Armorica: la leggendaria Bretagna

Armorica: la leggendaria Bretagna

di Sergio Scacchia  – 

A nord ovest della Francia, bagnata dall’oceano Atlantico c’è una regione che ha poco di francese, molto indipendente da conservare le sue lingue regionali come il bretone e il gallo, pur adottando il francese come lingua ufficiale: è la Bretagna, una terra bellissima, di grandissima cultura, permeata da leggende nate dalle infinite popolazioni che, nel corso dei secoli, l’hanno attraversata.

Una terra dai paesaggi così belli da far piangere di gioia, tra sterminate pianure verdi, coste rocciose e foreste, fra cui quella famosa che ha ispirato le storie fantastiche del Re Merlino. Vi racconto alcuni momenti di questo mio stupendo viaggio in cui ho toccato tutte le realtà della poliedrica bellezza bretone.

Abbiamo davvero fatto tanti chilometri col nostro Touran Volkswagen. La Bretagna è terra di grandi contrasti. Conosciuta dai Celti col nome di Armorica, questa regione francese alterna spiagge stupende soggette a grandi maree, punteggiate da località turistiche e con deliziosi porti di pescatori, a lande infinite di foreste ormai diventate campi ondulati, boschi e brughiere.

Qui, all’interno, tra l’Argoat e il Finistere centrale, la cultura bretone si è conservata intatta. Abbiamo visitato città dal fascino inedito come l’antica Vannes, la capitale della regione Rennes, la città episcopale di Quimpier e siamo rimasti sbalorditi a girare per quartieri medievali intatti, case a graticcio trasformate in simpatici negozietti o piccoli ristoranti.

Abbiamo visto castelli meravigliosamente rimasti come un tempo, antiche fortezze che proteggevano il confine orientale della Bretagna prima della sua unione definitiva con la Francia nel 1532. Abbiamo apprezzato l’ordine, la pulizia, la cura maniacale delle piccole case con giardini fioriti, una cultura purtroppo lontana da noi.

Vallate boscose si sono alternate a incredibili siti preistorici come quelli di Carnac e del golfo di Morbihan, a spettacoli mozzafiato su di un oceano ruggente e su rocce frastagliate come il Pointe du Raz, all’estremità di Cap Sizun e fino a guardare da lontano, per ovvi motivi di tempo, le isole intorno alla più grande che è la Belle Ile en Mer.

Un viaggio affascinante. Adesso però siamo stanchi. Io e Mauro stiamo guardando le foto che ho scattato alle migliaia di monoliti di quello che rappresenta uno dei complessi megalitici più spettacolari del mondo e anche più misteriosi. Sono i menhir, parola bretone che significa “pietra lunga”. Che cosa rappresentano le migliaia di pietre erette, isolate o allineate, forse poste a segnalare un luogo sacro? Queste cose mi fanno uscire fuori di testa. Guardare le foto mi fa davvero tornare in mente la grandezza di questi monoliti giganti che arrivano fino ai venti metri di quello incredibile che si trova a Locmariaquer, eretto circa nel 4300 a.C.

Tumuli, dolmen, tombe rupestri, c’è davvero di tutto! Non manca neanche il segreto dei segreti: La fantastica ricerca del Santo Graal che ha un suo percorso privilegiato in Bretagna, in particolare nella riposante contea della Cornovaglia, proprio davanti alle terre del Regno Unito, da cui è divisa dal canale della Manica. Per chi non lo sapesse, il Santo Graal sarebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, la coppa in cui bevve Cristo, durante l’Ultima Cena. Secondo un’antica leggenda questa preziosa reliquia sarebbe stata portata dalla Palestina nella foresta di Broceliande.

Addirittura nella coppa sarebbero rimaste gocce del sangue divino del Redentore. Il tipo che avrebbe trasportato il santo Graal sarebbe quel Giuseppe d’Arimatea che tutti conoscono perché citato nei Vangeli della Passione, come discepolo del Cristo. Questo con buona pace di chi ipotizza la presenza della coppa in Italia. Sono molti che giurano che la coppa santa si trovi in Basilicata, trasportata lì durante l’epoca delle Crociate.

Sono tante le opere scritte da vari personaggi in cui si racconta della ricerca spasmodica di questo bene immenso da parte di re Artù e i suoi guerrieri dal cuore puro. E in questi racconti compare spesso l’incantatore per eccellenza, quel famoso Merlino tanto amato dai piccoli. In tutte queste storie, il mondo dei vivi si intreccia mirabilmente con quello dei morti. Come definire altrimenti la presenza di vari siti antichissimi dove il mistero è sempre fitto?

