Commercianti vil razza dannata (2° compleanno del cantiere di Corso San Giorgio)

Commercianti vil razza dannata (2° compleanno del cantiere di Corso San Giorgio)

di Christian Francia  –

Questo è un articolo elogiativo per il più grande assessore ai lavori pubblici che la città di Teramo ricordi, cioè a dire il baby pensionato Franco Fracassa, ma è elogiativo anche per il suo capobastone, quel furbacchione di Paolo Gatti.

Il perché è presto detto: due come costoro – che hanno compiuto ogni scempio immaginabile in questo disgraziato capoluogo di provincia – sono incredibilmente usciti intonsi da ogni catastrofe, laddove per catastrofe intendo sia quella merda di lavori pubblici che il Comune mette in campo riuscendo a peggiorare l’esistente, sia l’apocalisse nella quale sono sprofondati i 33 edifici scolastici teramani sotto la gestione di Paolo Gatti.

Ciò che non poterono il terremoto e il nevone, poterono i gattiani.

Qualunque teramano di buon senso li avrebbe maledetti in eterno e mandati a pascolare le pecore (cosa che infatti fanno, laddove per pecore si intendono i residenti teramani), ma questo inspiegabilmente non avviene, anzi i due campioni vengono salutati calorosamente ogni giorno da una moltitudine di merde umane (che non posso che chiamare teramesi) lungo il principale corso cittadino, cioè Corso San Giorgio.

Giusto domani i commercianti hanno organizzato un goliardico secondo anniversario dell’inizio del cantiere finalizzato alla ripavimentazione del corso, per sottolineare la lentezza dei lavori e l’inadeguatezza del Comune che così improvvidamente li ha condotti.

La goliardata lascia il tempo che trova perché ovviamente Fracassa e Gatti se la ridono delle critiche e proseguono serenamente nella loro sesquipedale incapacità politico-amministrativa, forti dei voti e dei consensi che conservano allegramente fra i teramesi.

Orbene, che i commercianti locali siano una vil razza dannata è un eufemismo per evitare di dire cose peggiori. La ragione del mio disprezzo per costoro è fondata su anni di frequentazione, dato che io abito proprio lungo il corso e vi spendo buona parte dei miei averi.

La classe mercantile teramana è affetta da una cronica sindrome da lamentazione continua che la porta ad innalzare grida di dolore contro gli amministratori locali, rei di provocare il tramonto della città.

Sono più di dieci anni che ascolto tutti i commercianti inveire contro sindaco e assessori vari e, come appare naturale, tali ingiurie sono aumentate a dismisura da due anni a questa parte, cioè da quando il commercio lungo corso San Giorgio è stato messo in ginocchio dal cantiere più ignobile e fantozziano che si sia mai visto a queste latitudini.

A voler fare due conti della serva, basti considerare che il corso oggetto del rinnovo del basolamento è lungo 351 metri, per una larghezza che a occhio e croce è di circa 12 metri. Il totale è approssimativamente di 4.200 metri quadrati.

Si consideri poi che l’appalto ammontava originariamente a 1,6 milioni, poi incredibilmente gonfiati fino al contratto firmato con la ditta aggiudicatrice che è pari a circa 3,7 milioni di euro, soldi a cui bisogna aggiungere oltre due milioni di riserve (cioè denari aggiuntivi che la ditta pretende per ritardi, difficoltà varie e non previste, ecc.), per un totale di circa sei milioni di euro.

Facendo una semplice divisione viene fuori che ogni metro quadro del nuovissimo Corso San Giorgio ci costa una cifra di circa 1.400 euro, cifra che apparirebbe esorbitante pure se si fosse dovuto pavimentare la Luna.

Con una simile spesa si sarebbe potuto scegliere la pietra più bella, più costosa e più rara al mondo, ma invece si è optato per una porcheria che somiglia orribilmente ad un agglomerato cementizio della più barbara specie.

Ma a tutto questo deve aggiungersi il più impensabile prolungamento dei lavori che si potesse immaginare, visto che nelle dichiarazioni iniziali il Comune si vantava di un fastidio di pochi mesi e soprattutto di vari accorgimenti del tipo che “il lavoro verrà eseguito prevalentemente di notte, il giovedì pomeriggio e la domenica, in modo da creare le minori difficoltà possibili”.

La realtà è stata diametralmente opposta: dopo due anni i lavori sono ancora in alto mare, la notte non si è mai lavorato e la domenica non si è mai visto nessuno.

La colpa è ovviamente dei dirigenti comunali che non hanno saputo redigere i capitolati in maniera adeguata da poter costringere la ditta a fare bene, presto e negli orari meno disagevoli per i negozi e per gli utenti.

