Mattonata del TAR su Carlo Matone, presidente del GAL e paladino del conflitto di interessi alla teramana

Mattonata del TAR su Carlo Matone, presidente del GAL e paladino del conflitto di interessi alla teramana

di Christian Francia  –

Suonino a festa le campane perché finalmente un Tribunale abruzzese ha detto NO ai conflitti di interesse.

Notizia clamorosa che però risulta essere segretissima, forse per evitare colpi al cuore ai professionisti delle clientele e degli imbrogli costruiti ad arte per truffare gli enti pubblici e lucrare illeciti finanziamenti (ogni riferimento ai capibastone teramani è puramente casuale).

Eppure la sentenza n. 126 del 2017 pronunciata dal Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo è stata pubblicata ben sei mesi fa senza che nessuno abbia pensato di farne menzione, nonostante contenga interessantissime “mattonate” contro i furbetti dei finanziamenti pubblici (Carlo Matone GAL – Sentenza TAR Abruzzo n. 126-2017).

Tutto ha inizio due anni or sono, quando sputtanai (come sempre in maniera solitaria) quel gran genio di Carlo Matone, presidente del GAL Leader Teramano, il quale si era autoelargito oltre 52mila euro di fondi pubblici in clamoroso conflitto di interessi (http://www.ilfattoteramano.com/2015/09/28/scandalo-al-gal-carlo-matone-vero-leader-teramano-si-autoelargisce-52-14518-euro-di-fondi-pubblici/).

Come è poco noto, il GAL Leader Teramano s.r.l. è una società di capitali che gestisce soldi pubblici – nella specie Fondi Europei – con “l’obiettivo di sviluppare, attraverso il coinvolgimento diretto del territorio (imprese, associazioni di categoria, enti locali, etc.), politiche di innovazione e sviluppo nelle aree marginali, favorendo la crescita bottom-up (dal basso)”.

Sin dalla sua nascita (oltre 12 anni fa), la società è sempre stata presieduta da Carlo Matone, il quale governa un Consiglio di Amministrazione composto dal Vice Presidente Christian Corsi (fedelissimo braccio destro del Magnifico Rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico, il quale stranamente non ha detto nulla sulla sentenza del TAR) e dai consiglieri Domenico Barnabei, Marco Di Nicola, Luigi Montauti, Nicola Sanlorenzo e Francesco Zoila (noto percettore di illegittime indennità per oltre 50.000 euro al BIM, come più volte da noi segnalato senza che però nessuno abbia mosso un mignolo per recuperare tali soldi pubblici).

Soci del GAL Leader Teramano sono, oltre all’Università di Teramo (presso la quale la società consortile ha pure aperto una sede operativa), l’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo, il BIM, il Consorzio di Bonifica Nord, la Provincia di Teramo, la Confcommercio provinciale di Teramo e molte altre sigle pubbliche e private.

L’attività di distribuzione di finanziamenti pubblici portata avanti dal GAL risulta particolarmente appetibile per i politicanti locali, i quali mirano agli ingenti finanziamenti pubblici utilissimi a favorire le iniziative legate alle proprie clientele politiche.

Infatti i Gruppi di Azione Locale (GAL) sono beneficiari dei contributi previsti dal Programma Comunitario denominato “LEADER” (Liaisons Entre Actions de Développment de l’Economie Rurale) ed elaborano strategie di sviluppo delle aree rurali che rappresentano. In tale logica, l’Europa delega alle Regioni il compito di elaborare un Programma Operativo (PO) da sottoporre all’approvazione della Commissione UE.

Molti milioni di euro sono stati affidati al GAL Leader Teramano negli ultimi anni, al fine di finanziare tramite bandi pubblici l’ammodernamento delle aziende agricole; la realizzazione di progetti turistici, di e-commerce, ecc.

Nel nutrito novero delle erogazioni del GAL scoprimmo un beneficiario davvero singolare, vale a dire la società “Matone Carlo s.r.l.” avente sede legale in Torricella Sicura alla via Giorgio Romani n. 82, società destinataria di un finanziamento di euro 52.145,18.

