Teramo perde la sede legale della Camera di Commercio grazie all’ennesimo capolavoro del PD

Teramo perde la sede legale della Camera di Commercio grazie all’ennesimo capolavoro del PD

di Christian Francia  –

Che città meravigliosa Teramo. Un luogo dove può accadere tutto e il contrario di tutto, tanto i teramesi sono docili pecore che subiscono passivamente la zooerastia dei pastori politici che le guidano.

Come è tristemente noto, Teramo ha perso la sede legale della sua Camera di Commercio a seguito dell’accorpamento della Camera teramana con quella aquilana, confluite nella nuova “Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia” istituita con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 27 gennaio 2017 (decreto_ministeriale_27_gennaio _2017_accorpamento_camere_commercio_teramo_aquila).

Tale Decreto sancisce la fusione prendendo semplicemente atto di quanto avevano già deciso i rispettivi Consigli dei due enti camerali nelle rispettive deliberazioni adottate il precedente 22 novembre 2016: “VISTE le delibere del Consiglio della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Teramo n. 15 del 22 novembre 2016 e di L’Aquila n. 13 del 22 novembre 2016 con le quali è stato proposto l’accorpamento delle medesime camere di commercio; TENUTO CONTO che le delibere assunte dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Teramo e L’Aquila sono state adottate con la maggioranza di almeno due terzi dei componenti, come previsto dal comma 5 dell’articolo 1 della legge n. 580 del 1993; TENUTO CONTO che le delibere sopra citate hanno proposto di fissare la sede legale della nuova camera di commercio a L’Aquila Corso Vittorio Emanuele, 86 e sede secondaria a Teramo, Via Savini, 48/50”.

Come si legge, tutto appare molto chiaro: c’è stata una precisa volontà della Camera di Commercio di Teramo di accorparsi a quella di L’Aquila cedendole gentilmente la sede legale – con decisione adottata a maggioranza di oltre i due terzi dei membri del Consiglio camerale teramano – sebbene non esistesse alcun obbligo normativo in tal senso.

Infatti, il decreto Legislativo n. 219/2016 che disciplina il riordino della Camere di Commercio non menziona i criteri a cui bisognerebbe ispirarsi per la scelta della sede legale delle nuove Camere di Commercio, criterio che viene soltanto menzionato – ma senza alcuna forza normativa – dalla proposta di accorpamento elaborata dalla Unioncamere nel giugno del 2017.

In tale proposta la Unioncamere suggerisce uno dei criteri relativo alla individuazione delle sedi legali: “Quanto alla individuazione delle sedi legali delle nuove camere, anche in questo caso il piano adotterà la soluzione scelta dalle camere accorpate. In assenza di tale indicazione, la proposta riporterà quale sede legale quella della camera di commercio con il maggior numero di imprese e unità locali. In ogni caso, le sedi legali delle altre camere di commercio accorpate diventano sedi secondarie della nuova camera”.

Orbene, prioritario appare il criterio dell’accordo fra le Camere che intendano accorparsi fra loro, e solo in subordine – nell’ipotesi di disaccordo – si suggerirebbe il criterio del maggior numero di imprese iscritte nelle rispettive Camere di Commercio.

Ma la defunta Camera di Commercio di Teramo aveva già deciso nel novembre 2016, a maggioranza di oltre i due terzi dei membri del Consiglio, di voler cavallerescamente cedere la sede legale a L’Aquila, decisione ratificata dal Ministero nel gennaio 2017.

Occorre domandarsi come mai si sia scelto di suicidarsi e come mai il Presidente della ex camera teramana abbia pilotato tale scellerata decisione.

Del resto solo l’associazione delle piccole e medie imprese teramane (API) ha urlato allo scandalo, ma lo ha fatto ben dieci mesi dopo il funerale, cioè alla fine di settembre 2017: “Una presidenza illegittima che ha svenduto il territorio, facendo perdere alla provincia teramana la sede principale della nova Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia”.

Troppo tardi. Le piccole imprese non avevano avuto per caso notizia della delibera camerale di suicidio del 22 novembre 2016? Le piccole imprese non avevano avuto per caso notizia del Decreto ministeriale di accorpamento del 27 gennaio 2017? E a giugno scorso, quando Unioncamere aveva elaborato i predetti criteri poi recepiti dal Ministero stesso? Tutto in silenzio. Tutti contenti.

Sull’altro piatto della bilancia bisogna anche soppesare che in cambio della perdita della sede legale Teramo ha ottenuto la presidenza del nuovo ente.

E il presidente del nuovo ente, guarda caso, è lo stesso vecchio presidente della defunta Camera di Commercio di Teramo, cioè l’illegittimo abusivo illegale Gloriano Lanciotti, esponente del PD e candidato consigliere regionale del Partito Democratico alle scorse elezioni del 2014.

Lanciotti era abusivo già ai tempi in cui era semplice membro della Giunta camerale e Presidente era un altro abusivo illegittimamente nominato come il defunto Giandomenico Di Sante, situazione che denunciammo ripetutamente inascoltati (http://www.ilfattoteramano.com/2016/04/05/di-sante-e-lanciotti-due-abusivi-della-camera-di-commercio/).

