Ineleggibilità al Parlamento di sindaci e presidenti di provincia: ecco perché Brucchi, Mastromauro e Di Sabatino devono dimettersi entro il 15 settembre se vogliono candidarsi

Ineleggibilità al Parlamento di sindaci e presidenti di provincia: ecco perché Brucchi, Mastromauro e Di Sabatino devono dimettersi entro il 15 settembre se vogliono candidarsi

di Christian Francia  –

Brucchi, Mastromauro e Di Sabatino dimissionari
Gli aspiranti dimissionari per un seggio in Parlamento

Si fa un gran parlare delle imminenti dimissioni del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi a causa della norma sulla ineleggibilità che lo costringerebbe a lasciare lo scranno da primo cittadino per potersi candidare al parlamento.

Ma si parla da tempo anche delle presunte dimissioni del sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro per lo stesso motivo, e da ultimo si parla delle dimissioni del presidente della Provincia di Teramo Renzo Di Sabatino nuovamente per gli stessi fini elettorali.

Nessuno però spiega come stiano esattamente le cose, norme di legge alla mano. Lo faccio io.

Il vigente D.P.R. n. 361 del 1957, Testo Unico delle leggi per l’elezione della camera dei Deputati (mutuato anche per l’elezione del Senato della Repubblica), all’articolo 7 sancisce la ineleggibilità dei “presidenti delle Giunte provinciali” e dei “sindaci dei Comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti”.

Il successivo comma 3 ammette una eccezione: “Le cause di ineleggibilità (…) non hanno effetto se le funzioni esercitate siano cessate almeno centottanta giorni prima della data di scadenza del quinquennio di durata della Camera dei deputati”.

L’art. 7 al comma 6 chiarisce che “Il quinquennio decorre dalla data della prima riunione dell’Assemblea”, e siccome la Camera dei Deputati e il Senato hanno svolto la loro prima seduta il 15 marzo 2013, se ne deduce che il quinquennio della corrente legislatura termini il 15 marzo 2018.

Da ciò discende che, per essere eleggibili al parlamento, i sindaci dei Comuni oltre i 20.000 abitanti e i presidenti delle province debbano cessare le loro funzioni almeno 180 giorni prima, e dato che il 180mo giorno precedente è il 16 settembre, le dimissioni dovranno essere formalizzate entro la mezzanotte del prossimo 15 settembre 2017.

C’è poi da chiarire che, sempre l’articolo 7 del predetto D.P.R. n. 361/1957, al comma 4 specifica che Per cessazione dalle funzioni si intende l’effettiva astensione da ogni atto inerente all’ufficio rivestito, preceduta (…) dalla formale presentazione delle dimissioni”.

Questa norma obbliga a dimettersi formalmente entro il 15 settembre e a non compiere più nessun atto da sindaco o da presidente nei successivi 20 giorni nei quali si perfezionerà la decadenza dalla carica.

Ciò in quanto l’articolo 53 del Testo Unico degli Enti Locali al comma 3 prescrive che “Le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio. In tal caso si procede allo scioglimento del rispettivo consiglio, con contestuale nomina di un commissario”.

Lo spirito della legislazione in materia di ineleggibilità è quello di voler evitare un inquinamento della competizione elettorale, tramite delle preclusioni che impediscano ai titolari di determinati importanti uffici di avvalersi dei poteri connessi alla loro carica per influire indebitamente sulle elezioni, esercitando una captatio benevolentiae dei cittadini oppure un metus publicae potestatis nei confronti degli elettori.

Gli effetti di una sottovalutazione della disciplina in vigore potrebbero essere molto dolorosi per gli aspiranti dimissionari che dovessero colpevolmente ritardare le proprie dimissioni.

Infatti la Giunta per le Elezioni della Camera dei Deputati, organo preposto allo scrutinio di legittimità circa l’eleggibilità dei propri membri, si è già occupata di questa fattispecie nel 2010 in quanto investita da esposti e ricorsi di varia provenienza.

In quella occasione fu l’ex sindaco di Brescia Paolo Corsini, eletto deputato nel 2008 ma dimessosi da sindaco con ritardo rispetto alle prescrizioni di legge, ad essere accusato di essere ineleggibile. E difatti la Giunta per le Elezioni deliberò la ineleggibilità di Corsini con solide argomentazioni giuridiche (che potete leggere diffusamente a questo link: http://documenti.camera.it/_dati/leg16/lavori/stencomm/16/audiz2/2010/0120/s000r.htm).

Purtroppo, secondo l’infame costume italico, la Camera dei Deputati decise comunque di salvare Corsini e di sputare in faccia alla legalità e alla corretta proposta della propria Giunta per le Elezioni (tranne il solo gruppo dell’Italia dei Valori che votò per la decadenza di Corsini).

In ogni caso il prossimo Parlamento, che si annuncia infarcito di grillini e di populisti renziani e salviniani, potrebbe non rivelarsi altrettanto clemente con un Brucchi, un Mastromauro oppure un Di Sabatino che colpevolmente pensassero di cavarsela con qualche ritardino nel rassegnare le proprie dimissioni.