Fate, streghe, folletti dispettosi si intrecciano con il mondo cristiano che ha costruito cappelle su antichi tumuli sepolcrali pagani e nelle chiese più importanti, tra santi e figure angeliche, spesso fa trovare anche la presenza inquietante delle fiamme dell’inferno nel Giudizio Universale e dell’Ankou, uno scheletro beffardo che spesso si trova sopra le sommità delle grandi cattedrali, armato di falce.

Mentre io e il buon Mauro ci scambiamo opinioni, decidiamo di rifugiarci dal vento forte in una chiesina meravigliosa che si trova davanti all’oceano. Qui entravano i pescatori prima di affrontare pericolose battute di pesca nelle acque gelide e infide che ho davanti agli occhi.

Gli altri amici del gruppo di viaggio sono in giro a cercare un buon posto in paese dove mangiare qualcosa di diverso dalla solita “entrecote” (la costata di manzo con patate fritte), le “saumon” (il salmone in yogurt) o le “moules” (le cozze in un improbabile guazzetto di salse indefinibili).

Con la sua sediolina accanto al muretto di cinta a lato della strada, il pescatore, rammenta la sua rete. Ho davanti agli occhi una scena bucolica che riempie il cuore. Lui è scheletrico con barba e occhialini, un ciuffo romantico che pare fuori luogo e un’età indefinibile.

La vecchia anziana che pulisce la piccola casa di fronte, dà l’idea di essere tutta peperina. Mauro, che mastica un pochino di francese, chiede alla donna bretone la chiave per poter visitare la chiesa. Nel consegnarcela le assicuriamo di far presto, ma lei imperturbabile dice di lasciarla poi sul davanzale.

Mauro che è ateo domanda ridendo alla donna se lei crede in Dio. Risponde di no. Ci credeva un tempo, mi traduce l’amico. Lei pare rievocarlo come si ricorda un amore di gioventù finito male, come di una passione tumultuosa passata via presa da un vento di tramontana. Oggi la donna si presta a custodire e pulire la piccola aula di preghiera, ma nulla più. Mi colpisce l’idea che una fede possa andare a rotoli. Immagino meglio il contrario, una fede cioè che arriva in maturità per non andar più via. Scompare la fede, mi domando, e la vita viene devastata o continua monotona come sempre?

Mauro non crede da quando è nato. Non ho mai provato a fargli cambiare idea. Sarebbe buona cosa eliminare dalla nostra vita gesti di ingannevole protervia che fanno credere di essere depositari della verità quando invece siamo nel mondo delle bugie. Quindi, non dirò mai a nessuno che occorre credere. A questo pensa lo Spirito che soffia continuamente nelle nostre vite. Mi basta cercare di dare esempi di vita. Non so fino a che punto ne sono capace.

Il piccolo cimitero intorno al tempio è pieno di fiori. Ovunque, nella famosa “rue des enclaves”, la strada dei complessi parrocchiali, gli Enclos Paroissiaux. È un fantastico percorso tra i borghi antichi dei bretoni del nord per scoprire le antiche chiese dei villaggi. Questi minuscoli borghi riflettevano il fervore religioso dei bretoni. Parlo di piccoli agglomerati rurali, arricchiti con commerci marittimi e manifatture tessili dove ancora oggi ci sono questi piccoli ma splendidi cimiteri che guardano al mare tra viste mozzafiato e opere in pietra deliziose e coinvolgenti. Questi complessi pregevoli nascevano per desiderio di rivalità con le popolazioni vicine. Tutti gareggiavano per rendere più belle le loro chiese.

Se non fossero luogo di morti, li si potrebbe chiamare “cimiteri felici” per i colori accesi e allegri e per qualche incisione di frasi buffe sulle lapidi. Qui c’è un grande “Calvario” in arenaria, realizzato da un ispirato artista bretone del luogo. È fin troppo gigante per questo minuscolo insieme di tombe. Intorno alla grande croce su cui è appeso il Cristo, ci sono una infinità di personaggi, da Maria a Giovanni, dal centurione alle donne, i soldati e poi un popolo che assiste impassibile al dramma del Salvatore.

Tra un tumulo e l’altro, una lapide e un’edicola votiva, è un tripudio di scenografiche e romantiche ortensie dai colori meravigliosi: blu, bianche, rosa, indaco. E poi, quello che non ti aspetti: il disegno su di una parete di un teschio con le ossa incrociate, tipico simbolo della pirateria, che qui pare non sia mancata secoli dietro, tanto che molti ipotizzano a largo, tra un faro e l’altro, diversi relitti fantastici di navi pirata che giacciono sotto le acque limacciose.

