Reinternalizzare la gestione del Teatro Comunale di Teramo utilizzando la Tercoop

Reinternalizzare la gestione del Teatro Comunale di Teramo utilizzando la Tercoop

di Maria Cristina Marroni  –

Apprendiamo con sgomento che le migliaia di abbonati alla stagione di prosa della Riccitelli, i quali rappresentano la clientela più pregiata d’Italia sia per gli alti prezzi degli abbonamenti e sia per la quantità di abbonati rispetto alla popolazione residente teramana (2.200 abbonati circa su 55.000 residenti), saranno trasferiti d’imperio dal Teatro Comunale, ubicato lungo il corso cittadino, alla palestra di San Nicolò a Tordino.

Come è noto la stagione di prosa della Riccitelli sta per iniziare (primo spettacolo 7 novembre 2017) e si è concretizzato lo spettro di un disastro annunciato, i cui colpevoli sono sia i due contendenti (la società Riccitelli e l’ACS che è concessionaria per la gestione del teatro comunale) e sia l’arbitro che avrebbe dovuto essere il Comune di Teramo in quanto proprietario dell’edificio sede del teatro.

L’ACS avrebbe dovuto già da tempo essere sfrattata per palese inadempimento del contratto di concessione, in quanto ha immotivatamente rifiutato – dopo aver sottoscritto il contratto che lo prevede a chiare lettere – di concedere le giornate gratuite che il Comune ha deliberato di assegnare proprio alla Riccitelli per lo svolgimento della sua stagione di prosa.

Un’Amministrazione che si rispetti avrebbe dovuto procedere, all’esito della diffida regolarmente notificata all’ACS e deliberatamente non rispettata, alla conseguente revoca della concessione e al contestuale sfratto da eseguirsi a termini della legislazione civile.

Ciò nonostante, per motivi che sono ancora ignoti, il Comune non si è attivato per esercitare i suoi diritti, in tal modo arrecando un enorme danno alla collettività degli utenti della Riccitelli, i quali si vedono oggi costretti a subire un torto che non ha precedenti in tutta Italia.

Deve essere palesato come si rinvengano solo un paio di consimili casi, nel nostro Paese, dove però il ricorso ad un palazzetto sportivo è stato dovuto alla mancanza di un vero e proprio teatro.

Mai si era verificato che una città dotata di teatro comunale fosse costretta a spostare la stagione di prosa in un palazzetto dello sport che – come è ovvio – presenta innumerevoli deficienze tecniche (assenza di torre scenica, impossibilità di oscuramento totale, problematiche di palcoscenico, di scenografie, di camerini, di poltrone adeguate, di spettro visivo degli spettatori, ecc.).

Meno che mai questo si è verificato laddove – come a Teramo – la cultura del teatro è da moltissimi anni radicata e diffusa.

Trattasi dell’unico caso al mondo di autosfratto di un Comune dal proprio teatro, se solo si consideri che nel nostro Abruzzo quasi tutti i teatri vengono gestiti dallo stesso Comune proprietario, come ad esempio ad Atri, a Lanciano, a Vasto, ad Ortona, a Chieti, a Sulmona (senza contare i casi delle vicine Marche, come Ascoli Piceno e Macerata).

Per questi motivi, nel sottolineare la gravità dell’insipienza amministrativa del Comune, mi sembra necessario e urgente chiedere con forza che la gestione del teatro torni all’Ente proprietario attraverso il più rapido esercizio del potere di revoca della concessione attualmente in essere per inadempimento contrattuale del concessionario (e conseguente sfratto a norma di legge).

Contestualmente, anche alla luce del nodo politico-amministrativo costituito dalla problematica gestione dei parcheggi a pagamento del Comune, come è noto ripetutamente e illegittimamente prorogati alla cooperativa Ter.Coop., propongo di valutare l’affidamento alla medesima cooperativa della gestione del teatro comunale, allo stesso modo nel quale il Comune di Atri ha affidato il suo teatro ad altra cooperativa territoriale.

Ciò consentirebbe un duplice efficientamento:

1) Da un lato reinternalizzare la gestione del teatro onde consentire imparzialmente a tutti gli operatori culturali di poter accedere a pari condizioni alla fruizione del teatro;

2) Dall’altro lato salvaguardare i livelli occupazionali della cooperativa Ter.Coop., eventualmente estendendo alla stessa anche la gestione dei Musei Civici, qualora ritenuto opportuno, contestualmente efficientando i parcheggi comunali attraverso l’introduzione degli economici ed efficienti parcometri.

