L’Uomo Brucchi

L’Uomo Brucchi

di Ernesto Albanello  –

 

Non so se a tutti è capitato di riflettere, in queste ore, su una espressione tra il costernato e lo sgomento detta da Brucchi che si è materializzata nella seguente esclamazione, a conclusione del forte disappunto per le 18 firme contro di lui (che ne hanno decretato la caduta da sindaco di Teramo): “e adesso a Filippo chi glielo dice che il padre non è più sindaco di Teramo?”.

Al di là delle tante altre considerazioni, traspare la fragilità dell’uomo che aveva trascorso oltre otto anni nell’esercizio del ruolo di primo cittadino, non permettendo al figlio, evidentemente, di interiorizzare che c’è una linea di demarcazione che separa la identità di padre dalla funzione di sindaco.

Questa espressione attonita e disarmata mette a nudo una persona che probabilmente ha investito tutta se stessa nell’esercitare l’attività di sindaco al punto da smarrire la linea di confine fra sé e l’essere padre, marito, medico, uomo politico, sindaco.

Questa manifestazione che evidenzia la inscindibile coesione di più parti di sé, è alquanto inquietante: nel bene e nel male.

Perché una persona che riconosce tutta se stessa nel ruolo che ricopre, poi è evidente che carica di contenuti quel ruolo, contenuti che vanno ben al di là di ciò che la funzione in sé è capace di esprimere.

Questo processo, che potremmo definire di sovrapposizione di più identità che dovrebbero invece essere ricollocate nel loro giusto alveo, appunto ruoli e in quanto tali parziali rispetto all’Io, lo studiò uno psicoterapeuta fiorentino Roberto Assagioli, che trattò il fenomeno parlando di identificazione nelle sub-personalità: in sostanza lui asseriva che l’Uomo, in una dimensione del sé patologica, non avesse una sola personalità, ma tante per quanti erano i ruoli rivestiti, tant’è che il soggetto è portato a comportarsi in modo diverso in relazione ai compiti da lui esercitati.

Ora, questo modo d’essere, se resta nei limiti ragionevoli, rientra nella normalità, ma nel momento in cui un ruolo esercitato prende il sopravvento sugli altri, quella sub-personalità domina l’Io.

Va ricordato che è l’Io e solo lui che dispone di quanto spazio dare ad ogni ruolo, avendo ben presenti che ognuno di questi deve esistere ed in quale misura.

Non tener conto di ciò vuol dire abdicare alla sua funzione e perdere la sua centralità.

Un caso emblematico è quello di un certo tipo di imprenditore, che pur essendo chiamato a soddisfare l’essere anche marito, padre, presidente di una squadra di calcio, tratta queste sue altre dimensioni alla stregua di emanazioni del ruolo preponderante, cioè quello imprenditoriale.

Assagioli allora dichiara che è necessario mettere in atto un processo di disidentificazione da quella sub-personalità proprio per restituire all’Io la sua funzione di timoniere e quindi di organizzatore dell’intera personalità.

Una cura complessa e laboriosa che deve portare il soggetto da “asservito a quella funzione” a persona finalmente libera, più leggera, meno coinvolta.

Questo è un suggerimento certamente per Brucchi ma non solo per lui: da estendersi a quanti, in questo caso politici, non percepiscono che le aree vanno sempre tenute separate, casomai dialoganti fra loro, ma in misura tale da essere interlocutrici “alla pari”.

A Brucchi allora consiglierei di precipitarsi da Filippo e dirgli: “ciao, sono felice di aver più tempo, adesso, da dedicarti: l’essere sindaco poi, in definitiva, non valeva tutto quel mio annullarmi per questa carica”.

Gli auguro di esserne capace e gli esprimo vicinanza, in quanto uomo, perché trovi in sé le necessaria energie per non percepirsi più ex sindaco, ma guardare il presente e viverlo per le opportunità che gli è dato cogliere.

Il Dottor Ernesto Albanello – psicologo

6 Responses to "L’Uomo Brucchi"

  1. Ticoll   7 dicembre 2017 at 18:37

    Si capisce la sua disperazione dal fatto che dopo aver miseramente fallito, ha la presunzione di andare dal commissario che lo sostituisce e che porre rimedio a tanto scempio, dicendogli cosa fare e come agire… Addirittura di come sistemare la tercoop quando lui ha avuto 9 anni e nulla di fatto… Ma un tso no o o? Va in giro per il cantiere del corso e parla con il capocantiere, impresa edile ecc.. Cerca sponsor per il Natale… Ma mo ha capito come si fa?? L’ unica preoccupazione è stata fare un concorso adhoc per Vinicio è assumerlo in un settore che gli poteva essere confacente come collaboratore informatico a tempo pieno e indeterminato… Bravo… Digli questo a Nicolò…

  2. Anonimo   8 dicembre 2017 at 0:38

    Noi siamo ciò che facciamo quotidianamente (Platone).

  3. Domenico   8 dicembre 2017 at 18:53

    Come farà tra qualche anno a dirgli che sindaco lo è stato veramente?

  4. Pino   8 dicembre 2017 at 23:24

    Adesso ci manca solo che gli dobbiamo pagare le sedute di psicoanalisi!
    Non è chiaro se individuali o di gruppo!!

    P.s. Comunque complimenti per l’articolo. È interessante esplorare anche l’aspetto delle compensazioni che poi sono il male nascosto di molti politici o dirigenti pubblici.

  5. piccio rosso   9 dicembre 2017 at 14:34

    A Nicolò però potrebbe anche spiegare cosa insegna l’esser tradito dai suoi compagni di cordata.
    Ora li aspettano tutti a braccia aperte nelle liste dell’accogliente pd? ( o liste collegate)
    I civici invece hanno detto ” questo o quell’altro per noi pari son” . Bella gente sul par terre.

  6. Ernesto Albanello   10 dicembre 2017 at 18:47

    ringrazio tutti coloro che hanno rilevato questa mia impressione e cioè che Brucchi si è identificato nel suo ruolo di sindaco al punto da non differenziarlo rispetto a quello di padre (a Filippo chi glielo dice che suo padre non è più sindaco?) : si lasci dietro questa sua esperienza e la viva come una parentesi che si è conclusa e ci sono altri appuntamenti che lo attendono: sarebbe più signorile e dimostrerebbe maggiore stile. Diversamente passerebbe per un rancoroso attaccato al passato. Un consiglio davvero spassionato. Quanto alla città, che abbia la energia necessaria per cambiare pagina e intraprendere un percorso di rinascita. Teramo deve ritrovare una sua collocazione nell’Abruzzo come merita.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.