Il Comune di Teramo ha la polmonite: l’assessore alle barzellette prescrive un antibiotico

Il Comune di Teramo ha la polmonite: l’assessore alle barzellette prescrive un antibiotico

di Christian Francia  –

Il cabaret della politica supera di gran lunga la comicità dei cabarettisti di professione. Comico involontario è Dodo Di Sabatino (per gli amici LGBT: “Martina”), ovvero l’assessore alle barzellette del Comune di Teramo, nominato per dilettare i teramani intristiti dalla crisi economica che non li abbandona mai.

Dodo, credendo di deliziare i residenti, ha annunciato che il Comune ha riaffidato il servizio di tesoreria alla Tercas per i prossimi cinque anni, palesando però quel fastidioso bruciore anale tipico di chi se lo sia fatto mettere in quel posto senza lubrificanti, dato che la Tercas ha aumentato sia il tasso degli interessi passivi che il costo del servizio.

Il Vice sindaco, con faccia di tolla, ha annunciato che l’anticipazione di cassa ad oggi è sui 13-14 milioni di euro con interessi passivi che il Comune paga di 500mila euro all’anno (prima ne pagavamo 340mila euro) che stanno sul nostro groppone. Occorrono misure straordinarie per risanarlo”.

È bene sapere che l’anticipazione di cassa è un prestito breve che il Comune riceve dalla Tercas (che funge da tesoreria) per fare fronte a pagamenti indifferibili e urgenti in situazioni di mancanza di liquidità, con l’accordo che il prestito venga restituito non appena i crediti che il Comune vanta nei confronti dei contribuenti vengano effettivamente riscossi.

Va da sé che la banca pretenda interessi sul denaro dato a prestito, denaro di cui il Comune ha drammaticamente bisogno visto che i pagamenti indifferibili crescono a dismisura e i crediti non si capisce come mai non vengano riscossi.

Apprendiamo con grande soddisfazione che ogni teramano paga 10 euro l’anno di interessi passivi dovuti a queste spaventose anticipazioni di tesoreria che altro non sono se non la plastica rappresentazione dell’incapacità di riscossione di un ente pubblico alla deriva da oltre dieci anni.

Circa la necessità di decisioni impopolari e di misure di rientro lacrime e sangue, Di Sabatino dipinge metafore di sapore bersaniano alla vigilia della battaglia consiliare sull’approvazione del bilancio 2017: “Quando uno ha la polmonite non si può prendere la Novalgina ma ci vuole l’antibiotico, se basta…”.

Non si capisce come mai Dodo si dia la zappa sui piedi da solo descrivendo la sua personale insipienza politica di amministratore incapace di arginare un fenomeno patologico che si trascina dai tempi di Chiodi.

Non si capisce come mai Dodo sia inerte di fronte alla necessità di troncare quei contratti capestro firmati dall’ex sindaco Chiodi (noto fornicatore) nel 2006 e che ci strozzano fino al 2025, vale a dire quegli strumenti di sevizia noti come “collar swap” ad indicare che gli strozzini ti strozzano letteralmente se ti fai mettere il cappio al collo.

E dire che decine di Comuni italiani hanno fatto causa alle banche ed hanno vinto, svincolandosi dallo stillicidio di soldi pubblici da regalare agli istituti di credito.

E dire che l’opposizione teramana decine di volte ha urlato la necessità di sciogliersi da questo rapace e costosissimo vincolo contrattuale, ma Dodo ha sempre fatto spallucce per motivi che mai è riuscito a chiarire, sebbene per lunghi anni sia stato lui il titolare della delega al bilancio e alle finanze.

Oggi per l’ennesima volta Dodo ci tiene a passare per colui che lo aveva detto che bisognava adottare interventi drastici per raddrizzare le scassate finanze comunali.

Quello che però Dodo non capisce è che a noi delle sue petizioni di principio non ci importa nulla perché sono i fatti a parlare da soli e se le finanze sono sempre più disastrate la colpa è soprattutto di Dodo, il quale non può cavarsela col solito “ve l’avevo detto” per il semplice motivo che lui è il responsabile politico delle finanze comunali che vanno sempre peggio.

Ma non finisce qui, perché si dà il caso che proprio l’Ufficio di Ragioneria del Comune abbia da ultimo messo nero su bianco che la società acquedottistica teramana Ruzzo S.p.A. (partecipata dal Comune con l’11,36% delle azioni) fa acqua da tutte le parti.

E guarda caso la gestione del Ruzzo è sempre stata nel mirino di Dodo e dei suoi amichetti politici come Giacomino Di Pietro e come certi dipendenti del Ruzzo che si sono candidati nella lista di Dodo.

La Ragioneria scrive che i debiti del Ruzzo sono cresciuti di quasi cinque milioni di euro fra il 2015 e il 2016, così come sono cresciuti di quattro milioni di euro i crediti da riscuotere e di circa due milioni e mezzo di euro i costi di gestione (materie prime, consumi, servizi, stipendi, assicurazioni, rifiuti, autospurghi, ecc.).

In definitiva una Caporetto per il gattiano Presidente del Ruzzo Antonio Forlini e per i gattiani membri del C.d.A. del Ruzzo Alfredo Grotta e Alessia Cognitti.

Una Caporetto che a Dodo giova per poter invocare un cambio di gestione al Ruzzo che avvantaggi la sua fazione politica in luogo di quella di Paolo Gatti.

Per usare un poco di quel latinorum tanto caro proprio a Dodo (che ci tiene a darsi delle arie da persona acculturata), verrebbe da dire: “medice, cura te ipsum”, cioè medico cura te stesso e non biasimare i difetti altrui senza guardare ai tuoi.

Perché fra le incapacità di chi gestisce il Ruzzo e quelle di chi gestisce le casse comunali la scelta del peggiore è ardua.

3 Responses to "Il Comune di Teramo ha la polmonite: l’assessore alle barzellette prescrive un antibiotico"

  1. stanco   27 settembre 2017 at 18:52

    La gogna ci vuole!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Anonimo   28 settembre 2017 at 16:09

    ……..gatta ci cova…..

  3. Simona Di   28 settembre 2017 at 21:50

    Merda ci cova

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