Il dito indice di Fra Cristoforo, ovvero della nobiltà del turpiloquio

Il dito indice di Fra Cristoforo, ovvero della nobiltà del turpiloquio

di Christian Francia  –

“Colui che per la prima volta

ha lanciato all’avversario una parola ingiuriosa

invece che una freccia

è stato il fondatore della civiltà”

John Hughlings Jackson

Da decenni vengo monotematicamente bombardato da una critica: va bene il contenuto dei miei articoli, però le parolacce e il turpiloquio dei quali faccio uso a piene mani non stanno bene per niente.

Solito vizio provinciale di indicare il dito invece che la luna, di soffermarsi sulla forma piuttosto che sulla sostanza.

Innanzitutto ci tengo a sottolineare che ritengo il turpiloquio una forma altissima di civiltà, come insegna il neurologo Jackson citato in epigrafe.

Del resto anche il patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, faceva uso delle parolacce, come ben testimoniano i suoi Fioretti, per cui inviterei tutti ad una riflessione sul conformismo stucchevole che considera le parolacce uno spregevole vizio da evitare per essere più educati e civili.

Il turpiloquio viene unanimemente esecrato dalla morale comune e dalle buone maniere, censurato come aberrazione del linguaggio, mentre al contrario esso ha una sua acclarata utilità che può persino essere rivoluzionaria.

Come ha sostenuto un recente saggio, attraverso dotte citazioni di celebri scrittori (Swift, Coleridge, Sterne, Trotskij, San Francesco, Hugo, Rubin), “le parolacce sanano l’economia di una nazione, tengono lontano il male, giovano alla salute, rinfrancano lo spirito, ci forniscono informazioni preziose sui misteri del sesso e della struttura della società. Insomma, le parolacce servono!”.

Il senso comune, sovente scambiato per “buon senso” mentre è un semplice “comune sentire”, suggerisce che l’utilizzo del turpiloquio provochi una regressione a una condizione di inciviltà, con corredo di immoralità, orrore estetico, scandalo, volgarità e inesorabile “caduta di stile”.

Pur tuttavia il Legislatore ha ritenuto di dover abrogare l’anacronistico reato di turpiloquio già nel 1999, cioè nel vecchio millennio.

L’esecrazione comune nei confronti delle parolacce, oltre che banale e conformistica, lumeggia l’affievolirsi dell’indignazione, l’allentarsi della tensione morale, il rimpicciolirsi del perimetro della vita sociale, la rinuncia all’esercizio delle virtù civiche e politiche.

In tal senso cerco nuovamente di spiegare i motivi del mio turpiloquio, che si riducono sostanzialmente a due: il primo di carattere politico e il secondo di natura comunicativa.

1) Avrete notato che, negli articoli di cronaca o culturali apparsi su questo blog, risulta assente quel linguaggio sboccato che riservo agli interventi di contenuto politico.

Il Perché è presto detto: la volgarità verbale viene utilizzata come ultima ratio di guerra politica contro coloro per i quali – a mio modo di vedere – occorrerebbero solo le armi.

Purtroppo sono un convinto pacifista contrarissimo alla violenza, per cui l’estrema forma di odio nei confronti degli assassini della società posso manifestarla solo con un lessico dispregiativo e volgare che si attaglia ai personaggi pubblici che affollano Teramo, l’Abruzzo e l’Italia.

Il turpiloquio è il crinale fra l’odio profondo nei confronti degli incapaci che ci governano (sperperando tutte le nostre ricchezze) e l’abisso della degradazione vandalica e/o violenta.

Io percorro quel crinale nella certezza che i destinatari del mio turpiloquio – non solo politici ovviamente, ma anche in pari grado i cittadini che li votano – meritino ognuna delle accuse e delle volgarità che riverso loro addosso.

2) Sotto l’aspetto comunicativo, è chiaro che internet è un luogo articolato dove trovano egualmente spazio tutti, per cui bisognerebbe distinguere le testate giornalistiche (che soggiacciono ad una precisa deontologia) dai blog che sono liberi di esprimersi come meglio credono, fatti salvi i limiti del reato di diffamazione, reato rispetto al quale possono invocare giustizia tutti coloro che si ritengano diffamati.

Personalmente ritengo di avere il dovere civile di sputtanare tutti coloro che danneggino la collettività, e faccio ciò attraverso l’uso di un linguaggio aspro e urticante che mira a svegliare le coscienze, in primis quelle che provano disagio dinanzi alle volgarità.

E a chi eccepisce che il turpiloquio degrada innanzitutto chi lo utilizza, rispondo di non preoccuparsi del mio personale degrado umano che è del tutto insignificante se paragonato al degrado che attanaglia da decenni la nostra martoriata società.

Peraltro non faccio nulla di diverso rispetto a quanto ci insegna anche la letteratura più nobile, e mi limito a citare uno dei passi più belli della narrativa di ogni tempo, cioè il celeberrimo dialogo tra Padre Cristofo e Don Rodrigo ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, laddove il frate si erge a baluardo degli indifesi contro la protervia dei potenti che pretenderebbero di calpestare sia le leggi che la morale in virtù della propria supremazia economica e politica.

Pertanto voglio lasciare un memento alla riflessione di ciascuno: Chi non fa nulla per difendere il bene pubblico forse subisce un degrado morale ancora maggiore rispetto a chi brandisce – come Fra Cristoforo – il dito indice nei confronti dei troppi Don Rodrigo che spadroneggiano nel medioevo del terzo millennio.

3 Responses to "Il dito indice di Fra Cristoforo, ovvero della nobiltà del turpiloquio"

  1. Anonimo   1 dicembre 2017 at 7:31

    Avanti così non fermarti. La cultura non manca. Il coraggio neanche. Noi lettori non faremo mancare il supporto. Ciò che vale è l’intento.
    La società ha bisogno del fatto teramano perché simbolo di libertà.
    Se andrai avanti ne vedremo delle belle.

  2. Pino   1 dicembre 2017 at 21:30

    Anche io sono tra quelli che gli ha chiesto il perché dell’uso delle parolacce.
    Ricordo che la risposta fu semplice e disarmante.
    “Scusa – esordí – ma se un tizio ti entra a casa e ti ruba 100.000€, tu che fai? Lo accompagni alla porta, gli stringi la mano, lo ringrazi e gli auguri buona giornata?
    O lo massacri, lo congedi con figlio di puttana, bastardo, pezzo di merda?”
    – Continuò – “Perchè se un politico viola le norme, semina violenza e ruba alla comunità non posso prenderlo ugualmente a parolacce?”
    (Io ammetto che ho difficoltà a farlo)
    Come si fa a dargli torto?

  3. Blade Runner   2 dicembre 2017 at 5:13

    Sei una mente superiore e per questo il tuo disagio è superiore alla media.

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