l’ex sindaco giurava che esistesse il contratto di servizio per la gestione dell’igiene urbana, contratto che è obbligatorio per legge ma che non è mai esistito (come accertato grazie al nostro ricorso al TAR L’Aquila), ed è questa la ragione dell’elefantiasi dei costi della monnezza, cresciuti a dismisura per ragioni clientelari che dovrebbero indignare tutti i residenti.

Durante questi tre anni e mezzo di mandato, vari pezzi della maggioranza di centrodestra hanno gettato la spugna, messi anche loro di fronte allo scandalo delle incapacità gestionali di Brucchi e della sua giunta più volte rimaneggiata senza che mai venisse nominata una persona capace.

E mentre tutti ripetevano il mantra di un centrodestra cittadino che mai sarebbe potuto cadere, meno che mai adesso che si accinge a tornare in auge sia al governo nazionale che a quello regionale, persino Paolo Gatti e Mauro Di Dalmazio hanno dovuto prendere atto di una sconfitta amministrativa che resterà agli annali, tanto da spingere i loro consiglieri comunali a staccare la spina a Brucchi.

Una vittoria che “Teramo 3.0” rivendica con l’orgoglio di chi ha sempre perseguito non solo la verità, ma soprattutto la pubblica ostensione della verità nuda e cruda, una verità che prima di noi la pubblica opinione teramana aveva sempre intuito ma mai assaporato con i fatti, le norme giuridiche, i numeri, le carte, i documenti, le delibere, le sentenze (lette davvero e non sintetizzate strumentalmente ad uso e consumo dei populisti nostrani).

Solo noi ad esempio continuiamo a dire, nel silenzio di tutti i media, che il governatore Luciano D’Alfonso è un prescritto, cioè uno che ha commesso gravi reati (sebbene non perseguibili per scadenza dei termini).

E ogni giorno leggiamo le ipocrisie schifose dei lecchini che per giustificare il potere in carica tacciono e adulano in maniera squallida.

Ogni giorno leggiamo ridicolaggini come quelle del vice presidente del CSM, l’abruzzese Giovanni Legnini del Partito Democratico, il quale inneggia all’etica e alla morale come argine alla corruzione, senza spendere una parola contro il Presidente della Regione Abruzzo che è appartenente anche lui al PD e che è un prescritto proprio per reati corruttivi. Si vergogni Legnini e stia zitto perché si è reso da solo poco credibile e per nulla autorevole.

In questa sede devo ringraziare, anche a nome di tutti i soci e del direttivo di “Teramo 3.0” composto da sette uomini e donne coraggiosi, tutti coloro che privatamente e pubblicamente ci incoraggiano ad andare avanti e a non interrompere quell’esercizio della verità che – come disse qualcuno famoso – ci renderà liberi.

In questi cinque anni abbiamo messo in campo decine di iniziative di ogni genere, ci siamo lanciati impavidi in ogni situazione, abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo senza dover mai elemosinare aiuti e finanziamenti da qualsivoglia ente pubblico, e abbiamo dimostrato che a Teramo è possibile fare cultura e politica liberi da sudditanze fisiche, familiari, economiche e psicologiche.

La nostra sede, in piazza Martiri Pennesi, è divenuta un centro aggregatore, un ritrovo di spiriti liberi, una centrale a ciclo continuo di idee. Per questo è grande il senso di gratitudine verso tutti coloro che ci sono stati vicini.

Cultura e Politica, lo ribadiamo in ogni occasione, sono un unico e inseparabile terreno di coltura di idee, di intelligenze, di capacità, di inventiva, di talenti. È patologico tenerle separate o considerarle mondi distinti: chi fa cultura fa politica e chi fa politica fa cultura.

Teramo ha tanto bisogno di chi combatta i parassiti e le sanguisughe che la sfiancano, lavorando senza rendersene conto per ucciderla. Noi continueremo a combattere e a dire la nostra. Specie oggi che si apre una nuova stagione politica all’insegna dei vecchi marpioni che tenteranno di ripetere il refrain “fidatevi dell’usato sicuro”.

Qui non si tratta di vecchi o di nuovi, si tratta di mettere in campo delle capacità che nei personaggi visti all’opera erano palesemente assenti.

E in questo contesto mi piace citare le parole del giornalista Marcello Martelli pubblicate nell’editoriale odierno apparso sul quotidiano La Città: “Nuovi talenti non mancano nella cultura, nell’imprenditoria, nell’arte e forse persino nella politica. A patto che si riesca a conservarli nel loro ambiente senza perderli o guastarli, assicurando l’humus necessario per credere e operare. Troppe volte diciamo che i giovani talenti vanno via dall’Abruzzo, ma quasi mai cerchiamo e approfondiamo la vera causa di una fuga ormai secolare. Chiediamoci cosa sarebbe stato di Melchiorre Delfico, Marco Pannella e di tanti altri talenti se un giorno non avessero cercato altrove la strada del loro futuro. Cosa sarebbe stato di D’Annunzio se fosse rimasto a Pescara e Bendetto Croce nella sua Pescasseroli? La verità è che nell’Abruzzo di ieri e di oggi non c’è mai stato spazio per idee e uomini nuovi. La diagnosi estrema è che forse è sempre mancata la vera libertà per gl’intellettuali, con la politica che ha stravinto, inquinando tutto, facendo anche da incentivo alla fuga di migliaia di abruzzesi che hanno dovuto trovare altrove l’humus per emergere. Una lezione forte e preziosa, che ora può fermare l’antica emorragia. A patto che chi resta, con il sostegno di ciascuno di noi, sappia farne tesoro, trovando ciò che è sempre mancato: la forza del gruppo e il coraggio della verità.

Ecco, noi abbiamo iniziato da cinque anni proprio a coltivare il coraggio della verità, contrapponendoci ai fabbricatori seriali di fake news, cioè il centrodestra e il centrosinistra locali, regionali e nazionali.

Sappiamo che la storia ci darà torto, almeno a giudicare da quanto è avvenuto nell’ultimo secolo. Ma vale sempre la pena di combattere per la propria terra perché ce lo ha insegnato Omero nell’Iliade: vale più il coraggio di Ettore che l’invincibilità di Achille.

One Response to "L’associazione culturale “Teramo 3.0” compie 5 anni (di impegno e di lotta)"

  1. Resistenza 4ever   13 dicembre 2017 at 15:26

    Continuate a indignarvi perché non lo fa nessun altro

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