Nel Parco del Gran Sasso bruciati migliaia di ettari, ma le responsabilità gestionali restano impunite e gli uomini fiammifero restano felici sui loro scranni pubblici

Nel Parco del Gran Sasso bruciati migliaia di ettari, ma le responsabilità gestionali restano impunite e gli uomini fiammifero restano felici sui loro scranni pubblici

di Christian Francia  –

Tommaso Navarra - L'uomo fiammifero
L’illegittimo Presidente dell’Ente Parco del Gran Sasso, il teramano Tommaso Navarra

Inutile chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Inutile riempire documenti quando migliaia di ettari di bosco sono andati in fumo a causa di incendi colposi e dolosi che potevano essere evitati.

Il mese di agosto del 2017 verrà ricordato come una iattura biblica che ha devastato aree enormi all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso, con danni incalcolabili all’ecosistema e all’economia di un territorio tanto meraviglioso quanto gestito da cani (e chiedo scusa ai cani).

Le polemiche sono esplose mentre ancora i roghi bruciavano e varie associazioni ambientaliste hanno chiesto le dimissioni dei vertici del Parco e della Camera di Commercio di L’Aquila, colpevoli di non aver gestito a dovere la grande rassegna degli ovini organizzata a Fonte Vetica, luogo di innesco dell’incendio che si è propagato a dismisura nei giorni scorsi.

Ma il presidente del Parco nazionale Tommaso Navarra e il direttore del Parco Domenico Nicoletti si sono guardati bene dal dimettersi.

Eppure sarebbe bastato copiare quel che fanno altre aree protette per evitare il peggio.

Sarebbe bastato dare retta agli allarmi lanciati nelle ultime settimane proprio ai vertici del Parco e rimasti desolatamente inascoltati (mi riferisco ad esempio alla guida di montagna Ferdinando Lattanzi).

Sarebbe bastato emettere ordinanze di divieto di accensione di fuochi durante l’estate all’interno dell’area del Parco.

Sarebbe bastato che l’Ente Parco non latitasse sotto il profilo del controllo, della sicurezza e della prevenzione.

Sarebbe bastato non lamentarsi con le solite scuse concernenti la mancanza di risorse economiche e regimentare l’afflusso di persone, limitare i parcheggi, controllare gli accessi.

Sarebbe bastato iniziare a multare gli incivili sulla scorta delle normative vigenti, ma mai attuate.

E invece niente. Cosicché nel giorno della Rassegna degli Ovini 30.000 persone hanno invaso Fonte Vetica ed è scoppiato il rogo. Niente controlli prima, niente controlli durante, niente controlli dopo l’inferno.

Eppure è preciso compito dell’Ente Parco – presieduto illegittimamente (come abbiamo spiegato numerose volte, sebbene inascoltati) dall’avvocato teramano Tommaso Navarra – attuare i controlli standard sulle aree protette. Lo prevede la legge n. 394 del 1991.

Invece il Parco ha regolarmente autorizzato la manifestazione a Fonte Vetica e subito dopo il direttore dell’Ente Domenico Nicoletti se n’è andato in ferie, mentre il Gran Sasso bruciava.

La Camera di Commercio di L’Aquila avrebbe dovuto presidiare i varchi, vigilare il parcheggio, utilizzare steward e conta persone, delimitare l’area utilizzata. Avrebbe dovuto. Ma del senno di poi son piene le fosse. Le vigenti disposizioni antincendio? Chissene.

Possibile che nessuno si sia reso conto dei rischi? Possibile che nessuno abbia adottato accorgimenti e provvedimenti adeguati? Possibile, anzi sicuro.

L’incapacità gestionale ha prodotto mostri, mostri talmente evidenti da tradursi in veri e propri delitti ambientali. Ma nessuno (come al solito) pagherà per quel che è successo. Nonostante occorreranno decenni per ripristinare quanto è andato in fumo. Nessuno verrà inchiodato alle proprie responsabilità.

E occorre rendere soprattutto noto quel che è tuttora ignoto all’opinione pubblica: cioè che l’incendio sul Gran Sasso è stata la ciliegina sulla torta dell’incompetenza e della disorganizzazione. Perché l’Ente Parco ha da tempo aperto le stalle del personale e i buoi, cioè i dipendenti, sono scappati a frotte.

Ad oggi l’Ente ha non più di 35 o 40 unità, ma negli ultimi due anni ben 15 dipendenti hanno abbandonato per sempre il Parco Nazionale per accasarsi alla ASL, alla Regione Abruzzo, all’INPS, all’INAIL, al MIUR, all’ADSU.

Un’emorragia di personale di circa il 30% che non accenna ad arrestarsi e che denota due fenomeni: da un lato che i dipendenti si trovano male e cercano di fuggire il prima possibile; dall’altro lato che i vertici del Parco sono ben lieti di farli fuggire, non si capisce se per ragioni di esubero rispetto alla dotazione organica oppure perché sono incoscienti. In ogni caso i risultati si vedono tutti.

Navarra e Nicoletti dovrebbero spiegare come mai hanno lasciato scappare numerosi dipendenti. I vertici amministrativi e gestionali del Parco dovrebbero spiegare come mai i dipendenti superstiti, ben prima degli incendi, cioè a fine luglio, si sono riuniti in assemblea per discutere le gravi situazioni di disorganizzazione in cui sono costretti a lavorare.

