Pescosansonesco: Il borgo del Beato

Pescosansonesco: Il borgo del Beato

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

Pescosansonesco è un nido d’aquila,

incredibilmente costruito sulla sommità

di una rupe che pare inaccessibile!

(Gabriele D’Annunzio)

Un bel giorno, un bambino a catechismo mi chiese con il candore tipico dell’età: “Cos’è l’infinito?”.

Mi trovai spiazzato, poi risposi con un’intuizione da Spirito Santo: “L’infinito è vedere sempre in chi abbiamo davanti un’anima immensa”.

Forse avrei dovuto portare il bambino su questo belvedere per incontrare l’infinito e scoprire le bellezze che porta dentro di sé la natura. Forse avrei dovuto insegnargli che l’Infinito, quello vero è in mezzo a noi e poi anche dentro di noi.

Stavolta sono a Pescosansonesco. Per alcuni è solo un qualcosa da scioglilingua, per altri è: “Pesco… che?”.

Molti però conoscono questo borgo pescarese appollaiato tra le rocce. E mi piacerebbe iniziare a scrivere così come si potrebbe fare con una radio, con il rumore bianco del vento tra le fronde, con questo paesaggio della valle puntellato di richiami di uomini e animali. È uno spazio sonoro dove a suonare è l’ambiente ma anche le storie di gente dura che ha sopportato guerre e terremoti.

Sono in un posto, uno dei pochi dove silenzio e vuoto non significano depressione e solitudine. Un posto dove caverne, valli, anfratti e picchi sono la metafora di una partitura che la natura di Dio interpreta ora per ora con sfumature diverse.

Il posto è così bello che ha fatto innamorare parecchi inglesi e qualche tedesco che hanno acquistato vecchi casolari, ristrutturandoli.

Il borgo vecchio però è rimasto intatto così come fu sconvolto dai terremoti del 1917 e del 1933. Poi, quasi accanendosi in maniera mefistofelica, Madre Terra creò l’anno dopo una spaventosa frana, dando il colpo di grazia a un abitato già provato dai sussulti del profondo.

Gabriele D’Annunzio, alla continua ricerca d’ispirazione, giunse qui dopo che aveva magnificato uno dei borghi più belli d’Italia, la famosa Anversa degli Abruzzi, sopra le maestose gole del Sagittario. Il Vate andava pazzo per le piccole stradine intrecciate fra di loro e le alte vette intorno. Soprattutto amava la storia che trasudava da ogni pietra dei ruderi del castello dei Conti di Sangro, inizialmente edificato dai Normanni.

Eppure l’illustre abruzzese rimase folgorato a Pescosansonesco. Non credeva ai suoi occhi, guardando l’amena valle del fiume Pescara congiungersi in un abbraccio con l’altro corso d’acqua dell’Alento, proprio qui su questo belvedere.

Il paese a quel tempo custodiva la vita di oltre mille e cinquecento persone. Oggi nel borgo nuovo ricostruito, fatto di case anche isolate verso la vicina Corvara, tra rocce aguzze e piante antiche, vivono poco meno di cinquecento anime.

Eppure il boro un tempo chiamato “Pesco Sedonisco”, feudo dei Cantelmo e Sansonetti, nobili del XVI secolo, vanta una storia importante.

Ancor prima si chiamava Roccia di Sansone questo gioiello del turismo pescarese. Era caratterizzato dalla presenza di irriducibili famiglie montanare, in grado di lavorare la terra e produrre tesori da zolle difficili.

Avevano anche l’aiuto spirituale dei frati francescani che, fuori il paese, abitavano il convento che oggi è ristrutturato e ospita un luogo di accoglienza per turisti di ogni dove.

Il borgo era fortificato e lo testimoniano i ruderi del castello medievale che, all’epoca, rappresentava un baluardo continuo contro le invasioni dei nemici. Non lontano da queste pietre secolari, ancora oggi i poveri resti della chiesa di San Nicola, fanno intuire uno splendore scomparso.