Si dice che i bretoni abbiano i piedi per terra e la testa tra le nuvole perché sono notoriamente un popolo di poeti, capaci di sognare e vivere in un mondo sospeso tra realtà e fantasia. Per loro la morte è l’entrata in un mondo di colori e lo affermano con questo tripudio di fiori dai toni pastello. Lo spirito bretone è rivolto al mondo del fantastico, del soprannaturale. Credo siano degli eterni Peter Pan! Adesso che mi trovo in questo meraviglioso paese, capisco perché: certi paesaggi rimandano ad atmosfere che non possono far altro che aprire il cuore al sogno. Gli scenografici fari abbarbicati sulle rocce sporgenti dal mare, sembrano far da ponte tra terra e cielo.

Però credetemi, la cosa grande di questo popolo è che non fugge dalla sua mitologia, dalle sue storie galliche e celtiche, le adatta a quelle cristiane che portano il senso della razionalità a un mondo magico e la visione di Dio diventa l’unica realtà comunemente accettata.

Anche noi, gente del sud, facevamo così nei secoli dietro. Molte feste pagane venivano nobilitate e rese immortali dallo spirito cattolico. Peccato che oggi avvenga il contrario: il Natale ha perso il senso che doveva avere, tutti dimenticano chi è il festeggiato e diventano preda del consumismo. Anche nella ricorrenza del 15 di agosto, nessuno ricorda che si festeggia l’Assunzione al cielo di Maria, c’è da vivere il rito del picnic e del bagno.

All’interno del minuscolo tempio non c’è proprio nessuno. Mauro rimane fuori a fotografare la marea che ha fatto ritirare le acque per chilometri. Siamo soli io e il mio Dio! Mi appoggio a una colonna per render ferma la mano nello scatto della foto, ma so molto bene che nessuna macchina fotografica potrà immortalare questo fantastico momento di intimità con il Signore.

La chiesa è piccola ma contiene belle statue in pietra. La suggestiva “Notre Dame de la Mer”, la bella Madonna in terracotta, pare guardarmi con aria dolce, benevola, forse comprensiva per i miei peccati. Sui muri ci sono affreschi antichi, ma io non ho velleità da esteta in questo tramonto di Bretagna. Fuori il sole scende e colora di rosso il mondo sempre un tantino grigio di queste terre del nord. A me interessa solo scoprire quanto splendore e amore di Dio ci siano in queste opere dell’uomo, in questi dipinti raffinati che, sui muri, raccontano la Bibbia.

Sul piccolo tavolo all’ingresso laterale c’è un opuscolo scritto naturalmente in francese. Racconta la storia di Teresa di Lisieux e la “piccola via”, narrata nei suoi libri, fatta di obbedienza e umiltà. Sarebbe certamente la ricetta ideale per spegnere questa mia inopportuna sete da intellettuale del cavolo. Il mio inferno a volte risale dal profondo con il suo carico, il suo diabolico miscuglio di inettitudine, risentimento, insoddisfazione e desideri assurdi.

La Madonna dei pescatori mi guarda benevola. Pare consigliare di non illudermi: il male cresce sempre insieme al bene dentro ognuno di noi e lo possiamo vincere solo se lasciamo fare tutto al Signore con docilità e fede. In quel preciso momento, il nostro ego smette di agitarsi come un ossesso e raggiungiamo quella gioia francescana a cui io sempre anelo per non essere schiavi di profezie amare.

Taccuino di viaggio:

Partenza da Bologna con Ryanair per Bordeaux. Auto a noleggio per Cap d’Erquy e arrivo a Rennes

Località visitate: Locmariaquer; Carnac; Quiberon; Pont-Aven; Concarneau; Quimper; Pont l’Abbè; Point du Raz; Plogoff; Crozon; Guerande, Vannes; fortezza di Largoet; Plouguerneau; castello di Kerjean; Saint- Thegor.

Il sito internet del Comitato regionale del turismo trabocca di informazioni utili per programmare il viaggio, magari in autunno, quando i boschi si colorano: www.tourismebretagne.com

Per il distretto Cotes d’Armor: www.vacances-cotesdarmor.com

Per il distretto Finistere: www.finisteretourisme.com

Non aspettatevi pranzi da gourmet. Pochi sono i piatti ma ben fatti: bistecche, cozze, salmone e insalate. Ovunque troverete di che dormire con facilità. In Bretagna non si trova un grandissimo affollamento. Si sta davvero bene. 

2 Responses to "Armorica: la leggendaria Bretagna"

  1. Gennaro Castiglione   5 settembre 2017 at 17:09

    Sergio is simply the best

  2. Anonimo   6 settembre 2017 at 10:19

    Ancora un GRAZIE Sergio. E’ un piacere convinto ascoltare le tue suggestioni sui luoghi della nostra bella Terra. un saluto remo.

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