Teramo: le scuole da terzo mondo griffate PAOLO GATTI

Teramo: le scuole da terzo mondo griffate PAOLO GATTI

di Christian Francia  –

Scuole teramane durante la gestione di Paolo Gatti
Gli splendidi edifici scolastici teramani con vulnerabilità da terzo Mondo

Gli esiti della tardiva pubblicazione degli indici di vulnerabilità delle 33 scuole teramane di competenza comunale (cioè gli asili, le elementari e le medie, perché sono colpevolmente in ritardo pure gli indici di vulnerabilità delle scuole superiori che sono di competenza della Provincia) angosciano e indignano.

Angosciano perché scopriamo con terrore che i nostri figli nella maggior parte dei casi hanno svolto l’anno scolastico appena concluso dentro edifici ad altissimo rischio che solo la fortuna ha impedito si trasformassero in ulteriori tragedie.

Indignano perché scoprire che persino la scuola Molinari – dove sono stati dirottati gli alunni delle scuole Savini e San Giuseppe a suo tempo chiuse per inagibilità – abbia un indice di vulnerabilità pari a 0,11 (rispetto al valore di compiuta antisismicità che è pari ad 1) è il segno di una irresponsabilità assoluta che investe sia il sindaco di Teramo che i suoi delegati politici e amministrativi.

Indici sismici delle 33 scuole del Comune di Teramo
Gli indici di vulnerabilità delle 33 scuole del Comune di Teramo

Il fatto che da gennaio scorso ad oggi non vi siano stati incidenti non attenua la dissennatezza di una classe dirigente sconsiderata.

I dati parlano di sole 5 scuole sulle 33 totali, quindi il 15%, a poter vantare un indice di vulnerabilità sismica superiore a 0,65, cioè a dire il valore minimo stabilito dopo il terremoto del 2009 (tali edifici scolastici sono: Zippilli, Noè Lucidi, Lettieri, Laeng di Villa Mosca, Micronido sul fiume).

Quindi l’85% delle scuole teramane è largamente insufficiente a sopportare ulteriori sollecitazioni telluriche.

Per quanto concerne la popolazione scolastica, 1.213 alunni hanno frequentato le predette 5 scuole abbastanza sicure, ma siccome la popolazione scolastica totale teramana (dall’asilo alle medie) è di 5.832 alunni, se ne deduce che solo il 20,8% degli alunni ha vissuto condizioni di relativa tranquillità, mentre il restante 80% ha scoperto solo oggi di essere stato sottoposto a sua insaputa a rischi enormi.

La situazione è così allarmante da sembrare persino irreale, quando siamo a soli 40 giorni dall’apertura del nuovo anno scolastico e la Giunta comunale non ha la minima idea di dove ubicare 4.619 alunni iscritti a scuole che rappresentano delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere al prossimo movimento sismico.

1) Dimissioni di Paolo Gatti e dei suoi assessori comunali.

Innanzitutto è necessario invocare a voce alta le dimissioni del principale responsabile di tale disastro, il consigliere regionale Paolo Gatti, sia nella sua veste di sindaco ombra artefice delle azioni ed omissioni politico-amministrative teramane, sia nella veste di capopartito degli assessori comunali delegati al ramo scolastico dal 2009 ad oggi, sia nella veste di assessore regionale delegato alle scuole dal dicembre 2008 al maggio 2014.

Dal terremoto di L’Aquila dell’aprile 2009 ad oggi sono passati oltre otto anni nei quali la politica non può invocare scusanti circa la programmazione della sicurezza degli edifici pubblici, primi fra i quali le scuole.

In questi otto anni non si è operato nemmeno un adeguamento sismico, ma Paolo Gatti è stato solo capace di far intitolare l’asilo di via Diaz ad un parente di sua moglie, il compianto avvocato Giuseppe Lettieri (e qualcuno dovrebbe spiegarmi cosa cazzo c’entri un avvocato con un asilo, ma a Teramo le saghe familiari intossicano da decenni la vita pubblica).