Ma le incapacità amministrative del sindaco e degli assessori di riferimento sono gigantesche perché sono loro a dover rispondere ai cittadini sulle vergogne che hanno dovuto subire in questi lunghissimi anni sotto il tallone di ferro di Paolo Gatti e di Paolo Tancredi.

Come mai, dunque, voglio elogiare Fracassa e Gatti, e al contrario ingiuriare tutti i commercianti?

Per un motivo semplicissimo. Nessuno può rimanere seduto su una poltrona pubblica se la cittadinanza intende licenziarlo su due piedi.

Basterebbe che una decina di teramani (se ci fossero) sputassero in volto a Franco Fracassa ogni qualvolta passeggia lungo Corso San Giorgio e lo stesso facessero con Paolo Gatti che ogni mattina filosofeggia in Largo San Matteo (piazzetta ancora ignobilmente massacrata e lungi dall’essere completata nella ripavimentazione).

Al quinto sputo i politicanti rassegnerebbero le dimissioni per l’impossibilità di potersi far vedere in giro.

Ma purtroppo i commercianti, le prime vittime dell’insipienza gattiana, mai e dico mai hanno osato proferire pubblicamente verbo contro il capobastone e contro il suo assessorucolo ai lavori pubblici. Mai lo hanno ricoperto di sputi per significare il loro disprezzo come avrebbero dovuto.

Ne parlano male alle spalle, ma appena dalle parti del centrodestra viene emesso un fischio subito i mercanti vergano atti d’amore, richieste di non abbandonare la città, suppliche a restare in sella.

Gentaglia codarda di tal fatta mi suscita uno sdegno senza fine e per questo adoro i Fracassa:

– che sono andati in pensione a 50 anni;

– che si godono la bella vita con la pensione da dipendenti pubblici e l’aggiunta dello stipendio assessorile da 1600 euro mensili;

– che se ne fregano delle promesse da marinaio che facevano quando non erano assessori e pretendevano che quelli in carica rinunciassero al loro stipendio pubblico (salvo tenerselo lo stipendio assessorile non appena assurti al rango di membri della giunta comunale);

– che camminano petto in fuori per il Corso che dovrebbe rappresentare il loro cimitero politico.

Per questo adoro Gatti che ogni mattina fa la sua bella sfilata lungo il corso, omaggiato da schiere di leccaculi schifosi, zecche di ogni specie, teramesi che non hanno nemmeno un’anima.

Questa è la gente che ci vuole per chi non sa difendere i propri diritti. Questi sono i politici giusti per quei maledetti che non sanno cos’è la dignità.

Anch’io voglio la tessera di Futuro In. Anch’io voglio la tessera di Forza Italia. Per entrare a far parte della schiera dei furbi e stare dalla parte giusta e vincente, non da quella di coloro che si spaccano ogni giorno la schiena di fatica e di lavoro.

La goliardata di domani mattina, con tanto di torta e candeline lungo Corso San Giorgio all’incrocio con Via Carducci, non fa ridere nessuno.

Perché ogni popolo ha i governanti che merita e i teramesi meritano Gatti e Fracassa.

Non si lamentino i commercianti. Tacciano e pieghino la schiena come sempre hanno fatto e come faranno pure alle prossime elezioni comunali, ammesso che per allora sia rimasto qualcuno in questa città in via di spopolamento.

14 Responses to "Commercianti vil razza dannata (2° compleanno del cantiere di Corso San Giorgio)"

  1. Giuseppe Di Matteo   25 ottobre 2017 at 20:39

    Ben detto, chi ci passa più per il corso?

  2. Claudio   25 ottobre 2017 at 20:58

    Ineccepibile!

  3. Anonimo   26 ottobre 2017 at 8:32

    Non credo che gli scandalosissimi lavori in corso incidano molto sui guadagni dei commercianti. Chi ha intenzione di comprare qualcosa in centro lo fa ugualmente, magari camminando con gli occhi ben piantati in terra per evitare di rompersi una gamba ( ed anche di calpestare qualcosa di sgradevole; ma questo è un vecchio e irrisolto problema). I negozianti storici in passato si sono arricchiti a crepapelle, quindi farebbero meglio a stare zitti. I giovani, poverini, anche con un Corso nuovo di zecca non ce la faranno mai: le condizioni del commercio cittadino sono cambiate per sempre; oggi ci sono i centri commerciali, il caro affitti vanifica i guadagni, le tasse gravano pesantemente, tanto per citare alcuni dei problemi che li opprimono… Aprono un’attività con tante speranze, tanto entusiasmo, ma dopo qualche mese sono costretti ad arrendersi. A loro va la mia comprensione … Dovrebbero lasciare questa città che cade a pezzi, ma dove andare? Più facile a dirsi che a farsi.

