Atri e i suoi segreti

Atri e i suoi segreti

di Sergio Scacchiapaesaggioteramano.blogspot.it

Gli orizzonti dal belvedere verso l’Adriatico sono dolcemente mossi come lenzuola gonfiate dal vento. Il paesaggio si dispiega dolce, a tratti grandioso, docili quinte di colore sfumano in lontananza nel blu cobalto del mare.

Credo che Atri, città d’arte, regali tutto il suo splendore a qualsiasi ora del giorno e della notte. La sua cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, con l’ardito campanile dal corpo quadrato, è il degno riassunto di un luogo dell’anima.

Il gioiello sacro di questo borgo, eccellenza della provincia di Teramo, è l’armonia della sintesi. La sua facciata in pietra, la cornice cuspidata, il rosone a dodici raggi, il ricco portale opera trecentesca di Rainaldo, tutto ha un mirabile equilibrio.

Le tre navate al suo interno sono scandite da archi gotici. Sulle pareti del coro dei canonici c’è tutta la ricchezza del ciclo pittorico del ‘400 di Andrea De Litio. È una delle più imponenti opere del Rinascimento abruzzese con pannelli racanti episodi della vita di Gesù e Maria, tra Evangelisti, Dottori della Chiesa e Virtù Teologali.

Anni prima, il papa del gran rifiuto, l’anacoreta Celestino V, aveva concesso il privilegio della Porta Santa e delle indulgenze.

Il Teatro Comunale, di stile cinquecentesco, in piazza, scimmiotta nello schema compositivo la mitica Scala di Milano.

L’insieme rende unica questa piccola arena naturale di piazza Duomo.

In fondo c’è il cinquecentesco palazzotto della Curia, edificato nel periodo di Paolo Odescalchi (1566-1572), trentesimo dei cinquantacinque vescovi della Diocesi di Atri Penne, che fece costruire anche il Seminario, celebrò il Sinodo del 1571 e partecipò alla battaglia di Lepanto, tra le flotte musulmane dell’Impero ottomano e la Lega Santa.

Atri è una città generosa di vicende. Con il Sacro Romano Impero divenne centro d’importanza strategica, con un porto che insisteva lungo la costa del Cerrano.

Nel trecento fu il feudo degli Acquaviva, che trasformarono l’antica Hatria in centro amministrativo dei possedimenti, realizzando il palazzo Ducale e le chiese ancora presenti.

Mecenati furono committenti di opere d’arte d’immenso valore, oggetti di culto e arredi preziosi, tessuti, ceramiche, quadri che oggi rendono pregiate le sale del Museo Capitolare, autentica memoria storica e artistica di una città che non finisce mai di stupire.

Chiostro di ingresso al Museo capitolare di Atri
Chiostro di ingresso al Museo Capitolare di Atri

Varcando l’atrio, il visitatore intuisce subito che il viaggio nel tempo, dall’Hatria archeologica alle testimonianze romane e giù fino ai giorni nostri, sarà esaltante.

Alla fine del 2012 questa stazione di rifornimento dell’anima, custode di memorie, ha festeggiato i cento anni dalla nascita.

Si trova all’interno di una struttura quattrocentesca, annessa al monumentale Duomo, dove spicca un superbo chiostro del Duecento di architettura monastica cistercense, con il suo pozzo centrale a base ottagonale del ’500 e una cisterna romana di epoca imperiale.

Questa prodigiosa macchina del tempo segue un ideale filo logico storico e culturale sottolineato da opere insigni e antichi arredi lignei.

Il museo nacque nel 1912 per iniziativa di mons. Raffaele Tini, condotto negli anni con abnegazione invidiabile, da Don Bruno Trubiani.

Il percorso che si sviluppa in nove secoli di arte, è in grado di soddisfare ogni amante del bello con tessuti, ceramiche, quadri, gioielli. Opere senza tempo, frutto dell’abilità delle mani di tessitori, ceramisti, pittori, orafi, lapicidi.

Il senso della bellezza contagia di sé tutta la struttura, dalle architetture agli oggetti che colpiscono tutti per la loro potenza espressiva, in grado di raccontare un po’ della cultura non solo religiosa del territorio atriano.

E così, agli occhi sbalorditi del visitatore, in una sala si mostra il fine lavoro di un intagliatore che si esprime attraverso un inginocchiatoio intarsiato dove spiccano angeli oranti, armadi di legno di un’antica sacrestia con, incorniciate mirabilmente, opere d’ispirazione biblica, pregiate cornici dove spicca il Cristo, agnello immolato per l’umanità.

