Il nodo della sfiducia a Brucchi: troppi scarafaggi stercorari nella politica teramana

di Christian Francia  –

Confesso che la telenovela del sindaco Brucchi “che pende che pende e mai non vien giù” è uno spettacolo comico di rara spassosità.

Pur tuttavia è necessario che qualcuno ristabilisca la verità dei fatti, in quanto la ridda delle opinioni induce ad una confusione che giova ai politicanti per accaparrarsi il consenso delle fette meno avvertite dell’elettorato.

Intanto ristabiliamo l’unico punto fermo: nel novero dei 32 consiglieri comunali teramani, solo due, e pochi altri, hanno sempre combattuto per il prioritario obiettivo di mandare Brucchi a casa, in quanto ritenuto il vertice dell’incapacità di governo del centrodestra cittadino: il consigliere dell’associazione “Teramo 3.0” Maria Cristina Marroni e il consigliere del “Movimento 5 Stelle” Fabio Berardini.

Da pochi giorni anche quei minus habentes del gruppo consigliare autodenominatosi ironicamente “Futuro In” (ironicamente perché hanno ucciso ogni speranza di futuro cittadino) si sono accorti che Brucchi non ha una maggioranza da anni e che sarebbe inutile l’accanimento terapeutico di tenere in vita un sindaco in coma.

Il dramma dei “futurologi” è che sono al servizio del loro unico mentore politico, cioè Paolo Gatti, il quale è notoriamente un consigliere regionale di Forza Italia, per cui il tentativo di salvaguardare la poltrona del loro capo è incappato nella contraddizione di dover far cadere un sindaco anch’egli del medesimo partito.

La guerra civile fra i forzaitalioti gattiani e i forzaitalioti non gattiani spinge i soldatini a dichiarazioni e controdichiarazioni, in un climax che suscita ilarità da un lato e tristezza dall’altro.

Tutto intorno è un fiorire di distinguo, di precisazioni, di scaricabarile, di attribuzioni di colpe, nella speranza di potersi ciascuno appendere sul petto la medaglia di salvatori della patria e di assassini del sindaco incapace (come se avesse comandato da solo).

I DALMATI

I due consiglieri comunali della scuderia di Mauro Di Dalmazio (a proposito, che fine ha fatto? È afasico da anni nel tentativo di riverginarsi politicamente), cioè Angelo Puglia e Guido Campana, fanno sapere – per bocca del loro ex assessore comunale Giorgio Di Giovangiacomo – che sono prontissimi a sfiduciare Brucchi al grido di “Tutto pur di uscire da questo stallo”.

Nobile dichiarazione che condividiamo toto corde, ma che contrasta con il contegno serbato dai medesimi consiglieri fino ad un mese fa, cioè fino a quando l’intera minoranza composta da 12 consiglieri ha sottoposto anche a loro la propria mozione di sfiducia contro il sindaco, ma i due dalmati hanno ritenuto di non poterla firmare per ragioni mai dichiarate.

Solo oggi leggiamo dai giornali che Di Giovangiacomo è rinsavito pronunciando una sacrosanta verità: “Da due anni non si approva in consiglio un provvedimento importante, non ha senso aggrapparsi a posizioni sterili: bisogna capirlo, se si vuole bene alla città”.

Giustissimo, ma manca la fase dell’autocritica che si sarebbe dovuta esplicitare nell’ammissione di colpa per non aver voluto firmare fino ad oggi le varie mozioni di sfiducia al sindaco.

Prendiamo atto della loro inversione ad U e torniamo a chiedere pubblicamente di sottoscrivere la mozione sottoriprodotta (che reca già le firme di tutti i 12 consiglieri comunali di minoranza), contestualmente facendo autocritica e dichiarando le proprie colpe nel non aver voluto sino ad oggi determinarsi al gesto irrevocabile di staccare il respiratore a Brucchi.

I FRATELLINI D’ITALIA

I Fratellini d’Italia capitanati da Giandonato Morra vivono il dramma di voler dimostrare coerenza e fedeltà alla legge, quando al contrario il loro percorso politico dimostra incoerenza e fedeltà agli stupratori della legge.

Morra dice chiaramente che “Non potremmo mai firmare una mozione di sfiducia che provenga dal centrosinistra, perché non c’entriamo nulla con loro”.

Affermazione solo in parte condivisibile, cioè a dire nella parte in cui si dichiara che il PD ha la peste come (e peggio) di Maurizio Brucchi.

