Paolo Gatti salverà Teramo dalla rovina

Paolo Gatti salverà Teramo dalla rovina

di Christian Francia  –

Il titolo non è ironico, bensì schietto e sincero: l’unico che può salvare Teramo dal declino è Paolo Gatti.

La constatazione è tanto realistica quanto desolata, ma è chiaro a tutti che l’agonia della presente consigliatura comunale si trascina da tre anni e mezzo, cioè dalla rielezione a sindaco di un uomo assente, Maurizio Brucchi, un medico ospedaliero che non ha avuto la dignità nemmeno di mettersi a part-time per svolgere con un minimo di impegno il suo ruolo di primo cittadino.

In questi anni i due capibastone del centrodestra, Paolo Tancredi e Paolo Gatti, hanno tenuto in piedi il sindaco di Forza Italia per fare in modo di superare la tempesta rappresentata dal vento favorevole al Partito Democratico (che vinceva dovunque, fino a due anni fa).

Ma oggi, finalmente per loro, il vento è cambiato e soffia forte nelle vele del centrodestra. Il voto regionale in Sicilia è la prima campana a suonare a festa per i berluschini; poi sarà la volta delle elezioni politiche della prossima primavera alle quali Forza Italia trionferà e andrà al governo in ogni caso (quali che siano i partiti alleati); quindi toccherà alla Regione Abruzzo laddove il centrodestra stravincerà dopo le macerie dalfonsiane di un governatore che lascerà una Regione lentissima e difficilissima (giusto per ribaltare il suo risibile slogan elettorale del 2014, basato sulla promessa di una “Regione facile e veloce”).

Infine, già dalla primavera 2018, anche alle elezioni comunali teramane (che si preannunciano imminenti) sarà il centrodestra a trionfare. Quale centrodestra? Tutto insieme naturalmente.

Le mie non sono previsioni soggettive, bensì l’esito di una matematica somma politica. Le condizioni attuali sono infatti troppo cristallizzate per poter pensare a qualsiasi altro esito differente.

Il Movimento 5 Stelle a Teramo è pressoché inesistente, per cui l’8% racimolato nel 2014 può arrivare al massimo al 10% di voti, comunque non utili in quanto il M5S non si allea con nessuno, per cui varranno come mera testimonianza ma non come ipotesi di governo della città.

Il centrosinistra è completamente sfasciato, considerato che solo pochi mesi fa 5 consiglieri comunali sugli 8 totali hanno abbandonato il PD e la coalizione piddina per seguire Gianguido D’Alberto in una ipotetica coalizione civica.

Dato che il PD prese il 16,5% nel 2014, presumo che la coalizione piddina (il cui candidato sarà molto probabilmente Giovanni Cavallari) non possa superare il 20-25%.

È facile immaginare che la coalizione civica di ispirazione centrosinistra che esprimerà Gianguido D’Alberto come candidato sindaco dovrà giocoforza riunirsi con la coalizione piddina al ballottaggio, riunendo due minoranze in un’accozzaglia che non potrà mai raggiungere il 50%+1 necessario a vincere.

Se si considera che a comandare sul futuro sindaco sarebbero Tommaso Ginoble, Sandro Mariani e Manola Di Pasquale, non occorre aggiungere il perché il centrosinistra è destinato a riperdere.

Sul fronte opposto il centrodestra farà una cavalcata trionfale:

1) Avrà già vinto in Sicilia e sarà già al governo della Nazione, in attesa della schiacciante vittoria regionale pure in Abruzzo;

2) La coalizione formata da Gianni Chiodi, Mauro Di Dalmazio, Giandonato Morra e Rudy Di Stefano si presenterà unita e compatta con un proprio candidato sindaco (che ipotizzo essere proprio Mauro Di Dalmazio) ed otterrà il suo 20-25% dei voti;

3) Paolo Gatti presenterà almeno tre liste (Futuro In, Verso, Forza Italia) alle quali potrebbero aggiungersi rifugiati tancrediani (solo se Paolo Tancredi non dovesse ottenere incarichi o candidature dal PD nazionale, con il quale è saldamente alleato), facendo racimolare alla coalizione un 20-25% dei voti.

La mossa vincente di Gatti sarà presentare a candidato sindaco un volto nuovo, fresco, giovane, di successo, possibilmente femminile, al quale sarebbe impossibile imputare il disastro consumato in questi ultimi anni.

