La perduta eccellenza teramana

La perduta eccellenza teramana

di Sigfrido  – 

Diavolo - IZSL’homo retto difende la dimora sua e non porta offesa se non a chi offende con l’indegna sua presenza. Stesso modo indegno è lo comportamento a usurpare trono altrui senza pensiero per la triste discesa verso la buia via. Si racconta ciò che viene a voler dire che, chi prima la sente in culo gli pende e capisce il facile riferimento delle seguenti parole, velate ma non troppo, a narrare di cose e persone che vergogna non conoscono.

Storia recente insegna che altre eredità, dono di vecchi saggi relegati in cantina e nella polvere da li falsi salvatori d’altra provincia, hanno vissuto già lo triste disonore de lo fallimento. Una Teramo sempre più povera. Gesta di falsi redentori e profeti arricchiti, d’homini politicanti di scarso spessore, mandati a riunirsi in conclave col solo fine non di amministrare ma dilapidare, con scarso senno, lo tesoro depositato nei forzieri custodi del Teramano risparmio. Storia de li sempre scarsi politici de lo feudo pecoraio nostro che hanno spartito e infangato fino a che nulla più è stato da spartire e sporcare.

Questa nova è invece storia di bestie e di scienza.

In principio era il verbo che si fece homo ed assunse le sembianze poco simpatiche a molti de lo Caron Dimonio. Lo predestinato aveva lo modo suo di tratta’ bestie e somari e aveva sapienza delle giuste cose. Capì subito come fosse troppo poco l’essere semplicemente bravo veterinario pe’ guida’ cosa grossa e abbreviò lesto il cammino suo verso l’essere homo beato. E fu Veterinario, manager, amministrativo, procacciatore d’affari e anticipatore di quello che era lo passo grande della medicina Veterinaria a livello mondiale. Un passo avanti a tutti. In principio era LUI, era il Regno de lo Caron Dimonio Imperatore, homo discutibile come tutti i grandi personaggi  ma che ha onorato l’eredità delle radici veterinarie carpite da lo padre suo, portando Teramo a livelli di Eccellenza Internazionale.

E luce fu

poiché l’homo dall’occhi di bragia, a suo grande pregio, oltre a esse homo de scienza, teneva lo scarso politico nostro sotto i suoi pesanti piedi e lo apostrofava in malo modo misurandone la totale imbecillità e incapacità. Aveva individuato la via dell’immortalità della dimora sua.

Fu così però che, il vendicativo, ambizioso ma sempre scarso politico homo, lo spinse verso il riposo forzato con l’assenso di molti falsi paladini, dal Dimonio ingiustamente gratificati, che voltaron spalle. L’occhi di bragia si acquietarono e il verbo si liberò nell’aria in attesa.

E, all’improvviso, luce non fu più

e da la Città dei sette assedi, venne stanco un gentiluomo a traghettare le sorti della dimora del Dimonio verso il riposo suo dorato, attraverso sentiero irto di spine spesso gettate dal di fianco suo.

Contro di lui il guerriero Caron Dimonio accese lesto l’occhi suoi di bragia ma, l’unica colpa, si rivelò lo scarso ardore dell’homo stanco, il malaffare trovato e l’avere a che fare con sempre falsi paladini di tutti, pronti a portar colpo a tradimento a lui, come a l’occhi di bragia prima di lui. Cadde l’homo del Nord, ferito e ingannato dagli uomini de lo scarso feudo politico nostro, reo confesso, questo a onore suo, d’aver concesso sottomissione (e non l’ingenua da lui sperata maggiore collaborazione) a medievali corporazioni di saggi ormai estinti, guidate da chi troppo voleva condurre contro la legge nostra, non solo cosa sua ma anche TUA che leggi e conosci le cose di cui con piacere sproloquio. Non era comunque lui il predestinato.

E il Verbo si staccò subito da quel fragile homo e rivaleggiò in quel campo ormai arido di scienza in attesa di un nuovo profeta che salvasse le sorti della Caron Dimonio casa. E fu così che il tempio tornò centro de lo bono vino nostro, come veniva definito da personaggi di dubbia moralità. Vana fu l’attesa. L’Impero iniziò il suo declino con passivi traghettatori in totale anarchia perché l’occhi di Bragia era capo guerriero di poco eroici alfieri disorientati e impreparati una volta privati della sua potente ombra.

E scese la notte buia

finché lo sempre più scarso homo politico de lo Feudo Pecoraio, con l’espressione fissa e inespressiva, cominciò a scrivere con mano ferma il nuovo comandamento del veterinario mondo senza tituli e scienza, per l’ingresso nel nuovo Paradiso dei non aventi merito. Prima de lo ridicolo anatema romano verso il falso Messia, scritto da persona che ancora usurpa competenze d’altri venne chi, a dispetto delle scritte Leggi Italiche, battezzò preparando la storta via all’amico Dell’amico che guardava per terra e non l’occhi tuoi…..e si cadde nella definitiva perenne notte.

L’amico Dell’amico, con l’homo senza tituli che veniva dalla terra dove difficile è dimesticare e con lo simpatico amante de lo prodotto tipico nostro, volevano esse come quello di cui avevano sentito cantà le lodi ma, non arrivavano ad essere neanche le stringhe pe’ attaccà le scarpe sue. Frustrati e impreparati, volevano allora mostrà duro lo pugno co’ la gente nostra a fa’ capì di nuovo padrone, collezionando figuracce di livello e scatenando lo riso altrui.

Al Teramano lavoratore faceva però impressione, pure come homini co la “ho” maiuscola, solo la “io femmena” col cappello strano e col labbrone bello colorato, ’gnorante totale de le cose animali che non sa quello che dice ma, comandante e controllore pe’ l’occhi inespressivi de lo stolto padrone de lo Feudo Pecoraio.

Indecente la condotta che gettò macchia su tutta la gente nostra e purtroppo, da tale inopportuna adunanza, è stato poi deciso il funerale della dignità e della Teramana Eccellenza nostra.

E il Dimonio che aveva difeso con la spada la casa sua dall’homini scarsi politici per più di vent’anni, stranamente s’acquietò, guardando dissacrato il tempio suo. Spense l’occhi suoi di Bragia e non abbatté chi, venuto con l’intento del politico profanare, mostrò rispetto alcuno per le intoccabili cose di cui poco capiva.

E l’acquietarsi sembrò all’occhi di tutti l’allinearsi con lo sempre più scarso homo politico nostro, a vole’ dì che le vie del Signore so’ veramente infinite. Nessuno allora rispedì al mittente dall’inespressivo sguardo l’intero pacchetto a colpi di spada e lo speranzoso Teramano lavoratore si trovò spaesato e anche lui avvilito e allineato verso lo tragico destino.…fu la nera catastrofe.

Ma il popolo de lo tempio nostro che, purtroppo, raramente combatte le cose sue co’ la spada e, per troppo tempo seguito ha dato a le tre case de li falsi collegi (protettori de li disarmati onesti faticatori), morirà povero in luogo di indegni arricchiti ma sa che, estinto co lo prossimo voto l’indecente popolo che sta oltraggiando chi ha dato vita e la vita per la rossa bandiera, si ripartirà dal principio e in principio era il verbo.

Ognuno allora si spera ritroverà la strada sua, ogni re andrà al suo trono e ogni pagliaccio farà ritorno al circo suo.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.