E abusivo e illegittimo è rimasto il Lanciotti anche dopo avere ereditato la presidenza, senza che nessuno muovesse un dito per rimuoverlo dal suo scranno abusivo, come del resto sono abusivi quasi tutti gli scranni pubblici assegnati da quegli stupratori della legalità del PD, come per esempio lo scranno della Presidenza dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo, lo scranno della Presidenza del Parco Nazionale del Gran Sasso, innumerevoli scranni assegnati illecitamente a pensionati dal riprovevole governatore Luciano D’Alfonso, noto prescritto e frequentatore delle patrie galere per gravissimi e infamantissimi reati contro la Pubblica Amministrazione (tutte medaglie curriculari, secondo l’infame Partito Democratico).

Cosa ci si sarebbe dovuti aspettare dall’illegittimo Lanciotti? Niente di meno di ciò che ha fatto: svendere Teramo in cambio di una prestigiosa poltrona per se medesimo.

Eppure l’ente camerale teramano avrebbe potuto attendere, come hanno fatto la quasi totalità della camere italiane. Avrebbe potuto prendere atto dei criteri elaborati da Unioncamere e chiedere di ottenere la sede legale a discapito di L’Aquila, visto e considerato che Teramo aveva 42.593 imprese iscritte al suo albo, pari a circa il 20% in più rispetto alle 37.009 aziende iscritte alla Camera di Commercio di L’Aquila.

Teramo avrebbe potuto prendere esempio dai cugini del sud dell’Abruzzo, i quali avevano già accorpato le camere di Commercio di Chieti e Pescara assegnando la sede legale a Chieti piuttosto che alla città più politicamente rilevante e più densamente popolata quale è Pescara, si immagina proprio in base alla maggior consistenza del tessuto produttivo chetino rispetto a quello pescarese.

Ma le brame personali come al solito hanno fatto premio sulla difesa del territorio e degli enti che ne fanno parte.

Del resto pare che al di fuori dell’API nessuno si lamenti dell’ennesima spoliazione operata in danno di questa città in via di liquidazione.

Nessuno se si eccettua una voce flebile e ridicola: quella di talune frattaglie dello stesso Partito Democratico, frattaglie talmente insignificanti che lo stesso Lanciotti ha dichiarato: “Quale PD?”, a voler dimostrare che non esistono nemmeno.

In ogni caso ridicole tali lamentazioni piddine, perché se davvero esistesse un Partito Democratico (che ha appena compiuto dieci fetidi anni di età) avrebbe dovuto da tempo estromettere Luciano D’Alfonso che viola l’articolo 54 della Costituzione, articolo ai sensi del quale “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. È chiaro anche ai lattanti, infatti, che c’è grande disonore nel farsi prescrivere per corruzione e finaziamento illecito, senza voler rinunciare alla prescrizione al precipuo fine di far accertare proprio la sussistenza dell’onore.

Se davvero esistesse un Partito Democratico avrebbe da tempo chiesto le dimissioni del suo rappresentante Lanciotti, poiché illegittimamente siede sulla poltrona presidenziale della Camera di Commercio per motivi già censurati da numerose sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato.

Se davvero esistesse un Partito Democratico avrebbe da tempo discusso e deciso una posizione a difesa e salvaguardia della sede legale della Camera di Commercio teramana.

E invece non esiste alcun Partito Democratico. Esiste solo uno squallido comitato elettorale che gestisce la spartizione del potere, degli incarichi, degli interessi particolari, con grave danno della comunità intera e del tessuto produttivo.

Tessuto produttivo teramano il quale, bisogna ribadirlo, è composto da un gregge di pecore che subisce passivamente la zooerastia delle camarille sedicenti democratiche.

8 Responses to "Teramo perde la sede legale della Camera di Commercio grazie all’ennesimo capolavoro del PD"

  1. Pastorello   14 ottobre 2017 at 12:03

    La zooerastia noooooooo!!!! ah ah ah!!!!

  2. Anonimo   14 ottobre 2017 at 15:42

    Io mi spetterei una scorreggina delle così dette frattaglie…. mo ce li freghi!

  3. teramese   14 ottobre 2017 at 17:13

    Continuiamo così, facciamoci del male……

  4. Giorgio D.   14 ottobre 2017 at 20:23

    Quanti pezzi di merda

  5. Prete della Vibrata   15 ottobre 2017 at 19:19

    Gloria a Gloriano nell’alto dei furbi e pace in terra ai troppi coglioni

  6. Albatros   15 ottobre 2017 at 20:22

    Ma….un governo “abusivo” cosa deve partorire?…..Figli abusivi! Ovviamente. Quindi….tutto in regola! Se il PD, vero o presunto che sia, ma al potere, (abusivamente, ricordatevelo) fa quello che vuole e i “figli” (con le “poltrone” promesse) ubbidiscono! L’ordine è: “Occupate TUTTE le poltrone del potere e l’Italia sarà nostra!” ……E le “pecore”….li votano ancora!……Svegliatevi dal letargo, se non lo volete ancora nel tergo!….fa pure quasi rima!…..

  7. Anonimo   17 ottobre 2017 at 14:02

    Parlamento abusivo che ci propina una legge elettorale ancora una volta anticostituzionale.
    Ma come si chiama questa cosa? Siamo in democrazia o in una velata ( mica tanto) dittatura?

  8. FRANCO   22 ottobre 2017 at 23:27

    SPERIAMO IN SELEZIONI “PUBBLICHE” E NON ALTRO AL GAL …. PER UN ENTE CHE FUNZIONI BENE !!!

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