Non si trattava ovviamente di un caso di omonimia, bensì proprio dello stesso Carlo Matone, da un lato presidente del GAL erogatore, dall’altro proprietario del 49% delle quote della società beneficiaria che porta il suo stesso nome.

In buona sostanza il presidente del GAL – tramite apposito bando pubblico – aveva concesso a se stesso, cioè alla sua società privata “Matone Carlo s.r.l.”, il predetto finanziamento pubblico di euro 52.145,18.

Il tutto senza che nessun socio pubblico o privato del GAL abbia emesso un solo fiato di disappunto, senza che nessun componente del CdA del GAL si sia scandalizzato (nemmeno Christian Corsi che non dovrebbe essere digiuno di normative, visto che insegna all’Università di Teramo).

Avevamo già messo la lapide sull’ennesimo scempio perpetrato a danno dei cittadini, quando del tutto inopinatamente la Regione Abruzzo ha revocato il finanziamento incriminato.

Ed è a quel punto che accade l’inverosimile: invece di incassare lo scorno per essere stato colto con le mani nella marmellata, Carlo Matone propone un doppio ricorso al TAR sia nella veste di presidente del GAL che nella veste di socio privato della società beneficiaria dell’illecito finanziamento.

Matone, interrogato al riguardo, dichiarò spavaldo: “Non c’è nulla di male se anche l’azienda agricola dei miei figli, rispettando regole e requisiti, abbia avuto accesso ai fondi gestiti dai Gal, perché dovrebbero essere discriminati?”. Siamo al ribaltamento della verità, della legalità, dell’onestà, dell’onore e della dignità, il tutto con l’orgoglio di chi pretenda di gestire i soldi dei cittadini a proprio uso e consumo.

A margine, Matone snocciolò pure i costi di amministratori e dipendenti del GAL: “Il mio compenso come presidente è di 15mila euro l’anno, 12mila euro è invece il compenso del vice presidente Christian Corsi”. I membri del CdA “hanno solo piccoli rimborsi spesa. Abbiamo un direttore amministrativo, un direttore tecnico e una segretaria, dal costo di 100mila euro l’anno complessivi. Per il resto ci affidiamo a collaborazioni saltuarie” per una ulteriore spesa di “100mila euro complessivamente” in due anni.

Un centro di potere niente male che mangia e dà da mangiare per centinaia di migliaia di euro a numerosi professionisti, nessuno dei quali consapevole dell’illegittimità del conflitto di interessi presidenziale (o forse tutti in malafede perché consci che non è furbo mordere la mano del presidente che ti dà da mangiare).

Sia come sia, la ditta Carlo Matone s.r.l. e il GAL Leader Teramano hanno fatto ricorso al TAR contro la Regione Abruzzo, colpevole di aver bloccato il contributo di euro 52.145,18 concesso dallo stesso Gal del presidente Matone proprio alla società agricola di proprietà di Matone.

Infatti la Regione, dopo lo scandalo sollevato dal Fatto Teramano nel settembre del 2015, il successivo novembre 2015 non poteva fare a meno di rilevare l’illegittimità del predetto finanziamento e ne vietava l’erogazione, facendo imbufalire l’erogatore/beneficiario.

La Regione correttamente scriveva: “la domanda di pagamento della ditta Carlo Matone s.r.l. è stata dichiarata improcedibile a causa vizio (…) consistente nel conflitto di interessi del Presidente del GAL Leader Teramano Carlo Matone, il quale aveva partecipato alla deliberazione di nomina dei tecnici istruttori deputati alla valutazione delle domande di pagamento, tra cui quella della ditta Matone s.r.l., nella quale Carlo Matone deteneva il 49 per cento delle quote societarie”.

Il Matone eccepiva centomila vizi procedurali per nascondere nel pagliaio dei cavilli la trave costituita dalla sua illecita brama di denari pubblici.