Ciò premesso in punto di diritto, mi sembra ovvio che politicamente Brucchi abbia tutto l’interesse di uscire da solo dalla porta di servizio piuttosto che farsi uccidere in consiglio comunale quando l’imminente bilancio verrà bocciato per scioglimento della sua maggioranza di centrodestra.

Del resto, se pure dovesse superare la prova bilancio, la sua carriera politica finirebbe lo stesso nel 2019 alla scadenza di mandato, quando sia le elezioni politiche che quelle regionali si saranno già svolte e non sarebbe per lui possibile riproporre una terza candidatura a sindaco per il divieto legislativo di svolgere un terzo mandato consecutivo.

Stesse argomentazioni valgono per Mastromauro.

E pure simile è il discorso per Renzo Di Sabatino, al quale rimarrebbe un solo anno di mandato, ma che non rinuncerebbe a niente dimettendosi adesso in quanto la legge già gli vieta di percepire soldi per la carica di Presidente della Provincia. I rischi di rimanere in sella e volersi comunque candidare il prossimo anno per un seggio in parlamento sarebbero più alti del residuo potere che manterrebbe in questi pochi mesi nei quali svolge comunque a gratis il suo mandato.

Buone dimissioni a tutti, ma mi raccomando: entro la serata del 15 settembre prossimo!

8 Responses to "Ineleggibilità al Parlamento di sindaci e presidenti di provincia: ecco perché Brucchi, Mastromauro e Di Sabatino devono dimettersi entro il 15 settembre se vogliono candidarsi"

  1. ernesto albanello   31 agosto 2017 at 20:38

    Quando dobbiamo constatare che le cariche finora ricoperte dai signori sopra menzionati verrebbero lasciate senza un attimo di perplessità, se queste inficerebbero i presupposti per una candidatura al Parlamento, non puoi non pensare che le visibilità dei sopra menzionati personaggi costituisce l’elemento strumentale per un proprio decollo.
    Allora ti viene da pensare all’Abruzzo, al collasso in cui si trova, alle scuole che non ripartiranno, ai roghi, alle vittime, a coloro che hanno dato la vita per salvare persone sulle piste da sci, alle nevicate madornali, allo stremo in cui si trova questa regione che è stata risparmiata solo dalla invasione delle cavallette e non puoi non fare un accostamento a queste vanità personali, allo stridente contrasto: per carità, tutto giusto, tutto “a norma”, ma che tristezza!

  2. Amen   1 settembre 2017 at 8:17

    Inficerebbero?

  3. Tony   1 settembre 2017 at 11:07

    Numero uno ! come sempre

  4. Anonimo   1 settembre 2017 at 14:32

    Amen che cazzo vuoi dire?

  5. Fdg   1 settembre 2017 at 14:35

    Ma voi teramani ( vivo a teramo ma non sono di teramo) vi rendete conto di che merde di teste di cazzo di politici avete portato a comandare. Se possono fare tutto quello che hanno fatto é per colpa nostra solo ed esclusivamente nostra. A questo punto, se non c’è una persona seria a cui affidarsi é meglio non votare in modo tale che i vari Brucchi, Manola Di Pasquale, Dodo, Mirella Marchese e tutti gli altri o altre teste di cazzo politici o politiche vadano finalmente a lavorare per imparare come é difficile portare a casa lo stipendio a fine mese. Meditate teramani meditate, meditate bene quando uno di questi porci vi si avvicina prima ascoltatelo e poi mandatelo a fareinculo.

  6. ernesto albanello   1 settembre 2017 at 15:49

    inficiassero, ok, c’è stata una svista, ma poi per il resto, amen, non hai nulla da dire?

  7. Amen   2 settembre 2017 at 7:10

    Gentile dottor Albanello
    Mi chiede che cosa ho da dire. Purtroppo, niente. È stato già detto tutto, e con quali risultati? Cambia mai qualcosa? Sotto il fascismo non si poteva parlare; oggi si può, tanto a chi sta in alto la cosa non interessa, dal momento che sa di poter continuare indisturbato per la sua strada. In ogni caso, ammiro la Sua buona volontà… Ed anche il fatto – mi consenta – che esprime le Sue idee senza usare il turpiloquio.

  8. ernesto albanello   3 settembre 2017 at 9:45

    Ti ringrazio Amen: in effetti il turpiloquio non mi appartiene né lo ritengo rafforzativo per dimostrare quanto alta sia la nostra indignazione. Ero a Pescara sabato a manifestare contro i roghi perpetrati ai danni dei nostri stupendi boschi secolari. A questo proposito potremmo usare le parole più volgari verso il piromane, ma non avrebbe lo stesso effetto. Il piromane, è bene ricordarlo, è una persona mai cresciuta, che non sa costruire ma solo distruggere, affetta da sindrome di Peter Pan, che è assimilabile al profanatore che scaglia il martello conto la Pietà di Michelangelo o abusa il minore violentandolo. Siamo convinti che nella coscienza del cittadino il piromane sia percepito come una persona così infame o abietta? Ho motivo di dubitare!

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.