La teramana Donatella Di Pietrantonio vince il Premio Campiello 2017 con il romanzo “L’Arminuta”

La teramana Donatella Di Pietrantonio vince il Premio Campiello 2017 con il romanzo “L’Arminuta”

di Maria Cristina Marroni  –

Donatella Di Pietrantonio vince il Premio Campiello 3
Donatella Di Pietrantonio con il Premio Campiello 2017.

È la terza volta per uno scrittore abruzzese, ma è la prima per un teramano.

Il primo corregionale a vincere il prestigioso Premio Campiello fu Mario Pomilio (chietino di Orsogna) nel 1965 con il romanzo “La compromissione” (ambientato a Teramo).

Il secondo corregionale fu quel gigante di Ignazio Silone (aquilano di Pescina) con il libro “L’avventura d’un povero cristiano” nel 1968.

La terza vincitrice è stata incoronata poco fa ed è la teramana Donatella Di Pietrantonio, nata ad Arsita e residente a Penne. Una fuoriclasse della penna, una virtuosa delle emozioni scritte, una delle più affermate scrittrici italiane che da oggi assurge all’Olimpo della letteratura.

Succedere a Silone nella vittoria del medesimo premio, succedere a colui che fu candidato dieci volte al premio Nobel, diviene un’eredità tanto pesante quanto esaltante che Donatella merita incondizionatamente.

Il suo romanzo è teramano dentro ed è teramano fuori, sin dal titolo geniale “L’Arminuta” che nel nostro dialetto sta a significare “La ritornata”.

Un’emozione incredibile la vittoria del Campiello anche per come è maturata, con il giudizio popolare che ha ribaltato il verdetto della giuria tecnica, a sancire quanto abbia toccato lo spirito e la sensibilità dei lettori questa storia straordinaria che intriga e rapisce.

Il Premio Campiello è fra i più importanti del panorama letterario italiano ed è stato istituito a Venezia nel 1962 con una fortunata formula: quella della duplice giuria, una tecnica ed una popolare. Quella tecnica preposta a nominare i cinque finalisti scelti tra i concorrenti; quella popolare che varia ogni anno ed è composta da 300 lettori chiamati a scegliere il vincitore assoluto fra i cinque romanzi finalisti (i nomi dei lettori rimangono segreti fino alla sera della cerimonia, a garantire la totale indipendenza di giudizio).

In questa 55ma edizione del Campiello, culminata nello spettacolo del Teatro “La Fenice” di Venezia, la giuria popolare (composta dal 46% di donne e dal 54% di maschi) ha assegnato il Supercampiello a Donatella con 133 voti sul totale di 282 schede, stracciando letteralmente gli avversari.

L’Arminuta (Einaudi) racconta la storia di un’adolescente riconsegnata dalla madre affidataria alla madre naturale e descrive il trapasso attraverso due ambienti che collidono per distanza e differenza: diversità di linguaggi, di educazione, di svaghi, di alimentazione. Un percorso complicato che si rivela necessario alla protagonista per ritrovare se stessa. Una ragazza abruzzese che viene forzatamente restituita alla sua famiglia biologica dopo essere stata cresciuta da una coppia di zii. Una faticosa discesa da un ambiente piccolo borghese alla realtà difficile di una famiglia povera di denaro ma anche di affetto.

Dietro Donatella il secondo posto è stato di Stefano Massini con 99 voti per il romanzo “Qualcosa sui Lehman” (Mondadori), il terzo posto è andato a Mauro Covacich con 25 voti per il romanzo “La città interiore (La nave di Teseo), il quarto ad Alessandra Sarchi con 13 voti per “La notte ha la mia voce” (Einaudi) e il quinto posto a Laura Pugno con 12 voti per “La ragazza selvaggia” (Marsilio).

“Dedico il premio alle mie due famiglie, quella che mi ha generato e quella che ho costruito. E ai lettori che hanno amato il mio libro” ha dichiarato Donatella inevitabilmente emozionata, aggiungendo: “voglio portare questo premio in Abruzzo, nella mia regione che viene fuori da un anno orribile, che ha subito terremoti, valanghe e incendi”.

La Di Pietrantonio ha dato voce al dialetto teramano facendolo entrare nel cuore di tutti i lettori italiani attraverso la protagonista che subisce un trauma linguistico nell’impatto con la durezza di una lingua ancestrale: “Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza”.

Nelle tristi vicissitudini che ci attanagliano, vedere da teramani Donatella incoronata vincitrice della 55esima edizione del Premio Letterario Campiello è un colpo al cuore e una scarica di adrenalina; è una sorpresa enorme ed è l’imporsi di una delle voci più autentiche della letteratura contemporanea; è la semplicità che trionfa ed è la narrazione di un’Italia nascosta, piccola, periferica, marginale, sovente dimenticata ma forse per questo ancor più intensa; è la vittoria degli aspetti “meno rassicuranti della maternità” ed è la centralità dell’abbandono e del rifiuto; è l’inatteso protagonismo dell’Abruzzo e del suo dialetto; è la rilevanza dell’ambiente e del contesto sociale; è l’affermazione perentoria che “uno degli aspetti della povertà è anche la povertà linguistica, la limitatezza nella scelta delle parole. Nel mio dialetto ci sono molti termini per definire gli oggetti, per esempio si può dire zappa in tanti modi diversi a seconda delle caratteristiche. Ma mancano le parole per esprimere sentimenti come l’amore. Non potevo rinunciare a questo”.

5 Responses to "La teramana Donatella Di Pietrantonio vince il Premio Campiello 2017 con il romanzo “L’Arminuta”"

  1. Amen   10 settembre 2017 at 7:56

    Il tema della povertà linguistica era molto sentito negli anni ’70 nell’ambiente scolastico. Sarebbe il caso che tornasse alla ribalta, dopo decenni di avvilente imbarbarimento. Intanto, le più vive felicitazioni a Donatella Di Pietrantonio per il suo successo.

  2. Giuseppe   10 settembre 2017 at 10:48

    Ha citato Pomilio, scrittore troppo colpevolmente dimenticato.
    Mi ha fatto ricordare il suo “Il quinto evangelio” , capolavoro assoluto della narrativa italiana.

  3. Maria Di Sabatino   10 settembre 2017 at 12:14

    Letto questa estate ero certa vincesse lei, brava e complimenti!!!!!

  4. ernesto albanello   10 settembre 2017 at 15:38

    Bè, voglio dire grazie a Donatella Di Pietrantonio che ha compiuto un miracolo! Ha determinato una rivoluzione copernicana perché io, come molti altri, ci vergognavamo di essere abruzzesi, dalle approssimazioni sugli indici di vulnerabilità che rendono le sedi scolastiche facile preda di terremoti prossimi venturi alle fanciulle adibite al mantenimento degli ombrelli per difendere personaggi politici dalle insolazioni (ricordate?) alle guardie forestali praticamente eliminate per effetto di un decreto che ignora quanto drammatico sia lo stato di dissesto idrogeologico (è stato voluto dalla ministra Madia, ma non mi pare che le istituzioni locali si siano così energicamente opposte!). Di fronte ad uno scenario così deprimente, tra i mediocre ed il modesto, ecco apparire all’orizzonte la fluente penna di una odontoiatra che si occupa dei bambini! Sublime! Davvero un piacevolissimo e sorprendente imprevisto! Quasi quasi dobbiamo sentirci orgogliosi di essere abruzzesi?

  5. Dino   10 settembre 2017 at 16:04

    Una immensa boccata d’ossigeno nel desolato fetore “teramese”.

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