Ma purtroppo il TAR gli ha fatto tana e lo ha sputtanato su tutta la linea, sottolineando il quadro normativo e regolamentare:

“i GAL devono essere in grado di garantire una regolare e sana gestione dei fondi pubblici”;

“affinché il GAL possa essere capace di farsi portatore imparziale degli interessi e delle aspirazioni della popolazione residente nell’area Leader è necessario che esso operi con la dovuta trasparenza e credibilità e provveda a garantire che non si verifichino conflitti di interesse”;

“i GAL si impegnano ad evitare l’insorgenza di conflitti di interesse nell’attuazione del PSL”;

“i membri del C.D.A. aventi un interesse diretto o indiretto o rappresentanti di soggetti aventi un interesse diretto in un determinato progetto, non possono partecipare alle decisioni in merito al progetto stesso (…) e hanno l’obbligo di abbandonare la seduta, con indicazione nel verbale del membro uscente e del motivo”;

“obbligo per tutti i soggetti che a qualunque titolo intervengono nel procedimento amministrativo di astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale”;

“obbligo di astensione nel caso in cui, come nella specie, l’autorità decidente abbia un personale interesse diretto, estendendo il principio di astensione tutte le volte che possa manifestarsi un sospetto, consistente, di violazione dei principi di imparzialità, di trasparenza e di parità di trattamento”;

“nel caso in cui siano riscontrate irregolarità si procede alla pronuncia di decadenza ed alla revoca del contributo, con avvio delle procedure per il recupero delle somme indebitamente percepite”.

Come si vede esiste sovrabbondanza di previsioni normative e regolamentari che impediscono ai tanti furbetti di autoelargirsi contributi pubblici.

Eppure Matone negava nel suo ricorso qualsivoglia illegittimità, giungendo al ridicolo di sostenere che “il prospettato conflitto di interessi sarebbe inesistente sia in concreto sia in astratto, non trovando alcun fondamento normativo”.

Dinanzi a tanta improntitudine andrebbe ripristinata la gogna da collocare al centro della piazza, laddove il condannato sia messo alla berlina e sia alla mercé del popolo che può sputargli addosso, orinargli in faccia e defecargli in bocca.

Il TAR ha bastonato sui denti Matone con le seguenti argomentazioni: “Orbene, è proprio in applicazione delle norme e dei principi sopra richiamati che è stato effettuato, da parte della Regione, il controllo sulla legittimità dell’operato dei GAL, sulla trasparenza, credibilità e assenza di conflitto di interessi. E all’esito di controllo, la Regione correttamente rileva la sussistenza del conflitto di interesse nella circostanza che Carlo Matone, in qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione partecipava, senza astenersi, all’assunzione della deliberazione 19 aprile 2013, n. 152 relativa alla nomina dell’ing. Saverio Caravelli, quale soggetto istruttore responsabile delle procedure di valutazione delle domande di aiuto e all’assunzione della deliberazione 14 gennaio 2015, n. 152, con la quale erano scelti i soggetti deputati ad istruire le domande di pagamento pervenute, tra cui la domanda della ditta Carlo Matone s.r.l., nella quale lo stesso Carlo Matone deteneva una quota societaria pari al 49 per cento”.

Game over.

Ma il TAR infierisce ulteriormente, accusando il GAL di non aver adempiuto ai suoi doveri: “Pertanto, il GAL in doverosa applicazione dell’art. 32 del bando, avrebbe dovuto disporre la revoca del contributo concesso alla ditta Carlo Matone s.r.l. con provvedimento 20 gennaio 2014, n. 2”.

Non poteva mancare una bella condanna alle spese processuali: “Il TAR Condanna Carlo Matone s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t. e il Gal Leader Teramano Soc. Cons, in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento, in favore della Regione Abruzzo, delle spese di lite, liquidate nella somma complessiva di Euro 6000,00, di cui euro 4000,00, oltre oneri e accessori di legge, a carico della Carlo Matone s.r.l. ed euro 2000,00, oltre oneri e accessori di legge, a carico del Gal Leader Teramano Soc. Cons.”.

