La Vergine di Moscufo: Santa Maria del Lago

La Vergine di Moscufo: Santa Maria del Lago

di Sergio Scacchia  –

L’ometto distinto dalla chioma candida rinfodera il paio di forbici in tasca, prende in mano la sua agenda telefonica e compone un numero. I due spilli appuntati sul camice raccontano di anni e anni trascorsi a cucire abiti. L’umile artigiano m’invia con risolutezza a un chilometro fuori il paese, dove mi attendono le suore della comunità “Emmanuele” del Rinnovamento dello Spirito Santo.

Sono queste piccole donne, dedite alla preghiera e al duro lavoro, a custodire l’antica chiesa di Santa Maria del Lago un gioiello senza tempo dell’arte sacra medioevale abruzzese. Un tempio che permette un vero e proprio viaggio nell’arte di tre secoli della scultura, architettura e pittura della nostra regione.

Moscufo è quello che si potrebbe definire un paese ameno tra le ridenti colline pescaresi trapuntate di oliveti e vigneti. Certo, molto è cambiato da quando, intorno alla metà degli anni ’60 la zona da povero territorio di stentata agricoltura, mutò in distretto industriale nel fondo valle. Ma l’arte del far vino e olio da qui e fino a Loreto Aprutino non si è persa, tramandandosi di padre in figlio.

Due donne minute in tonaca sono ad attendermi all’imbocco del piccolo cimitero. Qui, un tempo insisteva un monastero sorto come primitiva costruzione del secolo IX e poi ristrutturato nel trecento con le caratteristiche architettoniche e scultoree delle costruzioni benedettine.

Si potrebbe restare delusi davanti al portale della splendida chiesa. Ci si chiede, con genuina semplicità, che fine abbia fatto lo specchio d’acqua mancante. S’incarica una delle due sorelle a spiegare ad altri turisti, appena giunti sul luogo, che per “lucus” s’intende un sito immerso in una fitta vegetazione boschiva.

È affascinante la presenza di una grande vasca battesimale in travertino posta nel prato adiacente all’ingresso della chiesa. Tutto intorno, diversi anni fa, contadini intenti ai lavori nei campi rinvennero a colpi di zappa, un pregiato pavimento romano e numerosi reperti antichi.

Alzo gli occhi e sono attratto dalla finestra circolare che sovrasta il portale, dalle pietre, rigorosamente originali, scolpite intorno alla facciata principale. La fascia lapidea è graziosamente ornata con rilievi di rosette, grappoli d’uva, teste di aquile, Agnus Dei. Trovo singolari coincidenze con il portale di San Clemente al Vomano.

Scivoliamo quasi, in religioso silenzio, all’interno della chiesa e, in mezzo alle tre navate, la mia mente visionaria disegna subito traiettorie di passi, costruisce personaggi in saio intenti all’“Ora media”, inventa storie di antichi pellegrini assorti in preghiera.

L’insieme è suggestivo, gli occhi si abituano alla penombra, riesco a vedere bene le colonne sormontate da pittoreschi capitelli, ognuno diverso dall’altro.

Prevalgono influenze bizantine e arabe con sacrifici di animali dalle teste appena sbozzate di montoni e leoni. Non mancano temi floreali di chiara ispirazione di altre epoche.

Ed ecco, improvviso, il vero gioiello di questo tempio sacro. È un bellissimo ambone posto sul pilastro sinistro della navata mediana, scolpito mirabilmente nel 1159 da Nicodemo da Guardiagrele su commissione dell’abate Rainaldo già priore della stupenda abbazia casauriense di San Clemente.

Ricche di riferimenti biblici le decorazioni e le sculture dell’opera, tra i simboli degli Evangelisti: l’angelo e il leone di Matteo e Marco e l’aquila e il toro di Giovanni e Luca, San Giorgio che sconfigge il drago e scene bibliche tra Giona, il giovane Davide, Abramo e molti altri. Meraviglioso!

Di questo misterioso artista sappiamo poco. Gli appassionati troveranno le identiche atmosfere di una precedente opera, forse anche più bella che è quella dell’ambone di Santa Maria in Valle Porclaneta di Rosciolo dell’Aquila.

La Pala della Vergine Maria, attribuita all’abruzzese Andrea De Litio di Lecce dei Marsi, trasporta di colpo al quattrocento.

L’artista è conosciuto per essere stato il mirabile realizzatore degli splendidi affreschi che decorano la tribuna della cattedrale di Atri, un altro gioiello da non perdere!

È la chicca finale, la classica ciliegina sulla torta, con la Vergine rappresentata Regina dei cieli in trono e il Bambino che benedice i fedeli. Un piccolo uccello morde il dito del Bambino Gesù, quasi a significare la giocosa benevolenza di Dio sul popolo. Gli sguardi di Madre e Figlio ipnotizzano.

È un peccato dover ripartire! Ci attende la vicina Pianella con Santa Maria Maggiore, Cepagatti con un’imponente torre quadrata, Loreto Aprutino con il museo dell’Olio e la basilica di Santa Maria in Piano e, infine, Nocciano con il suo castello che domina il borgo antico.

Arrivare:

Da Nord

Dall’autostrada Adriatica A14 in direzione di Ancona, uscire a Pescara Nord/Città Sant’Angelo, continuare sulla SS16 in direzione di Montesilvano, proseguire sulla SR151 per Cappelle sul Tavo e prendere la SP21 per Moscufo.

Da Sud

Dall’autostrada Adriatica A14 in direzione Pescara, seguire la direzione Pescara Ovest/Chieti, A25 per Roma, Sambuceto, continuare sulla SS602 e proseguire seguendo le indicazioni per Moscufo.

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