Poi, in una successiva sala, lo sguardo si posa su paramenti ricamati in argento e oro, tappeti annodati con preziosi fili, fino a varcare la soglia dello spazio pinacoteca, con notevoli dipinti del ’500 e del ’700, che mostrano delicate immagini della Madonna con il Bambino, i santi, le tavole raffiguranti la natività e la flagellazione del Signore, fino alle raffigurazioni dei genitori della Vergine, San Gioacchino e Sant’Anna.

Una nuova sala, una nuova meraviglia. Sfilano preziosissimi messali, codici miniati e rari incunaboli di estrema eleganza compositiva, tra maiuscole decorate, scritture gotiche, frutto di un medioevo fantastico che attraverso colori e segni, esprime la sua immortale capacità di attrarre in ogni epoca.

Ultima, ma non per importanza, la sezione maioliche di Castelli con i piatti, i mattoncini votivi, le ciotole, gli albarelli firmati Grue, Gentili, Cappelletti o Gesualdo Fuina.

Tra capitelli, epigrafi, cornici, frammenti di storia romana attraverso pietre scolpite, termina una visita fantastica a un museo poco reclamizzato ma da non perdere.

Pochi sanno, però, che questa città d’arte ha anche un’interessante parte ipogea che nasconde fontane antichissime, grotte scavate ai margini del paese e un ingegnoso sistema idraulico sotterraneo.

Il centro abitato è localizzato su tre piccoli colli denominati Maralto, di Mezzo  e Muralto, a un’altezza di 445 m s.l.m. e poggia quasi esclusivamente su conglomerati di tetto che, causa la loro notevole permeabilità, sono facilmente attraversati dall’acqua.

Tale caratteristica ha indotto le genti che occupavano in epoca preromana il territorio atriano a escogitare stratagemmi che sfruttassero tale prerogativa. Sono stati realizzati nel sottosuolo dei principali colli, cunicoli sotterranei destinati alla captazione e al convogliamento delle acque percolanti sorgive in zone di approvvigionamento che oggi corrispondono alle antiche fontane atriane.

Tali strutture, probabilmente di derivazione persiana, consistono in ingegnosi sistemi idraulici sotterranei che, sfruttando la natura geologica del terreno e l’inclinazione dei cunicoli, permettono il deflusso delle acque in punti di raccolta, le fontane appunto.

Sistemi simili sono stati rinvenuti in altre aree del bacino mediterraneo, possiamo infatti ricordare i “qanat” in Siria e in Giordania, i “karez” in Afganistan e Pakistan, i “foggara” in Nordafrica, i “khittara” in Marocco, le “gàllerias” in Spagna. Non mancano esempi nella nostra penisola, a Fermo, a Chieti, Palermo e a Matera.

L’enorme e ramificata rete di cunicoli, cisterne, pozzi e fontane, presente sotto il centro storico di Atri, faceva parte di un unico grandioso sistema idrico di epoca preromana.

Uno degli ipogei più belli, presente poco fuori le mura cittadine, è quello delle “Grotte dei Sarracini” e delle “Macinelle”.

Qui, partecipando alle escursioni guidate gratuite dell’Oasi dei Calanchi, si possono osservare frammenti d’intonaco di epoca romana, sui quali si trovano incisioni e decorazioni policrome. I cordoli idraulici, alla base delle colonne, l’intonaco per l’impermeabilizzazione delle pareti, i segni di chiuse, lasciano presupporre che si trattasse di cisterne o piscine utilizzate per costipare acqua al fine di rilasciarla con scopi ancor poco definiti, poi utilizzate come luoghi di culto e/o di prigionia.

Resti di sedili e nicchie scavate nella roccia lasciano immaginare la possibilità che questi enormi stanzoni fossero adornati con statue per il culto. Molto probabilmente, il sistema serviva a rifornire fontane o fabbriche un tempo presenti nelle vicinanze.

Diario di viaggio

La città d’arte di Atri si raggiunge attraverso l’autostrada A14 Adriatica, uscendo al casello Atri/Pineto e percorrendo circa 10 chilometri. Dalla statale 16 si raggiunge imboccando la provinciale 553 da Silvi Marina. Da Teramo, statale 150 della valle del Vomano, deviando verso sud, nei pressi di Notaresco.

C’è anche da vedere, nell’arena naturale di piazza Duomo, il Teatro Comunale, un palazzo del ’500 della Curia Vescovile, diverse e interessanti chiese, il museo diocesano e le testimonianze romane proprio dietro la cattedrale, il palazzo Ducale, sede del Comune e il parco Naturale dei Calanchi di Atri, un mondo popolato di rapaci, istrici, volpi e faine in un ambiente drammaticamente bello.

One Response to "Atri e i suoi segreti"

  1. Anonimo   6 agosto 2017 at 10:01

    Chicca di descrizione e amore per la nostra terra!!
    Grazie Sergio!! E bravo!!

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