Eppure era già presente nel programma politico dell’ex sindaco Chiodi (di cui Gatti fu l’assessore di maggior peso) la promessa di costruzione di un nuovo polo scolastico, così come nei programmi elettorali del sindaco Brucchi (sia nel 2009 che nel 2014) erano parimenti presenti le promesse di nuovi poli scolastici.

Eppure non solo non si sono visti i poli, ma non si sono nemmeno scelte le ubicazioni, non si sono avviate le progettazioni, non si sono cercati i finanziamenti.

Siamo all’anno zero e 4.619 alunni – con le rispettive famiglie – vivono un’estate surreale senza poter sapere quando e dove rientreranno a scuola.

Paolo Gatti e i suoi pessimi assessori comunali abbiano la decenza di dimettersi, come spero chiedano tutte le altre forze politiche di minoranza. Anzi, invito anche quelle deiezioni politiche chiamate consiglieri di maggioranza a prendere le distanze da una irresponsabilità istituzionale che non trova paragoni nella storia locale e nazionale.

2) Soluzioni immediate per la massima sicurezza e per evitare lo spopolamento scolastico.

Che fare nell’immediato? La rapidità decisionale gioca un ruolo cruciale per evitare lo spopolamento scolastico. Per questo chiedo al sindaco di far dichiarare immediatamente l’inagibilità delle 28 scuole con indici inferiori alla sufficienza (0,65) e di rapportarsi senza indugio sia con il commissario per la ricostruzione Vasco Errani, sia con il governatore Luciano D’Alfonso, sia con il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, onde poter avere accesso ai MUSP, Moduli ad Uso Scolastico Provvisori, da collocarsi in aree urbane disponibili, come ad esempio nel quartiere Gammarana (terreni ARAP ex Consorzio dello Sviluppo Industriale).

Se si considera, come è noto, che a Crognaleto il soli 45 giorni si è realizzata una scuola nuova di zecca (che non ha nemmeno carattere temporaneo, bensì permanente, ed è stata da poco inaugurata), se ne deduce che è tecnicamente possibile mettere in opera edifici provvisori in 40 giorni, purché esista la volontà politica di salvaguardare una popolazione scolastica che altrimenti si vedrà costretta a migrare verso la costa, con un danno sociale, familiare, economico e produttivo senza precedenti.

Circa le soluzioni definitive, la strada maestra è quella di adeguare simicamente tutti i 33 edifici scolastici comunali, operazione le cui stime ufficiali richiedono una cifra complessiva di 54 milioni di euro. Occorreranno anni per completare i lavori, ma la celerità nel reperimento dei fondi e l’avvio delle procedure amministrative è l’unica via percorribile per non stravolgere il futuro della comunità teramana.

A tale riguardo, i fondi possono essere reperiti attraverso una rimodulazione del POR FESR Abruzzo 2014-2020, cioè i Fondi europei dedicati allo sviluppo regionale la cui dotazione finanziaria ammonta a 231,5 milioni di euro, così come appena fatto dalla Regione Calabria con l’apposito bando per le scuole sicure (http://calabriaeuropa.regione.calabria.it/website/bando/293/bando-scuole-sicure.html).

Del resto, se le province di Pescara e Chieti sono state le meno attinte dai fenomeni tellurici dell’ultimo anno, non è peregrino pretendere 54 milioni per la nostra città capoluogo (dato che L’Aquila è già destinataria di appositi ingenti fondi per la ricostruzione).

Inoltre, non va dimenticato che la Commissione Europea ha annunciato non più tardi di un mese fa come il “Fondo europeo di solidarietà” abbia messo a disposizione dell’Italia 1,2 miliardi di euro per aiutare la ricostruzione delle regioni colpite dai terremoti 2016 e 2017 (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria). La commissaria europea per la Politica regionale, Corina Cretu, ha spiegato trattarsi del più generoso esborso mai versato dalla Comunità Europea: “Questa somma eccezionale (…) aiuterà l’Umbria, il Lazio, le Marche e l’Abruzzo a sanare le ferite e a riprendersi completamente. Dalle macerie sorgeranno nuove case e nuove scuole e l’attività economica riprenderà slancio”. La Commissione ha tenuto a precisare che il denaro del Fondo europeo di solidarietà “è un dono e non deve essere rimborsato”.

