“Sign O’ The Times” di Prince: I primi 30 anni di un capolavoro che ha segnato i tempi

di Christian Francia  –

Alla fine degli anni ’80 la musica era ancora centrale nella vita degli adolescenti e i video musicali erano nel pieno della rivoluzione che le immagini imprimevano nelle menti delle persone.

I videoclip dagli anni ’70 avevano innovato la musica pop, ma solo nei successivi anni ’90 avrebbero raggiunto un’evoluzione tecnica dirompente, per mezzo degli effetti digitali.

Il 1987 fu un anno che segnò i tempi a venire grazie ad una canzone, al suo testo, ma soprattutto al suo videoclip: quella canzone è “Sign O’ The Times” di Prince.

Il suo video si è inoculato come un virus nella testa di milioni di persone perché mostra solo il testo della canzone in forma grafica.

Bill Konersman fu colui che lo realizzò, un giovane designer che era alle prime armi nel campo degli effetti grafici. Forse nemmeno lui si rese conto di aver praticamente inventato i lyric videos e di aver concepito un’opera d’arte talmente all’avanguardia da riassumere in sé l’optical art, l’arte analitica, l’arte povera e tanta parte della ricerca artistica che aveva caratterizzato i tre decenni precedenti.

L’idea geniale fu di cancellare qualsiasi contesto reale per dare spazio unicamente alle geometrie e alle parole del testo. I colori, i flash, i simboli del brano scorrono e lampeggiano fra le scritte vergate nell’unico carattere allora a disposizione, cioè il “Times Roman”. Il futuro era arrivato.

Si narra che Prince non avesse tempo per la realizzazione del videoclip e volesse qualcosa di veloce e originale. Konersman lo accontentò utilizzando uno dei primi personal computer e uno dei primi programmi di grafica.

In 30 anni l’evoluzione tecnologica ha compiuto infiniti passi in avanti, ma quel video resta ancora inspiegabilmente moderno, inscalfibile, magnetico.

E magnetica è la canzone di Prince, composta su un sintetizzatore Fairlight che non fu nemmeno programmato per ottenere sonorità originali, ma semplicemente attingendo dall’archivio di suoni dimostrativi già presenti nell’apparecchio.

Un elementare riff di tastiera, suoni sintetici, drum machine, arrangiamento minimale e una voce angosciata e angosciante, anche perché il testo è di rara crudezza e infila il coltello nei mali della società, nell’AIDS che era appena esploso, nella povertà, nella droga, nella violenza metropolitana, nei drammi spaziali e nucleari.

Prince rinuncia al solito falsetto per dipingere una realtà amara, trafitta da malesseri sociali, malattie e delinquenza armata. Uno sguardo disperato che scava dentro, e insieme una visione profetica di quello che è realmente accaduto negli ultimi 30 anni.

Il testo sanguina letteralmente: “Accendi la tv e qualsiasi storia ti dice che qualcuno è morto”; “Qualcuno dice che un uomo non è felice finché non muore del tutto”.

Poi il finale struggente che nel tentativo di sfuggire alla disperazione ci cade dentro: “Il segno dei tempi incasina la tua mente, sbrighiamoci prima che sia troppo tardi, innamoriamoci, sposiamoci, facciamo un bambino”. Una virata inattesa dalla tragedia di un mondo che non può piacerci al rifugio intimo dell’amore e della famiglia; una chiusura cupa per cacciare dalla porta la società crudele e isolarsi nella vita privata che potrebbe promettere uno spiraglio di felicità.

A pensarci bene, esattamente quello che è avvenuto in questi ultimi 30 anni: il crollo della politica, il venir meno della socializzazione reale sostituita sempre più da quella virtuale, l’appassimento delle ideologie e delle religioni, lo sciogliersi dei legami di cittadinanza, di vicinato, di parrocchia.

L’uomo è solo e senza difese in uno scenario sempre più apocalittico, in un futuro sempre più simile a Blade Runner. È questo il segno dei tempi che Prince vedeva e cantava. È questo il segno dei tempi che oggi vedono tutti senza riuscire a trovare un freno alla deriva che ci abbrutisce.

La copertina del 45 giri “Sign O’ The Times”, il vinile del singolo del 1987 di Prince

5 Responses to "“Sign O’ The Times” di Prince: I primi 30 anni di un capolavoro che ha segnato i tempi"

  1. Amen   24 ottobre 2017 at 7:40

    Il video di Prince mi sembra modernissimo. Nulla da invidiare a soluzioni più recenti. Ma un particolare mi stupisce alquanto: che all’epoca gli unici caratteri a disposizione fossero i Times Roman… Ma davvero?…

  2. Anonimo   24 ottobre 2017 at 8:06

    Davvero bello il pezzo

  3. Anonimo   25 ottobre 2017 at 10:54

    Prince genio

  4. Giuseppe Di Matteo   25 ottobre 2017 at 19:14

    Condivido

  5. Silvio   27 ottobre 2017 at 17:55

    Mamma mia, da fan di Prince un articolo così esaustivo non me l’aspettavo. Complimenti al giornalista. Inoltre è giusto far capire che questo album è più complesso è geniale di Purple Rain.

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