Oggi Pesco ha case nuove. I turisti vi giungono non solo per bighellonare tra le vecchie abitazioni abbandonate, ma soprattutto per pregare nel santuario dedicato al Beato Nunzio Sulpizio, dove si conservano gelosamente i resti di quell’umile operaio dalla storia incredibile che si ferma al 1836, data in cui morì giovanissimo, poco più di 19 anni.

Oggi Nunzio è venerato come il protettore degli invalidi del lavoro. Il giovane Beato fu reso storpio dal durissimo lavoro come garzone nella bottega di fabbro dello zio. Quel piccolo ambiente, oggi è il gioiello del borgo vecchio. Gli abitanti hanno ristrutturato quel locale e, dentro si ammirano anche gli antichi ferri del mestiere.

È una scoperta bellissima per chi ama viaggi alla ricerca del bello nel semplice, dei piccoli tesori dimenticati, di passeggiate godibili, tra colori e odori senza tempo.

Il silenzio qui è una dimensione percettiva in cui chi ascolta percepisce un crescendo di pace. Il silenzio di queste montagne è un vuoto pieno. La voce del vento si fa quasi umana, quando penetra la grande grotta che si apre sopra il paese. Chi visita questo posto ricarica potentemente la corteccia celebrale.

La fama del giovane Nunzio porta turismo religioso, ma è anche il segno di una grande devozione alla Madonna. Il Beato, infatti, riuscì a sopportare dolori immensi, grazie alla costante preghiera a Maria. Si ammalò, gracile com’era, di carie ossee.

Lui pretendeva di curarsi con impacchi di acque alla Fonte di Riparossa, poco salubre allora. I suoi concittadini cercavano di impedirglielo per non fare infettare le brutte piaghe di questa terribile forma di tubercolosi. Seguirono atroci sofferenze e amputazione dell’arto.

Dove c’era la fonte, oggi è sorto questo luogo sacro e quell’acqua che continua a scorrere dietro l’altare sembra abbia provocato diverse guarigioni miracolose.

Stringe il cuore guardare all’interno del luogo sacro, la parete piena di stampelle appartenute ai ragazzi di ogni epoca con problemi di deambulazione. E la domanda viene spontanea, dopo l’attimo di commozione: “Sono entrati con queste protesi e ne sono usciti senza?”.

Notizie utili:

Il Beato Nunzio è stato dichiarato “Venerabile” nel 1859 da papa Pio IX. Un decreto ha approvato i miracoli attribuiti alla sua intercessione. Nel dicembre del 1963 fu dichiarato “Beato” da Paolo VI. Si attende la santificazione.

Da Nord e da Sud

Dall’autostrada Adriatica A14 (da nord: in direzione di Ancona; da sud: in direzione Pescara), seguire la direzione Roma, prendere l’autostrada A25, uscire a Torre De’ Passeri/Casauria, svoltare sulla SP56 in direzione di Torre de’ Passeri/Pescosansonesco (SP53).

Da Pescara

Prendere l’autostrada A25 per Roma, uscire a Torre De’ Passeri/Casauria, svoltare sulla SP56 in direzione di Torre de’ Passeri/Pescosansonesco (SP53).

Intorno al santuario ci sono diverse case albergo, Bed e Breakfast, trattorie e ristoranti.

C’è anche un Ostello, il PETRA Tel. 3331756696 – 3806857455.

Nei dintorni si può visitare il paese di Cugnoli con una chiesa che custodisce un magnifico ambone in pietra (di cui vi ho già parlato su questo blog), ma si può visitare anche Pietranico con l’oratorio barocco (anche qui trovate articolo in questo blog), Castiglione a Casauria con la splendida basilica di San Clemente e Tocco da Casauria dove acquistare vini fantastici dai fratelli Terzini.

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