Game Over per Maurizio Brucchi: Teramo liberata dai lanzichenecchi di centrodestra

Game Over per Maurizio Brucchi: Teramo liberata dai lanzichenecchi di centrodestra

di Christian Francia  –

Oggi 4 dicembre 2017 si è chiuso il sipario sul regno incontrastato del centrodestra teramano che ha tenuto sotto il suo tallone la città capoluogo per 13 anni e mezzo.

18 consiglieri comunali si sono dimessi contestualmente nelle mani del vice segretario, causando lo scioglimento del Consiglio comunale e la caduta del sindaco Maurizio Brucchi.

Da domani si insedierà il Commissario che verrà immediatamente nominato dal Prefetto di Teramo e il commissariamento durerà fino alle elezioni della primavera 2018 (che si svolgeranno fra aprile e giugno, a meno che il governo nazionale non decida di accorpare le elezioni politiche a quelle amministrative in un election day nel mese di marzo).

Non affannatevi a cercare i risultati politici comunali degli ultimi tre lustri, perché ve li ricordo io:

A) Il sindaco Gianni Chiodi di Forza Italia (2004-2008) tagliò il nastro del Centro Commerciale Gran Sasso (centro commerciale voluto, programmato e autorizzato dal precedente sindaco di centrosinistra Angelo Sperandio);

B) Il sindaco Maurizio Brucchi di Forza Italia (2009-2017) ha sventolato la bandiera sul tracciato della tangenziale sud denominata “Lotto Zero”, strada finanziata e realizzata non già dal Comune bensì dall’ANAS in un brevissimo lasso di tempo durato oltre 30 anni.

Se questi sono i risultati tangibili (cioè il nulla), vi domanderete cosa hanno realizzato direttamente i campioni del centrodestra teramano e la risposta è facile:

1) Ripavimentazione di Viale Mazzini (i cosiddetti “tigli”) effettuata durante il mandato di Gianni Chiodi (proprio Brucchi era l’assessore che se ne occupò);

2) Realizzazione della Sala Ipogea sotto a Piazza Garibaldi, meglio conosciuta come la scatola di tonno (opera compiuta rinunciando ad utilizzare quei tre milioni di euro per ristrutturare il Castello Della Monica);

3) Ripavimentazione di Corso San Giorgio, opera avviata nel 2006 con una previsione di spesa di 1,6 milioni di euro e ancora non conclusa dopo 11 anni, ma che già ammonta ad euro 6 milioni di euro di spese ed è qualitativamente orripilante;

4) Rotonda sotterranea di Cartecchio, quasi integralmente finanziata dalle Ferrovie (per oltre 5 milioni di euro) ma che graverà spaventosamente sui bilanci comunali dei prossimi decenni per quanto concerne la manutenzione; mentre al contrario sarebbe stato infinitamente più lungimirante realizzare una rotonda epigea di lato alla chiesa di Cartecchio a costi infinitamente minori (circa 200mila euro) e quasi senza costi di manutenzione;

5) Parcheggi ipogei di Piazza Donatori di sangue e Piazza Dante, entrambi simboli della foga distruttiva dell’Amministrazione comunale che ha creato nel primo caso un rifugio per drogati e per topi, visto che è rimasto desolatamente inutilizzato, mentre nel secondo caso ha sventrato una piazza centrale, ha occluso l’accesso pedonale di centinaia di studenti a Piazza Dante e ha regalato il piano a raso ad una società privata per anni senza che sia ancora possibile restituirla alla comunità.

Come si vede le opere tangibili del centrodestra sono pochissime e raccapriccianti (ometto per irrilevanza le numerose rotonde, molte addirittura provvisorie da anni), mentre è infinito l’elenco delle opere mai realizzate, delle tasse aumentate, dei servizi tagliati, delle promesse da marinai.

Mi limito a citare tre soli paradigmatici esempi di incapacità:

– il promesso polo scolastico che avrebbe dovuto essere realizzato e che avrebbe rappresentato un freno allo spopolamento della città dopo i terremoti che l’hanno colpita;

– il promesso abbassamento della tassa sull’immondizia che Brucchi ha sempre sventolato mentre la tassa raddoppiava e il servizio peggiorava;

– il recupero del Teatro romano del quale si parla da troppi anni senza che sia stato messo in campo nemmeno uno straccio di progetto preliminare.

Non occorre aggiungere altro per dimostrare la necessità dell’eutanasia politica di un sindaco da sempre assente (dato che non si è mai messo né in aspettativa né a part-time dal proprio lavoro di medico ospedaliero, allo squallido fine di percepire due stipendi senza offrire nemmeno il suo tempo alla città).

Ci vorranno mesi affinché si chiariscano i contorni e le motivazioni sia della permanenza che della cacciata di Brucchi e dei suoi lacchè, ma sin d’ora è opportuno separare il grano dal loglio, cioè i consiglieri che hanno meritoriamente ottenuto lo scalpo del sindaco (18) da coloro che hanno deciso di affondare insieme a lui (14).

E già che ci sono è bene sottolineare che la responsabilità di questi 13 anni e mezzo di macerie la portano sulle spalle in parti uguali tutti coloro che hanno votato Brucchi e tutti coloro che si sono candidati con lui, al pari dei consiglieri comunali che lo hanno sorretto e degli assessori comunali che sono stati suoi delegati.

A tutti loro vanno i sensi del mio più profondo disprezzo.