A ciò si aggiungano i fondi governativi già stanziati per la ricostruzione e immediatamente resi disponibili dal commissario Errani.

Per cui di fondi ce ne sono, specie se si considera che ciascuna scuola è un centro propulsore di commercio e di economia locale ed ogni spostamento si tradurrebbe in una ferita al tessuto produttivo teramano.

3) No a soluzioni tampone che rappresentano solo uno sperpero di denaro.

Chiunque conosca le reali capacità del Comune di Teramo non può che sorridere dinanzi alle fantasiose proposte che emergono da parte della maggioranza, come quelle del fantomatico polo scolastico alla D’Alessandro o la soluzione delle aule da approntare all’interno del nuovo Stadio comunale, il cui adattamento alle esigenze scolastiche costerebbe circa 2,5 milioni già promessi da Errani a Brucchi.

Intanto è escluso categoricamente che si riesca a realizzare il progetto entro i termini di inizio dell’anno scolastico, ma in secondo luogo sarebbero soldi buttati nel medio periodo, ragion per cui sarebbe preferibile dirottarli – come ha proposto Antonio Topitti – nell’edificio di proprietà regionale denominato ex Casa dello studente ed insistente in località Coste Sant’Agostino (certamente antisismico in quanto costruito nel 2000), laddove la nuova scuola potrebbe persino divenire permanente (oltre ad essere ubicata dentro alla città, vicina a palestre, piscine e università).

Ma ulteriori ipotesi potrebbero aggiungersi, come ad esempio gli edifici della ASL insistenti in Contrada Casalena, realizzati e mai completati, i quali già formano un campus ampio e articolato con grandi spazi verdi a disposizione.

Tutte soluzioni da presentare al vaglio del Consiglio comunale nel più breve tempo possibile, sempre però tenendo fermo che non esiste altra strada più rapida rispetto ai MUSP, divenuti una scelta obbligata se si vuole tranquillizzare una popolazione stremata più dall’incapacità di chi gestisce la Cosa pubblica che dal terremoto stesso.

7 Responses to "Teramo: le scuole da terzo mondo griffate PAOLO GATTI"

  1. Genitore inkazzato   3 agosto 2017 at 15:07

    Pezzi di merda e figli di puttana

  2. io speriamo che me la cavo   3 agosto 2017 at 17:00

    Sempre puntuale e attenta analisi del grande Francia, con relative soluzioni, degne di un amministratore eccellente che mi auguro sia, di questa martoriata città.

  3. Chi6   5 agosto 2017 at 11:18

    Tutto tristemente vero…ma per richiedere e ricevere fondi europei purtroppo non basta una letterina presentata dal sindaco, c’è bisogno di tecnici competenti e formati, capaci di redigere progetti e rispondere alle numerose e dettagliate richieste dei formulari europei. Mi sbaglio o il rovente deserto teramano a tal proposito è ancora più deserto? Quanti ignoranti in giro, quanta tracotanza, ambizione, bruttezza, quanta delinquenza, quanti potenziali assassini!

  4. Mamma   5 agosto 2017 at 20:45

    Ladri ladri ladri ma sopratutto terroristi e delinquenti

  5. Blade Runner   5 agosto 2017 at 23:21

    Casalena?
    Indice sismico 0,00…
    Qua hai toppato!

  6. Serafino   7 agosto 2017 at 17:18

    I Teramesi (Teramani cerebrolesi) lo rivoteranno a micio micio, state sereni, metterei la mano sul fuoco.

  7. Grillo Parlante   17 agosto 2017 at 17:21

    La politica teramana dovrebbe smetterla di ragionare in base “logiche tribali” ma dovrebbe progettare secondo orizzonti nuovi e divergenti. Tanto sarà sempre così!

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