Ma se per evitare di mischiarsi con il PD non si manda Brucchi a casa, bisogna poi spiegare ai cittadini perché sarebbe meglio tenere Brucchi a galla.

E purtroppo Morra non può dire perché sarebbe meglio tenere Brucchi a galla, in quanto le motivazioni non sono nobili ma di squallida bottega politica.

Le spieghiamo noi: il partito post-fascista di Giorgia Meloni esiste e conta solo in quanto stampella politica di Silvio Berlusconi, senza il quale non potrebbe accedere al potere e alle cariche governative (alle quali la Meloni è già abituata, visto che è stata ministro dei governi guidati dal satiro di Arcore).

In tale logica si chiedono i voti ai cittadini per difendere la patria e la legalità, ma si fa da scendiletto a Berlusconi il quale, solo per citare l’ultimissimo caso confessato 4 giorni or sono, è colui che diede 500.000 euro a Valter Lavitola per corrompere persone al fine di trovare documenti che incastrassero il nemico politico Gianfranco Fini (che è il padre poco nobile del partito della Meloni e di Morra).

Coerenza vorrebbe che un partito come FdI-AN che inneggia alla legalità (e che l’altro giorno ha dichiarato di voler espellere un suo membro perché flirtava con noti mafiosi di Ostia) fosse coerente fino in fondo e dicesse che è impossibile allearsi con un noto corruttore, falsificatore di bilanci, amico e datore di lavoro di mafiosi, pregiudicato, schiavo della figa, stupratore seriale delle leggi e bugiardo quale è Silvio Berlusconi.

Ma non conviene. E allora ci si barcamena con la coerenza a corrente alternata, con il richiamo alla legalità solo quando fa comodo.

Però si manda a dire all’elettorato di destra che non si mischieranno le proprie firme con quelle del PD, salvo andare a braccetto con il padre di tutti i figli di puttana.

Morra si guardi allo specchio e si faccia una seria analisi di coscienza, perché proprio a Teramo egli annovera fra le sue file uno di quelli che si definirebbero ladri, se non fosse che per evitare querele bisogna chiamarli “indebiti percettori di stipendi pubblici a loro non dovuti per legge”.

Quei soldi sottratti alla cittadinanza da un esponente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale costituiscono un danno erariale che grida vendetta al cospetto del popolo, ma Morra si guarda bene dall’espellere dal suo partito la mela marcia che infanga la dignità dei destroidi aprutini.

Senza contare che fu proprio il suo partito – per voglia di raccattare due schifosi voti in più nel teramano – a candidare Paolo Gatti alle scorse elezioni politiche del 2013, come documenta questa fotografia che sarà per sempre il simbolo dell’idiozia dei Fratellini d’Italia.

Paolo Gatti quando era un Fratello d’Italia nel 2013

Per questi ed altri motivi stiano zitti i Fratellini d’Italia perché non possono fare la morale a nessuno. E si vergognino per continuare a tenere in piedi un sindaco che ha raso al suolo questa povera città.

LE SOTTANELLE

A Teramo, sebbene lo sappiano in pochi, esistono quattro poveretti che fanno capo al disonorevole Giulio Sottanelli da Roseto, personaggio che ha dimostrato la sua caratura in questa illegittima legislatura parlamentare e che notoriamente ha grandi difficoltà ad esprimersi in italiano.

Non è questa la sede per soffermarci sulle sesquipedali incapacità sottanelliane ed evitiamo altresì di nominare i suoi adepti perché porta sfiga il solo pronunciarne i nomi.

È però il caso di sottolineare che “le sottanelle” coerentemente invocano la cacciata di Brucchi senza se e senza ma. Non per ragioni ideali però, quanto piuttosto per convenienze elettoralistiche.

È noto infatti che fino all’altro ieri “le sottanelle” fossero amiche di Manola Di Pasquale, per la quale avevano invocato il voto anche al ballottaggio del 2014, proprio perché esisteva un asse fra i piddini dalfonsiani (dei quali Manola è alfiere) e i sottanelliani, entrambi acerrimi nemici dei piddini ginobliani.

In tale logica “le sottanelle” sostenevano che avrebbero appoggiato una candidatura a sindaco di Gianguido D’Alberto, in quanto fuoriuscito dal PD ginobliano e aggregatore di una alleanza civica di centrosinistra.