6 Responses to "Reinternalizzare la gestione del Teatro Comunale di Teramo utilizzando la Tercoop"

  1. Piero esposito   30 ottobre 2017 at 18:19

    Con tutto il rispetto per la tercoop e le persone che ci lavorano ma se pensiamo che gestire il teatro (E non il semplice edificio) equivalga a gestire un parcheggio siamo messi male. E forse é proprio questo l’equivoco di fondo… il gestore è investito della gestione delle attività culturali dello immobile teatro e non solo della conduzione di quest’ultimo. Ma non sono io a dirlo era il bando a richiederlo.

  2. il Fatto Teramano   30 ottobre 2017 at 18:53

    Caro Piero, di certo alla Tercoop non sarebbe affidata la direzione di scena, la fonica o altri settori tecnici, di programmazione o artistici, bensì le pulizie, la biglietteria, un eventuale bar. L’apertura e la chiusura. Cose fattibili con un minimo di formazione. Ti ringraziamo comunque per il tuo commento e per la tua attenzione. Va da se che un Teatro è un organismo complesso e che è formato da diversi settori di gestione. Tuttavia il settore che sarebbe a gestione Tercoop incide moltissimo sulla gestione di un teatro e ne faciliterebbe la manutenzione e l’effettiva gestione e fruizione.

  3. Pasquino   30 ottobre 2017 at 22:15

    Il Codice dei contratti pubblici – anche se cagata pazzesca – non conta più nulla?
    O può tirarlo in ballo solo Christian?

  4. AntiCoccio AntiCocca   31 ottobre 2017 at 13:22

    Marroni Santa subito!

  5. Filippo Buongrazio   1 novembre 2017 at 3:42

    Se il Comune fa un bando per la gestione del Teatro e pretende un compenso per l’affidamento, di fatto privatizza la gestione e pur inserendo nel contratto il diritto ad usufruire gratuitamente di un numero di giornate del teatro non può pretendere di utilizzarle per concederle gratuitamente ad associazioni che usufruiscono di cospicui finanziamenti pubblici e che di fatto mettono in cartellone spettacoli a pagamento che sono in concorrenza con la programmazione del legittimo gestore del Teatro. Nella passata gestione del Teatro la Riccitelli aveva tutte le serate a livello gratuito? Anche.se questo fosse avvenuto non comportava alcun conflitto con la programmazione del gestore che non aveva in cartellone una propria programmazione di spettacoli teatrali, limitandosi prevalentemente a proiettare i film che poteva gestire in in esclusiva gestendo in proprio anche la sala dello Smeraldo. Oggi certamente il gestore del Teatro comunale non può competere con lo Smeraldo che ha diverse sale per proiettare film nella stessa giornata. La Riccitelli aveva le capacità e le competenze per gestire al meglio il Teatro comunale, perché non ha chiesto la gestione partecipando al bando pubblico? Il bando non doveva essere fatto nel modo che è stato sviluppato, ne sono convinto. La situazione che stiamo vivendo certamente creerà strascici giudiziari a danno non solo dei contendenti ma soprattutto per questa bistrattata città. Pensare di tenere spettacoli teatrali in un palasport, inadatto dal punto di vista acustico, scenico e non ultimo per le garanzie di sicurezza, è una trovata unica nel suo genere che sarà oggetto di frizzi e lazzi delle generazioni future. Teramo non merita questa situazione. Per quanto riguarda la proposta Tercoop la considero ammiccante nei confronti dei lavoratori sapendo che questa non ha le fondamenta per la sua applicazione. Tutto questo però comporterebbe un discorso lungo ed approfondito sulle cooperative dove le amministrazioni pubbliche da un lato ne stanno facendo oggetto di sfruttamento e da parte dei gestori una rassegnazione all status quo senza pensare ad una diversa gestione interna e ad una necessità di creare competenze diverse per far fronte a mutamenti delle richieste. Certo mi rendo conto che è più facile dire che fare ma la soluzione, comunque, non può essere quella attendista di una elargizione benevola di un Ente che potrebbe eludere colpevolmente le norme richiedendo in cambio imperitura sottomissione e silenzio. O

  6. Amen   1 novembre 2017 at 7:50

    Perché giornate “gratuite”? Ma gli ex gestori non devono pagare proprio mai?

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