Mata Hari: la spia che veniva dall’eros

Mata Hari: la spia che veniva dall’eros

di Maria Cristina Marroni  –

Cento anni fa, alle ore sei e un quarto del mattino del 15 ottobre 1917, mentre era ancora buio, in un bosco appena fuori dalla città di Parigi dodici soldati giustiziarono una donna di 41 anni ritenuta una spia venduta al nemico tedesco.

La leggenda racconta che lei mandò baci ai soldati, facendoli esitare e sbagliare la mira. Ma dopo le fucilate la raggiunsero e misero fine alla sua vita mortale, aprendole le porte del mito.

Quella donna si chiamava Margaretha Geertruida Zelle, ma il suo nome d’arte è universalmente noto e misteriosamente affascinante: Mata Hari.

Modella bellissima, danzatrice sensuale, donna spregiudicata oltre i limiti consentiti dalla società del suo tempo, Mata Hari divenne l’icona dell’erotismo francese.

Suo padre era un semplice cappellaio, però veniva soprannominato “il barone” per le sue manie di grandezza. La madre era di origine giavanese e morì quando Margaretha era piccola.

La ragazza non tardò a farsi notare visto che a 15 anni, appena iscritta alla scuola superiore, il direttore se ne invaghì molestandola al punto da costringere il padre a farle cambiare scuola.

Rapita dal fascino della divisa, a 18 anni sposò un ufficiale dell’esercito conosciuto tramite un annuncio su un giornale pubblicato dagli amici di lui per cercare moglie allo scapolo trentanovenne.

Dopo un solo anno in Olanda, il marito venne destinato alle Indie Orientali, laddove si trasferì con la famiglia, a cui frattanto si erano aggiunti due figli.

Dopo la tragica morte del primo figlio il marito divenne alcolista, ma sua moglie ebbe la prontezza di fuggire da una vita senza senso attraverso le armi della sua esotica bellezza.

Imparò le danze orientali, le virtù del ballo e soprattutto l’arte della seduzione che l’avrebbero resa una calamita irresistibile.

Il matrimonio naufragò subito dopo, con il marito inviperito per la promiscuità e la frivolezza di Margaretha, sempre più avvinta da balli provocanti e danze dissolute, tanto che dopo il ritorno in Olanda perse anche l’affidamento della figlia proprio per i comportamenti tenuti sull’isola indiana.

I suoi costumi spregiudicati la condussero nella capitale della perdizione, ovvero Parigi, che la accolse come danzatrice indù talmente esotica e magnetica da metterla al centro delle notti più bollenti.

La sua bellezza prorompente divenne un’attrazione amplificata esponenzialmente dalla sinuosità del corpo danzante e dalla morbosità che seppe costruire attorno al suo personaggio.

Diffuse la notizia di essere una principessa giavanese, disse che sua madre era una baiadera morta di parto, giurò di aver imparato i sacri riti della danza dai monaci che la crebbero in un tempio, suggestionò il mondo con una narrazione che appariva tanto più verosimile quanto più i capelli corvini e gli occhi a mandorla ereditati dalla madre conquistavano Parigi.

I fianchi sensuali e le curve pericolose, lo sguardo audace e l’elasticità del suo corpo, trasformarono Margaretha nella fantasia erotica più eccitante d’Europa.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, colei che nel frattempo era divenuta Mata Hari, nome che in lingua malese si traduce come “occhio del giorno”, era l’amante del capo della polizia di Berlino. Per la verità gli amanti entravano e uscivano dal suo letto con la velocità di una vita che correva verso il precipizio: ministri francesi e latifondisti tedeschi, alti ufficiali e nobili, ambasciatori e artisti (come il compositore Puccini).

Mata Hari ballava e si spogliava, sinuosa come un serpente, rimanendo completamente nuda eccetto per un particolare che oggi definiremmo da burlesque: lasciava coperte solo le areole dei suoi seni con suppellettili metalliche che sovraeccitavano gli spettatori, particolare morboso che acuiva la concupiscenza e si ammantava di mistero anche grazie ai suoi stessi racconti, in base ai quali non poteva mostrare i suoi capezzoli a nessuno perché suo marito gliene aveva strappato uno a morsi durante un attacco di gelosia.

All’apice della notorietà, il destino e la guerra presero il sopravvento. Pare che l’ennesimo amante, il console tedesco in Olanda, suggerì Mata Hari quale mezzo per carpire notizie militari ai nemici francesi, cosicché la donna fatale prese il nome di spia H-21.

Ma sembra che le piacesse così tanto intrattenere ufficiali francesi, al punto da farsi pagare anche da loro per rivelare informazioni segrete sui tedeschi.

Anche il suo arresto si è fatto leggenda perché si racconta che nel febbraio 1917, dagli ufficiali che si presentarono al suo albergo per condurla in carcere, Mata Hari si fece trovare completamente nuda e sdraiata sul divano della sua camera.

Processata come spia e come doppiogiochista, al soldo sia della Germania che della Francia, la sua smodata passione per le uniformi fu il probabile motivo della sua rovina.

Le prove della sua colpevolezza furono tutt’altro che solide, pur tuttavia la sua reputazione era divenuta troppo ingombrante e chiacchierata per non eccitare gli animi esasperati dalla guerra.

Fu così che, condannata a morte, Mata Hari affrontò il suo destino con l’eleganza principesca che non le derivava dai natali ma dal suo carattere luminoso, e in quel buio mattino del 15 ottobre si presentò sorridente dinanzi al plotone d’esecuzione, chi dice elegantemente vestita, chi invece coperta solo da un soprabito che fece scivolare a terra negli ultimi istanti.

In ogni caso si racconta che rifiutò la benda sugli occhi e che, invece dei 12 proiettili sparati dai 12 soldati del plotone, solo 4 penetrarono nel corpo più desiderato del mondo.

Le contraddizioni e le mitologie su Mata Hari sono troppe per poterne fornire una silloge, ma è certo che se fosse stata una spia, sarebbe stata di sicuro la meno discreta della storia dello spionaggio, essendo stata la prima ballerina ad esibirsi totalmente nuda in pubblico.

Il suo corpo magnetico, ironia della sorte, fu utilizzato dagli studenti di medicina durante le lezioni di anatomia e la sua testa imbalsamata fu esposta in un museo fino a quando qualche mitomane non ebbe a rubarla e a farla scomparire per sempre come si addice ad un’icona dell’eros.

Nessuno come lei seppe alimentare il fuoco dell’istinto, far bruciare passioni, ispirare sentimenti laceranti, custodire misteri pruriginosi e contraddittori.

Per questo la sua fama non le rende giustizia, relegando al ruolo di spia una donna totalmente libera e totalmente disinibita che ha saputo fare del suo corpo un’opera d’arte e della sua vita un manifesto di autonomia e autodeterminazione.

E anche per questo, ancora dopo cento anni, non sappiamo se fu lei o non piuttosto il mondo ad essere colpito al cuore.

4 Responses to "Mata Hari: la spia che veniva dall’eros"

  1. Santina   16 ottobre 2017 at 9:55

    Fantastico! Triste che se ne perda memoria. Brava!

  2. A. De Vincentiis   16 ottobre 2017 at 15:57

    Altri tempi

  3. Amen   17 ottobre 2017 at 7:53

    A chi è interessato a questa straordinaria figura di avventuriera, ricordo la bellissima biografia di Massimo Grillandi, forse più noto al grande pubblico per la biografia della Contessa di Castiglione…

  4. Salvatore   19 ottobre 2017 at 20:09

    Complimenti. Non siete mai banali. Un blog davvero di alto livello. Bravi.

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