San Pietro di Azzano a Villa Costumi

San Pietro di Azzano a Villa Costumi

di Sergio Scacchia  –  

Dio fammi conoscere le tue vie,

affinché io ti conosca…

(Esodo 33:13)

Se ho capito almeno una cosa di questa vita, è che non esistono strade già tracciate. Mentre camminiamo nell’esistenza, apriamo le strade al cammino. Questo accade solo con l’aiuto dello Spirito Santo. Non si è mai visto un vento rinchiuso in un burrone o in una grotta. Se non ci sono spazi liberi il vento cessa di essere vento. Così è lo Spirito: ha bisogno di espandersi per essere forza viva nel nostro cammino.

Non esiste, credo, cosa più bella del camminare. I sentieri, le strade parlano di Dio, conducono a scoprire luoghi dell’anima, piccole chiese di campagna, grandi santuari. Camminare ti porta a conoscere il passato per aiutarti a capire meglio il presente, ti fa conoscere vecchi mestieri, lavori artigianali, esistenze giornaliere di uomini orientati comunque verso Dio.

Al camminare aggiungerei lo sguardo del fotografo che scandaglia vite, documenta emozioni, fa scoprire luci e architetture. Camminare, però non è solo un gesto fisico. Ci sono sentieri dell’anima che a volte sono complicati, erti, pieni di curve e anche difficili da trovare.

D’altronde, le belle parole di Mosè nel Libro dell’Esodo, portano a fare una considerazione: dobbiamo conoscere la via giusta per arrivare a Dio.

Le vie dell’uomo portano da tante parti. Molti intraprendono la strada del successo e incontrano vie di delusioni, altri s’incamminano verso sentieri di peccato per giungere al capolinea della sofferenza. C’è anche chi, pur percorrendo un cammino di onestà, non riesce a trovare il bivio della gioia da imboccare.

Da anni io prego il Signore nella maniera di Mosè e Lui mi ha indicato la via da percorrere, attraverso la Sua Parola. E si è lasciato trovare! Dio solo sa quanto avremmo bisogno di essere, momentaneamente, pellegrini mistici, uomini e donne in rottura temporanea con la vita di ogni giorno.

Io spesso uso mettere la bisaccia in spalla, prendere il bastone in mano, rifiutando di lasciarmi bloccare da immobilismo e pigrizia, per fuggire dagli orizzonti limitati e cedere al fascino dei grandi spazi, al bisogno di comunicare con l’Infinito.

In uno di questi miei raid a piedi per le colline teramane ho scoperto Villa Costumi, un tempo Azzano! Amo pensarlo come “il paese che non c’è”. Non c’è una scuola, un ufficio postale, né il bar e non mi risulta che ci sia il tabaccaio o la farmacia. Chi ha bisogno di qualcosa da queste parti deve recarsi nella vicina Castagneto o proseguire fino a Torricella Sicura.

Se qualcuno, però, cerca solitudine, è nel posto giusto: in tutta la frazione, a mezzogiorno, c’è meno gente di quanta ce ne sia a Teramo in un condominio il giorno di Ferragosto.

Un pugno di case con una varietà così minima di persone che s’incrociano in uno spazio geografico talmente ristretto che ti permetterebbe di conoscere e seguire ogni secondo della loro vita e ogni centimetro dei loro movimenti.

È così piccolo questo paese che il suo cimitero è a due chilometri, condiviso con altri due borghi, è probabilmente grande quanto un cortile.

Il silenzio si taglia col coltello, come il buon pecorino dal sapore di montagna che ancora oggi fanno in maniera deliziosa nella vicina Villa Popolo, ad alcuni chilometri da Teramo.

Per quale misterioso scherzo dell’Onnipotente, qui è possibile trovare una chiesa rupestre, un tempo importante abbazia benedettina?

La risposta è chiara se pensiamo che a una manciata di chilometri ci sono due gioielli come San Bartolomeo a Villa Popolo, con il suo magnifico soffitto ligneo a riquadri dipinti con soggetti religiosi e Santa Maria in Praedis a Castagneto, chiese agresti di cui vi ho parlato in questo blog.