Quei 2.000 euro oltre oneri accessori a carico del GAL rischiamo di averli già pagati con soldi pubblici piuttosto che con il portafogli di Carlo Matone che ha gestito come fossero roba sua i denari e i poteri attribuitigli in questi anni dalla Regione e dall’Europa.

In conclusione un dubbio mi perplime: ma gli enti pubblici soci del GAL, tipo l’Università di Teramo (nelle persone di Luciano D’Amico e di Christian Corsi), tipo l’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo, tipo il BIM, tipo il Consorzio di Bonifica Nord, tipo la Provincia di Teramo, tipo la Confcommercio provinciale di Teramo, non hanno nulla da dichiarare alle televisioni locali sempre prodighe di un microfono sotto al mento?

11 Responses to "Mattonata del TAR su Carlo Matone, presidente del GAL e paladino del conflitto di interessi alla teramana"

  1. Amen   3 ottobre 2017 at 8:51

    Non si tratta di un commento all’articolo… Desidero dire che la vecchia grafica era migliore, almeno a mio parere. Inoltre vorrei proporre l’istituzione di una rubrica di articoli brevi scritti dai lettori, alla quale si possa accedere con la facilità con cui adesso si inseriscono i commenti. Naturalmente gli articoli andrebbero supervisionati a Vostra discrezione, e cestinati se non Vi sembrano opportuni. Grazie.

  2. Christian Francia   3 ottobre 2017 at 9:58

    Suggerimento accolto. Mi chiami al numero 3492554719.

  3. cittadino   3 ottobre 2017 at 18:32

    Bravo ass. Dino Pepe che ha avuto il coraggio di mettersi contro questo Matone, ciuccio e presuntuoso.

  4. Amante della verità   4 ottobre 2017 at 16:47

    Sig. Francia, dopo il dotto commento della sentenza del Tar, aspettiamo il commento del provvedimento del Gip di Teramo del 29.04.2016, che ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura, relativa all’esposto dell’assessorato all’agricoltura della Regione Abruzzo, nei confronti del Presidente Matone “per infondatezza della notizia di reato”, per vedere chi effettivamente ha preso le mattonate.

  5. Bbhhh   4 ottobre 2017 at 17:17

    Gggggg

  6. Te   4 ottobre 2017 at 20:57

    Non permette di commentare (fate ridere!!!)

  7. Te   5 ottobre 2017 at 19:30

    Sig. Francia

  8. Antonio   7 ottobre 2017 at 11:20

    Matone è stato il peggior insegnante di Economia che lo Stato Italiano abbia mai avuto. Le sue lezioni consistevano nel leggere il giornale in classe!
    Ex studente

  9. Loscemo   8 ottobre 2017 at 8:32

    Leggo tra le righe che il sig. Corsi, docente unite, è il vicepresidente del Gal da lei affermato una società’ di capitali con un bel compenso di € 12.000.
    Ricordo male ma più di una norma di questo Stato vieta per un dipendente pubblico lo svolgimento di simili incarichi ( ricordiamo la vicenda del capo bastone di Corsi, ovvero il Rettore D’Amico, il quale si è dovuto dimettere dalla presidenza Arpa oggi Tua con annesse conseguenze).
    Ora dott. Francia è mai possibile che chi di dovere faccia sempre finta di non vedere non leggere non sentire?
    Mah!!!!!

  10. Verità   12 ottobre 2017 at 12:34

    quindi Caro AMANTE DELLA VERITA’ intende dire che sbagliava l’Assessorato e Matone ra nel giusto??? Ci faccia capire….
    Forse non ci saranno stati reati (FORSE) ma questo non vuol dire che utilizzare soldi pubblici per scopi privati sia giusto.

  11. Amante della verità   13 ottobre 2017 at 18:30

    Sig. VERITA’, lei non sa quello che dice. Utilizzare soldi pubblici per scopi privati è un reato gravissimo ed è proprio quello che la Procura di Teramo ha escluso.

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