Quale che sia il troncone di centrodestra ad arrivare al ballottaggio, entrambi dovranno giocoforza ricompattarsi e spartirsi poltrone e incarichi, facendo di necessità virtù pur di schiacciare gli avversari del centrosinistra.

L’esito del ballottaggio è già segnato, se si considera che il PD arriverà spompato e perdente in tutta Italia, presentandosi con un candidato sindaco di lungo corso politico (Cavallari o D’Alberto che sia, entrambi candidati che non bucano lo schermo), mentre dall’altra parte ci sarà una giovane professionista o imprenditrice nuova di zecca che dovrà solo dimostrare come il centrodestra avrà saputo rinnovarsi dopo la triste parentesi brucchiana (con Brucchi che farà da capro espiatorio di tutte le malefatte e i disastri compiuti).

Chi volete che rivotino i teramani, l’usato sicuro di D’Alberto o Cavallari (che somigliano all’usato sicuro Pier Luigi Bersani), oppure una figura nuova (come la ipotizzabile imprenditrice Antonella Ballone) che buchi lo schermo e abbia sia esteticamente che professionalmente argomenti, fascino, appeal?

Rispondetevi da soli.

Peraltro i vecchi capibastone di centrodestra, cioè Gatti, Chiodi, Di Dalmazio, Morra e l’ultimo capetto arrivato Rudy Di Stefano, saranno tutti in procinto di tornare a comandare alla Regione dopo la triste parentesi piddina, al grido di: “avete visto che eravamo meglio noi di quell’abbottapalloni di Luciano D’Alfonso?”. Domanda legittima, la cui risposta è ovvia: “facevate cagare, ma rispetto al PD eravate certamente meglio voi”.

Se lo scenario che ipotizzo è quello appena descritto, bisogna riconoscere che Paolo Gatti è uno stratega formidabile, capace di riverginarsi politicamente con doti non comuni, sebbene fortunato a ritrovarsi sempre avversari non competitivi (e sovente non competitivi per precisa scelta di Tommaso Ginoble, il quale deve la sua intera carriera parlamentare alla frammentazione del PD di Teramo città, da lui scientificamente programmata ed attuata).

Solo un genio come Gatti poteva infatti scrivere il comunicato diramato l’altroieri dalla cricca gattiana di Futuro In, un comunicato sottoscritto da personaggi che non mi risulta sappiano leggere, figuriamoci scrivere, ma che certamente hanno chi scrive per loro.

Eccone il testo sublime dal quale traspare l’esenzione da colpe di sorta degli assessori comunali gattiani e dei consiglieri comunali gattiani:

“Caro Sindaco,

ormai da molti mesi, troppi mesi, è chiaro a tutti che non esiste più una maggioranza in Consiglio comunale.

Quanto accaduto due giorni fa, con la presenza di soli 15 consiglieri sui 33 assegnati, e con il conseguente scioglimento del Consiglio senza aver potuto discutere ed approvare il Bilancio di previsione, è solo l’ultima più evidente dimostrazione della impossibilità di procedere oltre, senza che si dia luogo ad un accanimento terapeutico, dannoso per la città.

Negli ultimi mesi, siamo rimasti in operoso e responsabile silenzio, eludendo accuratamente ogni esternazione, nella speranza che si potesse in qualche modo approvare il Bilancio, evitando la compressione dei servizi e l’aumento delle tasse comunali, che un commissario avrebbe presumibilmente disposto.

Oggi non è più possibile tacere o far finta di nulla: la realtà è sotto gli occhi di tutti. Questa esperienza amministrativa è conclusa, ed è tempo di favorire l’apertura di una fase nuova per la città.

È tempo di restituire ai cittadini il potere di scegliere il percorso amministrativo futuro.

Ci aspettiamo pertanto che Tu possa prendere atto della evidente, reiterata e consolidata mancanza di una maggioranza numerica e politica, e che Tu possa offrire al Consiglio comunale le Tue dimissioni irrevocabili chiedendo contestualmente a tutti i consiglieri, quale ultimo atto della consiliatura, il gesto di responsabilità della approvazione tecnica dello strumento contabile, per il bene della città”.

Brucchi deve quindi essere rottamato (come contentino per la sua uscita di scena faranno fare un paio di scatti di carriera alla moglie che scandalosamente fu assunta nella società partecipata Teramo Ambiente senza alcuna selezione pubblica; oppure lo candideranno come consigliere regionale).