Ma non lontano c’è anche Ioannella con la bella Santa Maria Assunta che ha molto traballato nell’ultimo terremoto.

La risposta al quesito diventerebbe semplice se visitaste Villa Costumi. Forse anche molti teramani si chiedono dove si trovi questo borgo. Siamo tra Villa Sciarra e Colle Sansonesco. Praticamente ho ingarbugliato ancor più la posizione!

Eppure fu proprio a Colle Sansonesco che negli anni ’20, grandi autorità mediche del tempo pensarono di costruire l’Ospedale Sanatoriale di Teramo per curare le tubercolosi in stato avanzato. Le cure richiedevano aria salubre e tranquillità nel riposo.

Non molto è cambiato da allora. La pace regna ancora nella media valle del fiume Tordino, paradiso ideale per gli insediamenti di carattere monastico. Potreste, chiudendo gli occhi, immaginare di ascoltare note mistiche di canti gregoriani consacrati al ritmo unificante dell’Ora et Labora benedettina.

La chiesa dedicata a San Pietro, che presenta un interessante portale rinascimentale, è situata sulla sommità di un colle da cui si gode un panorama superbo.

Pare che il cenobio sia sorto per il forte interesse dell’abbazia di Farfa e che, nel massimo del suo splendore, avesse addirittura sette chiese alle sue dipendenze per conto della badia farfense. Sei di esse oggi non esistono più.

L’ultima, qualcuno giura sia stata proprio la deliziosa Santa Maria De Praediis, ubicata non lontana, vero gioiello romanico in pietra, costruito, sul luogo dove, migliaia di anni fa, esisteva l’importante tempio della Dea Feronia.

A San Pietro restano, oggi, piccole vestigia della cisterna e del chiostro. La chiesa, originariamente più grande, come racconta lo storico Niccola Palma, fu accorciata da “80 a 54 palmi per far spazio alla sagrestia e l’abitazione dell’allora curato”.

Questi luoghi vantano una storia antichissima che parte dai Romani, che qui e a Pantaneto costruirono ville sontuose, passa per la civiltà longobarda, il feudalesimo dei castelli di Colle Caruno e Ioannella, la dominazione spagnola e arriva fino alle storie incredibili di briganti.

Il paesaggio e i monumenti stanno lì fermi, immobili da secoli. La gente cambia continuamente. Nasce, cresce, invecchia ma vive in quel fazzoletto di terra tutti i suoi momenti, siano essi felici che tristi.

Vicino alla chiesa, mi dicono, viveva fino a poco tempo fa un ultracentenario che ha trascorso gran parte della sua vita cibandosi del latte delle sue capre, dei frutti dei suoi alberi e di verdure.

Quattro vecchietti distribuiti in pochi chilometri starebbero per accendere la candelina numero 100; i ritmi lenti e l’aria buona sono evidentemente garanzia di lunga vita.

Info: Il Comune di Torricella Sicura comprende un territorio situato a Nord-Ovest di Teramo, confinante con Campli, Valle Castellana, Rocca Santa Maria, Cortino e Teramo. Torricella Sicura si trova alle porte del Parco Nazionale del “Gran Sasso Monti della Laga” ad un’altitudine di 450 mt. s.l.m. con un territorio che, partendo da quota 286 mt., arriva fino a 1572 mt. Il paesaggio offre tratti boscosi di querce, carpini ed aceri con numerosi torrenti ricchi di abbondanti acque che dai declivi confluiscono a nord nel torrente Vezzola ed a sud nel fiume Tordino.

Da tempo comprensorio agro-pastorale, Torricella Sicura comprende le seguenti frazioni: Ioanella, Poggio Valle, Pastignano, Villa Popolo, Valle Piola, Santo Stefano, Abetemozzo, Borgonovo, Poggio Rattieri, Corvacchiano, Faognano, Magliano, Riccio, San Felice, Piano Grande, Antenemuccio, Fornaci, Morricone, Prognetto, San Pietro, Costumi, Villa Tofo e Tizzano.

La Cittadina di Torricella Sicura, posta alle falde dei Monti della Laga, è situata sulla direttiva provinciale Teramo-Rocca S.Maria-Ceppo, distante da Teramo circa sei chilometri.

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