San Tommaso apostolo a Caramanico Terme

San Tommaso apostolo a Caramanico Terme

di Sergio Scacchia  –

Proponiamo un viaggio alla scoperta dei segreti della chiesa di San Tommaso Beckett, oggi San Tommaso apostolo a Caramanico Terme.

Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo, l’altra è pensare che ogni cosa è un miracolo. Questo aforisma di Einstein mi è sempre piaciuto. È il termometro della mia povera esistenza. Fin quando risponderò positivamente alla seconda ipotesi, le cose andranno per il verso giusto.

Ho un posto in Abruzzo dove amo trascorrere ore in meditazione e preghiera: Caramanico Terme. Mi ci reco tutte le volte che sento lo stress mordermi la vita. Mi regalo un tantino di fango, un massaggio da mani sapienti e poi… tanta meditazione.

Contro il cielo, il profilo tozzo della montagna del Morrone, in questo magico autunno, forma una sorprendente geografia di cupole d’erba e foglie secche. Qui, come pochi altri posti in Abruzzo, il legame tra la terra e l’uomo sembra essere più felice.

In lontananza la Majella, montagna madre appena imbiancata, disegna un paesaggio aspro, ricoperto di boschi e solcato da gole selvagge, in cui si celano misteriose grotte, meta preferita degli eremiti in tempi andati. Gorgoglia, sotto i piloni di un immane ponte, il fiume Orta.

Sapete cosa distingue un ottimista da un pessimista? Il primo guarda questo spettacolo, se lo gode, lo centellina negli occhi e nel cuore. L’altro invece già pensa alle tante cose da fare, alla sera quando il cielo si popolerà di stelle, splendide come zaffiri custoditi nel cofano del buio e non avrà il tempo e la voglia di ammirarle. Allora, i veli fluttuanti della via Lattea sembreranno animarsi per invitarlo a vivere davvero. A fare davvero della sua vita un capolavoro!

Si viene rapiti da questo panorama di inenarrabile bellezza fin quando non si rimane ancor più affascinati dall’improvviso stagliarsi della chiesa di S. Tommaso sul margine della vallata, dalla sua solitaria eleganza e dalla sua struttura raccolta, dal colore rosato, screziato dai segni del tempo. La campana alle nove del mattino di questa domenica, chiama i fedeli a raccolta.

La monumentale chiesa, a pochi tornanti da Caramanico Terme, in provincia di Pescara e nel cuore del Parco Nazionale della Majella, inizialmente era dedicata all’arcivescovo di Canterbury, San Tommaso Beckett, assassinato nel 1170 mentre celebrava una funzione religiosa.

L’abito pontificale si arrossì del sangue innocente sparso a causa dell’eterna lotta tra la Corona inglese e la Santa Romana Chiesa. Tre anni dopo, lo sventurato fu santificato da Santa Romana Chiesa.

“In verità per lungo tempo si è stati convinti che la chiesa fosse intitolata all’apostolo Tommaso le cui ossa riposano in Ortona. Oggi è dedicata proprio al discepolo di Gesù”. A parlare è il curato di campagna che officia messa e cura le anime del paese di Salle, pochi tornanti dall’affascinante castello a picco sulle gole dell’Orta.

“Qualcuno addirittura pensava a San Tommaso d’Aquino…” mi dice ridendo il simpatico parroco. In verità sono in pochi a conoscere il santo d’Inghilterra. Grazie ad un altrettanto sconosciuto abate di Casauria, tal Leonate, il culto per Tommaso arrivò nell’antichissimo cenobio benedettino, dopo aver raggiunto Subiaco, Bucchianico e giù, nel tacco d’Italia, fino a Monreale in Sicilia.

Chiacchieriamo con il sacerdote davanti al bellissimo portale maggiore, sormontato da un architrave che reca scolpite a tutto tondo le figure di Cristo e degli apostoli.