La colpa della paralisi che dura da anni sarebbe dunque degli irresponsabili consiglieri comunali di centrodestra che si sono sfilati da tempo: i dalmati, i fratelli d’Italia, gli ex gattiani, gli ex Dodiani (cioè i famigerati sei consiglieri cosiddetti dissidenti, i quali tutti non hanno mai avuto il coraggio di staccare la spina a Brucchi e oggi si fanno superare dai micetti).

Quella congerie centrodestroide antigattiana si misurerà alle elezioni come faranno pure i gattiani, ma è sottinteso che qualunque risultato raggiungano al primo turno le due anime del centrodestra che oggi si guardano in cagnesco, torneranno a riunirsi al ballottaggio non appena ci sarà da spartire poltrone, incarichi, finanziamenti regionali forniti dalla famosa filiera del medesimo colore politico.

E sarà stato di nuovo Paolo Gatti, neo parlamentare o comunque neo assessore regionale, a salvare Teramo dalla rovina, a liberare Teramo da Brucchi, a ridare futuro a questa città agonizzante.

Come se dal 2004 ad oggi non ci fossero stati gattiani ovunque a comandare in ogni ganglo politico-istituzionale aprutino.

O come se ai capacissimi micetti fosse stato impedito da qualcuno di esprimere tutto il loro potenziale.

In questo sta il genio gattiano: nel far credere a tutti che la capacità di raccogliere il consenso coincida con la capacità di risolvere i problemi.

Purtroppo sappiamo per esperienza che non è così.

Sappiamo che paghiamo da 18 anni consecutivamente lo stipendio a Paolo Gatti senza che sia mai riuscito a fare una buona legge, una buona riforma, delle intelligenti opere pubbliche, una ristrutturazione decente di una scuola.

E lo stesso è a dirsi per quanto riguarda i suoi pessimi assessori e consiglieri comunali: tutti incapaci di mettere in piedi un progetto, di intercettare un finanziamento, di vincere un bando per accedere ai fondi europei, di ristrutturare un immobile, di rifare un asfalto, di salvaguardare un monumento.

Niente di niente.

Un’accolita di irresponsabili politici che ciucciano stipendi per se stessi e non hanno mai fornito un beneficio a questa disgraziata città che vive la maledizione di non riuscire a degattizzarsi.

7 Responses to "Paolo Gatti salverà Teramo dalla rovina"

  1. Anonimo   6 novembre 2017 at 16:37

    Analisi agghiacciante

  2. Anonimo   6 novembre 2017 at 17:01

    Ottima analisi. Confido però nell’unica incognita : brucchi è testardo. Potrebbe rifiutare i giochetti e il ruolo di capro espiatorio. Sono sempre più convinto che Teramo debba bruciare sgli inferi con un fuoco alimentato dai “teramani” che hanno permesso questo disfacimento.

  3. Paolo   6 novembre 2017 at 23:00

    Ma scusi Gatti in questi anni al comando a Teramo, insieme a Tancredi e sostenendo BRUCCHI sindaco,cos ‘hanno combinato?
    La politica commerciale con il rispettivo assessorato, hanno fatto RIDERE a crepapelle! Esercenti messi alla gogna tra tasse pazzesche e pessima gestione rerritoriale-amministrativa:suolo pubblico,raccolta differenziata costosissima e gestita,vabbe……Il verde pubblico inesistente..ripeto ditemi cos’hanno fatto..BOCCIATI

  4. Anonimo   7 novembre 2017 at 8:23

    Abbiate pietà, vi prego

  5. Anonimo   7 novembre 2017 at 12:34

    Non è ironia? Allora ti dico, senza ironia, che sta’ gente di Teramo se ne fotte.

  6. Incazzato   9 novembre 2017 at 12:09

    Gatti e il suo modo di fare politica mi fanno schifo!!
    Ha distrutto una città per il suo amor proprio..ha candidato mezzeseghe con il solo obiettivo di risultare lui il migliore.
    il peccato è che adesso i teramani lo manderanno pure in palrmento e lui riderà sotto i baffi.
    Complimenti!

  7. Anonimo   10 novembre 2017 at 12:32

    In tutta questa analisi manca solo il granellino del Popolo Della Famiglia di Mario Adinolfi. Se i cattolici si svegliano e votano compatti il PdF, il granellino travolgerà tutto… e Adinolfi viene a Teramo tra una settimana..

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