Purtroppo oggi la situazione è cambiata perché il vento soffia nelle vele del centrodestra, ragion per cui Sottanelli in persona si è acconciato a cercare un’alleanza con il centrodestra (alleanza già vincente nei Comuni della costa teramana nei quali si è votato la scorsa estate), al fine di poter ambire a qualche posto di governo nella prossima legislatura regionale abruzzese (che è già noto sarà targata centrodestra).

Ecco il motivo per cui Sottanelli intrattiene proficui rapporti con Paolo Gatti, sperando che anche a Teramo rivinca il centrodestra – cosa plausibilissima – in maniera da poter annoverare qualche assessore e da poter gestire la sua bella fettina di potere. In tal senso Sottanelli farà una lista di appoggio al centrodestra gattiano (accetto scommesse in tal senso).

Tutte cose legittime, per carità, ma non certo commendevoli. Per cui è sacrosanto l’appoggio sottanelliano alla caduta di Brucchi, ma non sono condivisibili le reali motivazioni politiche che nulla hanno a che vedere con il disastro del centrodestra teramano.

Controprova saranno le future alleanze locali, laddove se Sottanelli fosse coerente con quanto vanno predicando i suoi, non dovrebbe giammai allearsi al Comune di Teramo con pezzi di quello stesso centrodestra che ha contribuito sostanzialmente alla distruzione della città avvenuta negli ultimi 13 anni.

I GATTIANI

Quanto infine ai gattiani, non resta che invitarli – per il superiore bene della città – a fare autocritica sul loro apporto alla dissennata gestione Brucchi degli ultimi 8 anni e mezzo, invitandoli contestualmente a firmare la mozione di sfiducia che è stata loro sottoposta mesi or sono (inviata via email a tutto il gruppo di “Futuro In”) e che loro respinsero fermamente appellando i firmatari come “irresponsabili”.

Dicano chiaramente ai teramani che erano loro gli irresponsabili fino a quando hanno sostenuto un sindaco in coma.

Dicano chiaramente ai teramani che erano loro gli irresponsabili fino a quando hanno condiviso l’accanimento terapeutico.

Dicano chiaramente ai teramani che oggi si sono finalmente redenti e allineati a tutti coloro che da anni sostenevano coraggiosamente e correttamente che fosse meglio voltare pagina e archiviare la cattività brucchiana che ha tenuto prigioniera un’intera città.

Quando altri 5 consiglieri comunali avranno apposto la loro firma in calce alla sottoriprodotta mozione di sfiducia (e si sarà quindi raggiunta la maggioranza assoluta di 17 consiglieri), finalmente Brucchi potrà andare nel cimitero degli ex sindaci, laddove riposano altri cadaveri politici che meriterebbero di essere vituperati come lo fu quello di Benito Mussolini.

Ma nessuno osi negare l’unica verità documentale, rappresentata dal rifiuto di sottoscrivere la mozione di sfiducia che hanno formalmente manifestato sino ad oggi sia i dalmati, sia i gattiani, sia i fratellini d’Italia, sia gli altri consiglieri comunali cosiddetti “dissidenti” (leggi gli ex gattiani Vincenzo Falasca e Alfredo Caccioni, nonché Mimmo Sbraccia che si narra essere un devoto “mariano”).

Mozione di sfiducia a Brucchi – pagina 1/4
Mozione di sfiducia a Brucchi – pagina 2/4
Mozione di sfiducia a Brucchi – pagina 3/4
Mozione di sfiducia a Brucchi – pagina 4/4 – In calce le firme di 12 consiglieri comunali: D’Alberto, Cardelli, Pomante, Marroni, Berardini, De Sanctis, Santone, Filipponi, Di Timoteo, Melarangelo, Verna, Bartolini.

4 Responses to "Il nodo della sfiducia a Brucchi: troppi scarafaggi stercorari nella politica teramana"

  1. Anonimo   14 novembre 2017 at 16:16

    Porco Giuda che scoppola!

  2. Anonimo   14 novembre 2017 at 17:45

    Menali tutti!!!!

  3. Anonimo   15 novembre 2017 at 14:21

    Ed il pd? dicci, dicci….
    Stanno preparando la mozione di sfiducia per non essere secondi ai gattiani.
    Clik, clok e lu manecangine.

  4. Giuseppe   15 novembre 2017 at 19:30

    Tana pe’ lù gattucc’

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