Innumerevoli sono i simbolismi sulla facciata. Il bellissimo “Fiore della Vita”, che si ricollega a una tradizione cara ai Templari, è scolpito su di una pietra della finestra nell’abside esterna e due sono i fiori “accoppiati” in un cerchio, incisi misteriosamente.

I Templari ebbero vasta diffusione in Abruzzo, perché il loro fondatore, Ugo di Pagani, pur essendo lucano di nascita, contava numerosi feudi nella nostra regione come Moscufo, Spoltore, San Valentino, Vicoli, Villanova. Gli uomini rosso-crociati di Dio, abruzzesi, ereditarono conventi abbandonati dai benedettini.

I simboli sono ovunque, dentro e sotto le pietre. Eppure quello che forse conta di più non sono i tesori architettonici ma quello che è stato loro attribuito nel corso dei secoli. Anni fa, il rinvenimento di bronzetti raffiguranti il dio Ercole, la divinità dalla forza prorompente, custode delle sorgenti e nume tutelare dei pastori, suggerì l’ipotesi fantasiosa che in questo sito ci fosse, nella notte dei tempi, un’area di culto importante.

L’utilizzo delle fondamenta di un preesistente edificio sacro, probabilmente legato al culto delle acque, come sembra attestare la cripta e il pozzo arcaico di acqua sorgiva, ancora oggi determina manifestazioni di credenze popolari tra religione e superstizione.

Un primo tempio fu fatto edificare in questo luogo, nel 45 d.C., in seguito all’apparizione degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Di certo, la chiesa attuale risale alla seconda metà del XII secolo e la costruzione è attribuita alle maestranze di San Clemente a Casauria. Un’iscrizione, posta sul portale sinistro, testimonierebbe comunque la conclusione dell’edificazione nel 1202.

Tre piccole navate di aspetto però basilicale che conservano alcune pitture di epoca duecentesca, a rimandare ai temi bizantini della bella Santa Maria ad Criptas nelle vicinanze di Fossa dell’Aquila.

Ai lati dei gradini che conducono al presbiterio, si ammirano due leoni di bella fattura risalenti al periodo romanico. È visibile anche un bel crocefisso risalente al XV secolo.

Tra gli austeri pilastri, un esile e stravagante monolito transennato! Il parroco racconta che il mito della fertilità pian piano si è trasmesso dalle bestie agli esseri umani. La cosiddetta “Colonna Santa”, che poggia su di una sproporzionata zoccolatura ed è sormontata da un enorme capitello altrettanto sproporzionato e ornato da palmette e tralci serpeggianti, avrebbe proprietà risanatrici.

Unica nel repertorio della plastica medievale, la colonna ha avuto nei secoli una forte presa sulla fede popolare che la vuole portata sul posto da un angelo e che ne ha fatto oggetto di devoti strofinamenti. L’assottigliamento nella parte inferiore dovuta anche al fatto che spesso erano asportati souvenir di pietra, ha costretto la Sovrintendenza a transennare il manufatto.

Arrivare:

La chiesa si trova sulla SP66 a circa 6 km da Caramanico Terme, nella frazione di San Tommaso.

Per arrivarci autostrada Pescara-Roma, uscita Scafa e bivio per San Valentino in Abruzzo Citeriore e Caramanico.

Nelle vicinanze c’è il bivio per Decontra, antico borgo di montagna dove camminare nella valle Giumentina, alla ricerca degli antichi Tholos pastorali e degli eremi di san Bartolomeo e san Giovanni.

Merita una visita il paese di Roccamorice dove visitare, immerso in un bosco secolare che si affaccia sulle gole dell’Orfento, l’eremo di Santo Spirito dove ha soggiornato a lungo l’eremita Pietro prima di diventare papa Celestino V.

Nel vicino paese di Salle, c’è un castello ben tenuto che merita attenzione e, lungo il corso dell’Orta, vi attendono passeggiate molto belle.

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