Per concludere, nell’esprimere un’immensa soddisfazione personale per la cacciata di un nemico dei cittadini (stavo per dire del popolo, se la parola popolo non fosse stata eccessivamente ideologizzata), un nemico che noi del Fatto Teramano e dell’Associazione “Teramo 3.0” abbiamo sempre combattuto a viso aperto e con dovizia di argomentazioni, vorrei pure togliermi un sassolino dalle scarpe.

All’indomani della vittoria di Maurizio Brucchi nel 2014 scrissi una dettagliata analisi elettorale (http://www.ilfattoteramano.com/2014/06/16/paolo-gatti-nuovo-sindaco-di-teramo-prima-analisi-del-voto-comunale/) dove ammettevo di aver perso più di chiunque altro e incassavo l’appellativo di “buffoni” urlato dal sindaco all’indirizzo degli avversari.

In quell’analisi postelettorale scrivevo: “la città ci ha chiesto di fare opposizione e questo faremo. Innanzitutto al nuovo sindaco Paolo Gatti, in subordine a Maurizio Brucchi e alle sue schiere. E allo stesso modo ci opporremo a questo PD comunale, fotocopia sbiadita di quello visto impegnato a non opporsi negli ultimi dieci anni”.

Quello che promisi lo abbiamo scrupolosamente mantenuto, dentro e fuori il Consiglio comunale, onorando il mandato affidatoci dai nostri 2.580 elettori nel 2014.

Abbiamo svolto un lavoro ciclopico nutrito di centinaia di articoli, di interrogazioni (quasi sempre prive di riscontro), di interpellanze, di mozioni, di proposte, di accessi agli atti, di esposti, di ricorsi al TAR contro gli indecenti silenzi dell’Amministrazione.

Abbiamo tenuto quasi da soli il fronte della battaglia nei lunghi anni nei quali quasi tutti dormivano e tacevano, seguendo una vocazione civica totalizzante che ci ha tenuti incollati alle caviglie di un sindaco che – grazie a noi – è stato in crisi sin dal suo primo giorno del secondo mandato.

Naturalmente, non pensi Paolo Gatti di superare indenne le forche caudine del fallimento di Brucchi, perché esso rappresenta innanzitutto il suo personale fallimento in quanto capobastone del centrodestra cittadino e pilastro della maggioranza che ha comandato negli ultimi 13 anni e mezzo.

Né Paolo Gatti dimentichi quanto ebbe a dichiarare il 28 maggio 2014 a Maurizio Di Biagio, e cioè il suo il ritiro dalla politica: “Ma un giorno Gatti sarà sindaco? «No, questo è un mestiere difficilissimo» replica l’ex assessore regionale che anzi vede all’orizzonte profilarsi l’abbandono della politica attiva «che deve necessariamente avere un termine». «Sono ormai sedici anni che svolgo questo mestiere, ora mi tocca defilarmi e fornire consigli, dando spazio a chi vorrà crescere, è pure giusto che sia così»”.

Oggi che il mandato da consigliere regionale di Gatti volge al termine (e che siamo arrivati a 19 anni di stipendi pubblici elargiti a Paoletto senza che si ricordi una buona cosa a sua firma), sia coerente e ci liberi dalla sua perniciosa presenza nella vita politica di questa martoriata Regione, perché se non dovesse farlo farebbe la fine di Matteo Renzi, uno che promise di togliere le tende se avesse fallito l’appuntamento referendario del 2016 e che è diventato un quaquaraquà – schifato da tutti – proprio per essersi rimangiato quella promessa.

Gatti ricordi che non si può passare una vita a fare politica senza mai lavorare un solo giorno, come ha fatto fino ad oggi proprio lui che è stato ex assessore regionale al Lavoro pur non avendo mai avuto un lavoro (un ossimoro unico in Italia).

Né è consentito fare politica per venti anni senza portare a casa un risultato che sia uno a favore dei cittadini che ci si onora di amministrare.

Caro ex sindaco Maurizio Brucchi, tanti saluti da uno di coloro che definisti “buffoni”. E a mai più rivederci.

Caro consigliere regionale Paolo Gatti, fatti da parte coerentemente con quanto hai promesso pubblicamente e cerca di farti perdonare per le condizioni nelle quali hai ridotto Teramo e l’Abruzzo, da incapace quale sei e quale sei sempre stato.

(quello sotto è l’indimenticabile video della vittoria di Brucchi nel 2014,

con l’epiteto di “Buffoni” lanciato agli avversari

e il contorno di tutti i buffoni veri che lo festeggiarono)

7 Responses to "Game Over per Maurizio Brucchi: Teramo liberata dai lanzichenecchi di centrodestra"

  1. Vincenzo   4 dicembre 2017 at 23:28

    Faciat schif tutt quind ?
    lu Terramà e nu Marr d Merd ,nu curnut e cuntend senza arte ne part,
    nu serv, senza speranz…..

  2. AhAhAh   5 dicembre 2017 at 9:43

    Apologia dei SUIDI

  3. Nonsenepotevapiu'   5 dicembre 2017 at 9:44

    Finalmente Bruxit

  4. Ludovico   5 dicembre 2017 at 20:34

    Meglio Brucchi che gatti. Almeno lui ha un lavoro

  5. miao   6 dicembre 2017 at 16:05

    Se devo scegliere tra bruchi e gatti, il pelato tutta la vita!

  6. Mamma   7 dicembre 2017 at 12:14

    Francia come sempre analisi perfetta!! Sei un grande non mi stanco mai di leggere i tuoi articoli …..

  7. Anonimo   15 dicembre 2017 at 21:37

    Chiodi inaugurò con la fascia tricolore anche il Gazebo del Caffè Grande Italia!!!

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