  4. Anonimo   26 ottobre 2017 at 11:38

    Fracassa sindaco!!! Anche lui insegue Brucchi per numero di stipendi pubblici, quindi è il più titolato a succedergli!!!

  5. Anonimo   26 ottobre 2017 at 11:42

    Anche se Gatti non scherza, con 18 anni consecutivi di stipendi da politico, di cui gli ultimi 9 anni con 13.500 euro netti al mese per un totale di un milioncino e mezzo di euro.
    Niente male per uno che non ha mai combinato un cazzo di buono per la collettività.
    Merita riconferma assieme a Sandro Mariani, Paolo Tancredi e a Tommaso Ginoble, veri alfieri della teramanità e dello sviluppo locale.

  6. Anonimo   26 ottobre 2017 at 23:13

    Condivido l’articolo. Tuttavia se li disprezzi perché ci vai a comprare e spendi gran parte dei tuoi averi? Sei poco coerente. In ogni caso dopo avere letto, se io fossi un negoziante e tu entrassi nel mio negozio, appurato il tuo disprezzo ti caccerei educatamente a calci nel culo

  7. Domenico Attanasii   27 ottobre 2017 at 10:04

    “Teramano”: aggettivo oppure sostantivo?

    “I teramani”: aggettivo sostantivato. Questo genere di aggettivi, se questi ultimi preceduti dall’articolo, è sottinteso anche per indicare i nomi dei popoli.

    Desiderare un figlio è un disegno della mente che precede una nascita. Il luogo dove questa si manifesterà raramente sarà frutto del caso. Si potrebbe dire che si viene al mondo in un posto già precisato da topografi improvvisati e obbligati dalle vicissitudini, in quel momento che si diventa genitori.

    Invece, chi nasce si ritrova “per caso”, in luoghi tratteggiati da un desiderio.
    Teramano, io lo nacqui, ma non lo divenni.

    Amo infinitamente i territori miei natali; di certo, non tutti “i teramani”, seppure questi solo intesi come aggettivo sostantivato.

  8. Terraman   27 ottobre 2017 at 11:25

    Fracassa Sindaco!!!
    Dopo brucchi mi sembra il più adatto per continuare a sprofondare

  9. Amen   28 ottobre 2017 at 7:18

    Signor Domenico Attanasi, il suo poetico linguaggio mi rimane alquanto oscuro…

  10. Anonimo   28 ottobre 2017 at 17:21

    per Anen il cui nome o cognome non so è tutto un programma, per sua conoscenza è in onda su tutte le televisioni nazionali un spot pubblicitario che recita “Io leggo, e tu?”

  11. Amen   29 ottobre 2017 at 7:34

    Per le Brevi di Melox
    Signor Melox, visto che ha accolto la mia idea della rubrica “Brevi”, agggiunga per favore la possibilità di inserire i commenti. Grazie.

  12. Amen   29 ottobre 2017 at 7:42

    La pagliuzza e la trave…

  13. Fabrizio   30 ottobre 2017 at 14:25

    Teramo è una città per cui “non vale la pena”. Di frequentarla, visto che è così povera di cultura. Di viverla, visto che è così piena di gente con mentalità gretta e personalità meschina.
    Di combatterne la classe politica ed amministrativa visto che è lo specchio della popolazione che ne ha permesso ed, anzi, elogiato l’insediamento.
    Di sperare che possa cambiare visto che, da tanti anni a questa parte, non fa che peggiorare con un cammino costante verso l’inconsapevole ed ignorante autodistruzione.
    Vale la pena andare via.
    Ci sono posti in cui le parole cultura, ambiente e coscienza civile vengono messe al primo posto.
    In quei posti ci sono stato e, per fortuna, non ho trovato traccia di teramani.

  14. La luna e i falò   1 novembre 2017 at 17:29

    Poeta Attanasii,
    decanti la mia vita…

    Concepito nell’Urbe, fu scelto di farmi nascere in quel di Interamnia, che amai profondamente.
    Piangendo la lasciai per formarmi e riportare in città il mio sapere, così da metterlo al servizio della collettività.
    Rientrato dopo tanti, troppi anni mi sono ritrovato estraneo tra estranei, troppo distanti da quello che ho assimilato e sono diventato girovagando per il mondo.
    Eccessiva e insopportabile la grettitudine tanto del popolino quanto quella di chi il popolino dovrebbe educare ed elevare.
    Non la merito.
    E loro non meritano me.
    Con la tristezza nel cuore, io vi ri – lascio.
    Adieu

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