Dovrebbero spiegare come mai negli ultimi 18 mesi c’è stata una girandola di sperimentazioni, di cambi di strutture, di riassegnazioni di ruoli, di consulenze per affiancare la direzione sin dal gennaio 2016, senza che mai il processo riorganizzativo si concluda.

Dovrebbero spiegare come mai i dipendenti lamentano la mutilazione delle funzionalità dell’Ente, con ripercussioni anche all’esterno che non sono tardate a venire alla luce (a venire a fuoco, si direbbe scherzosamente, se non fosse una tragedia).

Dovrebbero spiegare come mai c’è una polveriera amministrativa che minaccia di far collassare l’Ente, come mai i disagi non vengono risolti, gli obiettivi fissati, le regole rispettate. Ma come sostengo da sempre il pesce puzza dalla testa, per cui se è lo stesso Presidente del Parco ad essere illegittimamente seduto sulla propria poltrona, come si può pretendere di sventolare la bandiera della legalità?

Perché le segnalazioni esterne ed interne vengono ignorate? Perché sembrerebbe addirittura assente un formale responsabile delle risorse umane? Perché i ruoli si sovrappongono e le pratiche non si concludono? Perché latita una programmazione ed una chiara ripartizione delle competenze?

Perché sta andando tutto a ramengo? Perché il governatore Luciano D’Alfonso non si batte il petto e recita il mea culpa per aver dapprima stuprato la legalità al fine di dare una poltrona al suo amico Navarra e poi continua ad assistere inerme allo scempio amministrativo, gestionale e legale che sta facendo implodere l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso?

Infine perché l’uomo fiammifero, alias Tommaso Navarra, è ancora lì? Cos’altro deve succedere, l’apocalisse?

Forse lo scopo di D’Alfonso è quello suggerito da Aldo Busi con il titolo di un suo famoso libro: “Per un’Apocalisse più svelta”. Ma considerata la remissività del gregge degli abruzzesi, incapaci ormai di indignarsi anche dinanzi allo stupro del proprio sontuoso paesaggio naturale, non dobbiamo disperare che ci si arrivi prestissimo.

Busi - copertina libro Apocalisse svelta
La copertina di uno dei libri di Aldo Busi

5 Responses to "Nel Parco del Gran Sasso bruciati migliaia di ettari, ma le responsabilità gestionali restano impunite e gli uomini fiammifero restano felici sui loro scranni pubblici"

  1. Blade Runner   23 agosto 2017 at 11:06

    Una sola imprecisione:
    l’incendio è stato provocato da ragazzi poco più che adolescenti, saliti sui monti non per una passeggiata, non per la fiera delle pecore bensì per quella più prosaica dell’arrosticino e della birra …
    Italia senza speranza…
    Tanto basta riempire la panza…
    Benvenuta generazione Aperistreet.

  2. Goffredo Rotili   23 agosto 2017 at 18:00

    Il Parco Nazionale dei Monti Della laga, poi anche diventato del Gran Sasso, fu costituito per bloccare lo sviluppo turistico dei Monti della Laga, programmato dalla Comunità Montana Dei Monti della Laga (zona M).
    Nessuno montanaro è stato mai nominato a gestire il Parco.
    Tutti i tecnici, assunti da un presidente Massone, erano figli di papà politici delle zone costiere della Provincia di Teramo.
    Il Massone fece realizzare la strada maestra e circa 200 centri servizi del Parco. oggi tutti chiusi ed abbandonati.
    La montagna Teramana è diventata completamente deserta e, tra poco, nei duecento centri servizi saranno ospitati tanti profughi. Gli incendi hanno interessato soprattutto i prati e non i boschi importanti.

  3. Amen   24 agosto 2017 at 8:45

    È in buona parte il malvezzo italiano di permettere che una persona ricopra più incarichi di alta responsabilità a provocare l’incuria con tutte le sue conseguenze. Come si fa ad essere contemporaneamente un occupatissimo avvocato di grido e Direttore del Parco? Come si può conciliare il pesantissimo lavoro di chirurgo con l’altrettanto pesantissimo compito di sindaco? E così via…

  4. PRATAIOLO   24 agosto 2017 at 11:50

    I dirigenti del Parco Nazionale del Gran Sasso si dovrebbero vergognare dovrebbero prendere esempio dai parchi del Trentino e Valle D’Aosta il nostro non è un parco vivibile . Non ci sono servizi , da Assergi a Fonte Vetica ci sono tre chilometri di strada intransitabile dove ogni fine settimana i poveri malcapitati subiscono danni alle proprie auto. Per non parlare dell’albergo di Campo Imperatore un sabato di metà luglio ho portato degli amici di Pavia , alle ore 16,10, per far conoscere il luogo ed ammirare le bellezze del nostro Gran Grasso ebbene l’albergo compreso bar e servizi era chiuso ed allora faccio una riflessione semplicissima ma di quale Parco Parliamo ? abbiamo fatto un recito per animali.

  5. Fdg   24 agosto 2017 at 13:56

    Per amen “di grido” a me Tommaso Navarra per favore ti posso assicurare che è tutto fumo e tanto arrosto…….l’arrosto del presidente del porco del gran sasso. Poveri noi.

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